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mercoledì 11 agosto 2010

POETTO: BREVI CENNI DI UNA STORIA TRAVAGLIATA

Foto di Mario Garzia

A cura del Comitato "Una Mano Per Il Poetto"


Il Poetto è la principale spiaggia cagliaritana e si estende per circa otto chilometri, dalla Sella del Diavolo sino al litorale di Quartu S. Elena. Si può solo supporre l'origine del nome dell'arenile che si pensa derivi dalla torre aragonese, detta “del Poeta” che sovrasta la parte a ridosso sul mare della Sella del Diavolo. Altra ipotesi vede derivare il nome dal catalano pohuet (pozzetto), in riferimento ai numerosi pozzi e cisterne per la conservazione dell'acqua piovana sparsi sulla Sella del Diavolo.
Tuttavia il termine “Poetto” potrebbe derivare dallo spagnolo puerto che i cagliaritani avrebbe tramutato in Puettu, nome a sua volta italianizzato in Poetto durante la dominazione piemontese.

La storia di Cagliari e quella del Poetto si incrociano relativamente di recente. E' infatti solo dopo il 1900 che i Cagliaritani, più affezionati a località come Sa Perdixedda o Giorgino, spostarono il loro interesse verso l'arenile del Poetto. La sabbia bianchissima e i grandi spazi ne facevano un luogo ideale per la stagione estiva tanto che dal 1913, anno della prima stagione balneare, cominciano a sorgere gli stabilimenti balneari, primo fra tutti quello dei Bagni Carboni.
Lo scenario di allora risulta essere completamente diverso da quello che siamo abituati a vedere. Si presenta ancora selvaggio e conserva intatta la sua originale maestosità.
Il 1913 è anche l'anno dell'energia elettrica, novità di portata epocale, poiché rappresenta il primo importante passo per una più facile fruibilità della spiaggia. Di li a poco, infatti arriveranno i tram, che daranno definitivamente accesso ad un area che in precedenza rimaneva fuori dalla portata della maggior parte dei cittadini vista la mancanza di vie di comunicazione con il centro della città. Si trattava però di una fruibilità limitata ai mesi estivi poiché il servizio tramviario nei primi anni della sua funzione si interrompe il 15 settembre, fattore questo che impone alle strutture sorte al Poetto, casotti e stabilimenti, di poter essere smontate e di essere quindi amovibili, sebbene il desiderio di vivere la spiaggia tutto l'anno sia già ben rappresentato dalle richieste alle autorità competenti di estendere il servizio tramviario all'intero periodo dell'anno.
Cagliari scopre la sua vocazione balneare, si apre definitivamente al mare e alla stagione estiva. Fra la città di Cagliari e il Poetto sorgerà una linea di continuità, perchè la spiaggia diventerà il luogo comune di ritrovo nei mesi estivi.
I successivi anni, contraddistinti dall'inizio del primo conflitto mondiale, vedranno un drastico calo delle frequentazioni ma non un interruzione delle serate di musica e ballo che gli stabilimenti offrono, talvolta anche a beneficio della famiglie più colpite dalla guerra.
E' interessante come i primi anni che caratterizzano la frequentazione del Poetto segnano anche l'inizio delle polemiche. Sempre nel 1913 scoppia una arroventata polemica in consiglio comunale che vede al centro della questione l'utilizzo delle spiagge. La Capitaneria di porto, adducendo motivi igienici, negò la concessione agli stabilimenti in contrasto con il comune di Cagliari, allora guidato da Ottone Bacaredda. Seguirono turbolente sedute in consiglio comunale e pubbliche proteste, fino all'intervento del Ministero della Marina e del Governo. Di seguito i proprietari dei Bagni Carboni a Giorgino aprirono uno stabilimento al Poetto, inaugurando finalmente la prima stagione balneare. E' solo la prima di una serie di incroci e divisione di competenze che vedono la gestione della spiaggia dei cagliaritani incerta e complicata.
Gli stabilimenti balneari sono i protagonisti di questa fase aurorale della vita del Poetto; in una certa misura si ispirano ai centri balneari italiani più importanti sebbene talvolta siano caratterizzati da tratti assolutamente originali. Nel 1914 non solo viene concessa l'autorizzazione al piano di funzionamento del primo stabilimento balneare, ma nasce anche un secondo stabilimento.
I lunghi moli tipici delle stazioni balneari inglesi si integrano nei principali stabilimenti, che ospitano anche le sale da gioco e, negli anni '20, le sale da ballo. Sono gli anni, questi ultimi, di continuo miglioramento delle strutture, che non coinvolgono soltanto gli stabilimenti ma anche i casotti. Questi ultimi, dopo una prima fase di costruzioni stereotipate e artigianali, riceveranno sempre più accurate migliorie e l'introduzione di accorgimenti che col tempo si omologheranno, dando vita a una forma-tipo che resterà invariata per circa settant'anni.

