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mercoledì 24 novembre 2010

LE FACCE TI GUARDANO STORTO QUANDO SEI SOLO - PARTE TERZA

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Tornai a casa e misi il disco grande di plastica nera nel giradischi di mio nonno. Ora non li fanno più i dischi grandi di plastica nera, sai Jim? Ora fanno dei dischi piccoli di plastica che, da una parte possono avere dei colori diversi e dall’altra sono come uno specchio con l’arcobaleno. Comunque… Tornai a casa e misi il disco grande di plastica nera nel giradischi di mio nonno e cominciai a fare amicizia con te.
Che bella voce, Jim! e che belle canzoni! Beh, è vero, non capivo un’acca di americano, ma la musica era bella da ascoltare. Era la più bella musica che avessi mai ascoltato, Jim. Dal quel giorno ho cominciato ad ascoltarla tutti i giorni a tutte le ore del giorno. Ho comprato tutti i tuoi dischi, anche quelli che erano usciti dopo che eri morto. Naturalmente erano dischi che avevi registrato prima di morire Jim. Vabbè, è inutile che lo spiego a te, Jim. Ho comprato così tanti dischi che il negoziante di dischi, che non è tanto simpatico, un giorno mi è diventato simpatico. Solo quel giorno però. Infatti quel giorno mi ha regalato un libro con le traduzioni delle tue canzoni. Devo dire la verità Jim, anche tradotte le tue canzoni non sono facilissime da capire, eh? Alcune non le ho capite proprio per niente, ma sai Jim, i fratelli a volte sono proprio difficili da capire… Ti faccio un esempio Jim: in una canzone dici che prima di sprofondare nel grande sonno, vuoi sentire il grido della farfalla… Ma le farfalle non gridano, Jim! anzi, nemmeno parlano! anzi, non fanno nemmeno rumore quando volano! Non ho mica capito cosa vuoi dire in quella canzone… Però la musica è bella. In un’altra dici che vuoi uccidere tuo padre e che vuoi… vuoi… fare l’amore con tua madre… beh, non dici proprio fare l’amore Jim… dici… dici che… insomma, lo sai che cosa dici, Jim! Comunque… Questa è una cosa strana, non trovi? Io non direi mai certe cose a mio papà e a mia mamma… beh, non direi certe cose se ce li avessi ancora papà e mamma… Comunque, anche se ho capito che vuoi uccidere tuo padre e fare quella cosa li a tua madre, non ho mica capito perché! Però tante altre cose le ho capite. Per esempio, in una tua poesia del tuo disco di poesie con la musica di sottofondo, dici che vuoi rose nel tuo giardino. E questo l’ho capito, infatti dopo aver sentito quelle parole di quella poesia, ho cominciato a portarti le rose nella tomba, almeno una volta alla settimana. Beh, la tua tomba non è il tuo giardino, ma non potevo mica andare in America a portare le rose nel tuo giardino, no? Ho continuato a portare le rose nella tua tomba per un po’, almeno una volta alla settimana. Ero anche diventato un po’ geloso di tutti i poveri che andavano li nella tua tomba. Mica loro erano tuoi fratelli Jim! Poi un giorno ho pensato che forse non era bello che non sapessi niente sulla vita di mio fratello. Così un giorno sono andato di nuovo dal negoziante di dischi, che poi vendeva anche libri o li regalava.
Chi è il morto questa volta? mi ha detto. Ti avevo detto, Jim che il negoziante era tornato normale? Antipatico, intendo. Io gli ho detto che il morto era sempre lo stesso, cioè tu. Gli ho chiesto se vendeva o regalava un libro sulla tua vita. Lui si è messo a ridere, si è grattato la testa pelata ed è sparito nel retro del negozio. Dopo un po’ è riapparso con un libro in mano. Questo è il libro più venduto sulla vita di Jim Morrison, mi ha detto. Nella copertina c’era una tua foto. La stessa che c’era sulla copertina del primo disco che avevo comprato. Ho chiesto al negoziante se questo libro si comprava o si regalava. Lui ha sorriso, mi ha guardato, si è grattato la testa pelata e mi ha detto che metà me lo regalava e metà me lo vendeva. Lo so Jim a cosa stai pensando. Vuoi sapere quale metà del libro ho pagato. In realtà anche io per un attimo ho pensato quale era la metà che dovevo pagare, ma subito dopo ho capitò che mi faceva pagare il libro la metà. Sono un tipo sveglio io! Insomma, ripensandoci bene il negoziante di dischi è metà simpatico e metà antipatico. Comunque…
Per prima cosa ho guardato tutte le foto del libro e poi ho iniziato a leggerlo. Il libro sulla tua vita l’ho letto come un fulmine. Pensa Jim, che ci ho messo soltanto un mese. Dico, un mese! Solitamente per leggere un libro di quella lunghezza ce ne metto tre di mesi, ma questo era il libro sulla vita di mio fratello, capisci Jim? Onde ragion per cui leggevo tutti i giorni a tutte le ore del giorno e a volte della notte. Se ogni tanto non mi fossi fermato a rileggere alcune cose che non avevo capito, come faccio sempre quando leggo un libro, ci avrei messo anche meno tempo. E guarda che ce n’erano tante di cose che non capivo, eh Jim? Molte più del solito. Beh, quasi tutte non le ho capite neanche dopo averle rilette. Però ho scoperto tante cose Jim. Per esempio, ti ricordi quella cosa scritta in una lingua strana con delle lettere strane sulla tua lapide, Jim? E’ scritta in greco vecchio e vuol dire “fedele al suo demone”. Beh, non ho capito bene cosa vuol dire nemmeno tradotta. Poi Jim, ti ricordi dell’unica persona famosa presente al tuo seppellimento? Quella regista che aveva fatto un film con la fidanzata bionda di Serge Gainsbourg? Bene, nel libro ho scoperto che si chiama Agnès Varda. L’ho detto anche a mio nonno perché non si ricordava il nome. Comunque…
