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venerdì 19 novembre 2010

BOB IL NEWYORKESE - A SEI ANNI DALLA SCOMPARSA, ROBERTO FARNETI NEL RICORDO DI ALESSANDRO "DIABLO" SPEDICATI

La mano destra è la mente. La mano sinistra è il braccio.
Ho sempre avuto un debole per le frasi ad effetto.
La mano destra è la mente. La mano sinistra è il braccio.
Me lo disse Roberto, fratello maggiore di Laura, amica dei giorni dell'adolescenza.

di Alessandro Spedicati

Mi insegnava i rudimenti della chitarra: Do maggiore, La minore, Re minore, Sol settima.
Passavo le ore in quella casa piena di quadri d'arte contemporanea e di libri di filosofia, come ci si deve aspettare da una famiglia colta e raffinata.
E colto e raffinato era anche lui, ma con qualcosa in più, qualcosa di diverso, che ne uno di quei personaggi anomali e sovradimensionati che questa città ciclicamente "produce".
Sì, perché Cagliari è così: fra i palazzi della città di provincia carichi di invidia e menefreghismo generalista, ogni tanto, nasce qualche newyorkese...
Perché Bob, così lo si chiamava: Bob, sarebbe stato pronto per essere proiettato in un museo o in un salotto della Grande Mela alla fine degli anni sessanta, dove il suo spropositato ego sarebbe stato il brillante colore di una persona colta ed eccentrica.
Invece no, non era di NY, era nato in una città che nessuno capisce se sia una capitale in miniatura o una grassa provinciale, questo faceva di lui un disturbo per molti. Uno che "si crede togo". Uno che si veste troppo bene, per essere anche intelligente.
Lo sapevano bene quelli che lo vedevano in giro sempre con ragazze bellissime.
Quello che molti non sapevano era ciò che la sua penna sottile era in grado di generare. Una scrittura ardita e disincantata che lo portò in breve tempo a gestire un dei blog più cliccati in Italia.
Roberto Farneti, Bob, il blogger. Quando avere un blog non era certo una roba per adolescenti con immagini di fatine e/o post depressivi.
Mi abbracciava Roberto. Parlavamo. Sentivo la sua stima, per me la sua stima aveva un valore. Eravamo seduti al Jazzabuglio, l'utima volta che lo incontrai, un locale che non c'è più, a Castello.
Mi disse che i Sikitikis gli piacevano e forse non sapeva (o forse sì?) che una parte di quel gruppo esisteva grazie ad una frase che un giorno mi disse mentre eravamo seduti sul bordo del suo letto, quasi 15 anni prima.
La mano destra è la mente. La mano sinistra è il braccio.
Sarò sempre debitore a chi mi ha insegnato qualcosa.
Sarò sempre debitore a Roberto.
Poco tempo dopo quell'incontro, Roberto sarebbe scomparso in un pomeriggio di tempesta nel Golfo Degli Angeli.
Il suo corpo mai ritrovato.
In questi sei anni ho avuto più volte la sensazione di vederlo, in mezzo alla gente, in giro per l'Italia. Immediatamente dopo ho sempre sorriso, sapendo che lui, sarebbe stato in grado organizzare scherzi ben peggiori...


2 commenti:

  1. ciao ale, ho trovato per caso questo articolo.. un abbraccio.laura

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