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lunedì 20 settembre 2010

SARDEGNA, CONSIGLIO REGIONALE: OGNI LEGGE PRODOTTA IN QUESTA LEGISLATURA CI COSTA OLTRE 850 MILA EURO.

Il calcolo da fare è molto semplice: ogni consigliere regionale guadagna (ci costa) 11.417 euro lordi al mese, che moltiplicati per 80 consiglieri, fanno 913.360 euro, che moltiplicati per i 19 mesi della legislatura in corso, fanno 17.353.840 di euro, che divisi per le 20 leggi fin qui approvate, fanno 867.692 euro a legge. La stima è comunque al ribasso, perché in questo calcolo non vengono conteggiati i costi dei compensi spettanti ai 12 assessori regionali e al Presidente della Giunta, che concorrono alla formazione delle leggi, con la presentazione di proposte di legge al Consiglio regionale e tutti gli altri costi necessari a far funzionare il sistema. E' una cifra congrua o è esagerata? E 20 leggi approvate in 19 mesi, sono un numero corretto o ridicolo?

SOLO I NUMERI NON DICONO TUTTO Considerando solamente i numeri in realtà non è possibile dare una risposta, ne tanto meno esprimere un giudizio equilibrato. Per esempio, se volessimo calcolare il costo procapite di ogni legge, il risultato sarebbe di 52 centesimi di euro per ogni sardo. E' molto o poco? Probabilmente per dare una risposta bisognerebbe innanzi tutto comparare questi dati con quelli di altre regioni italiane, ma certamente la cosa più importante è valutare se queste leggi sono utili e hanno una forte capacità di incidere positivamente sull'economia e sulla società sarda, indipendentemente dal loro numero: 20 ottime leggi, sono meglio di mille leggi inutili o addirittura dannose. In altri termini è la qualità delle leggi che conta e non la quantità. Tra l'altro produrre un numero eccessivo di leggi crea confusione nell'applicazione e nell'interpretazione e rischia di rendere il sistema farraginoso. Ma è anche vero che se si è nelle condizioni di produrre, per esempio, 40 ottime leggi e se ne sono prodotte solamente 20 (pur sempre ottime) il sistema funziona male e allora 867.692 euro sono una cifra esagerata, perché si potrebbe spendere la metà. Il problema sarebbe quindi di inefficienza e non di qualità.

LA REALTA' DICE MOLTISSIMO  Il caso della Sardegna riguarda entrambe le cose, ovvero è rappresentato sia da un serio problema di inefficienza che da un drammatico problema di scarsissima qualità. Se non altro perché stando a tutti i parametri economici (ma anche solo ai dati della disperata realtà empirica con la quale ciascuno di noi si misura quotidianamente), parrebbe che queste 20 leggi non solo siano inutili, ma addirittura incidano negativamente sulla realtà economica e sociale della Sardegna. Questo per quanto riguarda la scarsa qualità. E' però interessante vedere anche il discorso dell'inefficienza.

I NUMERI: LA MOLE DI LAVORO Iniziamo dai Progetti di legge. Complessivamente, tra proposte di legge da parte di Consiglieri (155) e disegni di legge da parte della Giunta (31), i progetti di legge totali presentati dall'inizio della legislatura (16 febbraio 2009), sono 186. Praticamente un progetto di legge ogni 3 giorni. Sembrerebbe una bella media. Sembrerebbe una bella media anche quella relativa all'attività dei singoli 80 consiglieri (circa 2 proposte di legge per consigliere) e dei 12 assessorati (in media 2,5 proposte per assessorato). Se la media la si considera da un punto di vista temporale, ogni consigliere ha presentato un disegno di legge ogni 290 giorni e ogni assessorato ha presentato una proposta di legge ogni 232 giorni. In questo caso la media per entrambi sembrerebbe scarsa, ma diamo ai nostri governanti la giustificazione che nei 580 giorni della legislatura (a ieri) si sono dedicati anche ad altre attività (proposte di legge statutaria (1), proposte di legge nazionale (8), proposte di inchiesta consiliare (0), interrogazioni (386), interpellanze (136), mozioni (79), documenti e programmi (11), proposte di istituzione di commissioni di inchiesta (4), ordini del giorno (31), risoluzioni (3), più il lavoro svolto all'interno delle varie commissioni.)

I NUMERI: RISULTATI PRODOTTI Il problema è che i progetti di legge devono poi diventare leggi vigenti e di questi 186 progetti di legge, ne sono diventati legge solamente 20, la media di una legge ogni 29 giorni, in pratica una legge al mese. Aggiungiamo che l'unica proposta di legge statutaria non si è ancora trasformata in legge, che nessuna delle 8 proposte di legge nazionale si è trasformata in legge, che delle 79 mozioni presentate, solo 28 sono state discusse e di queste solo 5 sono state approvate, che degli 11 documenti e programmi, solo 4 sono stati approvati, che delle 4 proposte di istituzione di commissioni di inchiesta ne sono state discusse soltanto 2 e istituite nessuna e che non è stato emanato nessun regolamento. In sostanza questa gran mole di lavoro porta poi a produrre pochissimo, per cui l'inefficienza è palese.

