i
i
i

giovedì 4 agosto 2011

GENITORI E FIGLI: LA FEDRIGOTTI E QUELLA PAURA INCONFESSABILE

Scritto per Sardegna Quotidiano del 04/08/2011


«Possono mai un padre e una madre impedire a un figlio ventenne di andare in vacanza?» In nord Europa la risposta sarebbe lapalissiana in modo talmente esagerato, che a nessun genitore con tutte le rotelle a posto, passerebbe mai per l'anticamera del cervello una domanda del genere senza sentirsi ridicolo.
In Italia c'è chi invece con nonchalance, ha posto il quesito addirittura sulle pagine del Corriere Della Sera, come se il tema fosse “bambini: è giusto lasciarli andare a dormire dall'amichetto?”.
Lo ha fatto la scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti che sabato 30 luglio, commentava la tragica morte di Stefano Raimondi, il ventunenne italiano rimasto ucciso in vacanza a Mykonos.
Un figlio che muore a 21 anni è una tragedia devastante per qualsiasi famiglia ed è comprensibile che una donna sensibile e madre di due figli come la Fedrigotti, ne sia rimasta fortemente colpita.
Più difficile è capire perché la generazione alla quale la Fedrigotti appartiene, vorrebbe negare ai propri figli (adulti!) ciò che hanno conquistato per se stessi. 
Tralasciando infatti i soliti discorsi sulle mamme italiane iperprotettive, sui figli bamboccioni che non se ne vogliono andare, sull'Italia che non solo non incentiva a lasciare il nido, ma addirittura ostacola, è interessante sottolineare come la Fedrigotti sia divenuta maggiorenne (guarda caso a ventun anni) esattamente l'anno dopo quel 1968 da cui partì il cambiamento della società italiana.
Che tra le altre cose nel 1975 portò anche alla riforma del diritto di famiglia che anticipò la maggiore età ai 18 anni, grazie anche alle lotte della generazione della Fedrigotti: quella dei capelloni, della fantasia al potere, della rivoluzione sessuale, degli “spinelli” e del rock'n'roll.
E' quindi imbarazzante leggere il commento della Fedrigotti quando scrive: «Poveri genitori, verrebbe da dire, più o meno costretti ad accettare il destino dei figli come se andassero al fronte, mentre se ne vanno soltanto a bere, ballare e passare il tempo in qualche incantato luogo di vacanza». 
Leggendo queste righe è difficile tracciare la linea in cui finisce l'amore e comincia invece l'egoismo. Certo, uscendo di casa si può anche correre il rischio di morire, ma la verità è che lasciando il nido si “rischia” soprattutto di vivere. E se fosse questa la paura inconfessabile dei genitori?




Nessun commento:

Contribuisci al dibattito in modo sereno e costruttivo.