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mercoledì 19 maggio 2010

IL PARTITO DEL DISFARE: QUANDO DISTRUGGERE E' PROGRAMMA DI GOVERNO

Se le amministrazioni comunali cagliaritane e tutti gli altri enti e istituzioni che si sono succedute negli ultimi decenni, avessero voluto progettare e realizzare ciò che invece si è meravigliosamente sviluppato in modo spontaneo nei Baretti del Poetto, avrebbero miseramente fallito.  Anche se bisogna ammettere che la responsabilità indiretta della creazione di uno spazio di aggregazione sociale, di espressione culturale, nonché lo sviluppo di un micro sistema economico con relativo indotto della portata dei Baretti, è proprio loro.


E’ “MERITO” LORO Perché se negli ultimi 20-30 anni le autorità preposte al controllo del rispetto delle regole non avessero fatto finta di non vedere ciò che si stava evolvendo e che era palesemente sotto gli occhi del mondo intero, adesso nelle guide turistiche di Cagliari redatte in tutte le lingue del pianeta, i cosidetti baretti del Poetto non verrebbero entusiasticamente indicati come meta obbligata della movida cagliaritana. Anzi, non verrebbero proprio indicati.

MI PARE OVVIO Ci sarebbe pure da ringraziarli per non aver fatto il loro lavoro di controllori e di pianificatori, se non fosse che si attende l’esecuzione dell’ordinanza di demolizione di una realtà unica ed originale che contraddistingue Cagliari rispetto ad altre città europee. I Baretti sono l’equivalente delle Ramblas di Barcellona, dei Murazzi di Torino, dei Navigli di Milano. Luoghi unici e irripetibili altrove.  E per una volta che Cagliari esprime con successo in maniera del tutto originale una realtà non copiata dall’esterno, chi ci amministra cosa pensa bene di fare? Di raderla al suolo. Ovvio direi.

VIA IL CALCARE CON VIAKAL Perché visti i precedenti a questo punto viene proprio da pensare che il distruggere sia la loro prerogativa principale, il loro programma di governo, la loro ragione di vita. Per loro il verbo “costruire” ha solo ed esclusivamente a che vedere con il cemento. Per esempio Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del mondo, è fatta di calcare, non di cemento. Quindi distruggiamola costruendoci dei bei palazzi sopra, che sono fatti di cemento.

DORMI CHE E’ MEGLIO Ma di esempi di distruzione ce ne sono a bizzeffe. Per restare al Poetto prendiamo i casotti. Stavano li dai primi del ‘900, erano unici nel loro genere e avevano un valore storico e architettonico indiscutibile. Praticamente quasi per un secolo i cagliaritani d’estate ci andavano a vivere, espletando i loro bisogni fisiologici al di fuori di ogni norma igienica. I colibatteri stessi facevano la doccia nei bagni pubblici con le ciabatte di gomma, per il timore di prendersi I funghi. Questa situazione era sotto gli occhi di tutti da almeno 80 anni, tranne che per le istituzioni. Che un bel giorno si svegliano e radono al suolo un patrimonio inestimabile.

OPS! Ma non sarebbe stato più semplice controllare negli 80 anni precedenti? E anche ammesso e non concesso che gli amministratori se ne fossero accorti da un giorno all’altro, non sarebbe stato più logico ripristinare una situazione di legalità e di igiene a salvaguardia della cittadinanza e del valore storico e architettonico dei casotti? Chiaramente no. La demolizione era la via più semplice, salvo poi accorgersi che i casotti trattenevano la sabbia e impedivano l’erosione dell’arenile.

POVERO POETTO Ci sarebbe da pensare che il ripascimento sia stato fatto con quella ghiaia di colore grigio, perché al partito del disfare ricordava tanto il colore del cemento a loro tanto caro. E anche che ce l’abbiano proprio personalmente con il Poetto, vista la demolizione dei casotti, il ripascimento grigio topo e la demolizione dei baretti.

TESSERA A.I.C.S.? Ma se vogliamo prendere un esempio lontano dal mare, possiamo fare quello dei locali A.I.C.S.. I primi spuntano fuori negli anni ’80, ma il vero boom avviene negli anni ’90. In teoria sarebbero dovuti essere dei circoli privati culturali e ricreativi, ma di fatto erano locali adibiti alla ristorazione e alla somministrazione di bevande e alcolici o spesso adibiti a serate danzanti, aggirando le disposizioni di legge relative al rilascio delle licenze comunali, nonché delle normative fiscali e tutto il resto. Erano tutti dei furbi?

