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martedì 17 maggio 2011

ELEZIONI A CAGLIARI, LA DELUSIONE INGIUSTIFICATA DEGLI INDIPENDENTISTI E GLI ERRORI DI VISIONE E VALUTAZIONE

Il risultato complessivo degli indipendentisti a Cagliari è da ritenersi nettamente negativo, nella misura in cui lo si valuti con le aspettative eccessive e irrealistiche che quei partiti e movimenti riponevano sul risultato. Se invece lo si valuta con obiettività, onestà intellettuale e capacità di giudizio imparziale, si tratta di un risultato ascrivibile all'ordine naturale delle cose. E per questa ragione prevedibile, previsto e a ben vedere relativamente positivo.

Fortunatamente scripta manent e la mia previsione sul risultato cagliaritano dell'indipendentismo (variamente criticato da più parti in lungo e in largo su Facebook), si è rivelata realativamente corretta. Al di là dell'errata distribuzione dei voti alle singole liste, avevo previsto una somma complessiva delle percentuali delle liste, compresa in una forbice che andava dal 2,5 al 4,2. Hanno preso il 2,4. La somma delle candidate era invece compresa in una forbice tra il 2,6 e il 4,8. Hanno preso il 2,83.

Qualcuno potrà obiettare che a quelle cifre la forbice da me proposta era abbastanza ampia da non poter sbagliare. A questa obiezione rispondo che la mia scelta di quel range era legata all'incognita sull'affluenza, non certo al valore assoluto rappresentato dal numero dei voti reali. Una bassa affluenza avrebbe certamente favorito gli indipendentisti, invece la gente è andata a votare in massa. Rispondo anche che, se i sostenitori della Zuncheddu dichiaravano ieri di aspettarsi un bel 5%, l'obiettivo dichiarato del candidato di ProgRes era quello di entrare in consiglio comunale. Obiettivo che equivale almeno al 3% dei voti alla lista. Invece in consiglio comunale non ci entra nemmeno la Zuncheddu. Ergo la mia previsone era comunque la più realistica.

E infatti il problema su cui da oggi gli indipendentisti dovranno interrogarsi, non è sul risultato ottenuto a Cagliari, ma sul perché sul risultato finale abbiano coltivato delle aspettative eccessive quanto irrealistiche. Dovranno interrogarsi quindi sulla loro incapacità di valutare se stessi, la realtà che li circonda e il rapporto che inteccorre tra se stessi e questa realtà.

Perché la realtà dei numeri ci dice che il risultato degli indipendentisti a Cagliari, non solo è perfettamente in linea con il trend degli ultimi cinque anni, ma è tutto sommato anche un buon risultato. Se raffrontiamo il risultato di queste elezioni con le comunali di cinque anni fa, scopriamo che la percentuale degli indipendentisti in comune è passata dallo 0,73 al 2,4 che in voti reali vuol dire che è aumentata da 618 a 2030 voti.

La percentuale di voti presa in città alle regionali del 2009 era dell 1,93%, corrispondente a 1506 voti. Il 3,15 delle provinciali è un dato fasullo, perché è il risultato della forte astensione. Corrisponde infatti solamente a 1197 voti. Meno che alle regionali. Se vogliamo fare il confronto anche con i candidati a sindaco o a presidente, i dati delle comunali, delle regionali e delle provinciali sono ripettivamente 1,1% (1052 voti), 3,05% (2850) e 3,16% (1230) a fronte del 2,83% di queste comunali, pari a 2645 voti. In questo caso c'è stato un calo solo rispetto alle regionali, però facilmente giustificabile se si pensa che allora i candidati presidenti di iRS e di Unidade Indipendentista convogliarono una certa quantità di voto di protesta dei delusi da Soru.

La domanda che devono farsi gli indipendentisti non è quindi "perché siamo andati male?", perché i numeri dimostrano il contrario. La domanda giusta è "perché a Cagliari non abbiamo sfondato come ci aspettavamo?". La mia paura è che si diano la risposta sbagliata e cioè: "perché Cagliari è una città straniera, italiana, non sarda", come teorizzato in passato da più parti e in particolar modo da Giulio Angioni.

Ma se questo è vero, allora perché la somma dei partiti sardi che hanno appoggiato Fantola e Zedda (Riformatori, Psd'Az, Uds, Fortza Paris e Rossomori), arrivano a quasi il 20%? Tutti insieme sarebbero il primo partito di Cagliari!

Allora a mio avviso la risposta corretta a quella domanda, oltre all'incapacità di valutazione di se stessi e della realtà, è: "perché Cagliari è una città, una città moderna dell'occidente (provinciale all'ennesima potenza, quanto vi pare, ma pur sempre moderna e occidentale) e quell'indipendentismo è un indipendentismo rurale e saldamente legato a una cultura e a una visione novecentesca del mondo".

Una città che proprio perché è provinciale non apre i propri orizzonti verso il suo "contado", ma non è nemmeno incentivata a farlo dall'atteggiamento del "contado" stesso, che la considerà a torto "città straniera". Mentre la verità è che Cagliari è la città più sarda della Sardegna. Il problema è cha Cagliari non ne è ancora consapevole. Ma non è con la "colonizzazione dal contado" che Cagliari diventerà indipendentista. L' "esportazione" dell'indipendentismo è fallimentare almeno quanto l' "esportazione" della democrazia.

E poi l'indipendentismo da solo non basta più. Un partito indipendentista moderno ed europeo deve anche avere riferimenti universali che prescindano dall'indipendentismo. Riferimenti o liberldemocratici o socialdemocratici o cristianodemocratici o se è possibile addirittura tutti e tre. A quando un partito che nel suo manifesto politico citi per esempio John Stuart Mill o Antonio Gramsci, quest'ultimo non soltanto perché è sardo? Da questo punto di vista il partito sardo indipendentista più moderno di tutti è paradossalmente A Manca.

