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mercoledì 1 dicembre 2010

LE FACCE TI GUARDANO STORTO QUANDO SEI SOLO - PARTE QUARTA

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L’altra notte, come tante notti, non riuscivo a dormire. Ero seduto sul divano in salotto che guardavo la televisione e cambiavo canale ogni due secondi, quando a un certo punto ho visto delle immagini di un tuo concerto e ho smesso di cambiare canale.
In sottofondo c’era la voce di un giornalista che diceva qualcosa sulla tua morte. Parlava della misteriosa morte di Jim Morrison e del fatto che in quel programma ne dovessero parlare. Infatti il filmato dove c’eri tu è finito e nel televisore è apparso un giornalista con dei fogli in mano che ha incominciato a presentare degli ospiti. Hanno iniziato a parlare, ma tutti dicevano delle cose che sapevo già, perché le avevo lette nel libro. Allora ho ripensato che il libro diceva che forse eri vivo e ho cominciato a pensare e pensare e pensare e non seguivo più quello che dicevano. Poi però ho smesso di pensare perché hanno smesso di parlare e hanno fatto vedere un filmato dove intervistavano uno scrittore. Questo scrittore un giorno aveva scritto un libro, Jim. E sai cosa c’era scritto in questo libro Jim? Che tu eri vivo! Capisci Jim? Che eri vivo! Questo scrittore diceva di averti incontrato a Parigi dopo tanti anni dalla morte e di aver parlato con te! Incredibile Jim! Ho iniziato a ridere e ridere e ridere! Ma non come quella volta in cimitero... In un modo diverso, strano. Poi all’improvviso ho sentito freddo dappertutto e caldissimo sul petto. Ho sentito la testa girare e le formiche sulle gambe e ho iniziato a tremare e sudare e sudare e tremare e a battere i denti. Allora sono corso in bagno a lavarmi la faccia con l’acqua fredda del lavandino e quando ho alzato la faccia nello specchio ho visto… ho visto te! Cioè Jim, ho visto la mia faccia, ma ero dimagrito così tanto e avevo i capelli così lunghi, che ero identico a te! Allora d'istinto ho dato un pugno allo specchio che si è rotto in mille pezzi. Mi sono tagliato e ho cominciato a perdere molto sangue, allora mi sono messo a urlare e alla fine è arrivato mio nonno. Mi ha preso la mano, mi ha controllato il taglio e ha detto che non era nulla di grave. Ha detto che era uno di quei tagli che ti ingannano, che tirano fuori molto sangue, ma che sono solo dei taglietti. Mi ha disinfettato la ferita, mi ha fasciato la mano e poi mi ha portato al letto. Mi ha messo sopra tante coperte e poi mi ha portato una camomilla caldissima. Poi è passato il freddo, ho smesso di battere i denti e mi sono addormentato. Mentre dormivo ho sognato la mia mamma. Ho sognato che era molto arrabbiata con me perché andavo più alla tua tomba che alla sua e io ero molto arrabbiato con lei perché era morta, così di colpo mi sono svegliato e ho visto che era giorno. Ho ripensato subito allo scrittore che diceva che tu eri vivo e così mi sono alzato come un fulmine, mi sono vestito come un fulmine e sono uscito come un fulmine, infatti fuori pioveva.
Sono andato dritto al negozio di dischi e di libri, perché volevo comprare a metà o per intero, il libro di quello scrittore. Non ti vedevo da tanto tempo, pensavo che questa volta fossi morto tu, mi ha detto il negoziante grattandosi la testa pelata. Poi si è messo a ridere di gusto. Io l’ho guardato con lo sguardo arrabbiato. Era più antipatico del solito. Poi ha smesso di ridere di colpo e mi ha chiesto cosa mi ero fatto alla mano. Poi mi ha guardato e mi ha detto che non avevo per niente una bella faccia. Io non ho detto niente e ho continuato a guardarlo con lo sguardo arrabbiato. Era antipaticissimo. Allora lui mi ha chiesto cosa volevo e io gli ho detto che volevo il libro di quello scrittore che diceva che tu eri vivo e mentre glielo chiedevo mi sentivo ancora più arrabbiato col negoziante, perché non mi aveva mai detto che quel libro esisteva. Poteva dirmelo tanto tempo prima! Lui mi ha