Nel 1924 il Comune ottenne dallo Stato la concessione di 283 mila metri quadrati di spiaggia, e così furono impiantati i casotti e le colonie marine, prima delle quali risaliva però già al 1917. Nel corso degli anni '20 e fino agli anni '30 sorsero ben 37 edifici, gestiti in un primo tempo dalle associazioni religiose e successivamente, con la venuta del regime, dalle organizzazioni fasciste.
Già alla fine degli anni '20 il Poetto ha raggiunto il massimo dell'organizzazione civile, della vitalità e dello splendore. Spontaneamente, individui e gruppi di individui si sono ritagliati, a loro modo, uno spazio proprio, che si rispecchia nelle sempre più varie e numerose iniziative.
Punto di forza ineguagliabile è l'avanzata della linea tramviaria che comprese le parti più frequentate del litorale. Si tratta di un fondamentale passo in avanti che vivifica ulteriormente la spiaggia e rende più facile la frequentazione. A testimonianza dell'importanza dei tram vi sono le sue fermate, non semplici aree di sosta e ripartenza ordinaria per raccogliere passeggeri, bensì punti di riferimento (ancora oggi che i tram sono stati sostituiti dagli autobus), utili a indicare le zone della frequentazione e quindi i luoghi degli appuntamenti e d'incontro.

Sebbene i trasporti pubblici costituiscano uno dei pilastri del nuovo fermento della spiaggia, all'inizio degli anni '30, l'eccezionale espansione del Poetto si dimostra così rapida da renderli inadeguati rispetto alla domanda, in considerazione dei numerosi problemi riguardanti la viabilità e l'igiene.
Così nell'autunno del 1931 viene annunciato l'inizio dei lavori di ampliamento e bitumazione del lungomare. L’iniziativa, seppur accolta di buon grado, trova tuttavia il disaccordo di alcuni cittadini lungimiranti, i quali suggeriscono l'arretramento della strada lungo l'argine delle saline, poiché la ritengono insopportabilmente antiestetica.
Sono questi anni in cui si fa viva per la prima volta l'esigenza di rimediare al problema della pulizia. I rifiuti lasciati in ogni dove dagli incivili di turno scatenano pesanti proteste. Inoltre il numero esorbitante di casotti rendono indispensabile la presenza di guardie giurate armate alle quali viene affidata la sorveglianza.
A testimonianza della riorganizzazione, divenuta obbligatoria dalle grandi novità e trasformazioni, vi è, nel luglio del 1932, l'istallazione, lungo tutta la spiaggia, di una serie di apparecchi telefonici di pubblico utilizzo. Ad agosto dello stesso anno viene ultimata la strada che ben presto sarà affiancata dalla costruzione di numerose ville. Ai due lati della strada, oltre a una serie di banchine, vengono sistemati lunghi cordoni di siepi. I servizi igienici vengono ricostruiti in muratura e lo stabilimento D'aquila abbandona la sua veste originale per una nuova, anch'essa in muratura.
Si tratta in linea di massima di una riconversione totale delle strutture, che cambia completamente il volto dei servizi e naturalmente ha come protagonisti assoluti i due principali stabilimenti, il Lido e il D'aquila, che vengono incontro a sempre più esigenti abitudini balneari, pur conservando le affascinanti rotonde in legno.
Con l'occupazione di ogni spazio disponibile e la presenza di tutti i servizi essenziali si realizza la consacrazione del Poetto come “Città Estiva”. Questa dicitura sottintende il modo in cui ormai i cagliaritani sono abituati a vedere la loro spiaggia e cioè non come un'appendice lontana e periferica, riservata alle vacanze estive, ma come un luogo vivibile per tutto l'arco dell'anno, anche in inverno, per gite e pranzi al casotto, passeggiate e letture nel tempo libero, fughe da scuola.
Sebbene si possa raccontare questo periodo come l'apogeo della storia del Poetto, i segni di un futuro non troppo brillante si possono già osservare. Interessanti le considerazioni che a questo proposito vengono fatte da Giancarlo Cao:

“Mentre l'intensa stagione scorre dunque felice sotto il sole del Golfo, le schermaglie tra Cagliari e Quartu sui prelievi di sabbia non sono mai cessate. Tra esposti, accuse e battibecchi, concessioni, devastazioni notturne e sanzioni, la querelle si trascina fino al 1935, quando un antico contenzioso sui confini comunali si risolverà a favore di Cagliari, che estende così il suo controllo su gran parte del Poetto.”

Se il contenzioso territoriale si risolve, non si placano i prelievi di sabbia che negli anni continueranno implacabili.
Negli anni precedenti alla guerra l'attività del regime sempre più forte e pressante si compie anche attraverso la valorizzazione delle colonie e l’organizzazione di campeggi. Il Lido e il D'aquila risultano comunque essere luoghi ideali per le manifestazioni e le attività negli anni '30, dove le iniziative legate al regime spesso usano i più importanti stabilimenti per maestose serate di intrattenimento.
Intanto, il 1934 segna l'inizio dei lavori del nuovo ospedale nel litorale.

L'inizio degli anni '40 segna l'avvento del buio. L'ombra della guerra che sta attraversando l'Europa porta dietro di sé la nube della distruzione nella città di Cagliari. La spiaggia del Poetto si spopola per la prima volta dopo diversi decenni e, nel 1943, quando il comando delle truppe naziste si stanzia a Cagliari, temendo uno sbarco delle truppe americane, ordina la demolizione dei casotti in accordo con il podestà fascista. La legna dei casotti abbattuti viene usata per riscaldare le truppe italiane e tedesche, dislocate lungo la spiaggia in attesa di una probabile invasione da parte dell'esercito americano. Gli stabilimenti sono occupati dalle milizie nazi-fasciste e adibiti a postazione anti-sbarco. Il tratto di spiaggia successivo alla torre di Carcangiolas è quello maggiormente interessato dal pattugliamento.
Le paure di uno sbarco non sono senza fondamento. Lo stesso tratto di spiaggia aveva visto nell'inverno del 1792-1793 lo sbarco dei francesi, finito in un massacro da parte dei miliziani sardi. Storicamente si tratta del tratto di costa cagliaritana più esposta agli attacchi nemici.
I cagliaritani poterono riappropriarsi delle spiagge solo nel 1946. Dal Lido all'ospedale marino una lunga schiera di casotti venne risistemata secondo le disposizioni del nuovo sindaco Crespellani. Nella prima fermata i casotti non vennero eretti una seconda volta. Quella parte del litorale doveva restare libera. Il Lido, affidato alla gestione del Comune, è profondamente segnato dagli eventi bellici, così come irriconoscibile appare anche il D'Aquila. L'Ospedale Marino, la cui costruzione fino al 1939 aveva proceduto senza soste, si era interrotta negli anni della guerra e giaceva come uno scheletro di cemento sulla spiaggia.
Tuttavia la vita, notturna e diurna, comincia a risvegliarsi così come, con la ricostruzione, si risveglia l'indiscriminato prelievo di sabbia. Cagliari, colpita dai bombardamenti, necessita costantemente di sabbia per la sua riedificazione e Quartu non è da meno. La ricostruzione, operosa e instancabile, motivo di speranza e di rinnovamento, ferisce però irrimediabilmente la spiaggia del Poetto. In aggiunta allo spaventoso e piratesco intervento, restano indelebili i segni del conflitto. Il lungo abbandono, le macerie, gli ostacoli accumulati dall'intervento della macchina bellica renderanno più difficile vivere la spiaggia come in passato.