Un partito indipendentista moderno deve scegliere di aderire a una delle due famiglie europee, o a quella popolare o a quella socialista e non soltanto all' "internazionale indipenentista". Non ci si può più raccontare la favoletta che l'indipendentismo non è né di destra né di sinistra e in virtù di ciò demolire l'assurdo tabù delle alleanze con i partiti italiani. Non regge più, non basta più, non basta ai cagliaritani, non basta a me. L'indipendentismo non è di per se un valore. Tra un partito sardo indipendentista nazista e un partito italiano democratico, non avrei dubbi su chi dare il mio voto. Giusto per fare un esempio comprensibile a tutti.

P.S.: Adesso mi raccomando, dimostrate a tutti quanto siete trogloditi aprendo un dibattito su mogli, fidanzate, fratelli, parenti e affini dei leader, shamani, intellettuali e ducetti di varia natura. Poi vi chiedete come mai la gente non vi vota...


38 commenti:

  1. Grande Mario Garzia! Davvero un bell'articolo, lo condivido dalla prima all'ultima parola. Questo è l'atteggiamento giusto che dovrebbe avere un'indipendentista. Personalmente, da trotskista e da sardo mi sono stancato di difendermi dalle accuse di NON essere indipendentista. Sono principalmente comunista e ovviamente da internazionalista, per l'autodeterminazione dei popoli, Sardegna in primis. Ma non chiedetemi di non avere un'alternativa di società...
    Un abbraccio.

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  2. oh, finalmente qualcuno che lo dice pubblicamente: Un partito indipendentista moderno ed europeo deve anche avere riferimenti universali che prescindano dall'indipendentismo.

    superfluo dire che lo sottoscrivo e lo pratico al 100%
    aggiungo che non necesariamente europeo... e che i riferimenti culturali e politici possono anche essere extraeuropei... difatti universali!
    quando leggo, viceversa, "destra e sinistra non son concetti che non ci appartengono perchè son concetti italiani", capisco quale sia il livello politico e culturale di parecchi militanti e simpatizzanti indipendentisti, e capisco anche il perchè di tanti 0 voti o 5 o 10 voti di preferenza nelle liste; e parlo (in questo caso) di militanti di CA e hinterland...

    Poi a proposito del risultato indipendentista di ieri, andrebbero spese due parole anche su liste presentate a Casteddu pieni di candidati che non son di CA, che non si occupano di CA e non san nulla dei problemi della città e dell'amministrazione, e che manco la vivono... io trovo molto presuntuoso presentarsi così e chiedere il voto senza sapere nulla.
    Difatti poi è una sfilza di zero...

    infine io spenderei due parole sulla candidata sindaco scelta dalla coalzione Insieme (in italiano...): è stata scelta perchè persona più visibile e conosciuta, oppure forse per il suo poco tangibile impegno nei 5 anni trascorsi in consiglio comunale?
    I cagliaritani non la ricordano come una presenza importante (anche senza importante possiamo scrivere) in questi 5 anni di consiglio comunale (eletta con il psdaz nel 2006), e quindi non c'è da stupirsi se in quel consiglio non sia stata riconfermata...

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  3. Mario il tuo ragionamento fila, anche se su alcune cose non lo condivido...
    1) E' ovvio che chiunque quando si candida non punta solo a partecipare, ma punta almeno al minimo traguardo utile, in uqesto caso il 3% alla lista/liste...non ci si può mettere come obiettivo l'1%, l'obiettivo è uno stimolo, è una motivazione che ti porta a dare il massimo.
    Poi è ovvio che a urne chiuse si guarda il risultato in modo oggettivo.

    2) Il tuo ragionamento rimane molto vago senza analizzare le differenze dei vari partiti.
    Siamo davvero convinti che psd'az e rossomori varrebbero quelle percentuali andando da soli e non in coalizione???
    3) La campagna elettorale ha mostrato tutte le differenze che esistono tra i ProgReSsisti e gli altri indipendentisti, sei davvero convinto che questi non troverebbero un altra collocazione in europa? considerando che il polo indipendentista l'europa l'osteggia...

    4) Siamo davvero convinti che l'attuale sinistra Italiana e l'attuale destra Italiana sia rapprensentativi e confrontabili con le stesse aree negli altri stati del mondo???
    Io credo di No, io credo che buona parte dell'attuale sinistra italiana sia conservatrice, e che l'attuale destra italiana abbia poco a che fare con la destra della Merkel!!!

    Analizzando fino in fondo, il voto cagliaritano è comprensibile, la voglia di cambiamento è evidente...Ma quanto questo sarà reale???
    proviamo a vedere la composizione del consiglio comunale, e ci accorgeremo che il cambiamento è molto meno di quello che si predica.

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  4. qualsiasi cosa si dica in proposito, mi sembra un risultato deludente...

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  5. io non sono un indipendentista ma quello che leggo qui sopra mi crea un certo dispiacere perchè denota una certa disinformazione sulle battaglie che gli stessi indipendetisti portano avanti.
    Sono battaglie fatte prima che nel nome dell'indipendetismo nel nome della Sardegna, ma, ovviamente se ci si sofferma ad analizzare la sola parola INDIPENDENTISMO, tutto cio che c'è dietro risulterà privo di valore!

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  6. Penso che sia una riflessione interessante a partire dal titolo. Io sono un attivista di iRS ed ho vissuto la Campagna elettorale a Cagliari in tutte le sue parti. E' stata portata avanti con passione e sacrificio. Sicuramente ci sarà da fare una giusta analisi politica del voto a partire dalle liste forse troppo deboli e poco radicate nel territorio. L'esperimento della coalizione è stato un passo significativo nella città piu' importante della nostra Nazione e credo che Claudia Zuncheddu, abbia avuto del coraggio a mettersi in gioco anche dopo una frattura , fresca, con i rossmori. iRS per esempio , parlano i numeri è il movimento piu' votato tra gli indipendentisti. Potevamo fare di piu' anche in virtu' delle battaglie come equitalia portate avanti che non si sono trasformate in grande consenso. Rispetto alle scorse comunali se andiamo a vedere i dati non siamo messi male, anzi. La nostra scissione non ci ha portato allo sfascio anche perchè qualcuno pensava che a Cagliari, iRS non esisteva piu', questo non dimentichiamolo. Credo che ci sia ancora molto lavoro da fare ma nosu sigheus poita s'indipendentzia ghettat passos. Non capisco solo una cosa ( e forse piu' di una...) abbiamo difeso le famiglie da pignoramenti impedendoli e alcune volte abbiamo visto tra queste famiglie candidati nei partiti italiani. Questo mi fa veramente tristezza. Dobbiamo quindi fare analisi del voto e cercare consenso vero con le nostre proposte unendo teoria e azione nel giusto equilibrio. Il cammino verso la repubrica de Sardigna continua e nessun compromesso con serbidoris delle segreterie dei partiti italiani. Saluti e grazie per lo spazio

