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mercoledì 19 maggio 2010

WELCOME TO CAGLIARIFORNIA BLOG

In principio era Suoni in Cantina – Musica e divagazioni a 360 gradi. Era un programma radiofonico che andava in onda su Radio Italia Stereo prima e su Radio Mistral poi, a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000. Tre edizioni per l’esattezza, dal 1999 al 2001. Ogni mercoledì (non a caso come oggi) alle 22:30, rigorosamente in diretta, un pazzo esaltato e delirante parlava a ruota libera di rock’n’roll e altre faccende, intrattenendo gli ascoltatori e gli ospiti, solitamente delle band cagliaritane, con fiumi di parole e musica di ogni genere. Quel pazzo esaltato e delirante ero io. E’ trascorso quasi un decennio da allora e l’esaltazione e il delirio sono via via scemati con l’incedere degli anni. La pazzia no. Quella fortunatamente è rimasta e quotidianamente la coltivo con dedizione nel timore di perderla. “Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui”, diceva Friedrich Nietzsche. E nemmeno l’interesse per il r’n’r è mai scemato, anche se senza delirio ed esaltazione, lo vivo in maniera diversa. 


TEMPO LIBERO Cagliarifornia è nata per gioco a Milano. Correvano gli anni 2006 – 2007 e lavoravo in una tv del dvb-h.  Tra un’apparizione in video e l’altra, mi restava un sacco di tempo libero. Da ammazzare. Ero da poco entrato nel trip di MySpace e capii presto che il mio profilo personale non sarebbe più stato sufficiente a soddisfare la mia “scimmia” da social network. E nemmeno ad appagare il mio desiderio di esprimere la mia personalità oltre che la mia creatività.


CAGLIARIFORNIA L’espressione “Cagliarifornia” l’avevo usata altre volte per riferirmi a Cagliari, ma trovandomi a Milano, erano molti i curiosi che mi chiedevano della mia città. Per cui ricorrevo spesso alla parola “Cagliarifornia” per sintetizzare al minimo la descrizione e rendere un’idea immediata ed efficace di Cagliari ai miei interlocutori. L’accezione del termine non aveva per me una connotazione necessariamente positiva. Era una definizione che più che altro voleva tendere ad esprimere le forti contraddizioni della mia città, intrappolata tra un’identità vetusta imposta dall’alto e non più corrispondente alla realtà in cui era immersa, e l’atteggiamento quasi patologico del scimmiottare le identità altrui. Questo giogo la rendeva incapace di individuare la propria reale identità, di riconoscerla, di esprimerla e di valorizzarla.


CAGLIARESI “Cagliarifornia” era quindi anche un modo per definire la città abitata dai “Cagliaresi”, i cagliaritani che si atteggiano a milanesi, piuttosto che essere se stessi, un po’ per quell’attitudine piccolo borghese e provinciale di chi è convinto che il buono, il giusto, il bello, in una parola il cool, alberghino sempre e comunque altrove, e un po’ per la pigrizia e forse anche la paura di scoprire se stessi. (Chi ha vissuto a Milano sa bene che è una città per niente cool, ma sa anche che i milanesi sono persone infinitamente squisite e gradevoli se paragonate ai “Cagliaresi”).


LA CITTA’ DEL SOLE Ma l’espressione “Cagliarifornia” voleva anche sintetizzare l’immagine di una città affacciata sul mare, detta anche "La città del sole", con una spiaggia chilometrica frequentata da bagnanti e surfisti e con un nutrito esercito di gruppi rock cazzutissimi, alcuni dei quali famosi in Europa e nel resto del mondo underground, eppure completamente ignorati dalla stragrande maggioranza dei suoi abitanti. Quei gruppi che nelle notti d’estate suonavano in quella stessa spiaggia, il Poetto, che era una sorta di Venice Beach de noantri.


PROIETTATI NEL PASSATO Naturalmente era quest’ultima l’accezione che preferivo e che per alcuni aspetti mi apparteneva, non foss’altro perché nel mondo del r’n’r cagliaritano ci avevo bazzicato per certi versi da protagonista, ma soprattutto da curioso e attento osservatore. Per me attraverso il r’n’r doveva passare il riscatto e il cambiamento di Cagliari e di tutta la Sardegna, nei confronti di una classe dirigente, sia politica che affaristica, che identificava la mia terra con il passato, fatto di launeddas e canti a tenores da relegare nel cantuccio dei ricordi del “come eravamo” e che individuava nel modello italo-milanese-romano la modernità. Mentre la modernità era anche qui e il r’n’r ne era una delle tante testimonianze, che venivano mortificate e al quale veniva impedito di esprimersi, condannandoci così a un eterno passato.


