i
i
i

venerdì 11 febbraio 2011

VI SVELO COSA C'E' DAVVERO DIETRO LE DIMISSIONI DI CLAUDIA ZUNCHEDDU - PD E PDL: IN SARDEGNA L'INIZIO DELLA FINE COMINCIA DALLE COMUNALI A CAGLIARI. DOPO LE QUALI LA SARDEGNA POTREBBE COMINCIARE UN CAMMINO VERSO IL MODELLO PARTITICO CATALANO...

I complottisti, i dietrologi e voyeres della politica indipendentista rimarranno molto delusi dal contenuto di questo post, ma ciò che svelerò non è meno interessante delle spy story in salsa nuragica che appassionano questo genere di persone. Almeno dal mio punto di vista. Ma è proprio di quello che sto per scrivere. Cominciamo.

Per definizione tutte le nicchie, covano in seno delle avanguardie. Che siano esse artistiche o politiche. O se vogliamo, tutte le avanguardie per definizione si rivolgono a una nicchia di persone. Un circolo virtuoso (o vizioso, dipende dai punti di vista). Sta di fatto che i movimenti indipendetisti sono attualmente delle nicchie politiche d'avanguardia o delle avanguardie politiche di nicchia. Fate voi come meglio preferite. In ogni caso le avanguardie anticipano.

Ma bando alle ciancie: vi svelo l'arcano. (Che poi in realtà è la scoperta dell'acqua calda.) Le dimissioni di Claudia Zuncheddu dal Movimento dei Rossomori, come la fuoriuscita da iRS dei seddiani repubricànos, sono soltanto uno dei primissimi sintomi, di ciò che sta per accadere alla geografia politica sarda. Che tra non molto verra completamente ridisegnata. Certo, non da un giorno all'altro, ci vorranno diversi mesi, ma comunque non troppi anni. In ogni caso il processo è già in atto ed è irreversibile.

Un altro sintomo del processo di ridefinizione della geografia politica sarda ci viene dalle prossime elezioni comunali cagliaritane. Il sintomo è visibile, concreto e inequivocabile: i candidati a sindaco di centrodestra e di centrosinistra, salvo clamorosi ripensamenti o cambiamenti di rotta, non sono espressione dei maggiori partiti di quegli schieramenti.

E' cominciato quello che l'onorevole Paolo Maninchedda aveva preconizzato alcuni mesi fa nel suo blog e del quale mi ero già occupato in un altro post. In sintesi Maninchedda faceva un'analisi, secondo la quale il centrodestra in Italia era ormai giunto al capolinea e ciò avrebbe presto comportato inevitabilmente la disgregazione del centrosinistra.

Tutto ciò avrebbe avuto un riverbero anche sulla Sardegna e quello sarebbe stato il momento giusto per cominciare a scardinare il sistema bipolare italiano trapiantato in Sardegna e spostare la contrapposizione non più tra centrodestra e centrosinistra, ma tra conservatori e riformisti. Contrapposizione che attualmente non è possibile perché conservatori e riformisti sono distribuiti trasversalmente in entrambi gli schieramenti e perché "è chiaro che il più grande ostacolo ai percorsi del grande partito dei sardi, è la delega alle dinamiche romane delle dinamiche politiche sarde".

Visto quello che succede oltre Tirreno, credo sia abbastanza palese che per il Psd'Az di Maninchedda, al fianco dei Riformatori Sardi (e del partito italiano UDC), il momento giusto per cominciare a scardinare il sistema bipolare italiano trapiantato in Sardegna, sono le elezioni per il sindaco di Cagliari. L'aver candidato Massimo Fantola con così largo anticipo, smarcandosi dal PDL, il partito di maggioranza della coalizione che governa la Regione, ha messo in luce quelli che attualmente sono i veri rapporti di forza all'interno del centrodestra. Rapporti di forza favorevoli ai due partiti sardi e all'UDC, a tal punto da potersi permettere di imporre il candidato al PDL. Che è talmente al capolinea da temere come la morte (appunto), le varie liste civiche delle correnti e correntine dei vari Massidda, Sanjust e Pili.

