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venerdì 27 maggio 2011

NELLA VICENDA DI DON SEPPIA LA STAMPA ITALIANA ALIMENTA L'IGNORANZA E I PREGIUDIZI DI CHI CONFONDE HIV CON AIDS E OMOSSESSUALITA' CON PEDOFILIA

SOURCE: Comunicato Stampa

In questi ultimi giorni la stampa italiana ha molto parlato del caso di don Seppia, il sacerdote accusato di reati di incontestabile gravità. Purtroppo in questo contesto, le parole “aids” e “sieropositivo” hanno ottenuto le prime pagine della stampa nazionale. Rispettiamo il dolore delle giovani vittime e dei loro familiari, essendo ben consci dell’estrema gravità delle imputazioni a carico del sacerdote e siamo anche noi in attesa che la giustizia compia il suo corso. Ma comunque non possiamo non esprimere un profondo disagio per la leggerezza con cui alcuni giornalisti continuano a trattare la tematica Aids all’interno di numerosi articoli.

di Brunella Mocci*

Appare sempre più evidente la superficialità e l’incapacità  dei media nel gestire l’argomento quando in troppi, scrivendo i loro articoli, confondono la sieropositività con la ben diversa condizione di malato di aids. Inoltre in particolare,  associati al caso in questione,  vediamo citare il virus dell’hiv  e la condizione di sieropositività  come  fattori di  immoralità  apparentemente  collegati al reato, con una sorta di velato e ignorante pregiudizio diffuso che compare tra le righe di alcuni articoli. Così facendo, proprio la cosa che si doveva denunciare  con forza, ovvero il gravissimo reato di pedofilia, sembra quasi passare in secondo piano enfatizzando sopratutto  il fatto che il prete sia sieropositivo.

Ferma restando la condanna per la gravità delle imputazioni rivolte al sacerdote, sarebbe bene ricordare che la sieropositività di una persona, chiunque essa sia e qualsiasi reato abbia commesso, non può certo essere divulgata pubblicamente  come è stato fatto. Sopratutto  non si deve parlare di Aids  usando i toni ed il linguaggio di chiaro stampo scandalistico che accompagnano certa stampa.   La sieropositività è una condizione di vita che coinvolge oggi in Italia decine di migliaia di  uomini e donne, eterosessuali  e omosessuali, ancora assurdamente vittime di uno stigma sociale che questo genere di notizie, nel modo sbagliato con cui vengono raccontate, non aiuta a superare.

L’equazione  omosessuale uguale  pedofilo con l’aggravante del  malato di aids suggerita neanche troppo velatamente da alcuni degli articoli  apparsi nei giorni scorsi è quanto di più deleterio, fuorviante ed anacronistico si possa leggere. Quello in questione è un brutto caso di pedofilia, che niente ha a che vedere con l’omosessualità. Utilizzare frasi ad effetto che associano la sieropositività a reati così gravi, significa ferire profondamente  la dignità di tutti e in particolare  la popolazione sieropositiva che lotta ogni giorno contro la malattia. E significa anche vanificare il lavoro di chi, come noi, da anni lotta  per  il rispetto,  la visibilità ed il pieno riconoscimento dei diritti delle persone hiv+.

* Presidente LILA Sardegna - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids

1 commento:

  1. bravi...apprezzo la Lila per la sua correttezza e serietà da sempre.
    grazie

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