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lunedì 18 ottobre 2010

RIFORME E INDIPENDENTISMO: LA CRISI DEL BIPOLARISMO E IL "SITUAZIONISMO" DEL PSD'AZ

Il 15 ottobre l'Onorevole del Psd'Az Paolo Maninchedda ha pubblicato un post intitolato "Cosa è successo ieri". Il riferimento è all'approvazione della parte dell’ordine del giorno dei Sardisti e dei Riformatori che sanziona come inadeguata e provvisoria la chiusura della crisi politica apertasi in primavera. Il post continua con un'analisi, secondo la quale il centro-destra in Italia è ormai giunto al capolinea e ciò comporterà inevitabilmente la disgregazione del centro-sinistra.
Tutto ciò avrà un riverbero anche sulla Sardegna e quello sarà il momento giusto per cominciare a scardinare il sistema bipolare italiano trapiantato in Sardegna e spostare la contrapposizione non più tra centro-destra e centro-sinistra, ma tra conservatori e riformisti. Contrapposizione che in questo momento non è possibile perché conservatori e riformisti sono distribuiti trasversalmente in entrambi gli schieramenti e perché "è chiaro che il più grande ostacolo ai percorsi del grande partito dei sardi, è la delega alle dinamiche romane delle dinamiche politiche sarde".
Ora, questa analisi può essere condivisibile o meno, ma certamente è politicamente credibile. Gli unici che sembrano non crederci appaiono proprio i Sardisti, altrimenti non si capisce perché non mettano in pratica fin da subito il progetto di scardinare il sistema bipolare sardo, facendo cadere questa Giunta. In tal modo si andrebbe a nuove elezioni, dove correndo da soli o alleati con partiti non italiani, dimostrerebbero che la loro insofferenza non è una questione di poltrone. Ciò contribuirebbe a far riacquistare credibilità sia a loro che al loro progetto "indipendentista federale" agli occhi dell'opinione pubblica.
Tra l'altro andando al voto non attenderebbero anche loro come fanno i partiti italiani, quelle "dinamiche romane" che tanto avversano, imponendo anzi le "dinamiche sarde" alla politica italiana, dando un segnale politico forte che riequilibrerebbe in favore della Sardegna, quei rapporti di forza nella contrapposizione tra Stato e Regione a loro tanto cara nel progetto di "indipendentismo federalista".  Non foss'altro perché il crollo della Giunta Cappellacci avrebbe non poche ripercussioni sulla tenuta del Governo Berlusconi e sulla politica italiana, accelerando così quel percorso verso il capolinea del centro-destra e quindi del centro-sinistra. 
Sarebbe poi una dimostrazione di coraggio da "statisti" che non si sottraggono alla responsabilità di determinare il corso della storia della Sardegna. Coraggio al quale lo stesso Maninchedda ha fatto appello nell'aula di via Roma. 
In oltre andando al voto imporrebbero di fatto l'elezione di un'assemblea costituente, fortemente richiesta dal Psd'Az, a Pdl e PD che si sono invece dichiarati contrari a questa eventualità. Si darebbe in tal modo rappresentatività a quelle forze sociali e politiche, come per esempio iRS, che attualmente non sono presenti in Consiglio Regionale e che con tutta probabilità vedrebbero eletti i loro rappresentanti. 
Invece il Psd'Az, facendo appello al suo senso di responsabilità nei confronti dei sardi in relazione alla drammatica crisi economica, piuttosto che staccare la spina a questa Giunta agonizzante, mette in atto un accanimento terapeutico nella vana speranza di riuscire a varare il nuovo Statuto, la nuova legge elettorale, la nuova Statutaria e le nuove leggi 1 e 31. Secondo Maninchedda, solo dopo si dovrebbe andare al voto. Non si capisce su quali basi si fondi questa speranza, visto che lo stesso Maninchedda sostiene che l'attuale maggioranza, per quanto riguarda le altre riforme, "potrebbe trovarsi divisa tra conservatori e innovatori su molti temi", tant'è che conclude il suo post sostenendo che "può dunque sembrare anche paradossale perché si possano fare tutte le riforme occorre che tutti i riformisti, che non sono tutti da una parte, si contrappongano a tutti i conservatori. Con lo schema bipolare italiano è impossibile". In realtà non sembra paradossale il ragionamento, ma il comportamento che segue al ragionamento.
Perché nella condizione del Psd'Az, quella che in apparenza potrebbe sembrare un atteggiamento di opportunità politica in attesa del momento propizio, è in verità opportunismo o ancor peggio situazionismo, difficile da giustificare davanti agli elettori, in genere poco interessati alle alte strategie finalizzate ad un "disegno più grande" e molto interessati alla realtà.
E la realtà è che assumersi la responsabilità di mantenere in vita questa giunta non è un merito, bensì una colpa. Una colpa che il Psd'Az rischia di pagare con l'essere anch'esso risucchiato dalla crisi del sistema bipolare che si limita ad attendere, invece che a determinare. Il ruolo di grimaldello del sistema bipolare italiano, lo interpreterebbero così  altre forze politiche come iRS, che in questo momento godono di ampia credibilità da parte della società civile.


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