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lunedì 6 giugno 2011

GIULIO SALIS & THE ZIGHET QUARTET

SOURCE: Myspace - Facebook

BIO: LUI SUONA MENTRE LEI SDRAIATA LO GUARDA - Mia madre disse "imparerai a suonare uno strumento". O forse chiese "Ti va di imparare a suonare uno strumento?" Delle volte non ero in grado di capire la differenza. Capita anche adesso, capita con tutte le cose. Se c'era uno strumento che poteva andarmi di suonare quello era il pianoforte. Immaginavo una donna bellissima che si sdraiava su un pianoforte, mentre lui, il pianista, suonava... e stavano assieme, si amavano, cose così. Lei non si sarebbe potuta coricare su nessun altro strumento. Delle volte la realtà mi sfuggiva tra le dita attraverso questo genere di icone. Capita anche adesso, capita con tutte le cose.

Però ad esempio riuscii a fare anche qualche concertino. I saggi di fine anno. Suonavo con l'organo electone... (ma io non volevo imparare il pianoforte?), credo bisognasse sponsorizzare l'organo electone e poi non mi dispiaceva si "suonasse" anche col ginocchio. La verità è che ho sempre desiderato entrare al conservatorio, ma mia madre aveva una brutta idea del conservatorio, e io è da una vita che sono in lotta contro il tempo... Ogni volta che mi riproponevo qualcosa, che avessi dodici, sedici o vent'anni, mi dicevano che per quel corso ero ormai troppo vecchio. Piangersi addosso serve a poco, e quella ingenua gioventù se n'è bella che andata. Per non lasciarmi stare quando mollai l'organo Electone cominciai davvero a prendere lezioni di pianoforte. Tutto un altro mondo... ma di queste cose parli chi davvero ne capisce, che io ho poco da fare il Cicerone. Mi approciai infine alla chitarra per godermi a pieno l'adolescenza (altrimenti come si fa?), per accompagnare i pezzi che componevo. Il problema ad ogni modo è sempre stato applicarsi nel senso di mantenere la costanza. Non sei un gran musicista se non ti applichi costantemente. BALLATA DEI 18 ANNI E GIù DI Lì - Ti ritrovi con un myspace fatto male ed un pò di vergogna nel caricare i pezzi. Ma con tutti gli imbecilli che ci sono, la percentuale che la gente scelga il mio per proporre i suoi conati è in fondo minima. Si va avanti pensando che chi ascolta, distolga le orecchie durante la steccata. Tutti gasati coi grandi gruppi folk rivoluzionari, da ragazzini mettemmo su un gruppo di gente incapace a suonare: si chiamava LE FERROVIE DELLA SARDEGNA. Il nome per me era molto significativo. In Sardegna le ferrovie sono qualcosa di lento e malandato, che oltretutto per quanto possa viaggiare, non supererà il fatale ostacolo del mare. Capita di sentirsi così. Provavamo nella stanza di casa mia dove tenevo il pianoforte, e non riuscimmo mai ad arrivare a suonare su un palco. Però è proprio dalle ceneri di questo gruppo che nel 2005 ho preso i pezzi che avevo che mi suonavano meglio ed ho autoprodotto “CI VUOLE POCO A FARE UN ALBUM”. Volevo fissare da qualche parte le emozioni che mi davano le nostre fantasie di amori andati a male, minacce sociali, e treni diretti verso il niente. Un disco inascoltabile, registrato con un lettore mp3 e una chitarra che non va a tempo. Tuttavia alle atmosfere, ai pezzi, al periodo di quel disco sono rimasto particolarmente legato. Avere diciotto anni, scoprire che questa maledetta modernità ti permette di fare un disco solo soletto, è un bel guadagno. Fino a quel momento i dischi erano stati per me una cosa da eroi da palco. Un chiunque che componesse inascoltato nella sua cameretta insulsa non doveva godere certo di questo lusso. Gli diedi quel titolo per queste ragioni. Era la scoperta che se non hai troppe pretese in fondo ci vuole davvero poco a fare un album, o come dice la canzone d'apertura: Basta la noia e quattro banalità. L'anno dopo mi sono diplomato, e autoprodotto nuovamente. Chiamai il disco “NEL BICCHIERE, ANTOLOGIA ETILICA”. Conteneva parecchi pezzi, tutti nuovi, e mi accompagnavano musicalmente Francesco "Chita" de Simone e Gianmarco "Merlo" Fois. Il 2006 fu un anno disgraziato tuttavia. Cominciai il disco con quei due, a fine 2005... a febbraio 2006 con una meningite fulminante il secondo era passato a miglior vita. Ne fummo tutti quanti devastati, io ed il gruppo di amici che frequentavo. Riuscii ad incastrare quest'esperienza in una canzone, che suonai al suo funerale... forse non avrei mai dovuto. Il titolo è CANZONE DI REQUIEM e si trova nel disco del 2006. Dopo venne LA FATA VERDE un progetto di brevissima durata ma di forti sensazioni. Erano i primi approci con delle prove un pò più reali, che si svolgevano in una saletta musicale. Ma eravamo troppo adolescienti e troppo avvinazzati... il tiro punkettino che riuscivamo a darci si sarebbe potuto evolvere in qualcosa di più piacevole, se non avessimo marinato le prove di continuo. 