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  7. Salve,
    Sono anche io un attivista di iRS. A parte le ultime tre righe in post scriptum (denotano una scarsa fiducia nelle capacità argomentative degli indipendentisti), devo dire che condivido moltissimo della riflessione sui risultati elettorali. Anche io penso che le categorie della destra e della sinistra, ma possiamo anche dire quelle di un pensiero liberale e progressista talmente presenti nella società sarda da interessare, volenti o nolenti, anche l'universo indipendentista. E questo lo si può constatare osservando già direttamente l'agire politico dei vari movimenti sardi che non si sono certo distinti per essere degli strenui difensori del liberismo.
    iRS in particolare, sopratutto negli ultimi mesi, ha concentrato la propria azione verso il sostegno di alcune categorie sociali come i pastori e gli agricoltori, vittime più evidenti dei meccanismi perversi del mercato globale. Per non dimenticare le annose battaglie contro la presenza delle servitù militari, insomma tutto questo per dire che non è certo una politica "destroide" quella messa in atto dal nostro movimento. Credo che non sia un mistero questo. Si chiederà alllora: perchè non ammetterlo pubblicamente, perché non dire che iRS è di sinistra? Il problema è che in Sardegna non esiste una destra e una sinistra di respiro internazionale e occidentale. L'orizzonte a cui fanno riferimento le componenti sarde dei partiti italiano è solo ed esclusivamente l'Italia. Questo porta ad una naturale conseguenza: nel senso comune più diffuso tra i sardi essere di destra o di sinistra significa rientrare perfettamente nel quadro culturale e politico italiano. Un sistema talmente forte e dominante sulla Sardegna che è impensabile pure che gli stessi partiti italiani riescano ad declinarsi e pensarsi come entità completamente autonome dalle segreterie di Roma. Per tale motivo oggi in Sardegna dirsi "di sinistra" o "di destra" significa automaticamente aderire a quello schema politico italiano e questo per un indipendentista è ovviamente inaccettabile.

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  8. Ciao Mario una considerazione.
    Il trasversalismo dell'indipendentismo è a miol avviso un eredità sardista che andrebbe valorizzata. Le soluzioni del primo Psd'Az nascevano da una visione non ideologica dei problemi e hanno generato un elaborazione politica estremamente originale e innovativa che ha anticipato di molti anni molti partiti europei. Che poi l'attuale situazione sia un triste ricordo di quella ricchezza è un altro discorso, ma non demonizziamo a prescindere qualcosa che in un momento di grande crisi delle categorie tradizionali potrebbe rappresentare una marcia in più.

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  9. Non condivido una parte dell'assunto argomentativo dell'articolo. Faccio un esempio sull'internazionale "indipendentista" (come è stata definita): SNP e CiU, ma anche N-VA, oggi in Europa vincono con politiche centriste. Benché qualcuno venga associato più a destra o a sinistra, nella realtà i loro programmi (ma anche gli orientamenti dell'elettorato) sono alquanto variegati (e così le correnti interne di tali partiti). Come abbiamo anche fatto notare con l'ultimo articolo sull'SNP: http://www.sanatzione.eu/2011/05/i-sardi-dicono-no-al-nucleare-nel-referendum-promosso-grazie-a-sardigna-natzione/ la parte liberale ha dato risalto ai temi della sicurezza, quella socialdemocratica al welfare, ed hanno catalizzato elettorato un tempo laburista ma anche liberale. Basti guardare le roccaforti e le circoscrizioni espugnate dall'SNP.

    Un tema poi che abbiamo fatto rilevare da anni su U.R.N. Sardinnya è stato che, prevalentemente, tali partiti si distinguono essenzialmente per ideologia solo su materie etiche: ma poiché i loro parlamenti autonomi presentano la facoltà di leggiferare su certe questioni. In Sardegna non vi è neppure allo stato attuale questa possibilità, in quanto il consiglio regionale non ha questa prerogativa e le istituzioni Sarde non hanno ancora conquistato simili poteri (in una vera fase autonomista-sovranista che non c'è ancora stata).

    In Italia Lega Nord ed SVP in realtà pescano sia da ambiti riconducibili alla destra, sia da ambiti in passato tradizionalmente riconducibili ad una struttura PCI. Ciò nonostante si alleano con poli italiani, dando priorità a tematiche territoriali che divengono trasversali.

    Insomma, l'assenza di una chiara connotazione ideologica non è una scusa per non allearsi, perché si alleano (chi a destra, chi a sinistra). E non è quindi una determinante in termini elettorali.

    E' vero che l'indipendentismo è cresciuto, ma una crescita così lenta è comunque indice di fallimento (del quale parleremo in un articolo in lavorazione su queste elezioni in SANATZIONE.EU).

    Concordo sicuramente sul fatto che l'indipendentismo analizzi poco e male se stesso (per questo nacque la critica di U Erre Enne), perché un circuito politico autoreferenziale e conservatore (come le leadership indipendentiste) cerca responsabilità sempre all'esterno e mai all'interno della propria azione politica. Su battaglie come il nucleare riesce ad essere trasversale, sul resto no. E non fa neppure l'indipendentismo (pensiamo all'assenza di interesse verso la lingua sarda). Insomma, a che ci servono duemila partiti sardi che non fanno i partiti sardi e che fino a ieri si accapigliavano persino sulle bandierine scordandosi che 5 anni fa non sapevano neppure cos'era una bandiera europea?

    In Sardegna dobbiamo certamente fare i conti con questa classe dirigente indipendentista, che non ha neppure un percorso di riforme istituzionali da compiere...poi che trovino effettivamente una forma catalanista di presentarsi, è probabile ma potrebbe non essere la panacea di tutti i mali.

