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martedì 1 marzo 2011

LO SCUDETTO DEL CAGLIARI: UN TITOLO VINTO GRAZIE AL "DOPING CHIMICO" - UNA STORIA ORDINARIA DI CAPITALISMO COLONIALE

Il Cagliari dello scudetto
Non ho ancora avuto il tempo ed il piacere di leggere l'ultimo romanzo di Bachiso Bandinu, ma sono rimasto letteralmente sconcertato dalla rivelazione che mi ha fatto l'inizio della sinossi del libro, proposta dalla casa editrice il Maestrale. La sinossi de "L'amore del figlio meraviglioso", questo il titolo del romanzo dell'antropologo bittese, comincia in questo modo brutale: "Sardegna: anni ’60 del Novecento. Stranieri venuti dal mare scoprono una parte inabitata di litorale e la chiamano Costa Smeralda. Così recita la favola turistica, anche se il passo dei nativi galluresi ha sempre misurato quelle terre e la lingua sardo-corsa le nomina Monti di Mola."

Karim Aga Khan
Lo sconcerto deriva in primo luogo dalla mia ignoranza da colonizzato, che spero i fratelli galluresi mi perdoneranno, e in secondo luogo dal condividere questa ignoranza con una miriade di gente. La Costa Smeralda prima dell'arrivo di Karim Aga Khan non esisteva! Naturalmente non mi riferisco al complesso turistico, ma proprio al nome della costa. Ignoravo completamente che quel luogo i galluresi e i sardi tutti, gli indigeni insomma, lo chiamassero Monti di Mola. Non ne avevo la minima idea perché tutte le cartine geografiche della Sardegna che ho visto in vita mia da quando sono nato ad oggi, dalle scuole elementari in poi, hanno sempre riportato sopra la Gallura la dicitura "Costa Smeralda". E nessuno me lo aveva mai detto!

Uno scorcio di Costa Smeralda
Naturalmente la Sardegna è piena di posti che hanno un nome imposto dai vari dominatori che si sono succeduti nei secoli. Gli stessi nomi dei paesi e delle città sono italianizzati. La stessa Cagliari è l'italianizzazione del nome spagnolo Callari, ma nessun sardo l'ha mai chiamata in questo modo. La cosa che trovo sconvolgente è che il "battesimo" della Costa Smeralda è recentissimo e risale soltanto al 1962, anno della costituzione dell'omonimo Consorzio. E i Monti di Mola sono già stati consegnati alla damnatio memoriae. Come tutta la nostra storia.

Lo sbarco di Cristoforo Colombo
Quando Cristoforo Colombo sbarca per la prima volta in un'isoletta di un'arcipelago del Nuovo Mondo, la battezza arbitrariamente San Salvador. Non importa se gli abitanti di quell'isola la chiamano Guanahanì.
Karim Agha Khan è come Cristoforo Colombo: una storia ordinaria di capitalismo coloniale. Che è anche il sottotitolo del libro di Giorgio Meletti intitolato "Nel Paese dei Moratti". Perché negli anni '60 la Sardegna si è improvvisamente trasformata in una grande San Salvador a disposizione di un esercito di "Cristofori Colombi" di ogni risma. Con tanto di notaio al seguito (la classe dirigente sarda dell'epoca) e di regolare atto notarile (l'articolo 13 dello Statuto Sardo: "Lo Stato col concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola").

Il Cagliari promosso in B
Così nel maggio del 1962, lo stesso anno di costituzione del Consorzio Costa Smeralda,  il cosìdetto Piano per la Rinascita  della Sardegna, diviene legge dello Stato italiano. E' in quell'anno che comincia la costruzione della raffineria della Saras a Sarrocch e del complesso chimico della Sir a Porto Torres. Nello stesso anno il Cagliari arriva primo nel girone B di serie C e viene promosso in serie B. Nel 1964 il Cagliari sale in serie A per la prima volta nella sua storia. In sole tre stagioni dalla C alla A. Curioso per una squadra di calcio di un'isola povera e semisconosciuta nel centro del Mediterraneo. O no? Intanto l'anno successivo, il 1965, entra in funzione la raffineria della Saras.

