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lunedì 29 agosto 2011

UNA METAFORA DELL'ISLANDA RIVOLUZIONARIA

Scritto per Sardegna Quotidiano del 29/08/2011

Immaginate di prestare, su consiglio di vostra madre, i vostri risparmi di una vita a un padre di famiglia e a sua moglie che in cambio vi promettono un tasso di interesse altissimo.
Immaginate che questo padre di famiglia (lungi dal classico buon padre di famiglia descritto dal Codice civile) e sua moglie spendacciona, facciano vivere nel lusso i propri figli.
Immaginate questi figli, colti, istruiti e capaci di intendere e di volere, godersi allegramente il lusso, senza mai chiedersi come sia possibile che il loro padre, che di lavoro fa il pescatore con una piccola barchetta, possa offrire alla sua famiglia un tenore di vita così alto.
Immaginate che al momento di saldare il debito, il padre di famiglia non abbia i soldi per onorarlo, ma che vostro padre si offra di comprare il vostro credito, contando poi di rifarsi direttamente su quel padre di famiglia, salvandovi dall'oscura prospettiva di perdere i vostri risparmi.
Immaginate vostro padre che va da quel padre di famiglia ad esigere il pagamento di quel credito, seppur spalmato negli anni e in comode rate.
Immaginate che in un primo tempo quel padre di famiglia non voglia pagare, ma poi sotto la minaccia di vostro padre di rivolgersi a un Giudice, messo alle strette, insieme alla moglie si rivolge ai propri figli, dicendo loro: «figli miei, la festa è finita, siamo pieni di debiti, aiutateci a saldarli».
Immaginate che quei figli, in tutta risposta, facciano sbattere i genitori in galera, dichiarino fallita l'attività del padre e non onorino nessun debito contratto dal genitore.
Certo, le colpe dei padri irresponsabili non possono ricadere sui figli (anche se in genere i debiti si) e vostra madre vi ha sicuramente dato un pessimo consiglio, però vostro padre, che è l'unico a rimetterci, non è poi quel mostro che tutti dipingono.
Ma se provate a sostituire il padre di famiglia e sua moglie con lo Stato e le banche islandesi, vostra madre con la vostra banca, voi con il piccolo risparmiatore inglese, la piccola barchetta del pescatore con l'economia reale islandese, i figli goderecci con il popolo islandese, vostro padre con lo Stato inglese e il Giudice con il Fondo monetario internazionale, bisogna ammettere che raccontata così, la tanto decantata rivoluzione silenziosa del popolo islandese, con annessa Costituzione scritta via web, è un po' meno simpatica.



18 commenti:

  1. Finalmente! è da mesi che racconto la stessa cosa a tutte le persone che, da mesi, prendono l'Islanda come modello di civiltà, onestà e democrazia (iniziando il discorso con "c'era una volta l'Islanda...").
    Questo perchè molti pseudo giornalisti-opinionisti improvvisati-fancazzisti, hanno preso la situazione islandese e l'hanno paragonata all'Italia o in generale al mondo, sostenendo poi che i "poteri forti" (i cattivi) non avessero divulgato la notizia per paura del contagio democratico-anti capitalista islandese.
    Non sapendo che l'Islanda sta al capitalismo come il formaggio sta al latte.
    Non sapendo che l'Islanda ha risorse energetiche infinite, una popolazione inferiore all'area cittadina di Cagliari e negli ultimi vent'anni si è fatta stuprare consenzientemente da tutti gli speculatori anglo-olandesi-norvegesi-americani (per via del bassissimo costo di energia e acqua ci sono enormi industrie che stanno distruggendo l'ambiente tra l'altro).
    Non sapendo che le banche islandesi prestavano soldi a chiunque glieli chiedesse, senza garanzie e senza controlli.
    Non sapendo che tra il 2008 e il 2009 gli islandesi erano visti come dei terroristi dal governo Inglese (naturalmente dal punto di vista finanziario-bancario).
    Non sapendo che uno studente di 20 anni poteva beneficiare di un proprio mutuo e comprarsi una casa di proprietà e una macchina.
    Per tanti anni l'Islanda è stata l'eden degli islandesi,i loro privilegi e il loro lusso è stato spazzato via dalla crisi e per questo hanno votato il referendum per non pagare il debito (tra l'altro non era un debito atissimo). Hanno mandato via e condannato i governatori e i banchieri che hanno causato la crisi solo perchè hanno fallito, difficilmente ora i figli dei pescatori andranno a fare i pescatori (anche se non lo escluderei, è un popolo volenteroso e laborioso che tiene tantissimo al passato).