    Adriano Bomboi

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  10. Aggiungo: concordo giustamente con Nonne su questo fatto. Adriano

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  11. cosa si puo di in merito! dividersi per una Leadership non da buoni risultati. ma finche si avranno. prime donne. il nostro caro indipendentismo andra a rilento.vedi candidature di ornella prog eraun po precoce. ora ne pagano le conseguenze. l ingordigia.

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  12. Complimenti, la tua analisi politica sul voto indipendentista a Cagliari è molto lucida e la condivido dal punto di vista "politico".
    Tuttavia si parla di politica spiccia in un contesto, quello indipendentista, che non è politico, bensì culturale.
    Secondo la mia opinione (vaga e incompleta) esistono due visioni di indipendentismo in Sardegna, una politica e una culturale i cui confini non sono definibili.
    C'è chi vorrebbe che l'indipendenza nasca dall'iniziativa popolare, dal voto-plebiscitario-ai partiti indipendentisti. Per me questi partiti sono falliti in partenza perchè banalemente "prima di fare la Sardegna c'è da fare i Sardi" (chiedo scusa).
    C'è chi, come me, vorrebbe che l'indipendenza diventi un fattore culturale che possa essere inculcato nei sardi a partire dalla famiglia, dalla scuola...dalla società insomma e per riuscire in questo non c'è bisogno che 4-5-10 partiti indipendentisti si facciano la guerra, c'è bisogno che qualche INDIPENDENTISTA VERO si metta a lavorare all'interno della società e delle istituzioni, altrimenti continueremo a sentirci sardi solo quando vediamo i 4mori al concerto del 1°maggio o negli stadi.

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  13. Anche io a primo acchtto ero caduta nella "trappola" del vedere nell'elettorato il problema senza fare una bell'autocritica ragionata. Sto arrivando alla considerazione che la falla sia nell' incapacità comunicativa dell'indipendentismo. Faccio ammenda e condivido quanto scritto in questo articolo. Forse semplicemente l'indipendentismo non ha interpretato correttamente quanto la società civile sta dicendo, forse deve "raddrizzare il tiro" e rivedere alcune sue dinamiche. E' vero che quando vogliono installare i radar o quando c'è il rischio di uno sfratto etc.., chiamano IRS ma quando c'è da votare è come se non si "fidassero" ancora abbastanza e votano altro. Questa è la spia di un problema che dobbiamo porci e invece di dare le colpe agli agli altri , dobbiamo chiederci perchè questo accade.
    Io non credo sia andata male, dobbiamo ripartire da questo dato e costruire n indipendentismo più chiaro e credibile, più convincente e forte.
    Inghitzaus a traballai de prusu e a chistionai pagu.
    Saludos

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  14. ho letto anche i vari commenti a questa analisi di voto . Io personalmente non sono delusa dal risultato elettorale perche' in fondo non mi aspettavo molto di piu' e questo in virtu' del fatto che in Sardegna si vota per partito preso e spesso senza analizzare a fondo le tematiche portate avanti da persone come noi che nulla hanno a che vedere con le spartizioni di un finto potere ( che non abbiamo )
    Antonio Simon Mossa diceva che :
    Se un Popolo non ha i poteri per autogovernarsi e decidere il suo avvenire, perde non solo la liberta' collettiva ma anche quella individuale . Aurora Pigliapochi : militante di Sardigna Natzione Indipendentzia.

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  15. sono pienamente s'accordo con questo articolo...purtroppo c'è anche da dire che gli indipendentisti hanno perso molta credibilità a causa di battibecchi e infamie che si sputavano l'uno contro l'altro.Bisognerebbe seriamente iniziare a lavorare e i gossip lasciarli ai giornali.Fino a che gli elettori non vedranno persone che seriamente lavorano e non pensano a cose banali e irrilevanti continueranno gli 0,qualcosa....su questo condivido il pensiero di matriota!"Inghitzaus a traballai de prusu e a chistionai pagu",ma davvero però e da tutte le parti...la fiducia delle persone è importantissima e il fatto che i sardi ne abbiano di più nei confronti di personaggi come Fantola è preoccupante,molto preoccupante.
    Ricominciamo tutti a cercare sardi e non voti,come diceva una campagna indipendentista anni fa.è tempo di uscire da questo ricordo ossessivo della divisione...mille partiti si sono divisi e hanno continuato ad andare avanti,è normale politica...è tempo di concentrarsi sul lavorare ora.E ripeto che il mio discorso vale per tutti,da una parte e dall'altra.Il cammino per l'indipendenza è lungo e difficile,ci manca solo rallentarlo per cavolate.
    Ogni partito analizzi gli errori che ha fatto in queste elezioni e migliori per le prossime.
    Buon lavoro!
    saluti.

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  16. Salve, perdonatemi se vado un po fuori tema, la mia domanda è questa: è stato mai fatto un sondaggio sulla propensione dei sardi all'indipendenza? Secondo me il risultato si scosterebbe di parecchio dai risultati elettorali dei vari partiti indipendentisti. Altrimenti non spiegherebbe la miriade di mozioni ""indipendentiste"" presentate da quasi tutti i partiti in consiglio regionale a fine anno passato (tra l'altro qualcuno mi deve spiegare perchè non se ne è mai parlato e perchè nemmeno una è stata approvata dato che più o meno dicevano tutti cose simili).
    Grazie

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  17. sono d'accordo, ci vuole un movimento moderno che sappia parlare sia alle città che ai paesi. mi ero illuso che irs ci potesse riuscire con il binomio sale-sedda. perciò sono rimasto profondamente deluso dalla spaccatura di qualche mese fa.
    però, e parlo da biddaio trapiantato a cagliari, è vero anche che i cagliaritani bollano ( e liquidano) come folkloristica qualsiasi proposta indipendentista, o anche solo di stampo sardista, proveniente da luoghi più a nord di sanluri. come se a cagliari fossero tutti moderni e nel resto della sardegna si vivesse nel medioevo.