Il trailer del film Oil di Massimiliano Mazzotta con le immagini dell'inaugurazione della Saras nel 1965

Qual è il nesso tra questa escalation e il Piano di Rinascita? Probabilmente nessuno, almeno apparentemente. 
Ma tra lo scudetto del Cagliari nel 1970 e la chimica in Sardegna scaturita da quel piano, un nesso c'è eccome. Perché per vincere uno scudetto, in quegli anni come oggi, c'è bisogno di una squadra competitiva. E per allestire una squadra competitiva c'è bisogno di grandi disponibilità di denaro. E' così che nel 1967 "due gruppi industriali, la Saras e la Sir, acquistano 140 milioni in azioni, e ottengono la maggioranza della Società", come recita la storia del Cagliari nel suo sito ufficiale. Insomma, allora come oggi, dove c'è calcio c'è denaro e dove c'è denaro c'è politica.

Angelo Moratti
La Saras appartiene ad Angelo Moratti, all'epoca  proprietario e presidente dell'Inter. La Sir (Società Italiana Resine) è invece di proprietà di Angelo Rovelli, detto Nino. Entrambe hanno sede a Milano. Nel 1967 la Sir, termina la costruzione della raffineria Sardoil di Porto Torres e oltre al Cagliari, acquisisce la Rumianca di Machiareddu e il quotidiano La Nuova Sardegna. Infine, sul finire degli anni '60, i due "Angeli del Varesotto" (entrabi sono nati in due paesini della provincia lombarda), attraverso Giuliano Salvadori del Prato, acquistano il quotidiano L'Unione Sarda.
Insomma, la Saras e la Sir, si comprano letteralmente la Sardegna. Con i soldi dei sardi. Perché tutto quel denaro proviene in gran parte dal Credito Industriale Sardo. Per fare un esempio la sola Sir, sino al 1966, assorbe il 65% dei mutui erogati dal Cis per la provincia di Sassari.

Nino Rovelli
Finisce il decennio di colonizzazione e si arriva al 1970. A quel punto la chimica e il turismo hanno bisogno di pubblicità e la politica ha bisogno di edulcorare la colonizzazione con una parvenza di integrazione e assimilazione della Sardegna all'Italia. Serve una fava per due piccioni: lo scudetto al Cagliari. E lo scudetto arriva sulle sponde del "Golfo degli Angeli del Varesotto" a far uscire dall'anonimato quell'isola semisconosciuta. Il Cagliari conquista le prime pagine di tutti i quotidiani italiani, non soltanto quelli sportivi.

L'Unione Sarda del lunedì
"Ma era sicuramente la prima pagina dell'Informatore del Lunedì" scive Franciscu Sedda nel suo libro La Vera Storia Della Bandiera Dei sardi "l'inserto sportivo dell'Unione Sarda, il principale quotidiano dell'isola [di proprietà della Saras e della Sir esattamente come il Cagliari n.d.r.], ad esprimere il discorso più coerente. Sotto l'occhiello con la scritta 'Il Cagliari ha vinto lo scudetto' campeggiava l'enorme titolo su due righe 'Campioni d'Italia', affiancato dal disegno di un tricolore. E sotto, ad esprire l'interpretazione dominante, un fondo dal titolo 'Un'affermazione della Sardegna', che non poneva solo l'equivalenza 'Cagliari/Sardegna' , 'vittoria del Cagliari/riscatto dei Sardi', ma faceva l'apologia dell'integrazione riuscita, attraverso l'idea del non essere più italiani di serie B".