DENTRO I NUMERI: I CONTENUTI E LA SOSTANZA Tornando invece alla qualità, abbiamo detto che se ci si attiene a tutti i parametri economici, oltre che alla realtà empirica parrebbe che queste 20 leggi non solo siano inutili, ma addirittura incidano negativamente sulla realtà economica e sociale della Sardegna. Le leggi che naturalmente incidono in misura maggiore su queste realtà, sono le leggi finanziare e le leggi di radicale riforma strutturale dell'assetto economico e sociale, finalizzate a mettere in atto un modello di sviluppo e un progetto di società, ovvero finalizzate a garantire un futuro. Naturalmente leggi di questo tipo nelle 20 leggi prodotte non ce n'è nemmeno una. Per contro, 2 di queste 20 leggi sono le leggi finanziarie per gli esercizi 2009 e 2010 e 2 sono i bilanci di previsione del 2009 e del 2010. Nella sostanza, 4 leggi per così dire di "ordinaria amministrazione", attraverso le quali si decide di spendere i soldi sull'esistente, senza attuare strutturali variazioni che modifichino radicalmente la realtà.

MODIFICHE DI BILANCIO E DI LEGGI FINANZIARIE Escludendo queste 4 leggi, le leggi effettive si riducono a 16. Che in realtà sarebbero 13, se si includono la legge sul "Rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2006" (Legge regionale 22 gennaio 2010, n. 2 ), la legge sulle "Misure di adeguamento del bilancio 2010 e modifiche e integrazioni alla legge regionale 2 agosto 2006, n. 11" (Legge regionale 10 agosto 2010, n. 14) e la legge sulle "Modifiche della legge regionale 5 marzo 2008, n. 3, relative all'estensione dello Sportello unico per le attività produttive (SUAP) al settore dell'edilizia residenziale" (Legge regionale 21 giugno 2010, n. 11). Quest'ultima, come le altre due, non è nient'altro che una modifica di una legge finanziaria, quella del 2008, e tra l'altro riguarda il cemento, particolarmente caro a questa Giunta.

ORATORIO PRO VOBIS Tra queste 13 leggi, ce ne sono alcune che non sembrerebbero particolarmente fondamentali o incisive della realtà nella situazione in cui versa la Sardegna, ma si limitano a legiferare ed elargire denaro pubblico per la salvaguardia di interessi particolari. Come per esempio la legge sulle "Norme in materia di valorizzazione e riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori e delle attività similari" (Legge regionale 8 febbraio 2010, n. 4), con la quale la Regione spende i nostri soldi per riconoscere e valorizzare, testuale, "la funzione sociale, aggregativa, educativa e formativa svolta dalle parrocchie e dagli enti della Chiesa cattolica e delle altre confessioni religiose con le quali lo Stato abbia stipulato un'intesa".

IL CICLO DELLE FONDAZIONI O come la legge sulla "Partecipazione della Regione autonoma della Sardegna alla costituzione, quale socio fondatore, della Fondazione Giorgio Asproni" (Legge regionale 1° aprile 2010, n. 7), oppure la legge sulla "Partecipazione della Regione autonoma della Sardegna alla Fondazione Salvatore Cambosu" (Legge regionale 1° aprile 2010, n. 8), o ancora la legge sulla "Partecipazione della Regione autonoma della Sardegna alla costituzione, quale socio fondatore, della Fondazione Andrea Parodi" (Legge regionale 1° aprile 2010, n. 9), con le quali si erogano a vario titolo i nostri soldi per supportare associazioni culturali non a scopo di lucro.

UN CALCIO AL BASKET Inoltre sembrerebbe quanto meno discutibile (e in ogni caso non prioritaria rispetto ad altre emergenze) la legge sull' "Intervento straordinario a favore della società polisportiva Dinamo Srl di Sassari" (Legge regionale 10 marzo 2010, n. 5), con la quale noi sardi abbiamo regalato 480 mila euro alla società sassarese, che essendo una Srl è un'impresa a scopo di lucro come ce ne sono tante in crisi in Sardegna. C'è da dire che la legge finanziaria italiana prevede che dal 2011 gli enti pubblici non potranno più finanziare o sponsorizzare società sportive e quindi in teoria dall'anno prossimo operazioni di questo genere non saranno più possibili., come non sarà più possibile sponsorizzare il Cagliari Calcio Spa, che per una scritta invisibile sulla maglia, ogni anno prende dalla Regione delle cifre da capogiro. A meno che nella fattispecie non ci si ricordi che la Sardegna è una regione autonoma a Statuto Speciale, salvo scordarsene quando si tratta di vertenza entrate e di articolo 9 dello Statuto.