LA REALTA’ NON E’ QUELLA CHE SEMBRA In realtà lo erano, ma non certo per la ragione che crediamo, ovvero quella di evadere le tasse. Infatti il fenomeno dei circoli nacque dalla necessità di ovviare al blocco delle licenze ultra decennale imposto dal comune. Con quel blocco il comune impediva lo sviluppo economico e sociale della città, con la giustificazione che non c’era mercato per la sopravvivenza di tutti. Giustificazione resa pretestuosa dal successo dei circoli. Il mercato c’era eccome! E anche la voglia da parte dei cagliaritani di uscire di casa e socializzare.

NON C’E’ PEGGIOR SORDO… Così nel 2003 il comune si sveglia dal torpore e con una delibera impone ai circoli privati di destinare solamente un terzo della loro superficie alla ristorazione e all’abbeveraggio, rilasciando come contropartita cento licenze per i ristoranti e ottanta per i bar. Licenze aperte a tutti e non riservate solamente ai circolisti desiderosi di mettersi in regola. Non sarebbe stato più semplice rilasciarle un trentennio prima? Naturalmente no. Quando c’è da pianificare e realizzare un qualcosa che non riguardi il cemento, da quell’orecchio in comune non ci sentono.

E se questi esempi non bastassero date un’occhiata a questo post che riguarda i bed and breakfast per integrare il tutto.

UNA MANO PER IL POETTO Per concludere e tornare all’attualità e alla situazione dei Baretti, qual è la morale della favola? La morale è che due torti contrapposti non ristabiliscono la ragione. Se un arbitro fischia un rigore inesistente contro il Cagliari e per controbilanciare l’errore gliene assegna un altro altrettanto inesistente, quell’arbitro ha commesso due errori. Se le istituzioni vogliono rimediare all’illegalità diffusa dei quali sono corresponsabili, demolendo i Baretti senza tenere conto che nel frattempo si è sviluppata un'economia, ma soprattutto una socialità diventate non solo necessarie ma addirittura vitali, si corregge un errore con un altro errore. Non si può pretendere di smantellarle da un giorno all'altro una realtà senza che questo comporti un danno al tessuto sociale ed economico. Ed in sostanza, il comitato Una mano per il Poetto, tra le varie richieste, chiede espressamente che nella stesura del Piano di Utilizzo del Litorale, si tenga conto della realtà esistente, pur naturalmente nel rispetto delle regole.

NOI IN EUROPA LORO IN ITALIA Ma c’è anche un’altra morale in questa lunga storia. La morale è che i cagliaritani hanno già una visione europea della realtà, mentre i loro amministratori hanno una visione provinciale intesa proprio come provincia dell’impero italico. I cagliaritani si inventano i circoli privati e li frequentano, si inventano i Baretti e assistono a concerti che rientrano nei circuiti internazionali, si inventano i bed and breakfast e danno avvio a un un modello di turismo sostenibile che più di altri ha dimostrato di essere confacente alla realtà ambientale, sociale e culturale della Sardegna. E gli amministratori che fanno? Gli mettono i bastoni tra le ruote! A volte ho il sospetto che ci disprezzino.

CAGLIARI E’ NOSTRA Alla luce di tutto ciò mi sembra assolutamente palese che l’espressione “Cagliari capitale del Mediterraneo” ripetuta da decenni come un mantra da tutta una serie di politici, sia soltanto uno slogan utile solo per riempirsi la bocca. Non esiste affatto la volontà politica di trasformare Cagliari in un polo di attrazione culturale, oltre che turistico. Anzi, esiste la volontà politica esattamente contraria, ovvero quella di “cementificare” lo status quo. C’è soltanto una via d’uscita praticabile, ma in realtà è molto più semplice di quanto possa sembrare: impegnamoci tutti in prima persona e prendiamoci democraticamente e pacificamente questa città. E’ nostra.



5 commenti:

  1. SOTTOSCRIVO IN TOTO QUESTO LUCIDO INTERVENTO.
    GRAZIE, ANCHE A NOME DEL COMITATO...
    JIMI

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  2. QUOTONE. Nient'altro da aggiungere.

    Roby/Ricky

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  3. parole sante..
    Betta

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  4. Nulla in più da dire.

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  5. Che tutto si sarebbe potuto fare con i miliardi spesi per l'obsoleto PORTO CANALE ???

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