Gianni Brera
A conferma di ciò, il grande Gianni Brera, il decano dei giornalisti sportivi italiani, qualche tempo dopo scrisse: "Lo scudetto del Cagliari rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l'evento che sancì l'inserimento definitivo della Sardegna nella storia del costume italiano. Questa regione rappresentava fino agli anni Sessanta un'altra galassia [per non dire nazione n.d.r.]. Per venirci, bisognava prendere l'aereo e gli italiani avevano una paura atavica di questo mezzo di trasporto. La Sardegna aveva bisogno di una grande affermazione e l'ha avuta con il calcio, battendo gli squadroni di Milano e Torino, tradizionalmente le capitali del football italiano. Lo scudetto ha permesso alla Sardegna di liberarsi da antichi complessi di inferiorità ed è stata un'impresa positiva, un evento gioioso. La Sardegna era fino ad allora nota per la brigata "Sassari", ma le sue vicende furono un massacro". Insomma, i due piccioni erano in trappola.

Cesare Previti
Soltanto sei anni più tardi, nel 1976, la Sir di Rovelli sarà indebitata fino al midollo e il Cagliari tornerà in serie B.  Felice Rovelli, figlio di Angelo detto Nino, verrà poi condannato nel 2003 nell'ambito del processo IMI-Sir/Lodo Mondadori per "avere pagato la piu' grande mazzetta della storia di Mani pulite (67 miliardi) e con sospetta ingenuita' sostiene di averla sborsata a Cesare Previti (21 miliardi), ad Attilio Pacifico (33) e al Giovanni Acampora (13) senza saperne il motivo, ma solo perche' glielo aveva detto papa' prima di morire". Tutto questo per corrompere dei giudici romani e "aggiustare" una sentenza di risarcimento di ben 678 miliardi di lire da parte di IMI in favore della Sir di Rovelli.


Cappellacci visto da Fauno Banana
All'epoca Cesare previti era già da anni l'avvocato di Silvio Berlusconi e il suo commercialista era Giuseppe Cappellacci, padre di Ugo. Cappellacci padre e figlio, non c'entrano nulla con la vicenda IMI-Sir, ma Ugo Cappellacci, che occupa quella poltrona per una decisione presa ancora una volta in Lombardia, insieme al coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a Flavio Carboni, a Pasquale Lombardi, al costruttore Arcangelo Martino, a Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias, e a Ignazio Farris, direttore generale dell'Arpa Sardegna, è indagato per le vicende dell'eolico in Sardegna. Dagli anni '60 ad oggi è sempre l'energia il motivo della colonizzazione della Sardegna. Ed è sempre a Milano che si prendono le decisioni. Calcio compreso.

La bandiera delle Bahamas
Nel 1973, l'anno della crisi petrolifera mondiale che tocca anche la Sardegna della Saras e della Sir, 500 anni dopo l'arrivo di Cristoforo Colombo e dopo 500 anni di dominazione prima spagnola,  poi inglese, l'arcipelago delle Bahamas (Lucayas, come lo chiamavano i nativi Lucayos) del quale San Salvador (Guanahanì) fa parte, ottiene l'indipendenza nazionale. 

C'è speranza anche per noi.







32 commenti:

  1. Ottimo reso conto. I fatti sono riassunti in modo intelligente e non si può fare a meno di notare le "coincidenze", se così vogliamo chiamarle.

    Daniele

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  2. Scusate ho staccato la parola resoconto..

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  3. interessante e lucida riflessione, facile da capire ma complicata da scoprire

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  4. che novità.... iul nostro scudetto ci sta davanti bello illuminato e fumante di nero fumo assassino.
    che ci devi fare..
    comunque a differenza dei ladri a strisce..sul campo abbiamo dato lezioni, non rubato, il discorso è da fare a livello della famosa pillola indorata.. do ut des.
    storia che si ripete.. ragazzi che muoiono, Moratti che distribuisce biglietti per la finale di champions.. il cagliari di gigi Riva non di tocca, sul campo è stata storia, vera leggenda calcistica e non solo!

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  5. che novità.... iul nostro scudetto ci sta davanti bello illuminato e fumante di nero fumo assassino.
    che ci devi fare..
    comunque a differenza dei ladri a strisce..sul campo abbiamo dato lezioni, non rubato, il discorso è da fare a livello del...la famosa pillola indorata.. do ut des.
    storia che si ripete.. ragazzi che muoiono, Moratti che distribuisce biglietti per la finale di champions.. il cagliari di gigi Riva non di tocca, sul campo è stata storia, vera leggenda calcistica e non solo!
    PILLE#11

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  6. @ PILLE#11: Infatti in questo post non si è mai parlato della leggenda. Soltanto della storia.