LINGUAGGIO UNIVERSALE Qualcuno potrebbe obiettare che questa accezione di “Cagliarifornia”, sia un altro modo di pensare che il buono, il giusto, il bello, in una parola il cool siano altrove, nella fattispecie negli Stati Uniti, visto che il vero r’n’r è soltanto quello anglo-sassone e tutto il resto è imitazione. In effetti Cagliari e alcuni suoi giovani abitanti, non erano immuni dall'assurgere a modello alcuni riferimenti televisivi come "Beverly Hills -90210" e "Melrose Place" e nella mia accezione negativa di "Cagliarifornia", si voleva in qualche modo evidenziare questo aspetto. Ma alle obiezioni potrei rispondere che se si prende per buona l'affermazione che il vero r’n’r è soltanto quello anglo-sassone, allora in Germania e in Giappone non c’è la democrazia, perché la democrazia moderna nasce nei paesi anglo-sassoni e tutto il resto è imitazione.  E invece nessuno sano di mente può dire che in Germania e in Giappone non ci sia la democrazia. Declinata nel modo in cui lo sanno fare i tedeschi e i giapponesi, ma pur sempre democrazia. E questo vale anche per il rock’n’roll. Il r’n’r fatto da sardi in Sardegna è una delle svariate declinazioni di quel linguaggio nato altrove, ma evidentemente universale. Come la democrazia. Copiare è una cosa ben diversa dall'attingere e rielaborare.


SARD ROCK Per questa ragione il r’n’r dei gruppi sardi non è meno sardo delle launeddas o dei canti a tenores. Sarebbe come dire che il r’n’r di Paolo Nutini è meno scozzese delle cornamuse. Tra l’altro si può essere perfettamente scozzesi con un nome italiano e perfettamente sardi chiamandosi Consuelo Valdés piuttosto che Gavino Puddu.  Sono sicuro che in qualche parte del mondo esiste qualcuno che si chiama Gavino Puddu e non è affatto sardo.


NEL GHETTO Tra l’altro il r’n’r’ non esclude le launeddas o i canti a tenores, che per altro mi fanno venire i brividi molto più di un certo r’n’r made in Sardinia. E nemmeno il contrario! La musica non ha confini, tende a contaminarsi per natura. E ciò avviene anche a Cagliari e nel resto della Sardegna. Ma salvo casi sporadici (che però generalmente fanno presa), la contaminazione tra il r'n'r e il folk sardi, è limitata, anche se non si può (con grande piacere) ignorare che negli ultimi anni c'è stata un'inversione di tendenza. Il motivo di questa mancata contaminazione va attribuita specialmente a quella classe dirigente, più che ai singoli musicisti. E’ questa mancata contaminazione che continua a relegare le launeddas e i canti a tenores nell’ambito della tradizione e del folklore in nome di una supposta purezza da preservare, e mantiene gran parte del r’n’r made in Sardinia nella perenne condizione di nicchia auto ghettizzata, incapace di emergere al grande pubblico, perché troppo impegnata a imporsi come forza di reazione al folklore, piuttosto che imporsi come forza rivoluzionaria come sarebbe nello stile r’n’r. Il risultato è che spesso il folk e il rock sono entrambi in gran parte fermi. La cosa paradossale è che nonostante tutte le agevolazioni e le elargizioni di denaro pubblico, è proprio il folk ad essere penalizzato, visto che il rock si lascia volentieri contaminare dal resto del mondo.


SEATTLE E CAGLIARI Naturalmente questo è soltanto un esempio, non dico che il folk e il rock si debbano necessariamente incontrare, soprattutto se non lo vogliono. Il punto è che mi pare tanto che in realtà vorrebbero (e a volte si incontrano), ma per le ragioni suddette non possono. In ogni caso sono convinto che se ci fosse maggiore ibridazione tra il folk e il rock, il primo si evolverebbe e il secondo si renderebbe molto più originale di quanto non sia e riuscirebbe ad emergere in maniera diffusa. Mi viene difficile pensare che un cittadino di Seattle possa essere interessato a comprare un disco di un gruppo grunge cagliaritano, anche se a dire la verità la cosa è possibile e con tutta probabilità è pure successo. Credo però che sia più verosimile che un cittadino di Seattle sia più curioso di ascoltare un rock’n’roll mai sentito prima.


CONTAMINAZIONE In altre parole è la contaminazione che fa evolvere le cose. I discorsi sulla purezza sono discorsi nazisti, fondati su costruzioni intellettuali che esulano completamente dalla realtà delle cose e della storia. Il mondo intero è cross-over. Il paese che detiene l’egemonia culturale mondiale è il paese più ibrido del mondo. Non abbiamo nulla di cui vantarci rispetto alla nostra supposta purezza di sardi, drovremmo invece esserne preoccupati. Come recitava una frase su un manifesto a Berlino nel 1994 "Il tuo Cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero". Noi tutti siamo degli ibridi, ma l’ibridazione non ci ha resi tutti uguali. Anzi ha contribuito a valorizzare le diversità, perché in ogni singola parte del mondo non sono gli ingredienti che fanno un minestrone, ma la combinazione e il dosaggio di questi ingredienti. Ognuno lo fa a modo suo.