    Ecc ecc.

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  2. Ma davvero si possono raccontare simili idozie spacciandole per notizie?
    Lasciate il mestiere del giornalista alle persone serie e l'immaginazione ai romanzi:
    http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/post/2672073.html

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  3. @ Anonimo 2: Lo so, è bello leggere solo la parte che ci piace delle notizie. Se tu avessi comprato titoli di debito pubblico islandese, probabilmente avresti un'altra opinione. Eppoi scusami, cosa avrei raccontato di falso in questo post? Le medaglie sono fatte di due facce e per verificare se sono autentiche, occorre esaminarle entrambe. Questa è la faccia della medaglia che non ti piace. Tutto qui.

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  4. Questa è la storiella che i neoliberisti e banchieri ci propinano affinchè ci sembri ragionevole la richiesta di pagamento del debito. Infatti nel manuale "manipolazione delle masse" il rivolgersi al pubblico come dei bambini preclude una risposta dalle masse sprovvista di senso critico. Certamente può sembrarci logico che se vi è un debito ci debba anche essere il corrispettivo pagamento pattuito, ma purtroppo la realtà delle cose non è mai così semplice come ci viene proposta.
    Un debito contratto con una moneta non appartenente ad alcun stato sovrano che deve essere per forza presa a prestito e che genera un debito che poi finirà con la richiesta della distruzione dello stato sociale a vantaggio di pochi grandi gruppi finanziari è un onere che non dobbiamo assolutamente accettare.
    Inoltre per chi fosse a digiuno e volesse capire quello che sta avvenendo in Europa consigli "Shock Economy di Naomi Klein affinchè ci si renda conto che tale sistema è già stato perfezionato e utilizzato in tutti gli stati dell'America Latina con le conseguenze che conosciamo.
    Chi oggi rifiuta il debito e lo ristruttura a vantaggio dei cittadini e non degli strozzini del FMI e Banca Mondiale conosce una crescita economica neanche inimmaginabile nella vecchia Europa, vedasi Argentina e Ecuador

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  5. @ Roberto, ma anche a tutti gli altri: La semplificazione di questa metafora serve paradossalmente a sottolineare che le cose sono molto più complesse di quanto si creda. A me non interessano le risposte facili, mi interessano le domande complesse.

    Una domanda che voglio pormi riguarda esattamente il senso critico delle masse e di conseguenza la democrazia: non è forse il caso di chiedersi se i popoli dei paesi occidentali non abbiano la loro parte di responsabilità rispetto a questo sistema globalizzato di finanza pubblica?

    (Una piccola chiosa che naturalmente richiede le debite proporzioni: gli intellettuali di fama mondiale più raffinati, sono sostanzialmente d'accordo sul fatto che il popolo tedesco abbia avuto la sua parte di responsabilità sull'ascesa del nazismo e sulla conseguente "soluzione finale").

    Mi pongo questa domanda per il semplice fatto che non è che in Islanda si sia passati improvvisamente da una dittatura oppressiva alla democrazia. I governi e i politici che hanno portato al crack finanziario l'Islanda con le loro politiche scellerate (perché se le banche hanno fatto quello che hanno voluto è colpa della Banca Centrale Islandese che è quella che emette i titoli di debito pubblico e a differenza di Ue e Usa è controllata dal Governo islandese, a testimonianza che ciò non garantisce un bel nulla) hanno garantito agli islandesi almeno per dieci anni (dal 1998 al 2008), crescite di Pil con il 6% medio annuo e il reddito pro capite più alto d'Europa, di circa 40 mila euro.

    Governavano perché scelti e riconfermati democraticamente dagli islandesi della democraticissima Islanda. Se siamo davvero convinti del senso critico delle masse, allora questo senso critico vale sempre, ergo gli islandesi hanno una, seppur piccola, parte di responsabilità nel default islandese.

    Ce l'hanno perché un popolo così colto, maturo, istruito, democratico e civile non si è mai chiesto come fosse possibile che il loro governo gli offrisse un tenore di vita da paese ricco e industrializzato, considerato che le esportazioni dell'Islanda erano rappresentate per il 70% dall'industria peschereccia che nel suo complesso impiegava appena il 4% della popolazione attiva. Insomma, un'economia da paese caraibico, ma completamente ricoperto di ghiaccio che per questa ragione importava la quasi totalità dei prodotti alimentari.

