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sabato 2 aprile 2011

MICHELA MURGIA, GIORGIO MELETTI E LA COLOSSALE FIGURA DI MERDA DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA SARDEGNA

Devo ammettere che mi sono sempre un po' vergognato di essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, ma dopo questa notizia, il desiderio è quello di restituire la tessera e sputtanarmi i soldi della quota annuale in altro modo. Perché invece che fare il suo lavoro (tipo per esempio controllare che all’Unione Sarda non scrivano quotidianamente delle falsità al soldo del Regime), questa volta l'Ordine è andata a rompere i coglioni alla scrittrice cabrarese Michela Murgia rea di avere avuto l’ardire di inventarsi una bella iniziativa, ovvero uno stage di giornalismo completamente gratuito.

La Murgia denuncia nel suo blog: “L’indicazione ufficiosa che è emersa è chiara: se uno solo di questi ragazzi scrive anche mezza riga di materiale giornalistico in una testata a me riconducibile, parte una denuncia a lui e a me per esercizio abusivo della professione. Se invece il “prodotto” del laboratorio compare in uno spazio che giornalistico non è, per esempio il mio blog, sarò comunque denunciata per stampa clandestina. Entrambe sono cause penali e non sono così sprovveduta da ignorare che con tutta probabilità le perderei”.

Non so a voi, ma a me suona proprio come un avvertimento di stampo mafioso. Con la differenza che questi non sono per niente mafiosi, sono solamente ignoranti. Non lo dico io, lo dimostra con atti alla mano il giornalista Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano Online. Meletti riporta infatti uno stralcio della sentenza di condanna a Vittorio Feltri, da parte dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia che smerda letteralmente la presa di posizione dell'Ordine della Sardegna, che iniziative del genere dovrebbe patrocinarle invece che boicottarle. Ecco lo stralcio:

“In estrema sintesi, dunque, la legge istitutiva dell’Ordine non osta in alcun modo a che tutti possano collaborare ad un giornale senza essere iscritti. Nega però la possibilità di svolgere tale attività in maniera professionale, ovvero «in maniera stabile, continuativa, sistematica e retribuita»[6]. Nella stessa logica del legame tra professionalità e responsabilità, la legge riserva ai soli iscritti all’albo – siano essi professionisti o pubblicisti – la direzione responsabile di giornali, periodici e agenzie di stampa di carattere nazionale (art. 46 l. 69 del 1963 e Corte cost. n. 98 del 1968). Tale linea di demarcazione tra attività di carattere saltuario e attività continuativa è accolta anche dalla Corte di Cassazione, che nel 1971, in una delle rarissime pronunce in materia di esercizio abusivo della professione giornalistica, sancisce che «poiché la Costituzione garantisce a tutti il diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente e con ogni mezzo di diffusione, ogni cittadino può svolgere, episodicamente, l’attività di giornalista. Non commette pertanto il reato di abusivo esercizio della professione di giornalista, di cui agli artt. 348 cod. pen. e 45 legge 3 febbraio 1963, n 69, colui che, senza essere iscritto all’albo dei giornalisti o in quello dei pubblicisti, collabori saltuariamente ad un periodico venendo retribuito volta per volta»”.

Non so a casa vostra, ma a casa mia quella dell'Ordine dei Giornalisti della Sardegna si chiama colossale figura di merda.


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Aggiornamento di domenica 3 Aprile




Dopo il gran polverone sollevato dalle dichiarazioni di Michela Murgia sul suo blog e subito rilanciate online da Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano, ieri alle 18:20 circa il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Sardegna Filippo Peretti, ha chiamato Vito Biolchini (che attraverso il suo blog aveva messo in risalto la notizia), per chiedergli di pubblicare una sua nota ufficiale. Ecco cosa riporta Biolchini:


1 -Il Corso di Michela Murgia ha avuto il via libera da parte dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Lo stesso Peretti afferma di essersi complimentato con la scrittrice per l’iniziativa che, non proponendosi di regolare l’accesso alla professione, non presenta nessun profilo di irregolarità. Il presidente afferma anche di aver ricevuto delle segnalazioni di colleghi contro il corso, ma che il Consiglio dell’Ordine nella sua seduta di lunedì scorso le ha ritenute non accoglibili. Peretti afferma inoltre di essersi complimentato anche per l’alto livello dei giornalisti coinvolti.
2- In merito alla pubblicazione degli articoli scritti dai partecipanti al corso, il presidente Peretti ha fatto presente che non sarebbe possibile la pubblicazione immediata, così come avviene nei corsi riconosciuti dall’Ordine. Peretti afferma di avere suggerito lui stesso (e chiama a testimoniare i giornalisti Giorgio Pisano e Roberta Mocco, presenti al suo incontro con Michela Murgia) la possibilità di realizzare un libro riguardante i risultati dell’iniziativa.
Per quanto riguarda la partecipazione alle conferenze stampa, Peretti afferma che esse sono aperte, ma che se dovesse arrivare una esposto che segnalasse la partecipazione di persone non acccreditate, lui si vedrebbe costretto ad intervenire. Però solo e solamente in questo caso.
3 – Il presidente Peretti inoltre smentisce categoricamente che ci siano state minacce di denunce o intimidazioni, dirette o indirette.


