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giovedì 5 maggio 2011

GAUDIUM MAGNUM *

Benedetto XVI nato Joseph Alois Ratzinger, vescovo di Roma, vicario di Gesù Cristo in terra, duecentosessantaquattresimo successore di Pietro apostolo, sommo pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, arcivescovo e metropolita della provincia romana, sovrano dello Stato della Città del Vaticano, servo dei servi di Dio, meglio noto col titolo di Papa, sta seduto sulla tazza del cesso.


Tiene la zucchetta bianca con la mano destra e con la sinistra, ogni tanto si gratta il capo ricoperto di una soffice e folta chioma bianca.

Il Papa, Laureato in filosofia e teologia alla scuola superiore di Frisinga, con una tesi dal titolo “Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di sant'Agostino”, abilitato all’insegnamento per la cattedra di dogmatica e teologia fondamentale a Frisinga con la tesi dal titolo “La teologia della storia di san Bonaventura”, già insegnante a Bonn, Münster, e Tubinga, già professore ordinario di Dogmatica e storia dei dogmi all'Università di Ratisbona, sta seduto sulla tazza del cesso leggermente proteso in avanti a fermare con i gomiti l’abito talare bianco, sollevato fino alle ginocchia.

Il Papa, ordinato sacerdote all’età di 24 anni, già arcivescovo di Monaco e Frisinga, già cardinale del titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, già Presidente della Pontificia Commissione Biblica, della Commissione Teologica Internazionale e della Commissione per la preparazione del catechismo della Chiesa cattolica, sta seduto sulla tazza del cesso di porcellana bianchissima e a ogni nuova spinta, socchiude gli occhi piccoli e ravvicinati. Il destro appena percettibilmente più del sinistro.

Il Papa, l’infallibile, autore delle lettere encicliche Deus caritas est e Spe Salvi, della trilogia personale sulla figura storica di Gesù Cristo dal titolo Gesù di Nazaret, divenuto best seller in pochi giorni e della lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, tenuta presso l'Università di Ratisbona, sta seduto sulla tazza del cesso in un caldo e afoso pomeriggio d’estate.

Ha la fronte imperlata di minutissime gocce di sudore e con sguardo distratto, quando non fissa il pavimento piastrellato di grandi mattonelle bianche, scruta il soffitto pitturato di bianco. A intervalli di tempo irregolari, riacquista concentrazione e tutto a un tratto la sua espressione del volto si spalanca in quello che sembra essere un sorriso amaro.

Dalla finestra il chiarore di una raggiante giornata di sole, filtra dalle tende di seta bianca, sommergendo la stanza da bagno di una luce bianca, riflessa sul soffitto bianco dal pavimento piastrellato di mattonelle bianche, che rende ancor più bianco l’abito talare e la chioma del Papa.

Il silenzio è sacrale, interrotto qua e là soltanto da qualche sordo colpo gutturale e dallo stillicidio causato dalla caduta nell’acqua della tazza del cesso di uno stronzo. Marrone.

Segue un sospiro profondo e liberatorio.


*Umilmente ispirato dal racconto "La morte non è la fine" di David Foster Wallace dalla raccolta "Brevi interviste con uomini schifosi", Einaudi 2001


2 commenti:

  1. Bellissimo ... ho il volto imperlato dalle risa.

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  2. E l'estasi mi colse all'improvviso...al dolce suono della caduta libera dello stronzo di sua Santità!!!

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