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lunedì 20 settembre 2010

MEZZO BUSTO MEZZO NO: UNA VECCHIA INTERVISTA A GIACOMO SERRELI

Contestualmente alla scheda dedicata al libro di Giacomo Serreli "Boghes & Sonos", ripropongo con piacere su CAGLIARIFORNIA, un'intervista che gli feci nel 2003 per il settimanale Week Magazine, proprio qualche settimana prima dell'uscita del suo libro.
Si tratta di un'intervista che ha ormai sette anni, ma che inevitabilmente in questi tre lustri di stallo politico, è ancora di una certa attualità. Oltre che del suo libro e della musica in Sardegna, si parla di politica, di informazione, di Berlusconi e di Soru. Buona lettura.

Mezzo busto, mezzo no.
di Mario Garzia

Cagliaritano, giornalista professionista dall’83, ma attivo dal ’76 nel telegiornale di Videolina, Giacomo Serreli è da sempre anche un grande appassionato di musica. Il 19 dicembre uscirà nelle librerie con “Boghes e sonos”, un libro interamente dedicato ai musicisti sardi, edito dalla Scuola Sarda Editrice.
Di cosa si tratta?
E’ una sorta di inventario aggiornato al luglio di quest’anno, di tutti i musicisti sardi a partire dal 1960. Sto comunque già lavorando ad un fascicolo di aggiornamento a tutto il 2003,  che potrebbe uscire a breve distanza dal libro. In realtà si tratta di un vasto ampliamento di Sardegna Rock, un lavoro che ho fatto diversi anni fa la cui ultima edizione risale al ’94. Il nome di quell’opera, risultava però limitativo rispetto a quelli che sono i contenuti di Boghes e Sonos.
Quali sono i contenuti? 
E’ un opera in due volumi con più di 850 pagine complessive, corredati da un ampia documentazione fotografica. Contiene 820 schede analitiche dei gruppi e dei musicisti, distribuite in diverse sezioni dedicate rispettivamente al pop, al rock indipendente degli anni’80, a quello degli anni ‘90, al jazz e all’etnica. Una sezione è invece dedicata ai musicisti meno classificabili. Ho inserito inoltre i testi che ho scritto due anni fa per una mostra allestita all’Exmà in occasione di Rockaralis. Tra gli altri, un capitolo è dedicato alla storia delle etichette discografiche sarde e uno all’archivio di Mario Cervo, discografico e collezionista olbiese scomparso tre anni fa, che ci ha lasciato in eredità la più grande collezione di dischi che riguardano la Sardegna. Questo materiale è stato catalogato dall’Istituto Etnografico di Nuoro ed è anche disponibile on line. La prefazione è curata da Enzo Gentile. 
Potrebbe essere un’ottima strenna natalizia…
In effetti si presta parecchio, soprattutto l’edizione in cui i due volumi sono abbinati in un cofanetto cartonato, con una veste grafica abbastanza elegante. Il prezzo è di 60 euro, ma è possibile acquistarli anche senza il cofanetto a 10 euro in meno. 
Tra i suoi progetti più prossimi c’è anche quello di ricoprire la veste di docente universitario.
Sono stato contattato dall’Università di Cagliari per un master di secondo livello riservato a laureati. Si tratta di un master sul multilinguismo e pluriculturalismo in Sardegna, che prevede anche un ciclo di lezioni dedicate all’etnomusicologia sarda, delle quali mi occuperò io. E’ mia intenzione incentrare le lezioni sulla rielaborazione della musica etnica e sui suoi contatti con altre culture, anche se ovviamente farò una panoramica sulla musica tradizionale. Alcuni corsi del master sono già iniziati, io inizierò a partire da gennaio per un totale di trenta ore di lezione complessive.
Passiamo a questioni che riguardano il suo ambito professionale. La legge Gasparri?
Non ne conosco i dettagli, ma mi pare che gli elementi capo della legge, siano orientati ancora una volta a tutelare esclusivamente gli interessi del Premier Berlusconi. Contrariamente a quanto era stato previsto da una sentenza della Corte Costituzionale, Rete 4 non verrà più dirottata sul satellite. Alcuni analisti hanno quantificato che l’aumento del gettito pubblicitario delle reti Mediaset è valutabile nell’ordine di circa 500 milioni di euro, anche perché la legge, così come è congegnata, convoglia più pubblicità sul mezzo televisivo a scapito della carta stampata. Un elemento discutibile è poi rappresentato dalla nomina del Presidente della Rai, che diverrà prerogativa del Governo, eliminando così il controllo delle emittenti pubbliche da parte del Parlamento. Per quanto riguarda l’introduzione dei canali su digitale terrestre è una prospettiva futura che dovrebbe concretizzarsi soltanto nel 2006, ma intanto c’è un peggioramento immediato della situazione a livello di gestione dei mezzi di informazione.
