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lunedì 15 agosto 2011

DROGA, IL PAESE DEGLI INUTILI PROIBIZIONISMI

Scritto per Sardegna Quotidiano del 15/08/2011

L'ultima Relazione annuale sull'evoluzione del fenomeno della droga in Europa, stilata dall'osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, ha confermato il trend di crescita, ormai dal 2001, del consumo di sostanze stupefacenti in Italia.
Nemmeno una legge fortemente proibizionista entrata in vigore nel 2006 come la cosidetta Fini-Giovanardi, è stata in grado di invertire questo trend e ancora una volta il proibizionismo si è rivelato essere il classico rimedio peggiore del male.
Infatti per la legge il consumo di droga è un reato penale punito con sanzioni amministrative, solo se la detenzione di sostanze stupefacenti rientra nei ristretti limiti stabiliti. Se superati quei limiti non si riesce a dimostrare che il possesso è finalizzato all'uso personale, si rischia invece la reclusione dai 6 ai 20 anni. Il risultato sono le carceri piene di consumatori e tossicodipendenti.
Così, mentre tra i primi crescono i casi di suicidio per l'onta derivante dalla condanna, i secondi non vengono più considerati dei malati da curare, ma dei criminali da reprimere.
Nel giugno scorso la corte di Cassazione ha però respinto il ricorso della Procura di Catanzaro, che chiedeva la condanna di un giovane per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di Cannabis. Secondo la Corte, la coltivazione di una sola pianta, "non è idonea a porre in pericolo il bene della salute o della sicurezza pubblica”.
L'impronta ideologica della legge, ha poi di fatto ostacolato l'utilizzo della Cannabis a scopi terapeutici (Aids, Sclerosi multipla, Glaucoma, Epilessia, Alzheimer e Parkinson), ormai scientificamente dimostrati e attuati in paesi come Germania e Stati Uniti.
Infatti, pur essendo possibile per il medico curante o per le Asl, chiedere all'Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute, l'autorizzazione a importare dall'estero i farmaci a base di Cannabis, la maggior parte delle stesse Asl non copre le spese e il malato è costretto a sborsare di tasca sua cifre proibitive.
Recentemente però il Tribunale di Avezzano ha imposto alla Asl di pagare le spese ad un paziente, basandosi sul principio costituzionale (art. 32) che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti.
Due sentenze incoraggianti, ma urge la modifica della legge.


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