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lunedì 11 aprile 2011

DOMANDA: MA MICHELA MURGIA E' UN'INTELLETTUALE? - LE CONTRADDIZIONI DI UNA SCRITTRICE

E' sufficiente essere degli scrittori di successo per meritarsi il titolo di intellettuale? La domanda naturalmente non riguarda solamente Michela Murgia, visto che in un paese come l'Italia, il titolo di intellettuale non lo si nega a nessuno. Ma siccome mi è capitato di vederla definita da più parti come tale, ultimamente ho avuto un'ottima occasione per pormi seriamente questa domanda. Mi riferisco al lancio dell'enorme sasso da parte della scrittrice cabrarese nei confronti dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna, al quale è seguito un gesto che somiglia fortemente a quello di nascondere la mano.

Riassumendo brevemente, la Murgia aveva promosso una sorta di corso per giornalisti, al quale l'Ordine dei giornalisti della Sardegna, secondo quanto dichiarato dalla scrittrice nel suo blog, aveva posto un aut aut di stampo intimidatorio con tanto di minaccia di denuncia penale, invocando ferree disposizioni di legge che vieterebbero la pubblicazione degli articoli dei corsisti. La scrittrice, dichiarando di avere "grande rispetto per le leggi", decideva di attenersi alle disposizioni ricevute dall'Ordine.

Nel frattempo le ferree disposizioni di legge, venivano prontamente sbugiardate dal giornalista Giorgio Meletti (uno dei docenti del corso) sul Fatto Quotidiano online, dimostrando carte alla mano che l'Ordine della Sardegna non sapeva di cosa parlava. In oltre Meletti, non solo suggeriva alla Murgia di fare all'Ordine un bel gesto dell'ombrello, ma la invitava a raccoglierne la sfida, visto che della sfida, l'atteggiamento censorio ne aveva tutti i crismi.

A quel punto, mentre il tam tam sul web diventava inarrestabile, il presidente dell'Ordine Filippo Peretti, si affrettava a rilasciare una nota (pubblicata nel blog di Vito Biolchini, nel post di Meletti sul Fatto Online e infine nel blog della stessa Michela Murgia) che smentiva "l'atto intimidatorio" nei confronti della Murgia e dando la sua versione dei fatti, di fatto dichiarava il nulla osta alla pubblicazione degli articoli dei corsisti. 
Ma nonostante le dichiarazioni di Meletti e Peretti (siamo alla frutta?), Michela Murgia ribadiva di avere l' "intenzione di rispettare le indicazioni" ricevute dal Presidente dell'Ordine.

Insomma, la scrittrice Michela Murgia si è lasciata censurare senza combattere. Eppure è proprio successivo a questa vicenda il post sul suo blog intitolato "Assessori in vena di roghi", dove prende le parti della scrittrice Savina Dolores Massa, vittima della "tentazione censoria" dell'assessore alla cultura della provincia di Olbia Giovanni Pileri (Riformatori Sardi). Pileri è giustamente colpevole di aver giudicato "osceno e pericoloso" il libro della Massa (Mia figlia follia, Il Maestrale), perché in un passaggio narrativo descrive un rapporto omosessuale. Per questa ragione, alla Massa è stato ritirato l'invito a partecipare  alla rassegna "Sfogliare con classe"  ed  "è stata sollecitata a starsene a casa perché la sua opera è pericolosa per le giovani menti dei liceali diciottenni", scrive la Murgia. Gravissimo. Ma non meno grave rispetto alla censura che la stessa Murgia ha subito, seppur non come scrittrice, ma certamente come intellettuale. Ammesso appunto che lo sia.

Perché di censura si è trattato. Infatti, conoscendo la mia città, non posso non condividere e coltivare ahimè il sospetto che la stessa Murgia ha avanzato nella sua denuncia: non sia mai che in questa iniziativa, qualche corsista avesse potuto per sbaglio imbattersi in una notizia e fare informazione in piena campagna elettorale. E ammetto che coltivare sospetti è proprio una gran brutta cosa, ma come diceva Andreotti, a volte a pensar male ci si azzecca.