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  18. ottima analisi.
    Condivido soprattutto, come dici tu, il pensiero che su Cagliari hanno gli indipendentisti.
    Tutta questa parte, per me, è azzeccatissima:

    "Allora a mio avviso la risposta corretta a quella domanda, oltre all'incapacità di valutazione di se stessi e della realtà, è: "perché Cagliari è una città, una città moderna dell'occidente (provinciale all'ennesima potenza, quanto vi pare, ma pur sempre moderna e occidentale) e quell'indipendentismo è un indipendentismo rurale e saldamente legato a una cultura e a una visione novecentesca del mondo".
    Una città che proprio perché è provinciale non apre i propri orizzonti verso il suo "contado", ma non è nemmeno incentivata a farlo dall'atteggiamento del "contado" stesso, che la considerà a torto "città straniera". Mentre la verità è che Cagliari è la città più sarda della Sardegna. Il problema è cha Cagliari non ne è ancora consapevole. Ma non è con la "colonizzazione dal contado" che Cagliari diventerà indipendentista. L' "esportazione" dell'indipendentismo è fallimentare almeno quanto l' "esportazione" della democrazia."

    Su progres tv ho visto un video in cui il segretario nazionale di progres Bobore Bussa parla di Cagliari:

    http://ornellasindaco.net/tavola-rotonda-con-gianmaria-bellu-bobore-bussa-frantziscu-sanna-e-giglio-coni/

    (scusate non riesco a mettere il link).
    Secondo Bussa Cagliari è una città priva di cultura, utile solo a speculatori che rappresenta la Sardegna in maniera indegna. Ecco perchè progres si è candidato: per fare Cagliari come la vorrebbero loro.
    Forse è meglio che i partiti indipendentisti inizino a cambiare modo di agire e di pensare nei confronti di Cagliari.

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  19. bussa ornella bellu sanna giglio deusu sin di' scampidi....... ojaa mommia scettiiiiiii.... podiasta nominai su restu de sa banda puru..... i sardi sando anche tradireeeee. e lo sanno fare molto bene.....

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  20. Che Cagliari sia una fucina di politica e di dibattito è una realtà ogettiva,legata intimamante e proporzionalmente alla presenza vuoi numerica,vuoi qualitativa di forze propulsive quali l'imprenditoria e la capacità elevata di creazione e strutturazione multilivello di reti relazionali in generis...

    Che al segretario di ProgRes sfugga questo piccolo particolare è chiaro essendo Lui dichiaratamente "Nuorocentrico" e molto poco democratico ed inclusivo!
    (parliamo di un segretario eletto in enclave che bypassa con leggerezza ed in modo unilaterale con tanto di ironia gratuita,persino i basilari meccanismi di garanzia della democrazia,quali le semplici mozioni)!

    Ma tornando al focus della questione:

    Il risultato elettorale degli "indipendentisti" è un dato chiaro e lampante di come,la scarsa,appiattente ed approssimativa analisi sociale,storica,imprenditoriale etc.fatta dai pochi ed isolati "bigs" indipendentisti a caccia di visibilità,risulti inefficcace, per non dire inesistente...

    I Cagliaritani non sanno, non conoscono, non vedono che, uscite populistiche da una parte ed uscite intellettualoidi, semi comprese, dall'altra,quasi a mostrare "quanto siamo studiati e quanto non avete capito".... lanciate sul web o nelle salette culturali affannanti e semi vuote dei pre-eletziones...

    O si rincorrono i drammi sociali,ambientali con azioni e comunicati,che alimentano nella maggior parte dei casi la frustrazione e la rassegnazione,o ci si autoincensa in 20 -30 persone illuminate, dentro i forum e nelle riunioni poco partecipate!
    L'emblema sono le riunioni e conferenze fatte a Cagliari(senza Casteddaius)per anni...

    Ma al di la di discorsi su quale forma e\o estensione debba avere l'indipendentismo in Sardegna e nello scenario globale,l'indipendentismo dovrebbe partire dal mettere sul piatto il radicamento nelle singole ed eterogenee realtà locali,preoccupandosi di produrre contenuti e risposte programmatiche sui vari temi di attualità e congetturali,non contenitori.
    Solo allora il partito o i partiti, saranno una pratica e logica conseguenza,legata anch'essa ad un riconoscimento ed un appoggio sistematico da parte della Natzione Sarda cosciente e non latente e distratta dai gossip e le sviolinate leaderistiche dell'ultim'ora!

    Gràtzias e saludos
    Fùlviu Michèli Seòne
    Àrthana

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  21. condivido appieno quest'ultima analisi.....peccato che neppure dopo quest'ultima stangata,questo sparuto gruppuscolo di aspiranti capitani di ventura,( che bontà loro,avrebbero dovuto portare la nave Sarda sulla rotta dell'indipendenza...)si sia minimamente reso conto del danno enorme che hanno provocato a tutto l'indipendentismo Sardo in generale....non un solo cenno di Autocritica...non una sola ammissione di fallimento ( in questo sono simili in tutto e per tutto a tutti gli altri politici italiani che tanto criticano ..... ) non è vero che in sardegna non c'e voglia di indipendenza...ci sono centinaia e centinaia di giovani che si riuniscono e discutono,e progettano di una sardegna indipendente..e lo fanno senza ambizioni personali...senza secondi fini....purtroppo fino ad ora...questo elettorato che potrebbe costituire una risorsa importantissima per tutta la Nazione sarda,fino ad ora è stato strumentalizzato da pochi furbetti di bassa lega...che hanno abusato della buonafede che tutti questi giovani sardi hanno riposto in loro...e la cosa più grave è che lo hanno fatto solo per una misera questione di narcisismo personale e voglia di riscatto ( chissà...forse per via di fallimenti nella dura vita quotidiana...??? ).....bhe...io a tutti gli indipendentisti Veri,dico solo una cosa....non perdetevi d'animo di fronte a questa momentanea battosta...perchè se ci rimbocchiamo le mani,possiamo,tutti insieme superare anche questo momento buio della nostra storia........ma per far ciò è necessario che la si smetta una buona volta di delegare ad altri,ciò che invece dobbiamo fare in prima persona noi....basta con l'indipendentismo e la politica lasciata fare ai cosidetti Leader.....la sardegna ha bisogno di una politica che valorizzi e responsabilizzi tutte le risorse umane che ci sono nella nostra terra...e questo percorso deve riguardare innanzitutto la cosidetta " Politica Attiva " che deve essere tolta dalle mani di chi non è capace di gestire neppure i vasi di prezzemolo a casa sua, e pretende però di governare un giorno addirittura la Sardegna intera....