Una candidatura di raffinata strategia politica, quella di Fantola, da parte dei tre partiti alleati in Regione al partito di Berlusconi. Candidatura che rappresenta una vera e propria offerta pubblica d'acquisto del bacino elettorale del PDL, che tra non molto lascerà nel centrodestra sardo un vuoto politico-elettorale da colmare. Un vuoto che i tre partiti aspirano legittimamente a colmare almeno in parte.

In quale misura bisognerà stabilirlo, ma a quel punto sarà interessante vedere come verranno redistribuiti quei voti tra queste tre forze politiche e quali di queste tre diventerà il primo partito del centrodestra. Il Psd'Az alle ultime consultazioni provinciali, in alcune aree della Sardegna, ha mostrato una crescita di consensi proprio a scapito del PDL. Potrebbe quindi legittimamente aspirare a diventare il primo partito di quello schieramento. E comunque la somma dei due partiti sardi (ai quali si può aggiungere Fortza Paris) potrebbe essere superiore a quella della sola UDC.

Ciò è molto diverso, o comunque ancora troppo lontano nei tempi lunghi di ridefinizione della geografia politica, dal "grande partito dei sardi" auspicato da Manichedda, sul modello scozzese (avvento del quale io personalmente non credo affatto), ma è quanto di più vicino ci possa essere al centrodestra nazionalista-autonomista del modello catalano rappresentato da Convergencia i Uniò. Modello che trovo più plausibile per la Sardegna, rispetto a quello scozzese,per il quale, sia chiaro, metterei comunque la firma subito.

In questo caso mancherebbe l'altra metà del modello catalano, ovvero il centrosinistra. E qui sorge il problema. Perché se nell'altro schieramento c'è già chi potrebbe interpretare il ruolo di Convergencia i Uniò, in quello di centrosinistra non c'è, o per lo meno non c'è ancora, un soggetto politico che potrebbe interpretare il ruolo del Partito Socialista Catalano, completamente autonomo dal PSOE di Madrid. Una sorta di Partito Socialista Sardo di stampo riformista e respiro europeo, capace a un tempo di colmare una buona fetta del vuoto politico-elettorale che lascerà il PD auotoconsuntosi e di aggregare intorno a se , oltre ai Rossomori, quelle forze indipendentiste radicali e/o progressiste, come i Repubricànos iRS, SNI e quello che probabilmente sarà il nuovo soggetto politico di Claudia Zuncheddu.

Probabilmente l'unico leader politico sulla piazza, in grado di dar vita a una creatura politica capace di incarnare quel ruolo di leadership in un centrosinistra sardo autonomista/indipendentista è Renato Soru. Il problema è che, come ha detto Vito Biolchini in una sua analisi, gli anni hanno visto il patron di Tiscali trasformarsi da profeta del cambiamento ad aspirante capobastone del Pd. E viste come stanno attualmente le cose, nonostante le pressioni più o meno palesi da parte della base e di alcuni dei suoi per un ritorno alle origini, è difficile immaginare un passo di Soru verso l'abbandono del PD al suo destino e la trasformazione di Sardegna Democratica in un soggetto politico autonomo. Insomma, a meno di clamorosi ripensamenti Renato Soru è politicamente game over. La possibilità di formare un soggetto politico di quel genere potrebbe però venire da alcuni dei suoi, che spinti dalle presisoni della base, abbandonino Soru e il PD al loro destino.

Invece gli indipendentisti radicali, almeno quelli tra loro più affini come Sale, Cumpostu e Claudia Zuncheddu sentono la “esigenza dell’unità dei Movimenti ambientalisti, progressisti e indipendentisti", per usare le parole della Consigliera Regionale. Ecco cosa c'è davvero dietro le dimissioni di Claudia Zuncheddu: una nicchia di avanguardisti, presenti al primo appello di quella ridefinizione della geografia politica sarda. Che però rischiano di rimanere orfani di un "Partito Socialista Sardo" senza il quale non sarebbero assolutamente in grado di colmare quel vuoto politico-elettorale, che nemmeno l'italiana SEL è in grado di colmare da sola. Insomma, a sinistra la questione è più complicata, ma non è una novità.