    Storia che, come giustamente hai detto tu, non è affatto una novità, ma che i sardi tengono nascosta perché hanno paura di sentirsela raccontare.

    Spesso la verità che ci riguarda fa molto male.

    @ Leonardo e Daniele: Grazie.

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  7. Bella riflessione..

    Riguardo "Monti di Mola" ci ha fatto una bella canzone anche Fabrizio De Andrè.. Come hai detto nell'articolo, diverse località in Sardegna hanno nomi "non loro".. Vedi Golfo Aranci anzichè Golfo de li Aranzi(golfo dei granchi! Non aranci!) o Isola di Maldiventre anzichè Maluentu (vento "cattivo")..

    Che tristezza..

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  8. COMPLOTTISMO IDEOLOGIZZATO A PALATE. IL CLASSICO GROVIGLIO DI PSEUDO INFORMAZIONI CREATO A TAVOLINO PER SUGGESTIONARE I POLLI

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  9. @ Ultimo anonimo: prova ad indicare una cosa che mi sono inventato, poi ne riparliamo.

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  10. Premetto che non sono sardo, (anche se vorrei esserlo), ma ho una piccola casa nel Golfo di Marinella in cui vado dal 1981, quando avevo solo 11 mesi...ora abito in California, a Los Angeles, quindi ho a cuore la Sardegna come e più di molti Sardi.

    Tra l'altro condivido il vostro auspicio che la Sardegna un giorno possa diventare indipendente come lo sono le Bahamas, ma questo è un altro discorso...

    I fatti presentati mi sembrano incontrovertibili, e sicuramente non ne metto in dubbio la veridicità. Quello che mi chiedo e vi chiedo è quale sarebbe potuto essere uno sviluppo della Sardegna alternativo alla chimica e al turismo... perchè non si può portare a livello dell'Europa una regione di 1,5 milioni di abitanti solamente con l'industria del sughero, con tutto il rispetto. E' chiaro che una raffineria porta un sacco di problemi (io per 18 anni ho vissuto a 4 km da quella Agip di Milano)... Tanti esempi di "eccellenza" sarda, come la Plastwood di Tusacciu si sono dimostrati dei fuochi di paglia...

    Io mi sono trasferito in California perchè... mi ricorda la Sardegna, solo che ci sono università come Stanford, Berkeley, UCLA e USC dove escono dei geni che lanciano aziende biotech, di computer e così via (la famosa silicon valley...) insomma, ci sono le strutture perchè i talenti vengano qui e investano in energie rinnovabili sul territorio californiano...

    ripeto, voglio stimolare il dibattito, cercando un'alternativa allo sviluppo chimico perchè se molta gente ha accettato di fare turni massacranti in condizioni di lavoro molto pericolose è perchè purtroppo, lo dico con immenso dispiacere, non c'erano alternative sul territorio.

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  11. Sembra uno spot elettorale, complimenti per la fantasia siete riusciti a metterci dentro pure Cappellacci.
    Dovreste scrivere libri in pieno stile Meyssan Thierry.

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  12. @ carloblacksun: Ti do un po di cifre: Dal 1963 al 1969 il PIL dell'industria in Sardegna è passato dal 26 al 32% del totale. Contemporaneamente il numero degli occupati in quel settore è passato dal 29 al 28% del totale degli occupati. A chi ha giovato quell'incremento di PIL? La risposta la lascio a te. Aggiungo soltanto che a Sarroch, dove c'è la Saras, c'è una percentuale di morti per tumori, leucemia e altre patologie, di gran lunga superiore alla media della Sardegna. Sembrerebbe che la Saras abbia portato molta più morte che vita in quel paese.

    Un altra considerazione per chiarire il contesto storico e l'importanza vitale del petrolio e della chimica in quel periodo per lo stato italiano: Enrico Mattei muore proprio nel 1962 in circostanze misteriose ancora tutte da chiarire.