Che impatto avrà questa legge sull’emittenza locale?
Credo che ci saranno ulteriori difficoltà per le emittenti locali, anche perché a rastrellare il grosso del gettito pubblicitario, saranno ancor di più i colossi nazionali. Dal punto di vista tecnologico, non tutte le emittenti avranno le possibilità economiche di adattarsi al nuovo sistema di trasmissione digitale.
A proposito di informazione locale, i giornalisti dell’Unione e della Nuova sono sul piede di guerra. C'entra qualcosa col pluralismo dell’informazione?
Il pluralismo dell’informazione di fatto c’è. Allo stato attuale i quotidiani sardi sono cinque. In ogni caso i due maggiori quotidiani viaggiano su posizioni politiche abbastanza diversificate. Certo, sono anche presenti segnali di condizionamento o comunque di difficoltà da parte dei giornali ad adeguarsi a tutte le istanze che arrivano da parte dei sardi, ma le agitazioni che sono state preannunciate dai giornalisti dell’Unione e della Nuova sono più di carattere organizzativo in ambito al lavoro. La richiesta di un cambio di rotta avanzata dai colleghi, rientra nell’esigenza di un maggior riconoscimento dell’attività giornalistica.
E le televisioni?
Per quel che accade nell’emittente per la quale lavoro, mi pare che si riesca ancora a fornire un’informazione sufficientemente equilibrata e equidistante, non legata in maniera precisa ad una determinata collocazione politica. Questa è sempre stata la carta vincente di Videolina in quest’ambito. Tra l’altro l’emittente ha compiuto un notevole dispendio di mezzi e risorse per assicurare un informazione quanto più capillare possibile. Mi sembra che la situazione di Sardegna Uno non sia molto diversa. Fermo restando che gli editori ovviamente hanno degli interessi notevoli, che tentano di tutelare anche attraverso l’impiego dei propri mezzi di informazione.
L’eccessiva equidistanza, non rischia di renderle “istituzionali”?
Si, ma non mancano gli atteggiamenti fortemente critici su quello che è l’attuale apparato politico-istituzionale isolano, anche se visto magari con ottiche diverse. Per esempio la Nuova ha mantenuto sempre coerentemente una posizione critica nei confronti dell’attuale quadro politico. In ogni caso da noi non esistono organi di informazione che hanno assunto strettamente le difese del quadro politico che è oggi al Governo.
Sarà perché in termini di vendite, indipendentemente da chi governa, è una posizione che non paga?
Il calo delle vendite dei quotidiani è un fenomeno generalizzato anche a livello nazionale, ma probabilmente è dovuto alla predominanza dell’informazione televisiva rispetto a quello della carta stampata. E’ possibile poi, che in alcuni casi specifici, il calo delle vendite in Sardegna sia stato determinato anche dal cambiamento di posizione politica assunta dai giornali, anche perché legato al cambio di proprietà. Questo forse ha anche spiazzato il lettore tradizionale di quel quotidiano, che poi si è disamorato e lo ha abbandonato.
Facciamo un salto nella politica rimanendo in tema di conflitto di interessi. Renato Soru?
E’ una questione aperta. La sua candidatura è diventata particolarmente ingombrante soprattutto dopo gli ultimi sviluppi che ci sono stati. Lui ha manifestato chiaramente di voler rimuovere eventuali problemi di questo tipo. Certo è, che ci sono molti aspetti dell’attività dell’azienda del Patron di Tiscali, che richiamano la questione, anche se lui potrebbe nominalmente tirarsi fuori sia dalla guida che dalla proprietà diretta delle sue aziende. In ogni caso credo che questa questione sicuramente emergerà con più vigore quando si sarà delineato un quadro più chiaro di quelle che saranno le candidature degli schieramenti per le regionali.
Lei personalmente potrebbe essere interessato a una proposta di candidatura, da parte di uno qualsiasi degli schieramenti?
No. Intanto perché non ne sento la vocazione, e poi non mi sentirei all’altezza del compito. Sono molto più interessato a svolgere la mia attività professionale, e la dove è possibile, attraverso di essa, avere un occhio critico e propositivo, su determinate problematiche che possono riguardare la Regione


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