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domenica 24 luglio 2011

PROPRIETA' PRIVATE: LE CASE SFITTE E LA TASSA PER IL POPOLO

Scritto per Sardegna Quotidiano

La libertà di ciascuno, termina dove comincia quella altrui. Il problema è tracciare la linea di confine.
Sulla libertà di proprietà privata, per esempio, gli inglesi non hanno dubbi: il suo esercizio, finisce quando comincia quella di un altro di vivere sotto un tetto.
E' così che lo squatting in Inghliterra non è reato. Si tratta di una pratica che di fatto accorda il diritto di abitare una casa sfitta, ai senza tetto che la occupano.
A patto che poi non la lascino incustodita. Infatti, finché c'è dentro qualcuno, il proprietario che volesse rientrarvi rischia multe e addirittura il carcere. Un paradosso.
Come si spiega che in un paese di solida tradizione liberale, in cui la proprietà privata è considerata sacra, possa essere accettata una pratica che se non è un esproprio proletario, poco ci manca?
Si spiega col fatto che in Inghilterra, a differenza dell'Italia (dove l'egoismo sociale viene spacciato per liberalismo e dove si confonde l'interesse della collettività con il socialismo reale), l'interesse generale in taluni casi prevale ancora sulle libertà individuali.
Nel caso in questione è rappresentato dall'equità e dalla giustizia sociale in rapporto però ad un altro diritto individuale, che è il diritto ad un alloggio adeguato, sancito dal Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. 
Al quale l'Italia ha aderito e che puntualmente viola, tanto da subire periodicamente le censure da parte dell'Onu. I dati sono drammatici. In Italia ci sono circa 600 mila famiglie con lo sfratto pendente. Gli alloggi popolari sono circa 750 mila contro, per esempio, i 3,5 milioni della Francia. Un calcolo approssimativo ha stimato che in Italia vivono circa 17 mila senza tetto.
Di contro appena il 5% dei proprietari più ricchi possiede il 25% del valore totale delle abitazioni, mentre il 50% dei meno ricchi possiede solo il 18,7% del valore immobiliare.
Però si continua a costruire edilizia ad uso abitativo privato, perché l'edilizia è un comparto trainante dell'economia, ma non edilizia popolare, perché lo Stato non ha soldi. Il risultato è che in Italia più di 5,5 milioni di appartamenti risultano sfitti.
Ora bisogna ammettere che forse lo squatting è eccessivo, ma una tassa sulle case sfitte, il cui gettito andasse a finanziare la costruzione di edilizia popolare, non sarebbe affatto scandalosa.





























3 commenti:

  1. In Inghilterra uno che si appropria di una casa altrui e' un ladro, lo squatter puo' occupare uno spazio se questo e' disabitato ma tipo un rudere. Allora chiunque abbia un affitto in nero (e a Londra non e' raro) potrebbe reclamare la proprieta' come sua e portarla via al suo padrone di casa. La legge inglese non abbraccia per forza un interesse collettivo, anzi, e' proprio ingiusta perche' permettere una cosa del genere ai danni di chi possiede una casa e' inconcepibile, in UK non sono tutti immobiliaristi senza scrupoli e chi possiede piu' di una casa quasi sempre la affitta, ci sono anche vere e proprie societa' di intermediazione degli affitti e anche incentivi per i padroni di casa che affittano a studenti (che in UK funzionano). Poi le cose che si vedono in Italia sono un'altra cosa, anche io sono d'accordo su questa tassa, ma evitiamo i paragoni con altre realta', non e' tutto oro quello che riluce.

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  2. @ Anonimo: Non vorrei contraddirti, ma ribadisco che in Inghilterra occupare una casa sfitta (anche nuovissima) non è contemplato come reato dal Codice penale inglese. Non da quello scozzese, che invece prevede il reato più o meno come quello italiano.
    Qualche mese fa in Inghilterra il Sunday Telegraph ha lanciato una campagna per trasformare lo squatting in un reato, perché, guarda caso, gli squatter hanno cominciato ad occupare le case dei Vip.
    In alcun modo lo squatter può reclamare la proprietà dell'immobile che occupa (e infatti, se hai ben letto, non è questo che ho scritto), ma nella sostanza acquisisce il diritto ad abitarlo.
    Non vorrei contraddirti anche sulla questione dell'interesse collettivo, ma è proprio su questo concetto che il Labur Party di Tony Blair, difese strenuamente questa pratica.
    In ogni caso, se hai letto bene l'articolo, ho scritto che lo squatting è un tantino esagerato, per cui il mio paragone con l'Italia, non è sulla pratica dello squatting, ma sulla ragione che lo tollera. A fronte di questa ragione io non propongo lo squatting anche in Italia, ma la tassa.

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  3. Tassa sulla casa si, d'accordissimo. Il gettito a fare qualsiasi cosa, senza il bisogno di costruire nuova edilizia sociale (semmai recuperare il patrimonio esistente). Se l'imposta sulla casa sfitta è sufficientemente insostenibile, il proprietario sarà incentivato a fare due cose: vendere [e in tal caso l'aumento di offerta abbasserebbe il costo sul mercato delle abitazioni, abbassando quindi la soglia e permettendo l'acquisto a ampie fasce di popolazione che hanno uno stipendio che agli attuali prezzi non gli consente di vivere e comprare una abitazione] o affittare con regolare contratto, ed oltre al discorso di cui sopra [valido anche per gli affitti] c'è anche il vantaggio dei maggiori tributi versati e della convenienza reale a pagare delle tasse.
    Senza bisogno di altro cemento (cit.)

    D.

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