    A proposito del totale fallimento del Piano di Rinascita della Sardegna, un economista come Paolo Savona ha scritto: "Certamente, il mancato collegamento con l'economia preesistente e le sue possibilità di sviluppo ha rappresentato uno dei difetti di funzionamento del vecchio funzionamento di sviluppo; difetti acuiti dal comportamento del sistema finanziario sardo, che si è rivolto al finanziamento dell'impulso esogeno, invece di curare, come avrebbe dovuto curare nella logica della sopravvivenza del vecchio modello di sviluppo, il sostegno delle iniziative isolane di qualsiasi dimensione nell'intento di creare proprio quel terreno in cui l'innesto dello sviluppo sarebbe stato possibile o almeno reso probabile".

    In sintesi, mettendo insieme il tutto, si sono favoriti gli interessi dell'industria chimica e petrolifera italiana, quando sarebbe stato logico trasformare quel sistema arcaico agro-pastorale preesistente, in un sistema ultramoderno di industria (sottolineo industria) agro-alimentare. Oggi l'industria agro-alimentare nel mondo è assolutamente strategica, mentre in Sardegna agonizza, proprio perché fatica a mettersi al passo coi tempi. Infatti importiamo l'80% dei prodotti agro-alimentari!!! E' una follia se si pensa alla densità di popolazione sarda e quindi alla percentuale di terreni agricoli disponibili, in rapporto alla popolazione.

    E proprio in rapporto alla popolazione, ti ricordo che Malta (che è indipendente dal 1964), è uno sputo di isola nel Mediterraneo e ha 400 mila abitanti, oltre che 6 europarlamentari, contro gli zero della Sardegna.

    La Slovenia è più piccola della Sardegna, ha 500 mila abitanti in più, un PIL pro capite più basso della Sardegna, ma è indipendente.
    Chi pone il numero della popolazione e le dimensioni del territorio come uno ostacolo all'indipendenza, non pone un'obiezione credibile.

    Per quanto riguarda il turismo, nessuna obiezione. Ti dirò di più: a differenza della chimica, la Costa Smeralda ha dimostrato di essere stata una scelta azzeccata. Infatti è viva e vegeta, mentre a parte la Saras, la chimica in Sardegna non esiste più. Tra l'altro rispetto agli scempi edilizi fatti sulla coste della Sardegna, soprattutto al sud, in Costa Smeralda si è comunque tutto sommato, costruito con un certo criterio. Sulla Costa Smeralda facevo un altro punto di ragionamento.

    Non mi dilungo ulteriormente, ti dico soltanto che il modello californiano della Silicon Valley, ha un forte substrato su cui porre le basi qui in Sardegna. Visita questa sezione del mio blog e clicca su ogni immagine. http://www.cagliarifornia.eu/p/sardinia-valley.html

    @ ultimo anonimo: Uahhahah! Spot elettorale per chi? Contesta questi dati piuttosto.

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  13. Tutto chiaro, non conosco lo sviluppo turistico del sud ma nel nord-est la cosa è stata gestita molto bene secondo me... è chiaro che i Monti di Mola erano molto più belli prima, ma tra fare capolavori architettonici come il Cala di Volpe e l'Hotel Romazzino e porcherie tipo quelle che vedi a Ibiza o Benidorm mi pare che non ci sia paragone.

    Sulla Saras non ho elementi per poter controbattere quindi mi fido di te, sul fatto che la Sardegna sarebbe potuta diventare florida SOLO con l'industria agro-alimentare ho qualche dubbio: a che prodotti fai riferimento in particolare? quale regione del mondo è fiorita grazie all'industria agro-alimentare?

    Aggiungo che mi piacerebbe che la bandiera coi quattro mori rappresentasse uno stato indipendente e non solo una regione (così come vorrei una Lombardia indipendente, ma è un altro discorso), anche se vorrei essere certo del fatto che la Sardegna possa diventare autosufficiente dal punto di vista finanziario, cosa sulla quale in questo momento ho qualche dubbio.

    Rinnovo i complimenti per il blog davvero molto interessante: tornerò più spesso.

