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sabato 13 agosto 2011

INDIPENDENTISMO, TRE CHICCHE PER GLI SCETTICI

Scritto per Sardegna Quotidiano del 13/08/2011

Tra le tante argomentazioni che gli scettici dell'indipendentismo avanzano a sostegno della loro contrarietà, ce ne sono tre particolarmente facili da confutare.
Attraverso la prima, gli scettici sostengono che la Sardegna è troppo piccola per poter aspirare all'indipendenza, sia da un punto di vista territoriale che demografico. Con la seconda, bollano l'indipendentismo come anacronistico, mentre la terza vedrebbe l'indipendentismo come una forma di chiusura in se stessi.
Per confutare la prima argomentazione (come ha fatto Franciscu Sedda in un suo saggio scritto per Limes), è sufficiente far presente che, se nel 2007 la Sardegna fosse stata uno Stato indipendente, non sarebbe stata invitata al summit dei piccoli Stati d'Europa, per il semplice fatto che, avendo oltre il milione di abitanti, sarebbe stata considerata troppo grande.
Per rendere meglio l'idea, basti sapere che l'Estonia e la Slovenia, rispettivamente meno popolosa e più piccola della Sardegna, non parteciparono al summit perché anche loro superavano il milione di abitanti.
Smontare la seconda argomentazione, è alterttanto semplice. Basta infatti prendere una cartina dell'Europa dei primi del '900 e confrontarla con una attuale, per rendersi conto che nell'ultimo secolo il numero di Stati indipendenti è raddoppiato.
La tendenza degli ultimi cento anni, ci mostra quindi che l'indipendentismo riguarda storicamente il presente e le forti spinte in tal senso degli ultimi vent'anni da parte di Scozia, Catalogna e Fiandre, ne testimoniano l'assoluta attualità.
L'idea dell'anacronismo, nasce probabilmente da una visione erronea del processo di globalizzazione, che in realtà non è soltanto un processo di cessione di pezzi di sovranità verso entità sovranazionali da parte degli Stati-nazione, ma anche verso enti territoriali a essi subordinati.
Una cessione lenta, ma inevitabile perché necessaria ad affrontare le sfide della globalizzazione, per le quali gli attuali Stati-nazione di concezione ottocentesca (quelli si anacronistici!), sembrano essere assolutamente inadatti.
La nascità di statualità di dimensioni più piccole, non è quindi in contrasto con una concezione “internazionalista” del mondo, ma è anzi ad essa funzionale, perché con la globalizzazione le interdipendenze si rendono sempre più necessarie.
Così, ecco confutata anche la terza argomentazione.



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