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martedì 25 maggio 2010

IL POETTO E LA DEMOCRAZIA

La difficile ma civile battaglia intrapresa in questi mesi dal comitato “Una mano per il Poetto” per difendere uno spazio di convivenza civile, nato spontaneamente negli anni, che faceva da ponte tra le diverse anime della città e le diverse generazione dei cittadini, risulta del tutto innovativa se si considerano alcuni elementi del tutto nuovi rispetto alla partecipazione di questi ultimi.

di Daniele Garzia (Presidente del comitato “Una mano per il Poetto”)



I CAGLIARITANI SONO VIVI: VIVA I CAGLIARITANI Il Comitato ha rappresentato più di ogni cosa un movimento di opinione, che per la prima volta in questa città ha sperimentato la voglia esasperata che i cagliaritani hanno di partecipazione. Mi risulta difficile ricordare che in altre occasioni si siano in qualche modo portate le persone sulla pubblica piazza a prendere il microfono e avanzare delle proposte concrete sulle base delle proprie opinioni al di là della sterile conoscenza delle questioni amministrative di ognuno. Quello a cui si è assistito, e che prima era difficile da immaginare, è che se interrogati, stimolati e coinvolti i cagliaritani rispondono alle questioni pubbliche, si interessano e si preoccupano dei propri spazi. Dimostrando di non essere degli ignavi destinati al mutismo perenne, ma dei sensibili attori che purtroppo molto spesso in passato si sono sentiti impotenti di fronte a quanto accadeva intorno a loro.

L'INIZIO DELLA FINE DEL REGIME Qualcuno, chissà come, gli aveva probabilmente convinti che non era possibile far nulla perché comunque decidevano sempre i soliti e questi soliti rappresentavo un potere incontenibile che in ogni caso non si poteva mettere in discussione.
Da oggi questo non è più vero. Non è vero che non si possono mettere in discussione le scelte delle amministrazioni e delle lobbie cagliaritane, non è vero che non si può creare un movimento di cittadini che punti alla sensibilizzazione sui temi importanti. Non è vero che si debba sempre e comunque accettare le prese di posizione di una classe dirigente miope che in un modo o nell’altro ha dimostrato di essere meno in sintonia con realtà di quanto non lo siano i normali cittadini.

LA BUROCRAZIA COME STRUMENTO DI COERCIZIONE Lo spudorato tecnicismo che rende le cose più semplici completamente incomprensibili è forse spesso stato la causa dello smarrimento e dell’impotenza che nei cittadini emerge di fronte alle questioni pubbliche, come se le leggi e i regolamenti non fossero scritti per tutti. Il caso del Poetto, della complessità amministrativa che fa da pilastro alla rovina della nostra spiaggia, è l’esempio più lampante dell’incomprensibilità che, forse strumentalmente, fa da cornice alle ingiustizie che i cittadini devono subire. A volte ho come l’impressione, da non-tecnico, che ci sia la volontà premeditata di confondere le persone.

RITORNO ALLA DEMOCRAZIA Tuttavia ciò, nel caso delle vicende che nei mesi scorsi hanno caratterizzato l’impegno del Comitato, per le questioni che riguardano la spiaggia in tutti i suoi aspetti, è stato, sia pure con qualche difficoltà, superato. Nei luoghi pubblici si è riportata la discussione pubblica, si sono spontaneamente incoraggiate le persone a non permettere che lo splendido scenario delle notti del Poetto fosse spazzato via da un colpo di spugna. Ci si è costretti a una discussione non superficiale. Si è ritornati alla democrazia. Ci si è tornati perché il solo pensiero di poter perdere uno spazio di aggregazione così importante significava mettere in discussione i bi-sogni delle persone che quella realtà la vivono con passione.

Si è ribadito e definitivamente dimostrato che il Poetto non è una triste “ultima spiaggia” ma al contrario, una finestra spalancata ai sogni di una città. 



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