Più difficile capire quale potrebbe essere la scelta di campo di quel che resta dei Rossomori e dei Repubricànos, la nicchia avanguardista degli indipendentisti riformisti, che senza quell'ipotetico "Partito Socialista Sardo", che naturalmente non sarebbero in grado di formare loro stessi, pur non essendo (per lo meno Sedda e Muledda) non troppo distanti da quella cultura, potrebbero anche aprirsi a un dialogo con le forze più moderate, ma comunque riformiste citate da Maninchedda.

Un dialogo quindi anche con quel Psd'Az che i Rossomori hanno ricusato e rispetto ai quali i Repubricànos "non-sardisti" hanno sempre rimarcato la distinzione. Ma nella fattispecie, un dialogo in funzione della composizione di quel "grande partito dei sardi" riformista auspicato dallo stesso Maninchedda. Che a quel punto avrebbe azzeccato ogni previsione.

In ogni caso è chiaro che i partiti maggioritari italiani non spariranno completamente, ma quelli nuovi che verranno in sostituzione di PD e PDL, verranno progressivamente ridimensionati nel corso degli anni.

Questi sono gli scenari che potrebbero cominciare a prefigurarsi dopo le elezioni cagliaritane, a prescindere dall'esito finale, rispetto al quale è  paradossalmente più difficile fare previsioni. La vittoria di Fantola, per quanto sulla carta più probabile,  non è affatto così scontata come ha scritto Giuseppe Marci sull'Unione Sarda, giornale che per Fantola fa chiaramente il tifo. Non è così scontata perché da qui a Maggio, pur mancando soltanto tre mesi, succederanno tantissime cose che non possiamo prevedere. A Roma, ma soprattutto ad Arcore.

Ma la vittoria di un candidato piuttosto che dell'altro, cambiarebbe le dinamiche con le quali si svilupperebbero gli scenari prefigurati, ma non la sostanza finale.

Se vincesse Fantola, sarebbe una vittoria elettorale del centrodestra, ma comunque una sconfitta politica del PDL. La vera vittoria politica sarebbe del Psd'Az, dei Riformatori e dell'UDC, che imponendo il candidato in realtà hanno comunque già vinto.

Ma la vittoria di Fantola potrebbe rappresentare il definitivo colpo di grazia al PD. A quel punto, anche se come abbiamo visto è molto improbabile, Soru potrebbe decidire di abbandonare la nave che affonda e consumare lo strappo con il PD, cedendo così alle richieste e alle pressioni della base e di molti dei suoi. Oppure la base di SD e molti degli uomini dei suoi, potrebbero abbandonare lui e fondare quel soggetto politico.

Con la vittoria di Fantola però, il Sistema di Potere Cagliaritano, come lo ha definito Alessandro Mongili nel suo blog, insito nel PDL e che con la vittoria di Cappellacci alle ultime regionali si è in qualche modo esteso a tutta la Sardegna, avrebbe più gioco facile a rifarsi gattopardescamente la verginità politica e sopravvivere alla disgregazione del PDL.

Se invece vincesse Zedda,  al Sistema di Potere Cagliaritano  verrebbe inferto un durissimo colpo e la conservazione dello status quo verrebbe seriamente messa in discussione. La sconfitta di Fantola verrebbe poi addebitata al PDL perché sarebbero certamente i suoi voti quelli che mancherebbero all'appello.

Alla vittoria elettorale del centrosinistra, non corrisponderebbe una vittoria politica del PD, perché verrebbe dimostrato che si può vincere a sinistra e non necessariamente al centro, ma soprattutto perché Zedda avrebbe vinto senza l'appoggio convinto di tutto il PD compatto e nella sua interezza e anzi, nonostante i bastoni tra le ruote di una parte del PD stesso che alle elezioni certamente non mancheranno.

