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venerdì 8 aprile 2011

CARLO BAVAGNOLI - SARDEGNA 1959. L’AFRICA IN CASA

SOURCE: ilisso.it

Loculi, casa museo “ Sa domo de sas artes e de sos mestieris”, 8 agosto – 26 settembre 2010 


Si inaugura domenica 8 agosto ore 19.00 l’esposizione CARLO BAVAGNOLI, SARDEGNA 1959. L’AFRICA IN CASA, 60 fotografie in bianconero di grande formato, relative al reportage che il noto fotografo ha realizzato in Baronia (Loculi, Irgoli, Onifai) nel 1959 per documentare la povertà nelle zone più depresse del Meridione d’Italia.

“L’indagine sulla miseria” gli era stata commissionata da Arrigo Benedetti per la rivista L’Espresso da lui diretta, la prima affrontata dal giornale, nel solco di una Commissione parlamentare d’Inchiesta istituita sul medesimo tema. Bavagnoli è affiancato dal giornalista Livio Zanetti, storico direttore de L’Espresso e in seguito del Gr1 e del Gr unificato della Rai. La narrazione fotografica è concentrata soprattutto su Loculi, prosegue con Irgoli e Onifai, e si spinge anche a Bosa, in Planargia.

Il fotografo evita scientemente la facile retorica della miseria e della sofferenza in favore di una descrizione quanto più obbiettiva possibile del vissuto quotidiano, e soprattutto rispettosa della dignità delle persone, rifuggendo lo stereotipo delle immagini drammatiche, stampate in un bianco e nero a forti contrasti, all’epoca tanto in voga sulle pagine di quotidiani e riviste. La lezione che «i bambini non si fotografano mentre piangono», Bavagnoli l’aveva appresa già ai tempi di Epoca, dal poeta Alfonso Gatto (in occasione di un evento alluvionale che nel 1955 devastò l’abitato di Zambana, in Trentino).

Il corpus di fotografie – più ampiamente documentate e commentate nel catalogo della mostra (Ilisso Edizioni) che ingloba anche gli scatti su Bosa, assenti nell’esposizione – comprende un nucleo di 38 immagini dedicate a Loculi, il restante diviso fra Irgoli e Onifai, e propone ritratti, gruppi in esterni, scorci urbani, interni domestici: soggetti che documentano le condizioni di vita delle fasce sociali meno abbienti nell’arco del quotidiano.

Esso è allestito presso gli spazi del complesso architettonico “Sa domo de sas artes e de sos mestieris” destinato a valorizzare e ospitare attività artigianali presenti nel territorio. Questa sede, appena ristrutturata e resa agibile al pubblico, si inaugura proprio con la mostra su Bavagnoli – fortemente voluta dal Comune di Loculi e dall’ Unione dei Comuni Valle del Cedrino – le cui immagini vi costituiranno arredo permanente.


ingresso gratuito: da martedì a sabato: 10-13 – 17-21; domenica: 10-13; chiuso lunedì 
per informazioni: Comune di Loculi, tel. 0784 97435 – 0784 9745


Carlo Bavagnoli (Piacenza 1932)


Carlo Bavagnoli (Piacenza 1932)
Negli anni Cinquanta, con Mario Dondero, Ugo Mulas e Alfa Castaldi, è tra i fotografi che ruotano attorno al bar Jamaica di Milano. Esordisce con l’agenzia fotogiornalistica Interpix, fornitrice di immagini a testate milanesi quali Corriere della Sera, L’Europeo, Epoca e Settimo Giorno. Cinema Nuovo pubblica i suoi primi “fotodocumentari”.

Realizza per L’Illustrazione Italiana il reportage sulla cittadina emiliana di Cento. Nella primavera 1955, è assunto nello staff della rivista Epoca, dall’allora direttore Enzo Biagi; a luglio riesce a intervistare il segretario del Partito Comunista e futuro leader sovietico, Nikita Krusciov. Pochi mesi dopo viene trasferito nella redazione romana della rivista ma la sua collaborazione con Life interrompe i rapporti con Epoca.

Inizia a lavorare come free lance per Il Gatto Selvatico, rivista dell’ENI. Nel 1963, sarà lo stesso editore di Epoca, Arnoldo Mondadori, a richiamarlo e a pubblicare Gente di Trastevere, uno dei primi esempi di libro fotografico in Italia. Nel 1970, collabora con Federico Fellini per il film Roma. Nel marzo del 1958, Life gli commissiona un reportage sull’artista Costantino Nivola: Bavagnoli arriva in Sardegna, a Orani, e documenta in diretta i lavori per la decorazione della facciata della chiesa di Nostra Signora d’Itria e la mostra di scultura lungo le vie del paese.

L’Espresso, nella primavera del 1959, decide la realizzazione di un’indagine sul Mezzogiorno, affidando la Sardegna al giornalista Livio Zanetti e, per la fotografia, a Carlo Bavagnoli. Su invito di Life, nel 1959 trascorre un mese a NewYork e vi realizza un servizio su Broadway, immediatamente pubblicato su nove pagine dalla prestigiosa rivista, che nel maggio 1960 acquista e pubblica su dieci pagine il suo “A boy’s world of Naples”.

Nel 1961, l’editore Amilcare Pizzi raccoglie nel volume Cara Parma, l’ampio reportage realizzato alla fine del ’57: si tratta del suo primo libro monotematico e di uno dei primi libri fotografici stampati in Italia. Documenta per Life nel 1962 l’apertura del Concilio Vaticano II; l’anno seguente la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI. Fatto unico per un fotografo italiano: Nel 1964 entra a far parte dello staff della redazione newyorkese di Life. L’anno successivo, dalla redazione centrale di New York, viene trasferito alla sede di Parigi, da dove viaggerà in diversi continenti, realizzando reportage sull’arte e sui temi del sociale.

Negli ultimi anni parigini inizia a fotografare il mondo animale, specializzandosi, grazie ai mezzi messi a disposizione da Life, nella macrofotografia: realizza alcuni servizi sulle formiche o su animali in via di estinzione dell’Africa e del Madagascar, in collaborazione con il WWF, presieduto all’epoca dal celebre generale Charles Lindbergh (primo trasvolatore atlantico), che spesso lo accompagnò nei suoi spostamenti.

Tra il 1979 e 1980 Bavagnoli torna in Baronia per girare il documentario Ritorno in Baronia, per il primo canale RAI, presentato al Festival dei Popoli di Firenze, nel quale decide di ripercorrere il viaggio effettuato venti anni prima


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