Nel 1947 viene inaugurato l'Ospedale Marino. Il Lido, privo della storica rotonda, in una confusione di competenze, tra il 1947 e il 1950, amplia oltre misura le sue strutture in cemento, moltiplicando così, in modo esponenziale, il numero delle sue cabine. Le polemiche non tardano a farsi sentire ma non sono sufficienti a fermare l'innalzamento di due cancelli, che impediscono l'accesso alla zona della spiaggia gestita dallo stabilimento, ai bagnanti provenienti dalla spiaggia libera.

Già a cavallo tra gli anni '40 e '50 le amministrazioni non riescono in nessun modo ad intervenire compiutamente per consentire alla spiaggia di svilupparsi nel migliore dei modi. I conflitti di competenze e la mancanza di un progetto per il futuro sono così sintetizzate da Giancarlo Cao:

“Istituzioni ed enti sembrano l'unica realtà in grado di ricreare quegli insediamenti e quelle forme di vita, civile e balneare, che una società provata e indebolita, non è ancora in grado di organizzare a dovere per una domanda di fruizione del mare in naturale espansione. Ai militari si delega il compito di coordinare la rinascita della spiaggia. Ma l'assenza di un piano organico – che non vedrà mai luce – si ripropone come un tempo, con l'aggravante di quella tipica casualità urbanistica tuttora di difficile comprensione.”

Sorgono sulla spiaggia ogni genere di manufatti: dai casotti a vere e propria casette in muratura, gli stabilimenti si moltiplicano e la frequentazione dalla spiaggia aumenta. E' un nuovo inizio. Tuttavia manca un adeguato servizio di docce pubbliche e una vera e propria rete fognaria. La penuria d'acqua è incontrollabile e diventa un emergenza se si calcola il moltiplicarsi fuori controllo, in tutto l'arenile, di baracche ristorante.
L'urbanizzazione del retroterra procede nella più totale assenza di regole e si aggiunge ad una generale situazione di degrado.
Alla velocità con la quale avviene la trasformazione dell'intero volto dell'arenile non corrispondono altrettanto decisive regolamentazioni che pongano un limite e un senso al proliferare selvaggio delle costruzioni. Nel bel mezzo dei casotti è possibile talvolta vedere case in muratura, che colmano in modo brutale il vuoto lasciato dalla regolamentazione insieme a una incredibile varietà di costruzioni ammassate senza alcun criterio.
In mezzo a una varietà talora bizzarra di insediamenti le associazioni militari e aziendali allungano l'elenco di casotti e stabilimenti con proprie costruzioni. Compaiono strutture dedicate per i lavoratori delle Poste e della Manifattura tabacchi, delle Ferrovie e della Rinascente. Con stabilimenti in legno prima e in muratura poi, occupano un posto nell'arenile L'esercito, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, l'aeronautica e i Vigili del Fuoco.