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  14. A me fanno ridere i "sardi" che parlano tanto di colonizzatori quando la maggior parte di loro sono i discendenti.

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  15. @ carloblacksun: Nessuno sostiene che la Sardegna sarebbe potuta diventare florida SOLO con l'industria agro-alimentare, ma ANCHE.

    Infatti il problema è che si è creduto che la Sardegna sarebbe potuta diventare florida SOLO con l'industria chimica. Per intenderci: di quell'esperienza degli anni '60 è rimasta solo la Saras. Tutto il resto è fallito o fallisce ogni due anni. La monocoltura petrolchimica non ha portato sviluppo e ricchezza, ha portato tumori e cassintegrati. Non so se questo è chiaro.

    Per industria agroalimentare si intende tutto ciò che riguarda la trasformazione, la conservazione e la commercializzazione dei prodotti derivati dall'agricoltura, alimentari e no. E' un settore strategico a livello mondiale, tant'è che le multinazionali del settore sono tra le prime nella classifica dei fatturati, vedi la Nestlè.

    Invece l'industria agroalimentare in Sardegna è scarsa. Come l'agricoltura stessa. Ripeto: importiamo l'80% del cibo. Ripeto: è una follia!

    "L`economia francese é estremamente diversificata, con l`agricoltura e l`industria agro-alimentare che rappresentano la voce principale del Pil nazionale." La fonte di questo virgolettato è la Cooperazione Territoriale Europea, se vuoi verificala.

    Il secondo paese in Europa è la Germania.

    Ma le due paroline magiche di quel virgolettato sono "estremamente diversificata". Che è il contrario della monocoltura. Quindi nessuno sostiene che la Sardegna sarebbe potuta diventare florida SOLO con l'industria agro-alimentare, ma ANCHE sicuramente si.

    Vogliamo lasciare perdere i paesi europaei e parlare dei paesi ex-poveri che stanno crescendo a livello mondiale? Bene, fonte Il Sole 24 Ore: "La crisi economica mondiale ha colpito l'Uruguay in modo lieve. Il Prodotto interno lordo ha ridotto la sua crescita rispetto agli anni precedenti, ma sul dato relativo al 2009, + 2,9 per cento, molti altri paesi avrebbero messo con entusiasmo la propria firma. L'agricoltura e l'industria agroalimentare producono il 30 per cento della ricchezza uruguaiana e garantiscono due terzi delle esportazioni totali. Le coltivazioni principali sono il riso, il mais, il girasole e la canna da zucchero. [...] Negli ultimi anni sono cresciute molto anche le aziende che operano nel comparto IT. In proporzione al numero di abitanti, l'Uruguay è uno dei principali produttori ed esportatori di software del mondo".

    La Sardegna è il primo produttore italiano di pecorino romano (hai letto bene, romano), ma com'è che i pastori sardi sono ridotti alla fame?

    In tutto ciò lo stato italiano deve restituire alla Sardegna, 9 miliardi (non ho sbagliato, proprio miliardi, non milioni) di euro di tasse pagate dai sardi e mai rigirate alla Sardegna, come previsto dallo Statuto d'Autonomia Sarda.

    Nessuno sostiene che la Sardegna debba diventare indipendente da un giorno all'altro, ma ti posso assicurare (e non lo dico io) che la cosa è assolutamente fattibile.

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  16. Bene, cominciamo a mandare via tutti quelli con cognomi di origine Spagnola, Araba, Pisana, Romana, Siciliana, Partenopea etc etc...

    ...azz so' rimasti solo i Nuraghi...!!!

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  17. @ ultimo anonimo: questo lo vorrai tu, io vorrei che gli extracomunitari non venissero rinchiusi nei lager quando sbarcano in Sardegna. Vorrei che la gente arrivasse in Sardegna, non che andasse via. Vorrei una società sarda aperta al mondo, non chiusa come è ora. E poi vorrei obiezioni intelligenti alle cose che scrivo, ma forse in questo caso è chiedere troppo.

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  18. Quindi ricapitolando: se vengono dei disperati in fuga dalla miseria senza un quattrino sono ben accetti, mentre se vengono imprenditori ad investire per te sono dei colonizzatori da scacciare.