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  22. "se vuoi essere universale, parla del tuo paese" non sono io a dirlo ma è Dostoievski.
    Sono indipendentista e ammiro il ragionamento che hai fatto. Ammetto di sognare una coalizione unica per l'indipendentismo, anche coi movimenti che al suo interno si dichiarano liberldemocratici o socialdemocratici o cristianodemocratici o verdi o gialli o dalle molteplici sigle.
    diventare indipendentisti per me, che lo sono diventato col tempo, significa eliminare i "se" e i "ma" rispetto a delle lotte che non hanno a che vedere con sigle varie e menzogne da campagna pseudopolitica del tipo:"meno tasse, più lavoro"
    ci sono dei punti come:
    EQUITALIA: dov'erano i partiti italianisti? e quei pochi che c'erano come potevano andare contro sbandierando il tricolore, simbolo dello Stato che ha voluto tutto questo.
    ABBANOA: idem
    MULTINAZIONALI DEL VENTO E DELL'ENERGIA: idem (qui ha ragione G.Sale:" noi valiamo l'1,5% e loro l'85%"
    CASO FURTEI: idem (anzi qualcuno c'era... al vertice)
    SCORIE NUCLEARI: idem (per lo più destrozze)
    MONDEZZA DELLA MAFIA: idem (per lo più mancina, anche se contro ci andava qualche rappresentante anti-Soru che voleva farsi vedere dalle tv)
    INDUSTRIA FALLIMENTARE INQUINANTE: idem (1/2 sec. di autonomia e di rinascita)
    QUIRRA: idem (anzi qualcuno ne voleva pure l'ampliamento)
    NUCLEARE: idem (anzi qualcuno si è dato i meriti della vittoria del SI dimenticandosi che qualche anno prima voleva l'ampliamento del poligono di Quirra)
    TRASPORTI: idem (lasciamo perdere, è troppo vergognoso)
    ecc ecc... tutte bestemmie indipendentiste queste?!?!
    chi ha votato contro il nucleare si sarà chiesto perché stava votando contro il nucleare?
    cioè, per fare un esempio: uno del PDL che ha votato contro il nucleare sapeva che i rappresentanti che un secondo dopo stava votando sarebbero teoricamente in linea col loro "capo" che ha affermato che: "[...]si cambi l'opinione pubblica italiana[...]" (sul nucleare naturalmente)
    anche quelli del PD cosa avranno pensato, dopo aver espresso il loro dissenso sul nucleare, votando dei rappresentanti di un partito che vorrebbe un nucleare di 4° generazione? cosa cambia se di 1°, 2° 3° o 4° generazione??? appoggiare queste cose mi sembra una bestemmia all'intelligenza umana! e i voti dati a questi rappresentanti sono piccole bestemmie perché si appoggiano queste idee! oppure tutti sono concordi ad accontentare l'ennesima multinazionale energetica... (forse non sappiamo niente dell'Alcoa e del suo bellissimo intervento in Finlandia??)

    La questione per me è altamente ambigua ed è per questo che sto votando l'indipendentismo, perché almeno tutti sono leali coi loro principi! se siamo contrari ad equitalia, lo dobbiamo essere fino in fondo! Se siamo contrari al nucleare, dobbiamo esserlo fino in fondo anche compromettendo il proprio credo politico di fronte alle dichiarazioni di alcuni partiti che invece lo volevano. Non si può essere schizofrenici in questo modo.
    Allora mi viene da pensare che o la società sarda è ambigua, o e maestra dei doppi giochi.
    La differenza sostanziale, per me, è che prima delegavo, votando un partito italiano, mentre ora, da indipendentista, non mi sento di delegare più e so di essere IO, individuo, che vuole essere universale parlando del proprio paese: la Sardegna.

    AMMETTO CHE IO MI ZITTISCO DI FRONTE A CHI MI DICE CHE L'INDIPENDENTISMO NEL 2011 È DIVISO! AHIMÈ!!è vero! ma spero che nel 2012 ci sia l'unione di tutte le forze indipendentiste ed io, come individuo, voglio lavorare affinché questo avvenga!

    comunque, bellissimo articolo e una bellissima analisi. complimenti!

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  23. Da indipendentista apprezzo quest'articolo. Voglio fare una precisazione: il problema non è tanto essere "comunisti o capitalisti", di fatti iRS, ad esempio, ha sempre voluto includere tutte le tipologie di persone, di destra o di sinistra. Il problema è un problema morale: perchè se sono capitalista devo allearmi a gente come Berlusconi che vuole il nucleare nella mia terra? Perchè se sono comunista devo seguire elementi come Bersani, che tutti sanno cos'ha fatto a riguardo del nucleare e non solo? Ma soprattutto, allearmi con loro, ammesso anche che fossero persone oneste, a chi gioverebbe di più, a me, o a loro? Quindi si, voglio che l'indipendentismo possa essere comunista o capitalista o qualsiasi cosa vi pare, non importa, ma perchè dovrei associarmi a certe persone che, in verità, navigano verso la direzione opposta alla mia, e causano quei problemi che io invece vorrei risolvere adeguatamente?

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  24. Non apprezzo questo articolo. Mi sembra dettato da visioni che non conoscono la profondità del ragionamento di cui vuole disquisire e trattato con una leggere ma ostentata arroganza, quella che ci ha portato all'odio per la politica. Politica prima sacra, parola greca che parla di amministrazione della vita sociale, non di amministrazione del portafoglio gonfiato dai soldi pubblici, dal potere e dalle tangenti.