DA MYSPACE A NUOVI ORIZZONTI Ma tornando a me e al mio desiderio di esprimere la mia personalità e la mia creatività, oltre che alla necessità di ammazzare il tempo, decisi che una buona soluzione era quella di tirar su il profilo di Cagliarifornia su MySpace. Il tempo e le vicissitudini della vita hanno fatto si che perdessi interesse per il profilo, ma nel frattempo, trasferitomi da Milano a Roma, maturavano dentro di me altre riflessioni e altre prese di coscienza. Vista dal di fuori, Cagliari e la Sardegna assumono un altro aspetto. Cambiando il punto di vista su una cosa, riesci a notare dei dettagli che prima non riuscivi a vedere. E tornando a Cagliari ho capito che non ero l’unico ad aver visto delle cose da un altro punto di vista e che gli altri che come me avevano visto delle cose nuove, erano molti di più di quando ero partito. Ho capito che alcune cose erano cambiate e che altre stavano cambiando.


GIOCANDO CON FACEBOOK E’ allora che mi è venuto voglia di rispolverare Cagliarifornia e di creare la pagina su Facebook. Un successo inaspettato, più di 5000 adesioni in poco più di un mese, contro le poco più di 700 di MySpace in tre anni. Certo, 5000 adesioni su Facebook di per se non significano nulla. Spesso gli utenti cliccano d’impulso su qualsiasi cosa senza che ciò significhi necessariamente un’adesione. Di fatto Facebook non è un social network “tradizionale”, è molto più un veicolo pubblicitario e la pubblicità passa inosservata se il consumatore non è interessato al prodotto. In altri termini è molto più probabile che ciascuno di noi sfogliando un quotidiano, si soffermi sulla pubblicità di un’automobile se proprio in quel periodo ha deciso di comprarne una. Molti di noi oggi hanno comprato un quotidiano, ma solo una ridotta percentuale saprebbe rispondere a quale prodotto è dedicata l’ultima pagina. La quasi totalità di quella percentuale di persone, se lo ricorda perché è interessata a quel prodotto. Così come tutti noi conosciamo a memoria decine di slogan pubblicitari, senza per questo aver necessariamente acquistato tutti quei prodotti. (Tutti gli uomini conoscono gli assorbenti con le ali...).


DAL GIOCO ALLA RESPONSABILITA’ Per questo 5000 adesioni di per se non significano nulla, ma se 1% di queste ogni giorno a turno visitano la pagina, sono 50 persone al giorno. E si tratta con certezza di 50 persone interessate. Per cui ho pensato che avere in mano una pagina con più di 5000 utenti iscritti, in qualche modo poteva trasformarsi da un gioco in una responsabilità. E così ho deciso di aprire questo blog, di trasformare Cagliarifornia in un sito e farlo uscire dal mondo chiuso dei social network per aprirlo alle strade infinite del world wide web, la ragnatela grande quanto il mondo.


E’ TEMPO DI CAMBIARE Devo ammettere che a quale scopo preciso non saprei dirlo. Certo, fare conoscere la mia città, la mia Sardegna e il suo rock’n’roll fuori dai confini marini. Ma sicuramente c’è il bisogno di esprimere il mio pensiero e il mio sentire. Credo che tutti dovrebbero normalmente avvertire questa necessità. Credo che tutti dovrebbero avere un blog. E’ una forma di partecipazione e “Libertà è partecipazione” diceva Giorgio Gaber. Di sicuro so che inauguro questo blog con un’accezione totalmente nuova di “Cagliarifornia”. Con un’accezione che vuole essere solo ed esclusivamente positiva ed ottimista e trasmettere anche agli altri questo ottimismo. Dove l’ottimismo non è cieca fede nel futuro a discapito della realtà di ciò che non funziona, ma fiducia nelle proprie capacità di poter cambiare quello che non va e quello che non ci piace, di poter incidere sulla realtà che ci circonda. Il cambiamento parte necessariamente dall'azione del singolo.

Cagliarifornia è la Sardegna. Cagliarifornia è la Sardegna che costruiremo tutti insieme ogni giorno. Cagliarifornia non è l’Italia.


1 commento:

  1. nella sezione bands penso si potrebbero aggiungere i Martinikkas, i Riff Raff, i Jantro & Thinkin Dogs, Virgin Killer...

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