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sabato 15 gennaio 2011

MARCHIONNE, UN'ENTRATA DA LEONE - TRA TORINO E LA GERMANIA, TRA CAGLIARI E LA TUNISIA, LE SCELTE DELL'A.D. FIAT PER IL FUTURO. IL SUO.

C'è un detto che mi piace spesso citare, che dice che "i cavalli di razza si vedono all'arrivo e non alla partenza". All'apertura del cancelletto che decreta l'inizio della gara, chi in genere fa l'entrata da leone, molto spesso fa l'uscita in rima baciata.

IL PARA... VENTO DELLE STOCK OPTIONS Speriamo non sia il caso di Marchionne, perché il suo piglio decisionista somiglia tanto all'atteggiamento di chi si erge a leader degli omosessuali con il deretano altrui. E nella fattispecie, se gli investimenti promessi a Mirafiori dovessero rivelarsi fallimentari, a rimetterci saranno soltanto gli operai, che con le spalle al muro hanno votato si al referendum, ben sapendo di giocarsi il proprio di deretano e non quello di Marchionne. Che invece ce l'ha parato a prescindere da come andranno le cose, visto che il grosso delle sue entrate derivanti dall'operazione, proverrà dalle così dette stock options.


MA IL FUTURO E' UN'ALTRA COSA Ok, la situazione nell'immediato è quella che è, gli operai non avevano scelta, prendere o lasciare, lavoro o disoccupazione. Ma che non si spacci per il futuro, una scelta sofferta e operata praticamente sotto ricatto e dovuta alla situazione contingente. Perché il futuro è un'altro. Invece quelli che paiono sapere tutto, ci dicono che questo è il futuro. Certo, il futuro di Marchionne. Radioso.  Il futuro del mondo è certamente un'altro, se lo vogliamo. Perché il futuro è scritto solo per i superstiziosi, per i fatalisti e per gli amministratori delegati delle multinazionali. Per chi invece decide di compiere delle scelte, il futuro dipenderà dalle scelte che avrà compiuto.

BREVE STORIA DEL FUTURO Il futuro del mondo dipende dall'umanità, parola di Jacque Attali, che non è certo un pericoloso bolscevico, ma un economista e banchiere consulente di Nicolas Sarkozy. Nel suo libro "Breve storia del futuro", uscito nel 2007, Attali immagina tre possibili scenari per il mondo tra cinquant'anni, a seconda delle scelte che i governi faranno nei prossimi anni in relazione alla globalizzazione, che potranno anche presentarsi singolarmente, il alternativa l'uno all'altro, ma che con tutta probabilità si succederanno in maniera consequenziale. I primi due Attali li da per certi, mentre il terzo dipederà appunto dalle scelte che l'umanità sarà in grado e avrà il coraggio di compiere.

FASE UNO Il primo scenario è quello del quale stiamo vivendo gli albori, quello in cui la globalizzazione è lasciata alle regole del mercato e che porterà a un mondo dominato da un Iperimpero. Un mondo in cui gli stati verranno di fatto svuotati di ogni potere decisionale, che invece passerà nelle mani delle multinazionali, per cui l'unica legge vigente sarà il mercato e la privatizzazione verrà estremizzata a tal punto da comprendere la difesa e la giustizia. Le masse popolari si troveranno quindi costrette a spostarsi in lungo e in largo per il pianeta, seguendo le rigide regole del mercato, alla ricerca di migliori condizioni salariali e di lavoro.

FASE DUE A questa fase, seguirà una reazione brusca e violenta nei confronti della globalizzazione. Ci troveremo a vivere in un mondo governato da un Iperconflitto fatto di piccole guerre locali e grandi guerre planetarie, tra stati, confessioni religiose, eserciti privati di neopirati e organizzazioni terroristiche di ogni risma. Anche di ciò si vedono ormai le prime serie avvisaglie.

IL FURURO STA NELLA FASE TRE La terza fase potrebbe non esserci o potrebbe essere da subito la prima e unica fase. "Dipende da come intendiamo usare ora le innovazioni tecnologiche che abbiamo a disposizione. E da quanto sapremo condividere con gli altri le nostre capacità, soprattutto quelle creative", per citare Attali. E' la fase dell'Iperdemocrazia. In cui si decide di prendere i Marchionne per le corna e di governare la globalizzazione, al fine di sottomettere il mercato all'uomo e non viceversa, in modo da garantire una vita dignitosa a tutti gli abitanti del pianeta, che vivranno in un regime di reale libertà e democrazia. Questo per Attali è il progresso. Questo per Attali è l'unico futuro possibile, se non si vuole mettere in discussione la sopravvivenza stessa del genere umano.