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  25. Io, da convinto indipendentista, credo che questo articolo possa essere spunto per una seria riflessione su cosa dovrebbe essere l'indipendentismo e su cosa, invece, sia attualmente. La premessa è la base di partenza essenziale per capire; sostituire uno stato liberista con un altro stato liberista non ha nessun senso. Il capitalista sardo non è migliore del capitalista italiano o straniero. Perchè il capitalismo è una dottrina economica che non fa alcuna distinzione geografica, mentre la fa di classe. Ed allora, per poter pensare a qualcosa di veramente diverso, si deve pensare di partire dalla lotta di classe, unica lotta che possa liberare dal capitalismo. La lotta di classe, al contrario del capitalismo, non è una dottrina economica e, a seconda delle latitudini in cui è combattuta, ha risvolti ed esiti completamente diversi. Quasi nessuno dei partiti che si richiamano all'indipendentismo, a parte aMpI, ha scelto il campo su cui lottare. IRS si barcamena tra richiami capitalistici nostrani e blande osservazioni sulle classi proletarie sarde. Insomma, detto fuori dai denti, non è né carne né pesce. Poniamo, per ipotesi, che IRS potesse raggiungere la maggioranza degli elettori ed arrivasse all'agognata indipendenza. Che tipo di politica adotterebbe? Una politica che abbattesse le classi sociali od una politica di tipo "moderato" (alla UDC per intenderci) per mantenere saldo il suo trono appena conquistato? Credo che la risposta sia stata data in più occasioni dallo stesso Gavino Sale nonchè dai militanti di IRS intervenuti ad esprimere qui la loro opinione.
    Ma, e qui è la cosa peggiore, partendo da queste premesse, non riesco davvero a capire l'atteggiamento dei partiti indipendentisti in occasione di queste elezioni, che riuniva insieme tutti ma senza nessun progetto a medio/lungo respiro.
    Questo, penso, possa essere l'errore più macroscopico che si potesse fare; una grande armata Brancaleone che è andata alla guerra senza armi e senza piani. E la guerra l'ha persa. Ne dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, per non ricadere nello stesso errore.

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  26. Un anonimo mi ha citato, appioppandomi il simpatico nome di traditore. Solo una cosa: Lavati la bocca prima di pronunciare il mio nome.

    L'indipendentismo cerca di andare avanti, sbagliando, aggiustando il tiro, cadendo e rialzandosi. Non ce lo prescrive di certo il medico di fare e promuovere e proporre indipendentismo in Sardegna. Abbiamo tutti da migliorare, nessuno escluso. Anche chi infama l'altro che ha scelto una strada diversa.

    Saremo più incisivi un domani? Io me lo auguro. Se viene meno il rispetto reciproco saremo sempre la barzelletta di turno. Per chi ha voglia di ridere degli indipendentisti.

    Ricordiamoci che molti ignorano che esistiamo, quindi neanche le barzellette!

    Ah, sono Giglio, comunque, del regno dei traditori, a detta di qualcuno che però ghettat sa perda e cua sa manu!

    Anonimo vigliacco, quando citi dei nomi di persone che non ti stanno simpatiche, se sei un minimo degno di essere definito uomo, e non ominide, firmati!!!

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  27. Tra le voci che a più riprese hanno affermato "Non siamo stati capiti dai sardi", c'è stata anche la mia, almeno una volta.

    Non c'è frase più sbagliata di questa, perchè le cause sono sempre molteplici e dunque almeno qualcuna risiede in noi stessi.

    Ora dobbiamo andare alla ricerca, capire e imparare.

    Forse è necessario che noi indipendentisti, uomini e donne, ci "ri-presentiamo" in modo più attento e preciso, al popolo sardo e lo facciamo cominciando dal dire (di nuovo ma meglio) chi siamo, da dove veniamo(cioè a quale storia attingiamo), dove andiamo, come ci andiamo e, una volta "arrivati" (anche se nessun popolo può dirsi mai arrivato)come vivremo o come pensiamo si possa vivere.

    Questa ri-presentazione più accurata ha alla base non il presupposto per cui "non siamo stati capiti e allora lo ri-spieghiamo" ma quello per cui "non ci siamo espressi nel migliore dei modi, dunque proviamo a farlo".

    Forse è arrivato il momento di dar vita ad un progetto comune dei movimenti indipendentisti che renda note a tutti ANCHE le risorse individuate per compiere, portare a termine e mantenere uno stato di benessere multidimensionale, svincolato da quei processi di dipendenza assolutamente letali per una crescita e uno sviluppo sani, forti e genuini.

    Per quanto riguarda la delusione, nel mio caso ma forse non solo, essa era legata (oltre che -evidentemente- ad aspettative sbilanciate) anche alla "speranza investita sull'esito" che è insita in ogni progetto nel quale si crede.

    Seneca scriveva: "È l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi".... potremo iniziare proprio da noi, guardandoci con occhio critico per individuare errori e rimedi ....

    Claudia Pibiri

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  28. Io ritengo un grandissimo successo a Cagliari dell'indipendentismo di Zuncheddu, Sale ecc.
    con il loro 2,5 % hanno conquistato i cuori di molti cagliaritani.

    Lo 0,4 di progres a cagliari e lo 0,7 a Olbia invece dimostra il loro fallimento, spero definitivo. e dire che Demuru e il candidato olbiese con la loro boria e esaltazione stupida
    avevano credevano di entrare nei rispettivi consigli comunali con il 3 % !!!!! Ma po praxeri!!!!

    Con quello 0,4 % in più sarebbe entrata Claudia Zuncheddu o un altro in consiglio comunale. Ma i progressisti sono stati pagati per sfasciare il movimento? Oppure sono malati di protagonismo? E nonostante tutto il movimento IRS è ancora integro, vediamo ad esempio il 4% di Iglesias, oltre che il 2,5 % di Cagliari

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  29. mi sono lavato la bocca ora ti rispondo. sei un essere che non merita, risposta.... e tu saresti un democraticoooo. un giorno ti diro cosa e come la penso e sara in faccia. poi se tu sai amare ..... be' bravooo. ma.... i sardi sanno anche tradire e lo sanno far bene........... avocato se voi rapresentare rapresenta..... visto che parli per le cause altruiiii.... pax o gerra itta chereseee....