La vittoria quindi non servirebbe ad attenuare le divisioni interne al PD, ma probabilmente ne alimenterebbe l'acuirsi.  E qui si ripete papale papale: a quel punto, anche se come abbiamo visto è molto improbabile, Soru potrebbe decidire di abbandonare la nave che affonda e consumare lo strappo con il PD, cedendo così alle richieste e alle pressioni della base e di molti dei suoi. Oppure la base di SD e molti degli uomini dei suoi, potrebbero abbandonare lui e fondare quel soggetto politico.

Insomma: cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia. Speriamo.


14 commenti:

  1. E in tutto questo aMpI, non potrebbe guadagnarci in consensi dalla parte
    di chi in tutto cio' rigetta conscientemente l'aver preferito gli anvanguardisti dell'ultima ora ?
    Io penso di si se invece di fare il riccio, ogni tanto facesse la vongola, non
    fosse per altro che, andare incontro a qualche Compagno che in buona fede, potrebbe avere dei ripensamenti e dei dubbi sugli Avanguardisti, come ho detto prima, oltre a quelli che nel dubbio e nello schifo, il giorno delle elezioni rimangono a casa o vanno al mare.

    RispondiElimina
  2. Dall'analisi manca completamente chi ha iniziato a parlare di partito dei Sardi nel sardismo (ma non solo) come PNS e cdhi per anni si è fatto il mazzo per far passare questi messaggi: U.R.N. Sardinnya.

    Bomboi Adriano

    RispondiElimina
  3. Grandi caneliberonline!
    Complimenti per il vostro blog, lo trovo molto originale nel modo di comunicare.

    RispondiElimina
  4. Sono abbastanza d'accordo su quanto hai scritto, anch'io penso che se la Zuncheddu si è dimessa dai rossomori c'è qualcosa dietro niente in politica avviene per caso.Nel caso di Soru invece penso che fino a che lui starà in coma farmacologico (per usare un termine alla grillo), non si staccherà mai dal PD. Speriamo che qualcuno si svegli per fare politica seria per la Sardegna e per i giovani Sardi.

    RispondiElimina
  5. zuncheddu, sale e soru insieme a breve

    RispondiElimina
  6. Se succedesse, dopo 10 anni esatti succederebbe ciò che balenò in mente a Cossiga.

    Bomboi Adriano

    RispondiElimina
  7. Se la politica è l'arte del possibile
    intesa in questa maniera (Fantola che diventa il miglior candidato rappresentante del sardismo)e una politica che non mi piace. Comunque grazie per gli stimoli alla riflessione che ha dato.

    RispondiElimina
  8. Ed ora i "veri" indipendentisti accolgono e plaudono tziu Muledda rossomoro , stampella del pd.