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  19. @ a ultimo anonimo: Questo è quello che hai voluto pregiudizialmente e polemicamente interpretare tu. Se in Sardegna vengono da fuori degli imprenditori ad investire sono bene accetti. Non è il caso del petrolchimico del Piano di Rinascita. Non è proprio il caso dei Moratti.

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  20. Moratti avrebbe investito in Sardegna?

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  21. sono d'accordo che ANCHE con l'industria alimentare la Sardegna sarebbe potuta diventare molto più florida, ci mancherebbe... e sono d'accordo che dev'essere un'industria, non il contadino che vende le sue forme di pecorino casa per casa, assolutamente... cosa posso dirti, cercherò di rimanere in California qualche anno per guadagnare qualche soldino e poi quando torno li investo in Sardegna, a patto che si trovino persone competenti sul territorio, perchè di agroalimentare non so nulla, e soprattutto non ci sia ostruzionismo da parte delle istituzioni, perchè uno dei miei timori da non-sardo sul fatto di investire in industrie sostenibili come quella agroalimentare è proprio quello di incontrare ostacoli da parte dei vari enti che dovrebbero aiutare lo sviluppo invece di limitarlo...

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  22. @ carloblacksun: Hai centrato il punto: la politica. Il più delle volte è assente. Quando c'è, o fa danni, o mette i bastoni tra le ruote.

    E' giunta l'ora di cambiare.

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  23. E sai benissimo anche tu che il problema non sono solo i politici romani o milanesi, ma anche e soprattutto quelli locali...

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  24. il cagliari ha vinto perchè ha fatto più punti...non cerchiamo "altre storie"...son risapute tantissime cose di ciò che dici ma non mischiamole perfavore...è cambiare la storia...

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  25. Mi pare ovvio che il Cagliari ha vinto perché ha fatto più punti. Il problema è come e perché gli ha fatti.

    Comunque il Guerin Sportivo Online ritiene la ricostruzione attendibile e affidabile, a tal punto da averla riportata praticamente per intero sul suo sito: http://blog.guerinsportivo.it/blog/2011/03/05/lo-scudetto-cagliaritano-dei-moratti/

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  26. La ricostruzione ci sta, ma non vedo quale sia il nesso tra il cagliari e "l'impresa colonialistica" italiana in sardegna... non è il cagliari di quegli anni il mezzo per arrivare a ciò e non mi sembra una cosa sempliciotta la vittoria di quella squadra per ridurla ad una cosa organizzata dall'alto praticamente ...

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  27. @ ultimo anonimo: Lo scudetto il Cagliari lo ha vinto sul campo. Il punto è che per vincerlo è stato necessario allestire una squadra competitiva. E per allestirla è stato necessario un ingente investimento economico.

    Il Cagliari non è stato certo il mezzo per la colonizzazione, ci mancherebbe. E' stato un modo per edulcorarla. Se rileggi con attenzione le parole di Gianni Brera ("Lo scudetto del Cagliari rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l'evento che sancì l'inserimento definitivo della Sardegna nella storia del costume italiano. Questa regione rappresentava fino agli anni Sessanta un'altra galassia"), ma anche l'analisi di Franciscu Sedda, la cosa emerge chiaramente.

