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giovedì 3 febbraio 2011

MASSIMO ZEDDA E LA PICCOLA RIVOLUZIONE SILENZIOSA - LA RISERVA INDIANA DEI GIOVANI CAGLIARITANI

Le riserve indiane sono aree di territorio destinate all'occupazione da parte di popolazioni native. Ma questo lo sanno anche i muri. Quello che non sappiamo è che a Cagliari abbiamo una riserva indiana. Bella grossa. I giovani sono la riserva indiana. La città ha paura del chiasso, del disordine, delle sorprese e probabilmente ha paura della meraviglia. Una minoranza etnica colorata e chiassosa, che dice cose, e che la notte fa casino quando tutti gli altri devono andare a dormire dev'essere marginalizzata. Sennò ci si potrebbe svegliare.

di Daniele Garzia

Nelle città mediterranee i centri storici alla sera si riempiono, diventano il cuore della vita, raccolgono speranze e idee, affollano le strade di divertimento. A Cagliari i vecchi professori lanciano varichina dalle finestre per scolorire gli animi e alla fine dei conti il risultato è che, di sotto, i giochi devono finire e la ragione è dalla parte del secchio. E' quasi una metafora: lo scontro tra il nuovo e il vecchio regime che si confrontano e si osservano da una prospettiva verticale, dall'alto verso il basso. La dialettica dei fatti, in tutte le storie simili a questa vorrebbe che il nuovo si sostituisse al vecchio. Per evitare che potesse succedere si sono inventati la riserva indiana. Ci hanno messo dentro i giovani di belle speranze e gli hanno detto che comunque non si poteva esagerare.

I matusa dei piani alti del centro storico sono i nostri amministratori. La nostra classe dirigente. Quella che non ci siamo scelti, perché siamo troppo pochi per rientrare nell'agenda politica. Se votassimo tutti contro probabilmente non basteremmo. Nell'agenda politica deve rientrare il parcheggio multi-piano per gente che si compra la Mercedes all'età di mio nonno. I mezzi pubblici, le piste ciclabili, gli spazi verdi, il recupero dell'immenso patrimonio immobiliare comunale, gli investimenti per la cultura non danno da mangiare a nessuno di importante. Bisogna dire che giovani importanti non ce ne sono. Cominci ad essere importante quando esci dalla riserva e di idee non ne hai più.

Per queste ragioni il confronto al quale abbiamo assisto in occasione delle primarie ha un significato molto più denso e non sarebbe giusto leggerlo solamente in una prospettiva politica. La lettura politica è stata già data. L'incompetenza degli apparati del Pd già dimostrata. Quello che ancora non è stato detto è che Massimo Zedda rappresenta uno spaccato della nostra città che si sbracciava per farsi ascoltare e che ha portato a casa una vittoria nei confronti di una classe politica che ha smesso di pensare a una città che probabilmente neanche conosce. Una piccola rivoluzione silenziosa condotta con stile e abnegazione rispetto ad un vecchiume ostinato e snob. Ma non è una questione d'età, o meglio, il problema non è solo che Zedda ha 34 anni e che i suoi collaboratori sono tutti o quasi sotto i 30. Sono le idee e le proposte che l'hanno visto vincitore; la descrizione di una città che esiste, che le persone riconoscono essere la propria e alla cui bellezza non è stata ancora resa giustizia.


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