    Continua...

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  6. ...segue

    Senza porsi domande, a loro bastava con facilità, accendere un mutuo per comprarsi casa, mettersi facilmente le rate per acquistare una macchina, mentre la London School of Economics definiva l'Islanda il paese più felice del mondo e tutti stavano ad esaltare la "Tigre artica", come veniva entusiasticamente definita anche dai progressisti europei.
    Che poi sono gli stessi che oggi decantano la così detta rivoluzione silenziosa!

    Insomma: su cosa era basata questa felicità? Sul desiderio soddisfatto di possesso di beni e di godimento di servizi? E' su questo che si basa l'occidente? Ai popoli occidentali questo sistema piace? E questo gradimento è basato sul senso critico? Dobbiamo deciderci se il popolo è sempre bue o il popolo ha sempre senso critico, perché è troppo facile dire che prima era bue e ora ha senso critico. Ognuno su questo si dia la risposta che preferisce.

    E se il senso critico e di responsabilità da parte del popolo islandese avesse richiesto una presa di posizione di questo tipo?: "Noi abbiamo scelto quei politici, noi ci assumiamo la responsabilità di pagare il debito che loro hanno contratto". Tra l'altro il debito è abbordabilissimo, perché si tratta di 13 mila euro pro capite che olandesi e inglesi chiedevano di ripagare con un tasso e in tempi più che ragionevoli.

    Invece hanno deciso di non pagarlo, il che almeno nell'immediato non rende molto affidabile l'Islanda da un punto di vista di ulteriori prestiti e/o investimenti esterni. Esattamente come quando uno non paga le rate del televisore: scordati che qualcun altro ti presti dei soldi in futuro.

    Ultime domande finali: perché i 300 mila islandesi sono fighi e i 300 risparmiatori inglesi (da notare lo stesso numero) sono invece dei coglioni? Anche questi ultimi sono stati mal consigliati dalle loro banche, che acquistavano titoli debito e altri titoli dalle banche islandesi, e se il loro Governo (quello inglese, eletto anche questo democraticamente dai suoi cittadini nell'Inghilterra democratica, paese dove addirittura la democrazia è nata) non avesse tutelato i suoi cittadini risarcendoli, cosa sarebbe successo? E se quei 300 mila inglesi fossero stati 300 mila italiani, questa "rivoluzione silenziosa" islandese ci sarebbe piaciuta allo stesso modo?

    insomma: non è tutto ghiaccio quello che brilla in Islanda. E nemmeno altrove. Chi ha un minimo di onestà intellettuale, deve ammettere che la questione non è così semplice come qualcuno l'ha voluta disegnare. Adam Smith, Carl Marx e John Keynes, hanno detto tutti delle cose giuste e tutti delle colossali minchiate e nessuna delle loro ricette (per altro proposte in un mondo completamente diverso dall'attuale) è valida per tutte le stagioni. Ma soprattutto sono tutti e tre morti e sepolti da tempo, mentre noi siamo vivi qui e ora e abbiamo bisogno di soluzioni, ma anche di una presa di coscienza e di assunzione di responsabilità.

    P.S.: Hai idea di quanto tempo, sudore, lacrime e sangue ci sono voluti per far ripartire l'economia Argentina? Ora tocca agli islandesi e non sarà certo una passeggiata.

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  7. Il problema è che in tutto questo giro chi non ha pagato dazio, anzi ci ha guadagnato (o per lo meno non ci ha perduto), sono le banche inglesi e olandesi, nel senso dei loro maggiori azionisti.
    La scelta islandese non è una rivoluzione, è una mezza rivoluzione. Rivoluzione sarà quando si smetterà di usare le borse come sistema e luogo di investimento. E comunque anche gli argentini hanno onorato il loro debito solo parzialmente, ci sono state cause civili e alla fine chi non ci ha perso sono le banche. I risparmiatori italiani ci hanno perso un po' (intorno al 30-45 % della somma con la quale avevano investito in buoni del tesoro argentino). Ma forse sarebbe stato magari anche il caso che i risparmiatori avessero utilizzato meglio il loro denaro invece di eccittarsi con gli alti interessi promessi dalle banche e quindi chi è complice? Lo stato argentino che vende il debito alle banche (che lo rivende ai cittadini)? I cittadini italiani che si eccitano appena sentono tassi d'interesse alti? La verità è che ad alcuni (ma non tutti) piace giocare d'azzardo e gli investimenti in borsa questo sono. Peccato che il banco (banca) sia baro.