    RispondiElimina
  9. Mah.. non posso condividere l'analisi. Intanto perché quel che resta dei Rossomori è tutto quello che già c'era meno Claudia Zuncheddu e fan (su 104 del consiglio nazionale non si arriva a 15 fuoriusciti, compreso marito, segretaria del gruppo di Cagliari, segretaria del gruppo in Regione, e sorella).
    Rossomori è sin dall'inizio per la sardizzazione dei partiti operanti in Sardegna. Sin dall'inizio abbiamo chiesto al PD di diventare Sardo così stiamo chiedendo a SEl di fare la stessa operazione.
    Chi continua (strumentalmente) a gridare allo scandalo per il fatto che Rossomori stia in una coalizione di centrosinistra, dovrebbe chiedersi perché, l'indipendentista d'avanguardia, Claudia Zuncheddu, abbia fatto un gruppo con SEL al consiglio comunale di Cagliari, e come mai faccia gruppo con SEL e Comunisti Italiani in Consiglio Regionale. La vera motivazione dell'uscita da Rossomori di Claudia Zuncheddu, non è il frutto dell'intuizione politica descritta nell'articolo, è bensì il naturale epilogo di un percorso difficile nato sin dall'inizio. Fra qualche mese Rossomori celebra il suo primo congresso, sarebbe stata quella l’occasione per concludere in merito a differenze politiche, invece la Zuncheddu esce prima. La realtà è questa: I partiti politici sono utilizzati dai più, quale mera succursale elettorale (Claudia Zuncheddu, quando il PSD'AZ andò a Destra, chiese ospitalità nelle file dell'IDV, noto per l'indipendentismo, per la candidatura alle regionali, era convinta che Rossomori, non ancora nato, non sarebbe riuscito ad eleggere). Il partito non viene concepito come luogo dell'elaborazione politica, ma come contenitore di voti da utilizzare per la propria elezione... ottenuta la quale, ci si muove senza vincolo di mandato. Tra Rossomori e Claudia Zuncheddu non c'era alcuna comunicazione. Sin dall'inizio non erano riconosciuti gli organismi del partito e la sua proposta politica (ordini del giorno, interrogazioni, emendamenti alla finanziaria, proposte di legge), nulla di ciò che faceva era mai mediato o discusso con il partito. Faccio un esempio per capire: Rossomori a seguito di ben 24 riunioni con agricoltori, pastori, sindacati, sindaci e tecnici ha elaborato una proposta politica sulla vertenza latte in Sardegna. Rossomori, manifestava contrarietà alla proposta del PD, peraltro votata in consiglio regionale. Bene, Claudia Zuncheddu è firmataria dell'ordine del giorno del PD (per capire chi fa la stampella), disconoscendo nel contempo il lavoro e la proposta del proprio partito.
    Claudia è uscita da Rossomori per sindrome da solipsismo. In 2 anni non è mai riuscita a modificare i rapporti di forza interni, in forte minoranza e al centro della critica costante e ultimamente anche forte e accesa, di quasi tutte le federazioni del partito (Cagliari, Nuoro, Sassari, Mediocampidano, Olbia) e della stragrande maggioranza del Consiglio Nazionale. Il risultato è stato l’abbandono.
    C’entra anche la questione denaro. Claudia Zuncheddu non accettava di dover consegnare soldi al partito, il quale gli avrebbe amministrati secondo logiche generali (canoni d’affitto, telefono e luce, campagne di propaganda, organizzazione iniziative). La Zuncheddu infatti preferiva essere la patrocinante delle esigenze dei circoli o delle iniziative che di volta in volta si organizzavano nei territori. Non per questo non ha versato soldi al partito, ma l’ha fatto in misura inferiore a quanto pattuito e avanzando e diffondendo dubbi sulla leicità dell’utilizzo degli stessi.

    RispondiElimina
  10. Anche i fuoriusciti da iRS e fondatori di ProgReS a loro detta "hanno lasciato Gavino Sale da solo col pallone", il che può essere pure vero. Ma alla fine della fiera quello che conta davvero è unicamente il peso specifico elettorale di Gavino Sale.

    E ciò vale anche per Claudia Zuncheddu. Non hanno importanza le ragioni interne ai Rossomori per cui la Zuncheddu ha lasciato il partito. Ha importanza la scelta di tempo, il momento in cui lo ha fatto e per fare cosa. E dal mio punto di vista la scelta di tempo per fare ciò che vuol fare, è assolutamente azzeccata.

    Le elezioni diranno se ho torto o ragione.

    RispondiElimina
  11. Ottimo, speriamo che la Zuncheddu accetti!