Nel 1958 la strada litoranea, priva di strutturazione dal 1932, si allaccia con la strada che congiunge Quartu al mare. Quartu diventa in questo modo una città aperta al mare.
Nella spiaggia cagliaritana, che vive i fasti di un paese proiettato verso il boom economico, si affaccia, quasi come contraltare, il dramma di danni irreparabili. La frequentazione delle spiagge è imponente e si contano più di 1400 casotti
La gioia e l'allegria di tempi d'oro lasceranno, col passare dell'onda più lunga, uno scenario irrimediabilmente compromesso.
Gli anni '60 e '70 rappresentano per il Poetto l'ultima occasione, purtroppo mancata, per l'elaborazione di un progetto organico. L'improvvisazione e le concessioni compiacenti hanno prodotto scompensi di ogni genere. Le proposte di progetto, da quelle più semplici a quelle più fantasiose, si susseguiranno all’infinito, ma non vedranno mai luce.
L'hotel Esit, sorto come un monumento alla mediocrità urbanistica, è il segno inequivocabile di un equilibrio per sempre spezzato.
Come risultato di opportunità troppo spesso sprecate, l'incredibile accatastarsi di errori e il crescente degrado fanno emergere un sentimento di frustrazione che talvolta, anche quando motivato dai migliori propositi, aggiungerà caos al caos. Uno degli esempi di tale mancanza di prospettive, forse quello più eclatante, è rappresentato dall’abbattimento con le ruspe del Lido, che risorgerà di lì a poco, peggiorato nell'aspetto e nelle strutture rispetto a quello di un tempo.
Interessante a questo proposito il contributo di Giancarlo Cao:

“[...] mentre tra gli ambiziosi piani generali si avvia soltanto quello della grande viabilità, in piena spiaggia sorgono nuovi stabilimenti, ristoranti e locali vari, tutti rigorosamente in muratura. L'antico progetto di un litorale arricchito di servizi, attrazioni e verde pubblico, prende forma, ma in maniera distorta e tale da rinfocolare nuove e più feroci, indignate e vane proteste. Si cerca, inutilmente di creare perfino un Assessorato al Poetto, nasce un Consorzio tra i Comuni di Cagliari e Quartu, che si rivelerà più o meno inconcludente”

In uno scenario in cui gli stabilimenti vecchi e nuovi e i casotti la fanno da padrone non bisogna però trascurare i chioschetti, che, al di là delle dune, continuano da anni ad esercitare il loro ruolo storico di venditori di bibite e gelati.

Nel 1973 i tram vanno in pensione e vengono sostituiti da una rete viabile più efficiente. Si tratta di una rivoluzione tanto epocale quanto poco lungimirante, dal momento che, tolto un mezzo pubblico efficiente, il traffico, momentaneamente decongestionato, crescerà in modo esponenziale fino a raggiungere livelli insostenibili nei nostri giorni.
Il disastro non è mai stato più vicino alla perfezione come in questi anni. La gestione di un bene collettivo difficilmente poteva svolgersi in modo tanto scellerato e alle porte degli anni ottanta, il Poetto è in pieno declino. I casotti, privi di elettricità e adibiti al solo uso diurno, la notte divengono preda dei vandali.

Gli anni ottanta vedono un ulteriore aggravarsi delle condizioni igieniche di tutto il litorale e in particolar modo di quella occupata dai casotti. La neve che li ricoprirà nel Gennaio dell''85 è come il simbolo di un inverno che li ha travolti per sempre, di un gelo che ha infranto l'incantesimo di un tempo.
Tra il Marzo e il Maggio del 1986, a seguito di una battaglia civile e legale che ne sancisce l'ultimo colpo di coda, su quell'insolito paesaggio più volte paragonato ai metafisici Bagni di De Chirico, cala per sempre il sipario.

Nel 1989, a pochi anni dall'abbattimento dei casotti, la spiaggia del Poetto si trova visibilmente in una situazione di crescente degrado, enormemente più preoccupante e più veloce rispetto agli anni precedenti.
Alla società Mediterranea Survey and Service MSS viene affidato il compito di constatare, attraverso una serie di rilevazioni, lo stato di erosione della spiaggia. Il responso parla chiaro: l'enorme degrado dell'arenile cagliaritano iniziò dagli anni '50 con la ricostruzione, che portò a massicci prelievi di sabbia.
Nel 1997 e nel 1999 furono effettuati dalla stessa società degli aggiornamenti allo studio che confermarono il trend dell'erosione e identificarono quali cause del degrado la presenza della strada litoranea, l'incremento dell'azione ondosa a causa della scomparsa della Posidonia oceanica e la costruzione degli stabilimenti e dei bracci a mare del Lido e D'Aquila, dei casotti e delle villette.