UN BREVE RIEPILOGO Ma torniamo alle leggi e ricapitoliamo. Le leggi approvate su 186 progetti sono appena 20. Di queste 20, ben 7 riguardano leggi finanziarie o modifiche di leggi finanziarie. Altre 3 leggi riguardano la partecipazione della regione ad altrettante Fondazioni. Un'altra legge riguarda gli oratori e un'altra la polisportiva Dinamo Srl. Rimangono quindi 8 leggi.

OTTO MENO QUATTRO Andiamo a vederle. Una di queste è la legge che sancisce la "Proroga della gestione liquidatoria dell'ESAF" (Legge regionale 21 giugno 2010, n. 12), ovvero una legge che fa ulteriormente slittare la liquidazione dell'ente soppresso. La prima legge è del 2005 e in cinque anni non sono ancora riusciti a chiudere baracca.
Un'altra legge è quella sulle "Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo" (Legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4 ), legge che si può tranquillamente sintetizzare con una sola parola: cemento.
Un'altra legge, dal titolo sembra bella: "Disposizioni urgenti nei settori economico e sociale" (Legge regionale 7 agosto 2009, n. 3), ma se poi la si va a leggere, tra le altre cose si scopre che "L'Amministrazione regionale è autorizzata a trasferire, al prezzo simbolico di un euro, alla società ARST Spa o alla sua controllata ARST Gestione FdS Srl, la proprietà dei beni immobili e delle loro pertinenze necessari all'esercizio dei servizi di trasporto". L' ARST  per tutta risposta ha appena aumentato i prezzi dei biglietti.
Infine la legge sulle "Modifiche alla legge regionale 18 maggio 2006, n. 5 (Disciplina generale delle attività commerciali), e proroga dei termini per la concessione dei contributi di cui all'articolo 1 della legge regionale 21 novembre 1985, n. 28 (Interventi urgenti per le spese di primo intervento sostenute dai comuni, province e Comunità montane in occasione di calamità naturali ed eccezionali avversità atmosferiche)" (Legge regionale 22 gennaio 2010, n. 3). Questa legge ha come provvedimento più importante, l'abrogazione di un comma di una legge precedente che vietava alla grande distribuzione di aprire il 1° gennaio, a Pasqua, il 25 aprile, il 1° maggio, e il 25 e 26 dicembre e l'introduzione di un nuovo comma che nella sostanza abroga le disposizioni dell'articolo stesso, sempre a favore della grande distribuzione.

UN POKER DI LEGGI Rimangono le seguenti 4 leggi, probabilmente utili, ma tipiche di una situazione di normalità, non di una situazione di forte emrgenza al limite della disperazione e che in ogni caso, non modificano in maniera strutturale la società sarda:

Legge regionale 13 aprile 2010, n. 10 - Misure per lo sviluppo del trasporto aereo. (Ma Fenosu non decolla);
Legge regionale 19 gennaio 2010, n. 1  - Norme per la promozione della qualità dei prodotti della Sardegna, della concorrenza e della tutela ambientale e modifiche alla legge regionale 23 giugno 1998, n. 18 (Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale) (Ma il pecorino è Rumeno);
Legge regionale 30 giugno 2010, n. 13 - Disciplina delle attività europee e di rilievo internazionale della Regione autonoma della Sardegna e modifiche alla legge regionale 15 febbraio 1996, n. 12 (Ma a Bruxelles non saprebbero indicarci sulla cartina)
Legge regionale 10 marzo 2010, n. 6 - Provvedimenti a favore di persone con handicap grave di cui alla legge 21 maggio 1998, n. 162. (Ma provate a girare a Cagliari o a Sassari in sedia a rotelle).
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AUTOCRITICA Un ultimo dato riguarda l'azione di noi cittadini. Delle 3 proposte di legge di iniziativa popolare (non conteggiate nelle 186), nessuna è stata trasformata in legge dai nostri governanti. Per quanto riguarda invece le petizioni popolari da noi presentate al Consiglio Regionale, sono una cifra davvero incredibile: zero. Certo, questo dato è il segnale della disaffezione e della scarsa fiducia nei confronti della nostra classe dirigente, ma sarebbe auspicabile una radicale inversione di tendenza, non solo per stare col fiato sul collo di chi ci governa e costringerlo a lavorare, ma anche per dimostrare che i sardi sono più attivi e partecipi dei loro governanti. Non voglio neanche prendere in considerazione la possibilità che quello zero stia a significare che abbiamo la classe politica che ci meritiamo.

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