Sai Jim che hai avuto una vita proprio strana? Anzi, proprio stranissima! Però sei mio fratello e io ti voglio bene lo stesso. Per esempio Jim, una volta in un concerto ti sei abbassato i pantaloni. Però non si capisce se ti sei abbassato anche le mutande oppure no. Alla polizia qualcuno ha detto di no e qualcun altro ha detto di si. Qualcuno ha anche detto di averti visto il pisello! Però non ci sono prove del pisello Jim. Cioè… se ci sono prove che si è visto il pisello, intendo. Vabbè, è inutile che lo spiego a te Jim. Invece un’altra volta ti sei tagliato le vene insieme a una ragazza e poi avete bevuto il sangue. Bada bene Jim, so che non volevate uccidervi, volevate soltanto bere il sangue. Non lo so perché Jim, ma non credo che avevate sete, no? Voglio dire, se uno ha sete, apre il frigorifero e prende una bottiglia, no? D’acqua intendo, non di sangue. Mica uno si beve il sangue!
Comunque Jim, dopo aver finito il libro ho incominciato a non sentirmi tanto bene. E non sono più stato tanto bene per tanto tempo fino a oggi. E sai perché, Jim? Perché il libro diceva che forse… che forse non eri morto! Capisci Jim? Io ero sempre stato convinto che tu fossi morto e invece forse non lo eri! Non mi era mai capitato con gli altri morti, ma anche se mi fosse capitato non mi sarebbe importato molto. Invece di te mi importava Jim! Tu eri mio fratello, non poteva non importarmi! E la cosa più incredibile Jim, è che forse eri stato proprio tu a voler fare finta di morire! Nel libro si diceva che lo avevi detto tante volte, perché eri stanco di essere un cantante famoso e volevi diventare un poeta famoso. E anche questa cosa non l’ho capita molto bene. Potevi smettere di fare il cantante e rimanere soltanto famoso e poi dopo potevi fare il poeta e diventare un famoso poeta, no Jim? Beh, forse essere un famoso poeta, non è come essere un poeta famoso, ma è quasi uguale, no? Comunque Jim, inizialmente mi sono sentito preso in giro da te, ed ero molto arrabbiato. Ci pensavo tutti i giorni. Come avevi potuto farmi questo?
Ci ho pensato per molti giorni al fatto che eri vivo, poi un giorno mi sono ricordato che nel libro c’era scritto che forse eri vivo, non che eri vivo, quindi in realtà non si sapeva se eri vivo o morto. Allora ho smesso di essere arrabbiato e ho cominciato a essere confuso. Guarda Jim che non è bello non sapere se tuo fratello è vivo o morto. Una nostra vicina di casa si è ammalata, lo sai Jim? Beh, non per il fratello, ma per il figlio. Il figlio si è perso in guerra mentre era in Algeria e non è più tornato. Mio nonno dice che non è più tornato perché è morto, non perché si è perso. Ma lei continua a dire a tutti che il figlio si è perso in Algeria e che prima o poi torna. E infatti tutti i giorni si alza presto per aspettarlo sulla porta di casa. Si siede su una sedia e comincia a fare il rosario, ma lui non è ancora tornato. E anche io a volte cominciavo a pensare che tu non eri morto e che prima o poi tornavi. Ci speravo. Poi però ho avuto paura di ammalarmi anche io e allora ho ripensato che nel libro c’era scritto che forse eri morto e che allora era meglio mettermi l'anima in pace. Ma pensare che tu eri morto mi faceva diventare triste e rimanevo triste per tanti giorni. Poi però ripensavo di nuovo al libro e ripensavo che forse tu eri vivo. Ma pensare che tu eri vivo mi faceva arrabbiare, perché mi avevi preso in giro e allora rimanevo arrabbiato per molti giorni. Poi ripensavo al libro e ripensavo che non si sapeva se tu eri vivo o morto. Allora smettevo di essere arrabbiato e mi sentivo molto confuso e rimanevo confuso per molti giorni. Allora ripensavo che nel libro c’era scritto che forse eri vivo. E pensare che tu eri vivo mi faceva sperare che tornassi e rimanevo a sperare per molti giorni sino a quando non mi veniva la paura di ammalarmi come la vicina di casa. Allora ripensavo che nel libro c’era scritto che… Insomma Jim, sempre così, sempre così, sempre così per tantissimi, tantissimi giorni, tantissimo, tantissimo tempo. In questo tantissimo tempo ho continuato ad andare a trovarti. Prima ci andavo una volta alla settimana, poi ho cominciato ad andare tutti i giorni, poi ho cominciato ad andarci ogni mattina ed ogni sera. Poi ho cominciato a mangiare poco e a dormire poco. Poi ho cominciato a non tagliarmi i capelli e a non lavarmi. E alla fine è successa questa cosa incredibile.



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