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  30. Ma è possibile che nessuno dice chiaramente che in ProGreS ci sono personaggi che sarebbe ora si facciano da parte ? Sono stati loro che hanno gestito la questione Gavino nel peggior modo,sono loro che ancora decido arbitrariamente su tutto , continuino pure ,sono certo che tra non molto imploderanno,con grande delusione di chi ci credeva. A chi dice : non siamo stati capiti, rispondo che i Sardi hanno capito benissimo,infatti abbiamo visto come hanno risposto contro il nucleare e anche questa volta,senza alternative serie l'unica scelta è stata la meno peggio.
    Sardu.

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  31. Altro che indipendentisti...stiamo facendo la politica italiana!Questo ha fatto blablabla...no è l'alro che ha fatto blablabla....

    ajò a lavorare che alle persone di ste cacchiate non frega nulla,poi lamentatevi dello 0%,anche se ho notato che ora si fa a gara a chi ha lo 0% più bello...ma la finiamo?Irs è un partito,Progres un altro...è passato più di un anno dalla scissione...riprendetevi e andate avanti,che due palle sti battibecchi.A me non interessa se Gavino è cattivo e Bobore è buono o viceversa,mi interessa ciò che viene fatto per la Sardegna,e la gente vede che si spreca più tempo a insultare che a fare altro...è tempo di finirla.

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  32. Altro che indipendentisti...stiamo facendo la politica italiana!Questo ha fatto blablabla...no è l'alro che ha fatto blablabla.... ora at labora. e tuppadi. gavino buono bobore cattivo. ma itta mindifrigada.... peru ornella. mi prascidi esti meda telecamera igenica......

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  33. Bimbo genio,era inteso nel senso che gli indipendentisti devono muovere i sederini e lavorare,non attaccarsi.Stai calmino.

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  34. proprio bello leggere indipendentisti che si offendono tra loro e godono ognuno delle sconfitte dell'altro...complimentoni,così si che la gente si fiderà di voi...che profonda delusione,meno male che dovevate essere diversi dagli altri partiti!tra scandali e scandaletti lo show è identico a quello italiano.gli elettori voliono politica,non cazzate e beghe personali tra politici.la cosa triste è che sitete tutti quanti così pieni di cattiveria e boria che non vi fermate neanche un secondo a pensare che vi state autolesionando e state stufando la gente che vi segue.e parlo per tutti,irs e progres che sia,pensate alla visione che gli altri hanno di voi,e smettetela con l'autocompiacimento,ragionate e capirete che queste guerrettine hanno rotto le scatole.

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  35. Mi sembra che i cagliaritani abbiano votato con cognizione di causa. Essi sono piu' informati e acculturati di quanto gli indipendentisti delusi non vogliano farci credere, tento e' vero che con il consenso nei confronti di Massimo Zedda stanno dando un segnale importante di voglia di cambiamento.

    Il problema degli indipendentisti e' soltanto che Irs ha dovuto difendersi in extremis da una catastrofe causata dagli scissionisti. La scelta della Zuncheddu e' stata coraggiosa e ha sicuramente in parte limitato i danni.
    Senza di lei Irs avrebbe preso meno dell'uno per cento.

    Per quanto riguarda Progres, mi dispiace ma quello non e' un partito. Si tratta di un clan familiare. Dove 3 o 4 persone vanitose, arroganti e supponenti pensavano di poter parlare dell'indipendenza della Sardegna come se si trattasse del loro condominio. Vivono fuori dal mondo, chiusi dentro i loro blog.
    E si sono scambiati quei quattro voti tra loro e i loro 300 parenti.
    La giusta punizione e' stato questo risultato. Spero che contribuisca a farci dimenticare di loro definitivamente. Sarebbe un fatto positivo per gli indipendentisti seri. Se questo non succedera' spero almeno serva a voi giornalisti per aprire gli occhi. E far finalmente scomparire il sorriso finto della Demuru e di Sedda, almeno dalle decine di servizi giornalistici e marchette culturali varie che tanti amici intellettuali e giornalisti hanno procurato loro finora senza nessun motivo.

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  36. il futuro dell'indipendentismo maturo e delegabile sono i suoi amministratori locali e sopratutti i loro risultati.
    al momento siamo ancora poco pragmatici ma non abbiamo idee sufficientemente chiare su:
    - agenzia delle entrate
    - agroalimentare, bilancia commerciale turismo
    - trasporti
    - basi militari
    - piano nazionale dell energia e acqua
    - scuola e sanità e lingua
    il discorso sulle riforme istituzionali che altri hanno tentato di sviluppare.
    la proposta di convergenza di 'a manca' a me piace tanto ma risulterà totalmente inefficace se non verranno discussi i METODI di lavoro e di comunicazione. e tra questi la democratizzazione delle organizzazioni.le carte da scrivere, a mio modesto avviso, sarebbero quindi 2: una sulle tematiche nazionale e un'altra su metodi. vedo ancora alcuni sterili battibecchi, che fanno male a tutti e non portano a nulla. è importante capire che se la convergenza nazionale ci sarà, io credo chi si vada in questa direzione ( la sparo grossa, entro i prossimi 2 anni), la sua forza dipenderà dai contenuti e dagli amministratori, non di certo dal modo di comunicare e interagire di hooligans finti attivisti. con contenuti e garanzie certi, non mi dipiacerebbero affatto le primarie indipendentiste.

    Miali Muntoni

    PS: al momento gli indipendentisti raccolgono pochi voti perchè siamo 'gli ambentalisti e poco altro' e non abbiamo un discreto numeri di amministratori locali, le elezioni le vicono quest'ultimi.
    ...ripeto, non abbiamo un discreto numeri di amministratori locali, le elezioni le vicono quest'ultimi.

    fintzas a sa Repùblica.

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  37. L'articolo è OTTIMO. CONDIVIDO AL 1000‰. Nei commenti vedo scuse su scuse (c'era da aspettarselo), comunque consiglio a chiunque abbia intenzione di avere largo consenso (in qualsiasi campo, non solo in politica) di considerare anche il compromesso, mi pare (ma forse mi sbaglio!), una delle componenti essenziali in democrazia.

    Francesco

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