IL "MERAVIGLIOSO" MONDO DI MARCHIONNE Nel mondo globalizzato dei Marchionne invece, lo stato e il governo tacciono perché così deve essere; le aziende, i capitali e le merci si spostano in lungo e in largo per il pianeta a loro piacimento, mentre gli esseri umani lo fanno a rischio della loro vita, ostacolati dalle leggi, dalle frontiere e dai fucili. Perché al liberismo piace vincere facile e andare liberamente ad investire capitali impiantando aziende, magari automobilistiche, magari nella Tunisia in rivolta per il pane come nell'800. Ma non sia mai che un tunisino possa liberamente andare dove gli pare (a meno che non si tratti di un despota in fuga), magari in Italia, magari a lavorare alla Mirafiori, con quegli accordi che loro malgrado gli operai italiani hanno accettato, ma che per un tunisino sarebbero la speranza di un futuro. Tutto è relativo.

TUNISINO CLANDESTINO Invece guai a quello sporco e pezzente di un tunisino che osi attraversare il Mediterraneo stipato insieme ad altri cento su un gommone che sta a malapena a galla. Quel tunisino è un criminale appena mette piede sul suolo italico (se ci riesce perché non è morto), perché nel mondo dei Marchionne spostarsi da un posto all'altro del mondo è un reato; si chiama immigrazione clandestina. Eppure la distanza che c'è tra Torino e la Germania è più o meno le stessa che c'è tra Cagliari e la Tunisia.

L'EUROPA TRA LE BANCHE E SHENGEN Però in questa Europa delle banche, sarebbe davvero curioso e interessante vedere cosa succederebbe se quei 2.326 operai di Mirafiori che hanno votato no all'accordo, decidessero tutti insieme, tutti in blocco, di licenziarsi e di trasferirsi a vivere in Germania. I tunisini non possono, ma loro si. Sarebbe interessante, perché la fuga di cervelli è un danno per l'Italia, ma la fuga di 2.326 operai metalmeccanici specializzati metterebbe in discussione l'esistenza di questa Europa. Come reagirebbe la Germania? Sospenderebbe unilateralmente il trattato di Shengen? E Marchionne come reagirebbe a dover investire somme ingenti di denaro per formare da zero altri 2.326 operai metalmeccanici specializzati? Chiedersi come reagirebbe il governo italiano è inutile, perché non reagirebbe affatto. E nemmeno l'opposizione. Entrambi sono impegnati a combattere una guerra tra bande più o meno criminali che riguarda gli interessi di pochi, non certo quelli dell'Italia e degli italiani.

SE VA BENE Invece quegli operai in Germania, se le cose dovessero a loro andar bene, si ritroverebbero a fare lo stesso lavoro alla Volkswagen, ma con 2.500 euro al mese di stipendio, contro i miseri 1.200 che guadagnano ora. Si ritroverebbero all'interno di un'azienda in cui gli operai partecipano alla redistribuzione degli utili aziendali e i loro rappresentanti siedono nel consiglio di amministrazione insieme ai manager e alla proprietà. Questo è il futuro, questo è il progresso, non certo il mondo dei Marchionne.

MALE CHE VADA Se invece a quegli operai trasferitisi in Germania dovesse andare male, si ritroverebbero a fare un lavoro generico dove con tutta probabilità guadagnerebbero più di 1.200 euro, ma con un potere d'acquisto del salario superiore. Comprare casa o prenderla in affitto a Berlino, costa di gran lunga di meno che a Torino! E comunque si ritroverebbero a vivere in un paese civile con uno stato sociale funzionante e con la qualità dei servizi pubblici commisurati alla pressione fiscale. Si ritroverebbero in un paese moderno nella tecnolgia, nella ricerca  e nelle infrastrutture, e  dove vige la certezza del diritto. Questo è il futuro, questo è il progresso, non certo il mondo dei Marchionne. Non certo l'Italia.

QUEI COMUNISTI DEL NEW YORK TIMES Il New York Times di qualche giorno fa, in un articolo di analisi sulla così detta "cura Marchionne" della Chrysler, sottolineava che mentre le concorrenti Ford e General Motors, per rilanciarsi sul mercato, puntano sull'auto verde, la nuova Chrysler di Marchionne, in attesa dei tanto decantati nuovi modelli, è inchiodata al vecchio, inquinante e ad alto consumo, modello dei Suv. Questo è il passato, questo è regresso, e la Volkswagen e il New York Times non sono certo dei pericolosi bolscevichi.

ALLA FINE DELLA FIERA Per il bene di quegli operai, spero vivamente di sbagliarmi, ma temo che Marchionne non sia affatto un cavallo di razza e che alla fine della fiera uscirà di scena in rima baciata, ma con le tasche piene di soldi. Mentre gli operai usciranno di testa senza acuna rima poetica, ma con i deretani pieni di membri. E tutti, ma proprio tutti, allora negheranno di aver mai detto che Marchionne era una volpe. Anzi, un leone.


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