    RispondiElimina
  12. L'anonimo rossomoro...che continua ad assumere l'atteggiamento del marito scaricato, è colui che da vecchia volpe della politica...di cui la cronaca locale gli ha dato ampio spazio negli anni 90 per faccende poco limpide che riguardavano lui e i suoi familiari coinvolti in truffe miliardarie, oggi non sopporta di essere sconfitto da una donna che solo per aver chiesto trasparenza a riguardo della gestione dei fondi introitati dai rossomorti che riguardavano non solo il versamento mensile del 20% dello stipendio della consigliera, ma anche i rimborsi elettorali, quote tessere, versamento di quote da parte dei pensionati d'oro della politica, dei consiglieri e assessori provinciali e comunali,ma purtroppo quando si viene messi all'angolo e non si riesce a dare risposte a quanto chiesto da iscritti e dalla consigliera, c'è chi ha ben pensato di mettere in pratica l'arte della denigrazione di matrice leninista ben pensando di ribaltare le situazioni, se avete il coraggio pubblicate gli estratti conto.....dite che uso ne avete fatto di questi soldi....La Zuncheddu ha fatto bene a prendere le distanze da voi......ora non vivrete più di rendita grazie al lavoro che ha sempre fatto la vostra ex consigliera. Credo che non vi vada giù il fatto che non avete più chi con la propria pulizia e onestà garantiva anche per chi la fedina penale tanto pulita non ce l'ha? Oppure ci si agita tanto perchè avreste voluto fare da stampella al PD possibilmente nella speranza che nessuno si accorgesse dei vostri giochi di poltrone? perchè non vi candidate invece di occupare poltrone e benefici senza portare un voto e tutto sulle spalle di chi per questo partito ha lavorato? a già è vero Muledda si è candidato alle provinciali in tre collegi diversi e ha totalizzato 16 voti....complimenti grande successo! premio per la coerenza... ora indipendentisti ora d'appoggio al pd. Rappresentate il vecchio della politica e ora si ha bisogno di aria fresca.....

    RispondiElimina
  13. Sabato a Tramatza, durante un Consiglio Nazionale Rossomori, C.Zuncheddu è stata vittima di un vile, scorretto e volgare attacco di massa. La colpa? Aver intrapreso una decisa battaglia per la trasparenza interna anche relativamente alla gestione dei flussi finanziari. Una consistente fetta dei militanti desiderava che il movimento funzionasse un po’ come un moderno ristorante con cucina a vista dove, non solo i militanti, ma anche i cittadini possono verificare gli ingredienti e le modalità con cui si preparano le ricette da proporre alla società sarda. Da notare che questa richiesta ha acquisito forza anche a seguito del centralismo finanziario imposto dalla Segreteria: da tesoriere della Federazione di Aristanis posso dire che i contributi erogati alla nostra Federazione si limitano a 1.000 euro. Rapportateli ai circa 130.000 che Rossomori ha introitato in due anni e capirete la dimensione del problema risorse, che non è l’unico.
    Perché se il vaso trabocca vuol dire che è stato riempito sino all’orlo e le altre gocce sono di natura prettamente politica. Rossomori nasce con la scissione dal Psd’Az nel momento dell’alleanza con Cappellacci per le elezioni del 2009. In quei giorni a me e ad altri fu prospettata la possibilità di creare un partito indipendentista e progressista, la possibilità di salvare il sardismo. Ad oggi non solo si può dire che questo obbiettivo è stato disatteso, ma le accuse di sputtanamento del sardismo fatte dal Segretario dei Rossomori ai danni del Psd’Az appaiono quantomeno ridicole. Non mi riferisco all’esperienza consiliare, dove il Psd’Az paga l’imperdonabile appoggio alla disastrosa Giunta Cappellacci (cui tra l’altro partecipa) e dove per due anni i Rossomori hanno beneficiato dall’azione virtuosa e instancabile della Zuncheddu, ma all’elaborazione politica. Rossomori è oggi una succursale del Pd con venature folkloristiche vintage e una base composta in larga parte da non-indipendentisti imbarcati in fretta e furia con promesse evidentemente diverse da quella fatte al sottoscritto e a tanti altri.
    Di seguito un breve resoconto di fatti e situazioni da me vissuti in prima persona:
    - i fuoriusciti dal Psd’Az di Aristanis, vengono tagliati fuori dalle elezioni del 2009. Si preferisce affidare la preparazione della lista a figure del Pd Oristanese che, per tutta risposta, non presentano nessuna lista;
    - un gruppo di 3-4 persone prende la guida degli scissionisti per l’emergenza elettorale del 2009. Si capisc da subito che non era un atto di beneficenza. Quelle stesse persone, terminate le elezioni, si piazzano alla guida del movimento, vi rimangono sino al marzo del 2010 allorquando si legittimano tramite l’elezione per acclamazione del Segretario Gesuino Muledda in una costituente bufala che di fatto, per tempi di preavviso e metodi di gestione, non ha consentito la preparazione di un’alternativa politica. Si sottolinea subito che la carica è provvisoria e che nell’ autunno 2010 si andrà a congresso. Ad oggi Muledda è ancora il Segretario del movimento e nulla si sa sulla data del Congresso;