Perché logica e buon senso mi suggeriscono che qualsiasi Ordine regionale dei Giornalisti a cui fosse capitata l’occasione di avere a che fare con un corso promosso dalla scrittrice del momento (premio Campiello tradotto non so più in quante lingue e opinion maker su tutti i quotidiani italiani un giorno si e l’altro pure), non si sarebbe lasciato sfuggire la ghiottissima opportunità di patrocinarlo e magari di metterci sopra il marchio dell’Ordine. Un ritorno di immagine a costo zero.

Invece no. Provate a immaginarvi, naturalmente con le debite proporzioni, se l’Ordine dei Giornalisti della Campania avesse avuto lo stesso atteggiamento nei confronti di un’iniziativa identica, ma promossa da Roberto Saviano (tralasciando il fatto che Saviano è anche giornalista). Sarebbe venuto giù il cielo! Invece qui si è aperto il dibattito tra i favorevoli e contrari, tra “ordinisti” e “abolizionisti”, tra gli innocentisti e i colpevolisti, tra destra e sinistra. E’ addirittura spuntata fuori la macchina del fango nei confronti della Murgia. Io trovo che definire ridicolo tutto ciò è profondamente riduttivo, perché l’aggettivo giusto è “assurdo”. Assurdo perché secondo me non ci si è resi e non ci si rende realmente conto dell’inaudita gravità di quello che è successo. 

Invece la Murgia si indigna per la censura della Massa, che per altro più che denunciare la sua censura ovviamente non può fare, però si piega ad essere censurata senza combattere, e si che c'erano ampi margini di combattimento contro l'Ordine.Il "grande rispetto per le leggi" (per altro non contro di lei), non giustificano la resa da parte di nessun intellettuale. Soprattutto quando le leggi sono ingiuste, antidemocratiche e liberticide. Non è questo che fanno gli intellettuali in Cina, in Birmania, a Cuba o in Iran. In questi paesi gli intellettuali "irrispettosi" della legge che vieta loro di esprimere il proprio pensiero, finiscono dritti in galera. E non era certo la galera che avrebbe rischiato Michela Murgia, che per altro, a differenza degli intellettuali incarcerati nei paesi su citati, avrebbe certamente avuto modo di dimostrare di avere ragione davanti a un tribunale.

In ogni caso, anche se la legge fosse stata contro di lei, sarebbe stata una legge palesemente contraria ai principi di libertà. E in quel caso un'intellettuale come la Murgia avrebbe dovuto violarla per il principio di disobbedienza civile. Tra l'altro la stessa Murgia ha appoggiato per anni un movimento politico, iRS, che della disobbedienza civile ha fatto uno dei suoi punti cardine. 

Se queste battaglie non le portano avanti per primi gli intellettuali, chi le deve portare avanti? Se un'intellettuale come Michela Murgia nasconde la mano dopo aver lanciato un sasso così pesante e spigoloso, cosa devono pensare i cittadini comuni? Che se si tira indietro la Murgia, allora difronte ai soprusi forse è meglio tacere?

Nella prefazione della nuova edizione di Einaudi delle "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci, intitolata non a caso "Lettere di un uomo libero", la stessa Michela Murgia scrive: "Nell’avvicinarsi a queste lettere non bisogna dimenticare che sono il testamento intimo di un uomo innocente finito in carcere a causa di quello che pensava, [...] Tenerlo a mente serve [...] a capire la misura morale di un uomo la cui libertà di spirito aumentava in proporzione inversa al peggioramento delle sue condizioni detentive".

La domanda iniziale era: ma Michela Murgia è un'intellettuale? La mia risposta è si. Il problema è che a volte non lo sembra. E non lo sembra perché a mio avviso è ancora lontana dall'aver raggiunto la consapevolezza del suo ruolo e le responsabilità di vario genere che tale ruolo comporta. Questa non è né la prima né l'unica circostanza in cui lo ha dimostrato. E' anche vero però che gli intellettuali sono esseri umani. E si sa, errare humanum est.