I primi anni del nuovo millennio si configurano come l'epilogo di una lunga storia di errori e cattive gestione che ha il suo culmine nel disastroso ripascimento. Un esempio di sfregio di rara brutalità, che sfigura in modo irrecuperabile il volto di una spiaggia già pesantemente degradata.
L'operazione ha avuto inizio nel 2002 quando, attraverso un sistema di draghe, è stata prelevata la sabbia a qualche centinaio di metri dalla riva, anziché dal luogo precedentemente scelto a varie miglia dalla spiaggia, vanificando così la buona intenzione di riportare il Poetto alle sue originaria bellezza e dimensione. Infatti il risultato si è dimostrato sconvolgente: la sabbia finissima e bianca di una volta è stata sostituita da un miscuglio completamente diverso per colore e granulometria, contenente non solo sabbia ma anche frammenti di conchiglie e concrezioni marine

Il cambiamento, avvenuto tutto negli ultimi decenni, che ha come protagonisti gli interventi dell'uomo sul litorale cagliaritano, è soltanto una breve parentesi rispetto ai secoli precedenti in cui la natura la faceva da padrone e costringeva l'uomo a una condizione di perenne all'erta. Stefano Pira descrive così il repentino mutamento:

Una spiaggia e le sue saline sempre alle prese con Gaia, Demetra e Clio. Era una Sardegna con eccessi di natura quella del passato che ha reso le nostre culture particolarmente dure. L'uomo davanti alla natura era solu che fera, solo come un animale selvaggio. […] L'eccesso di natura si è trasformato in pochissimi anni in un eccesso di storia, di pressione dell'uomo in uno spazio limitato. Il Molentargius-Poetto ha rischiato di più in questi ultimi decenni che nei duemila anni precedenti. 500.000 abitanti si sono addensati attorno a duemila ettari delle saline dello Stato, diventate un bene paesaggistico.

Il Poetto, privo della corazza protettiva dello Stato, si è però ritrovato in balia di un meccanismo che ne ha segnato l'aspetto, dovuto all'incompetenza e alla superficialità con la quale l'amministrazione comunale, trattandolo probabilmente come un'estremità scomoda, ne ha gestito le sorti.




Bibliografia

AA.VV., 2004 Cagliari tra passato e presente, Cagliari, CUEC

Aldo Colonnetti, 1999, in La Città Estiva. Dal paesaggio dei casotti al nuovo Poetto, Cagliari Verba Volant

Giancarlo Cao, 1997, La Città Estiva. Cagliari balneare al Poetto 1913 – 1986, Cagliari, Verba Volant

Giuseppe Podda, 2003, Ajò a Su Poettu, Cagliari, Casa editrice Abba

Giorgio Pellegrini, 1983, in Poetto, Sassari, Edizioni Chiarella



7 commenti:

  1. bellissimo post, mi sento un cagliaritano più ricco

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  2. grazie, speriamo di riuscire a salvare tutto quello che resta di buono nella Nostra spiaggia

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  3. Bell'articolo ... so qualcosa in più ora, ma mi piange il cuore sapendo che è la storia reale...
    Qualcuno mi sa dire di più a proposito di un fatto attorno agli anni 60 o giu di li riguardante Quartu e Cagliari?
    Mi raccontarono di un fatto riguardo l'erogazione dell'acqua da Cagliari a Quartu.. Quartu aveva un debito grosso con Cagliari e per sdebitarsi, cedette una parte dl poetto... dove potrei trovare informazioni in piu?

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  4. @ Francina: Chiedo all'autore di questo testo se ne sa qualcosa in più.

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  5. Quanti ignoranti 'erano nella Amministrazione Comunale,quali tecnici,persone faccendiere che non vedevano altro che arrichirsi alle spalle dei pochi sprovveduti, e tutt'oggi e' la stessa canzone.

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  6. Un articolo davvero interessante....Prenderò uno stralcio del documento a coadiuvare un mio post. Citerò la fonte e metto il link alla pagina. Grazie

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