    RispondiElimina
  14. ....continua commento precedente.

    - nella primavera 2009, alla vigilia delle elezioni europee, Rossomori, unico tra tutte le forze indipendentiste, non chiama i sardi all’astensione come forma di protesta civile contro l’esclusione strutturale dei rappresentanti sardi nel parlamento europeo: Claudia Zuncheddu, in nome della salvaguardia dell’unità del movimento, si impegna con grande sforzo in una complessa posizione conciliatoria;
    - appena eletto per acclamazione il Segretario Muledda chiama tutte le forze del centro sinistra e indipendentiste ad una mobilitazione in difesa della costituzione italiana dimenticando sin da subito di guidare un movimento indipendentista che, per sua natura, ha obbiettivi contrastanti con i principi fondamentali della Carta in oggetto. Notare come anche in questa occasione, con grande sacrificio e spirito unitario, Claudia Zuncheddu cerchi una soluzione di conciliazione rispetto alla gaffe della dirigenza;
    - nella primavera 2010 la Federazione di Cagliari appoggia in maniera servile e incondizionata la candidatura di Graziano Milia, non curante della fresca condanna per abuso d’ufficio riportata in appello da quest’ultimo, non curante del forte disagio avvertito da gran parte del movimento e sfociato con tre dimissioni dal Consiglio Nazionale, estromettendo di fatto dall’azione politica del movimento la questione morale e candidandosi a navigare nei peggiori vizi della mala politica italiana;
    - la linea politica della segreteria si allontana sempre di più da un indipendentismo moderno, arrampicandosi nell’ipotetica figura della regione associata all’Europa, con conseguente abbandono del concetto di Nazione Sarda e il recupero di un internazionalismo di antica memoria;
    - nel dicembre 2010, per le primarie di Cagliari, nonostante la base si fosse espressa sul nome della Zuncheddu, nonostante la stessa avesse offerto la sua disponibilità e nonostante la proposta raccogliesse un crescente consenso trasversale all’esterno del movimento, la Segreteria ostacola in tutti i modi questa possibilità, rifiutandosi di fatto di formulare la richiesta alla Zuncheddu e proponendo addirittura la candidatura di Giuseppe Andreozzi al quale va comunque il mio personale riconoscimento per l’impegno e la dignità che hanno caratterizzato la sua campagna elettorale. Nulla può invece liberare la Segreteria dalla gravissima responsabilità di non aver fatto tutto quanto in suo potere per dare alla città di Cagliari un sindaco indipendentista, responsabilità aggravata dalla sconfitta di Cabras che da’, nelle sue dimensioni, l’idea dell’opportunità persa.
    Queste e altre ragioni alla base di quello che succederà nei prossimi giorni. A Claudia va la conferma della mia fiducia oltre al difficile compito di lavorare insieme a tutti gli indipendentisti per far si che questa scissione sia l’ultima. L’ideale indipendentista è arrivato ai giorni nostri grazie al sudore e in alcuni casi al sangue versato da chi ci ha preceduto. Sta a noi dare alla Nazione Sarda il suo posto nel Mediterraneo, nell’Europa, nel Mondo. Pensiamoci bene, la storia non ci aspetta.
    Commento di Andrea Nonne tratto da blog grande Ovest

    RispondiElimina

Contribuisci al dibattito in modo sereno e costruttivo.