13 commenti:

  1. a tutti quelli che hanno fatto ragionamenti come quello dell'articolo (wallace, libertaaa!): non vi è venuto in mente magari la Murgia è consapevole e responsabile verso il futuro e l'integrità dei ragazzi iscritti al corso?
    ah no? ....

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  2. @ Anonimo qui sopra: Scusa, ma si sta parlando di un corso di giornalismo o di una gita delle giovani marmotte con tanto di mamma chioccia a protegerle? Ma non sono tutti maggiorenni e adulti gli iscritti? E poi non c'è male come lezione numero 1 in un corso di giornalismo: mai mettersi contro i poteenti e prepotenti...

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  3. Michela Murgia è una scrittrice non un intellettiale. Saviano è un sionista, giustizialista che da piccolo sognava di fare il poliziotto. Entrambi sono diventati dei prodotti e delle bandiere di certi intellettuali, è facile pavoneggiarsi declamando Saviano, in primis perché alla fine dei conti ha scoperto l'acqua calda, e per chi, come me ha vissuto il periodo Falcone/Borsellino (i veri eroi)in tempo reale, non può che sentirsi offeso dalla saccenza di un Saviano famoso per caso.

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  4. @ Anonimo: Accusare Peretti di una cosa così grave, non è certo il modo migliore per tutelare i suoi ragazzi. Poteva pensarci prima di scrivere quelle cose.

    @ Fabio: Ma a te sembra normale che in un paese cosi detto civile, uno che "scopre l'acqua calda" come dici tu, debba stare sotto scorta perché minacciato di morte?

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  5. @ Gagarin, ti sei risposto da solo.. 'in un paese civile' .. nell'Italia relitto l'errore più grave che si possa fare è mitizzare Saviano e i suoi discutibili pensieri, i suoi discutibili contratti con la Endemol..

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  6. Scusate, ma in questo specifico caso la Murgia ha solo voluto tutelare i ragazzi iscritti al corso da eventuali rappresaglie post corso. La sua è stata una scelta difficile ma ha messo gli interessi dei corsisti davanti a qualsiasi ulteriore polemica o iniziativa.

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  7. @ saltatempo: ti ripeto quanto già scritto sopra: non c'è male come lezione numero uno in un corso di giornalismo: mai mettersi contro i potenti e prepotenti... Non mi sembra un bell'esempio.

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  8. La Murgia è un'intellettuale. Il problema è che non è null'altro. Sa parlare e scrivere bene, come intellettuale; ma non va oltre le parole. Un'altra parolaia nel calderone sinistro-culturale italiano. Si fotta.

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  9. ma schifezza di scritto è questo? Non è un articolo giornalistico, non è un nemmeno un pezzo comico, così almeno avrebbe potuto far ridere..
    E' una valanga di sciocchezze senza capo ne' coda, da cui si capisce bene un unico intento: che chi scrive si mangia il proprio fegato dall'invidia verso la Murgia

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  10. Questo articolo è scritto, invece, molto bene. Non capisco perchè dovrebbe essere un articolo giornalistico o comico..è semplicemente un articolato pensiero, con capo e coda. E se l'invidia ha, secondo te, guidato l'autore del blog allora, con la stessa logica, sono indotta a pensare che anche tu sia spinto dalla stessa. Comunque..non voglio seguire la tendenza nazionale: rispondere alle sciocchezze per evitare i discorsi più impegnativi. Caro blogger ti chiedo: intellettuali si nasce..o si diventa?!

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  11. Onde evitare che qualcuno sia preso da crisi isteriche pro o contro la Murgia, se vi va, vi invito a partecipare civilmente al dibattito che si è aperto nella sua pagina Facebook a questo indirizzo: http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=112847342130247&id=39003049369&notif_t=share_comment

    @ Gina: Intanto grazie! :) Ma per rispondere alla tua domanda, io credo che intellettuali non si nasce e non si diventa. Arriva semplicemente un momento in cui una persona viene inconsciamente, implicitamente, universalmente e indiscutibilmente riconosciuta ed accettata come tale. Io credo che questo sia il caso di Michela Murgia. Non a torto. Naturalmente nel limite di una risibile minoranza dissenziente.

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