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  8. Se vogliamo continuare con la solita solfa, già utilizzata abbondantemente nell’ultimo periodo dal cdx, in cui il popolo sovrano elegge e quindi è colpevole di tutte le scelleratezze che vengono attuate dalla classe dominante composta dal Governo e da tutti gli apparati decisionali ufficiali, allora continuiamo ad essere completamente ciechi di fronte alla vera realtà delle cose.
    Oggi come ieri potremmo dire che nessun italiano e mai nessun islandese ha mai dato carta bianca affinché fosse indebitato sino al collo. Ma questo poi non è il vero problema in quanto il debito che chissa perché esisteva già negli anni 90 in Italia è diventato un problema solamente negli ultimi mesi. Questo sicuramente dovrebbe far riflettere sulla vera natura di questa crisi. La Sudamericanizzazione che ci sta venendo proposta, come soluzione al debito è improntata alla eliminazione degli ultimi diritti dei lavoratori al fine di creare manovalanza a basso costo e alla creazione di monopoli privati su servizi di primaria necessità in quanto la popolazione impoverita non comprerà più Louis Vuitton, ma allo stesso tempo non potrà fare a meno guarda caso dell’acqua privatizzata.
    Chi non vuole vedere questa involuzione allora è amalgamato, coscientemente o incoscientemente, alla macchina propagandistica del mainstream generale. Chiaramente chi incoscientemente fa da cassa di risonanza dovrebbe chiedersi se non è il momento di cambiare mestiere.
    Passiamo avanti e trattiamo ulteriormente il capitolo della restituzione del debito. Premettendo che dal grosso stralcio del debito Islandese, come per qualunque altra ristrutturazione, non saranno i poveri piccoli risparmiatori olandesi e inglesi a subire il grosso contraccolpo, ma le maggiori conseguenze saranno solamente a carico dei grossi trader finanziari che si divertivano a scommettere e giocare e soprattutto a guadagnare con le finanze di uno stato, ci si chiede, ma l’assunzione del rischio dove è finita? E cioè se l’adozione criminale dell’aggettivo di Stato Azienda è stato sdoganato al fine di permettere il saccheggio dei beni e dei servizi di pertinenza dello Stato, questa accezione deve essere intesa nella sua più grande valenza e quindi si deve accettare che una Azienda ad un certo punto della sua vita possa anche fallire. E quindi i crediti detenuti dai risparmiatori istituzionali che fine fanno? Nulla di più semplice quei crediti avevano un rischio reale, hanno dato un maggior rendimento e potevano essere venduti prima del default.
    E questo per sottolineare che oramai si è stanchi di socializzare solo le perdite…….
    Inoltre per quanto riguarda l’Argentina, ma vogliamo ricordare quanto ha sofferto durante i governi venduti a quei grandissimi economisti della scuola dei Chicago Boys. Ne hanno fatto anche un cartone animato, presentato in pompa magna dal premier Cristina Fernandez, affinché si fissasse nelle menti di tutti gli argentini il ricordo della sofferenza generata dal debito http://www.youtube.com/watch?v=vaQ19MIqnQk . Se serve una traduzione sono disponibile in quanto quasi madrelingua.
    Un vero peccato che non si conoscano le vicende di chi ha già avuto i problemi che oggi noi non sappiamo come risolvere.

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  9. @Cagliarifornia

    "P.S.: Hai idea di quanto tempo, sudore, lacrime e sangue ci sono voluti per far ripartire l'economia Argentina? Ora tocca agli islandesi e non sarà certo una passeggiata. "

    Fatti un giro a Reykjavìk e capirai che quest ultima tua frase ha un non di troppo..

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  10. @ cescom: è esageratamente presto per parlare. Anche perché il futuro dell'Islanda dipende anche dal suo accesso o meno nella Ue e credo proprio che inglesi e olandesi si metteranno di traverso.

    In ogni caso fatti un giro a Cagliari: non sembrerebbe che la Sardegna ha toccato il fondale del lago di merda in cui è immersa e invece... ;)

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  11. Condivido pienamente quanto scritto da Roberto. Infine: spero che l'Islanda entri nell'UE, ma non nell'euro. Se no vorrà dire che sono davvero irrimediabilmente dei babbei.