SPLEEN DIGITALI - I passaggi sono sempre qualcosa di difficile. Uscendo dalla scuola ho dovuto demolire tutto. I miei miti di fuga, le mie speranze di una laurea veloce. Mi sono allontanato anche dalla musica, forse da ogni svago artistico per due o tre anni. Non ho più scritto canzoni, non ho più tentato di autoprodurmi. Solo l'anno scorso (2009) Alessandro Farris, amico eterno, messosi in testa di tuffarsi nel mondo della musica digitale, mi coinvolse in un progetto che prese poi il nome di SPLEEN DIGITALI. Si trattava di prendere alcuni pezzi tanto vecchi quanto nuovi e di farne una specie di demo, registrando la chitarra di Andrea Girlando e componendo tutto il resto direttamente col computer. Imparai un sacco di cose, ma per certi versi fu una sorta di supplizio. Nessuno di noi aveva le benché minime nozioni del lavoro che stessimo facendo, ed editare appena cinque pezzi richiese quasi un anno, di continui rifacimenti e correzioni. A lavoro finito ci accorgemmo che per proporre dal vivo quel che eravamo riusciti a mettere su cd ci sarebbe voluta un'abilità strumentale che non possiedevamo, ed eravamo tanto senza soldi e tanto stressati dalla cosa, che prodotte venti copie lasciammo che la cosa morisse là. Guardandolo col senno di poi, sono comunque contentissimo di averlo fatto. Anche se gli amici più affezionati hanno sbuffato che erano meglio le vecchie registrazioni, la verità è che per ora queste sono le uniche con una qualità proponibili all'ascolto di terzi... all'ascolto di chi non sia il solito amico da piazza. 

Il "QUARTETTO ZIGGET" - E' cominciato tutto nell'Aprile del 2010, quando Ale mi chiama per chiedermi uno dei suoi soliti favori che "non puoi non farmi". Si trattava di suonare al “Sandy bar”, a Cagliari, dove lui ha garantito la presenza di un gruppo acustico per il sabato sera senza effettivamente preoccuparsi se questo gruppo acustico l'ha veramente. Avendo molto stupidamente accettato, in cinque giorni ho raccattato gli unici amici strimpellatori di chitarra (Lorenzo e Teresa) tanto pii da farmi un simile favore ed abbiamo preparato una scaletta da venti pezzi. Il concerto in realtà, la settimana in questione è fallito. Per non demordere l'abbiamo portato in piazza, collegando l'amplificatore della chitarra all'impianto elettrico della macchina. Curiosamente ha funzionato, ed un pò di pubblico si è presentato... la settimana dopo, quando il concerto si è fatto sul serio, abbiamo riempito il locale. Non saremo Vasco Rossi... ma è un buon modo di iniziare... 
E' passato un anno da quando ho scritto questa fesseria, e il gruppo è ancora in piedi. Insomma alti e bassi, ma c'abbiamo violino (Francesca), basso (Alessandro) e cajon (Matteo) da veri eccentrici. Si è fatta qualche data, si sono conosciuti validi musicisti. Ci siamo esibiti in vari locali cagliaritani come all'”Iguana's Pub”, all'”Alta Marea”, al “Chiosco Bikini” nel lungomare Poetto nonché a manifestazioni degne di nota quali Birras! (Montevecchio) e  al KeneMusicFest (S. Gavino Monreale).

MUSIC GENRE: indie/folk

LINE UP: Giulio Salis: Voice/ Teresa Leone: Hollow-Body Electric / Lorenzo Cadeddu aka Trevor:  Acoustic Guitar / Francesca Pusceddu: Violin / Matteo Cordeddu: Cajon / Alessandro Farris: Bass Guitar.

DISCOGRAPHY: “Ci vuole poco a fare un album” (2005), “Nel Bicchiere, Antologia Etilica” (2006), “Spleen Digitali” (2009).

CONTACTS: ManagerBand


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