detto che quel libro lo aveva finito, ma che poteva ordinarlo per me. Io ero troppo arrabbiato, onde ragion per cui mi sono girato e me ne sono andato senza salutarlo. Ho cominciato a camminare e camminare e camminare sotto la pioggia per le strade di Parigi senza andare da nessuna parte. Mi sentivo triste e arrabbiato e confuso e solo e impaurito. E anche bagnato come un gatto nero bagnato. Avevo freddo, non avevo trovato quel libro dello scrittore che diceva che eri vivo e che ti aveva incontrato e non potevo più aspettare, avevo bisogno di sapere la verità. Quando a un tratto ho visto un cartello sul muro di un palazzo che diceva che in quel palazzo c’era una mostra di fotografie. E lo sai chi aveva scattato quelle fotografie, Jim? Agnès Varda! quella regista che aveva fatto un film con la fidanzata bionda di Serge Gainsbourg! Quella che c'era al tuo seppellimento! Allora ho deciso di entrare e cercarla, lei forse poteva dirmi la verità. Il problema era che però non sapevo che faccia avesse e così ho cominciato a chiedere alle persone che erano lì dentro, soltanto che qualcuno non mi capiva perché parlava un’altra lingua, qualcun altro parlava la mia lingua, ma mi guardava storto e non mi rispondeva, qualcun’ altro mi diceva che non lo sapeva, qualcun’ altro mi ha detto che non c’era. Poi ho visto tanti microfoni e tante telecamere e una donna vecchia che parlava nei microfoni e nelle telecamere, e ho capito subito che quella era Agnès Varda. Sono un tipo sveglio io! Sono un tipo sveglio, ma sono rimasto impalato come un fesso. Ero paralizzato, volevo avvicinarmi ma le gambe mi tremavano e non riuscivo a muovermi. Lei continuava a parlare, guardando un po' a destra e un po' a sinistra per rispondere ai giornalisti, ma a un certo punto mi ha visto. Si è stata zitta tutto a un tratto, Jim. E' rimasta a fissarmi come se avesse visto un fantasma! Non so perché, ma ho iniziato a strillare contro di lei, gridando il tuo nome e chiedendole di dirmi la verità. Lei ha fatto come per chiedere permesso e venirmi incontro, ma qualcuno l'ha bloccata. Nello stesso identico momento anche io ho provato ad avvicinarmi a lei, ma non ho fatto in tempo a fare un passo che due tizi mi hanno preso per le braccia, mi hanno sollevato, mi hanno portato fuori e mi hanno detto di non rientrare più, altrimenti avrebbero chiamato la polizia. Non sono proprio sicuro Jim, ma mi è sembrato che mentre mi portavano via, lei mi abbia detto qualcosa. Comunque sentivo dentro di me che anche lei aveva voglia di dirmi qualcosa, onde ragion per cui ho aspettato li fuori sotto la pioggia per tanto tempo, sperando che uscisse, ma lei non è uscita. Però alla fine è uscito uno di quei tizi che mi avevano preso e buttato fuori. Mi ha dato una collanina uguale a quella che avevi nella foto del disco e del libro. Mi ha detto che era da parte di Agnès Varda e mi ha detto di sparire se non volevo passare guai. Mi sentivo ancora più triste e più arrabbiato e più confuso e più solo e più impaurito, e continuava a piovere, onde ragion per cui mi sono messo la collanina e ho deciso di tornare a casa e di parlare con mio nonno. Gli ho raccontato tutto. Gli ho detto del libro che diceva che non si sapeva se tu eri vivo o morto, del libro che diceva che eri vivo, del negoziante che non aveva il libro che diceva che eri vivo, delle fotografie di Agnès Varda… Mio nonno mi ha detto che non si poteva mai sapere la verità, perché gli americani erano dei bugiardi. A mio nonno non piacciono gli americani. Mi ha detto che c’erano tanti americani morti famosi che non si sapeva come erano morti. Mi ha parlato di un presidente, di un fratello di un presidente, di un’attrice… perfino di un prete nero! Comunque Jim, nemmeno mio nonno poteva aiutarmi, così io mi sono sentito tristissimo e arrabbiatissimo e confusissimo e solissimo e impauritissimo, anche se aveva smesso di piovere. E allora ho preso la decisione.







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