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  12. @ Roberto: mi metti in bocca delle cose che non ho detto. Mi ripeterò, ma la questione della responsabilità dei popoli è una questione filosofica tutt'altro che banale che non ho il merito di aver sollevato io. Una delle prime a farlo è stata Hannah Arendt a proposito della responsabilità morale del popolo tedesco nei confronti dell'ascesa al potere di Adolf Hitler e del nazismo e del conseguente Olocausto.
    Io rifiuto categoricamente che il popolo possa essere dipinto, a seconda delle nostre convenienze o di quello che ci piace o meno o a seconda delle convinzioni ideologiche, una volta bue e una volta portatore di coscienza critica.
    Se gli islandesi sono stati dei buoi prima lo sono anche ora. Se ora hanno coscienza critica, ce l'avevano anche quando hanno scelto un benessere al di sopra delle proprie possibilità.
    In ogni caso io non do la risposta, pongo semplicemente la domanda: i popoli occidentali hanno una responsabilità morale rispetto al sistema in cui viviamo? Questa domanda non ha nulla di ideologico.

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  13. @ Graziano: gli islandesi sono sempre dei babbei o sono sempre dotati di coscienza critica? Perché la scelta di non pagare i debiti è una scelta intelligente ed eventualmente quella di entrare nell'euro sarebbe da babbei?

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  14. Sembrerebbe che la rivoluzione silenziosa sia già finita.

    Dal Sole 24 Ore:

    TITOLO: Un magnate cinese è pronto a comprare un pezzo d'Islanda per farne un eco-resort. Affacciato sulle risorse minerarie dell'Artico


    "Sarà anche il 161esimo uomo più ricco della Cina, stando al consueto Forbes, ma il primo appellativo con cui il Signor Huang Nubo si definisce con i soldi ha poco a che fare: "poeta". Poeta romantico come in quadro di Caspar David Friedrich, visto che adora cimentarsi in scalate avventurose su monti come il Kilimangiaro. Non stupisce, dunque, che se Mr. Nubo ha appena proposto all'Islanda di acquistare lo 0,3% del suo territorio per un progetto immobiliare da 100 milioni di dollari, lo abbia fatto per meri scopi ambientalisti.

    Monti a parte, Nubo è anche presidente del colosso immobiliare Beijing Zhongkun Investment Group, proprietario di resort e complessi turistici in Cina e che ora sta pensando di espandere le sue attività anche oltre confine. Per questo circa una settimana fa, Nubo è andato a Reykjavík per incontrare il ministro dell'Interno Ögmundur Jónasson e proporre l'acquisto di un'area di circa 300 km quadrati nel nord est dell'isola, dove se tutto andrà bene a breve sorgerà un eco-resort con campo da golf panoramico sui geyser.
    L'investimento iniziale sarebbe di circa 20 milioni di corone, pari a circa 9 milioni di dollari, ma sembra che il Beijing Zhongkun Investment Group sia già pronto a sborsarne fino a 100. Una boccata d'ossigeno per la debilitata economia islandese, che nel 2008 dichiarò bancarotta dopo il fallimento delle sue banche e la svalutazione della corona di circa l'80%.

    Ma non tutti sono pronti a stappare lo Champagne, perché alcuni dubbi sull'operazione ci sono. Davvero servono 300 km quadrati per costruire un complesso turistico? Non sarà, come dicono gli scettici, che la Cina vuole creare una mini enclave affacciata sul ricco patrimonio minerario dell'Artico? D'altra parte, oltre ad essere poeta, scalatore di vette e immobiliarista, Nubo è stato anche ministro nel Dipartimento Centrale propaganda del governo di Pechino e ha lavorato nel ministero delle Costruzioni. Ed è noto che la Cina stia da tempo perseguendo una sorta di neocolonialismo di risorse, dall'Africa al Sud America, e che la sua edilizia turistica è da tempo in esplosione: secondo i dati degli analisti di Lodging Econometrics, che tengono d'occhio il settore degli hotel, almeno per i prossimi due anni la Cina vanterà il record di progetti in costruzione, 1182 a fronte dei 754 nell'intera Europa.