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  28. Tutto bene la storia dello scudetto del Cagliari, che puzza di petrolio.
    Cosa centri la storia di Ugo Capellacci a cui dedichi un'immagine sconcia non lo capisco proprio.
    Fai insinuazioni su eolico, che non stanno ne in cielo ne in terra.
    Ti ricordo che Ugo Capellacci è l'unico che ha detto NO senza se e senza ma al nucleare in Sardegna, a differenza di qualcuno dell'altra parte politica, che sul nucleare ci ha costruito la propria potenza mediatica, vedasi Umberto Veronesi e Chicco Testa entrambi altissimi e influentissimi esponenti del PD o anche dello stesso segretario Bersani che ha sempre parlato di essere "contrario a questo nucleare", come se esistesse un altro nucleare, povero ignorante.
    Non ho mai letto di Soru od altro eminente esponente sardo del PD dire "dovranno passare sul mio corpo per realizzare il nucleare in Sardegna", frase invece pronunciata con forza da Ugo Cappellacci, sin dalla prima ora.
    Sarà sicuramente vero che il suo imprimatur deriva da Berlusconi, ma volerlo vasallo di tutta una schiera di persone in grigio, mi sembra veramente troppo, esibisci le prove se le hai o altrimenti ritira quanto affermato per semplice ostilità verso una parte politica.
    Sinora Ugo Capelllacci è stato un Presidente più che onorevole, sotto tutti i punti di vista, oltre ad avere un curriculum scolastico più che decente a differenza di altri che sono entrati in possesso del titolo di dottore dopo aver raccolto miliardi di lire a palate, decuplicando il valore reale della propria azienda, e trattando coloro che hanno acquistato le sue azioni da scommettittori, frase vergognosa pronunciata in campagna elettorale nel confronto televisivo con Pili, alla quale il povero Mauretto non fu in grado di replicare.
    Il presidente della precedente legislatura ed i suoi elettori dovrebbero sapere che quando si acquistano azioni di una società non si fa una scommessa al buio come al lotto ma bensì si da fiducia ad una azienda, fondata su bilanci e non su estrazioni a sorte, e se una azienda nell'arco di 10 mesi vede le sue quotazioni ridursi ad 1/10 qualcosa di strano o forse più è capitato, ma data la gentilezza del predecessore di Ugo, per lui i suoi finanziatori sono soltanto degli scommettitori, roba da prenderlo letteralmente a calci nel culo.
    Ottimo articolo peccato lo scivolone sulla buccia di banana di Cappellacci.

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  29. @ Luca

    Mi pare di averlo scritto a chiare lettere cosa c'entri Ugo Cappellacci: «Dagli anni '60 ad oggi è sempre l'energia il motivo della colonizzazione della Sardegna. Ed è sempre a Milano che si prendono le decisioni. Calcio compreso». Poi se vuoi negare l'evidenza sei libero di farlo.

    Tra l'altro non ho capito dove hai letto che descrivo Cappellacci "vasallo di tutta una schiera di persone in grigio". Cappellacci è VASSALLO solo di BERLUSCONI che si è sempre circondato di persone che tu stesso definisci "in grigio" (e vorrei vedere) con i quali la famiglia Cappellacci ha avuto spesso a che fare.

    Sull'eolico non ho fatto nessuna insinuazione, dal momento che quando ho scritto questo post, Cappellacci era indagato per presunta corruzione nell'aggiudicazione degli appalti dell'energia eolica in Sardegna. Al termine dell'indagine è stato prosciolto dall'accusa, ma RINVIATO A GIUDIZIO per abuso d'ufficio.

    "Sinora Ugo Capelllacci è stato un Presidente più che onorevole" è soltanto questione di punti di vista. Tu ne hai uno estremamente disagiato e contemporaneamente hai la necessità di consultare un bravo oculista. (Oppure è l'entourage di Cappellacci che ti ha mandato a scrivere qui, visto che oggi è difficile trovare qualcuno che lo difenda nemmeno pagando.)

    Ultima cosa: Soru, Bersani, Testa e Veronesi vadano pure a farsi fottere.

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  30. molto bello! peccato l'assenza totale di referenza a fine articolo... che lo renderebbero molto più scientifico ed eliminerebbero la possibilità di accuse al complottismo. (Fabi)

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  31. @ Fabi: nel testo ci sono tutti i link di riferimento. Le accuse di complottismo sono ridicole, la storia è arcinota e, come ho già detto, perfino il prestigiosissimo Guerin Sportivo ha preso e riportato questa ricostruzione nel suo sito, ritenendola attendibile e ben fatta. L'ha addirittura intitolata "Lo scudetto cagliaritano dei Moratti". Più limpido di così... La trovi qui: http://blog.guerinsportivo.it/blog/2011/03/05/lo-scudetto-cagliaritano-dei-moratti/

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