Al di là del fatto che la pubblicazione degli articoli è possibilissima, come Meletti ha sottolineato, ora, siccome le dichiarazioni della Murgia relative alle velate minacce sono di una gravità inaudita, logica vorrebbe che Peretti querelasse la Murgia per calunnia.
Ma ho il sospetto che ciò non avverrà. La figura di merda è già abbastanza colossale.


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Ulteriore aggiornameto

Il presidente dell'Ordine Peretti ha scritto anche a Giorgio Meletti, che ha pubblicato sul post del Fatto Quotidiano online, quanto segue:

1) L’Ordine dei giornalisti della Sardegna, avendo ricevuto alcune segnalazioni, ha assunto informazioni sul corso di giornalismo organizzato da Michela Murgia e ha ritenuto di non avere obiezioni da fare in quanto la scrittrice aveva ben chiarito nel suo blog, ad esempio, che il corso non era finalizzato all’accesso alla professione. E tanto ho comunicato informalmente alla stessa Murgia che aveva chiamato per chiarimenti.

2) Nello stesso incontro con Michela Murgia e due giornalisti coinvolti nel corso c’è stata diversità di vedute su due punti. Il primo è legato al fatto che, avendo parlato la Murgia di una redazione, ho fatto presente che in questi casi occorre seguire le regole, che non sono illiberali, anzi: basta registrare la testata e tutto finisci lì, senza chiedere permesso a nessuno. Il secondo punto di dissenso è sulla pubblicazione immediata degli elaborati dei corsisti: nell’esprimere la mia opinione, ho fatto riferimento, per analogia, ai corsisti e agli stagisti che frequentano le redazioni dei giornali: i loro elaborati non possono essere pubblicati. E io stesso ho suggerito soluzioni alternative e immediatamente praticabili.
3) I riferimenti all’esercizio abusivo della professione e alla stampa clandestina sono stati fatti perché la stessa Murgia ha chiesto di sapere su quali basi normative si fondavano le linee da me espresse. Non ci sono state né minacce né intimidazioni, tanto che la stessa Murgia mi ha ringraziato, anche sul blog, della cortesia da me usata con i suggerimenti alternativi.
4) Rispetto tutti coloro che sono favorevoli all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Chiedo rispetto per chi è di opinione diversa. Fra questi ci sono anche io, che però, come è documentato nel sito dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, sono favorevole a una riforma radicale: totale libertà di accesso all’Albo, ma più forte vigilanza deontologica mediante un organo di autogoverno aperto a soggetti esterni alla professione, quali Garante Privacy, Agcom, editori e via elencando.
5) Riassumo per la conclusione: non ho mosso obiezioni sul corso, ho suggerito soluzioni per far comunque esercitare i corsisti, ho incoraggiato la registrazione della testata giornalistica per favorire, anche attraverso una forma di controinformazione, la crescita del pluralismo, ho proposto una riforma dell’Ordine all’insegna della massima apertura. Credo quindi che non sia corretto far passare me e l’Ordine che pro tempore rappresento come censori medievali.


Questa è la breve controreplica di Meletti:


"Ringrazio Peretti per la cortesia del suo intervento. Come i lettori possono vedere questa non è una polemica, sono semplicemente punti di vista diversi, e quindi utili a capirsi. Resto dell’idea che l’Ordine o Albo dei Giornalisti è inutile, tanto più se chiunque si può iscrivere (e quindi, immagino, nessuno può essere espulso). Per questo basta riconoscere il diritto di fare informazione e chi sia iscritto alle liste elettorali, mantenendo come unica tutela dell’interesse pubblico larintracciabilità del responsabile dell’informazione che viene diffusa. Paragonare poi l’attività giornalistica volontaria dei “corsisti” di Michela Murgia a quella degli stagisti nei giornali è a mio parere improprio. I primi esercitano un loro diritto di libertà, i secondi sarebbero costretti a lavorare gratis per un’azienda, e per questo sono inibiti dal “produrre”. L’affare è maledettamente complicato perché il giornalismo è una professione ma anche un diritto di libertà dei cittadini. Per i medici è più facile, non esistendo il diritto costituzionale di praticare al prossimo operazioni chirurgiche. Ma per i giornalisti bisogna andarci piano con le regole. Il rischio di tutele illiberali è sempre in agguato."


Per quel che mi riguarda, a costo di essere noioso, ribadisco: siccome le dichiarazioni della Murgia relative alle velate minacce sono di una gravità inaudita, logica vorrebbe che Peretti querelasse la Murgia per calunnia.
Ma ho il sospetto che ciò non avverrà. La figura di merda è già abbastanza colossale.


2 commenti:

  1. Con le porcate sui precari che si fanno in tutte le testate e con lo scandalo degli uffici stampa in mano a professionisti contrattualizzati nei giornali, il problema deontologico dell'Ordine è... il laboratorio di giornalismo di Michela Murgia?
    Patetici.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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