    Di tutto questo fermento è al corrente anche Jònasson, che al Financial Times ha diplomaticamente dichiarato: «La Cina è stata molto attiva nel comprare terra in tutto il mondo, quindi dobbiamo stare attenti alle ramificazioni internazionali».
    Eppure, il comunicato del ministero degli Esteri di Reykjavík sull'incontro è denso di rassicuranti prospettive ecologiste, dal momento che cita un possibile collegamento del resort con i parchi nazionali di Vatnajokull e Jokulsargljufur e garantisce che Nubo ha già rinunciato ai diritti di sfruttamento sul fiume Jokulsa a Fjollum, che attraversa l'area ed è uno dei più importanti bacini glaciali islandesi.
    La parola finale, ora, spetta al governo dell'isola. Nubo può aspettare. All'Artico, tanto, lui ci è già stato lo scorso aprile con la "Arctic Fox Mission". Insieme a lui c'era anche Ragnar Baldursson, diplomatico islandese di base a Pechino e che guardacaso fino al 2008 è stato Senior Arctic Official del Consiglio Artico."

    http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mercato-immobiliare/2011-08-30/magnate-cinese-pronto-comprare-155742.php?uuid=AaUr7C0D

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  15. @ Mario. Le due cose non si escludono. Dipende. Se hanno fatto tutto il casino per non pagare il debito e basta, e poi persistono a stare all'interno di un ceto tipo di economia, quella che li ha portati a scelte sbagliate, se tutto quel casino è stato fatto - come dicevo - solo per non pagare, sono solo dei truffatori: entrando nell'euro dimostrerebbero di non aver capito nulla di certi meccanismi economici e allora la cosiddetta rivoluzione si scoprirebbe essere solo un trucco in stile Tanzi.

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  16. A pensar male spesso...Mi chiedo se esistono analogie tra l'accondiscendenza della massa e la rincorsa verso il cieco benessere ad ogni costo e al di sopra delle proprie possibilita' (che prevede un finanziamento a rate quasi a chiunque pur di fargli comprare merci inutili o beni di lusso) e la miriade di individui e aziende che oggi in Sardegna protestano per debiti contratti nel tempo e che non riescono a pagare. Tutti contro quel sistema capitalistico che hanno sempre cercato di adulare o emulare. Facile oggi prendersela con lo strozzino equitalia e le banche che li strangolano. Non difendo certo questi ultimi ma le responsabilita' della crisi del sistema di valori imbecille su cui si basa l'occidente (ovvero il denaro) forse, come cerca di farci capire Garzia, sono da entrambe le parti.
    E sicuramente sono anche della gente (bue o dotata di senso critico) e di chi la gente elegge come rappresentante. In questo sistema i politici (sardi o meno) sono le pedine principali. Sia quelli che lo supportano dall'interno che quelli che all'apparenza fingono di contestarlo. Fateci caso. Quella auspicata e tutta sarda rivoluzione contro equitalia cavalcata dagli indipendentisti, che rivendicano le scelte autoctone del "popolo sardo" come panacea per tutti i mali, mi ricorda proprio la parabola discendente dell'Islanda e di altri stati di cui parlate. E mi stupisce che qualcuno pensi che cambierebbe qualcosa in meglio. Se la Sardegna fosse da domani uno stato indipendente, con quei ns. politici e con gente come i sardi dotati di tale senso critico che li eleggerebbe comunque mi chiedo verso quale Islanda, Irlanda o argentina si andrebbe.

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  17. @Mario
    Vivendoci, mi rendo conto che Cagliari è l'emissario principale di quel lago di merda e avendo vissuto a Reykjavìk ti posso assicurare che la differenza non è definibile e/o calcolabile.

    @Sardo Libero
    la battaglia indipendentista contro equitalia si è svolta in campagna elettorale. Aggiungo che è stata una mossa propagandistica per arrivare a prendere quel centinaio di voti in più che in Sardegna ti fanno diventare importante. Chi ha votato certi indipendentisti ha buttato il voto perchè si sapeva in partenza che non avrebbero mai vinto (quelli non vinceranno mai).

    @tuttiglialtri
    L'autodeterminazione dei popoli non esiste. Il popolo delega delle persone per risolvere certe facende altrimenti, posto di fronte a questioni che riguardano i suoi interessi, il popolo sceglierà sempre di avere la botte piena e la moglie ubriaca. E questo è ancora più scorretto quando sia botte che moglie non gli appartengono.
    Per quanto riguarda l'ingresso in Europa l'Islanda ne fa già parte, ma non aderisce al mercato comune

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  18. No scusate. Le banche sono entità private. Se fanno profitti non li redistribuiscono di certo ai cittadino (fuorché le tasse e ci mancherebbe altro). E allora, per quale cavolo di motivo i cittadini dovrebbero ripianare i debiti quando le banche fanno buchi colossali? Questa idea della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite non è certo liberismo, cari signori. Piuttosto lo chiamerei "furbismo".

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