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lunedì 26 settembre 2011

NELLA "NEOLIMBA" LA DIPENDENZA È AUTONOMIA

Scritto per Sardegna Quotidiano del 26/09/2011 e pubblicato col titolo
"L'Autonomia e quei 60 anni di miagolii"

La classe politica sarda è pressoché unanime nel riconoscere il fallimento di questo modello di Autonomia.
In molti lo giustificano in parte con l'inapplicazione di articoli importanti dello Statuto, come se ciò fosse un'attenuante e non un'aggravante.
Se non addirittura la prova della mancanza di autonomia psicologica, ancor prima che politica; una sorta di timore della sua applicazione.
In ogni caso, non di superamento del modello si parla, ma di fallimento, a testimonianza del fatto che tale modello è sempre stato, fin dal principio, inadeguato a far fronte alle specifiche esigenze economiche, sociali e culturali della Sardegna.
Lo stesso Emilio Lussu, il Padre dei Padri dell'Autonomia, al varo dello Statuto, affermò: «doveva essere un ruggito di leone ed è stato il miagolio di un gatto».
Mai definizione fu più azzeccata, alla luce di più di sessant'anni trascorsi a miagolare rivendicazioni nei confronti dello Stato centrale, nella patetica convinzione di ruggire, salvo poi cadere dalle nuvole nel constatare che le rivendicazioni restavano puntualmente inascoltate.
Ma a prescindere dal tipo di verso felino, alla classe politica sarda sarebbe dovuto apparire evidente che l'autonomia rivendicazionista è un ossimoro.
C'è quindi da porsi seriamente la domanda se, come in una sorta di neolingua orwelliana, per oltre sessant'anni abbiamo chiamato “Autonomia” quello che in realtà avremmo dovuto chiamare “Dipendenza”, finendo per credere di essere ciò che nei fatti non eravamo: una Regione a Statuto speciale d'Autonomia.
Una “Dipendenza speciale” quindi, dove l'aggettivo stava ad indicare una diversità in negativo; la certificazione di un handicap, di un'impossibilità oggettiva a poter fare da soli.
Sarebbe quindi corretto parlare di fallimento della Dipendenza, come presa di coscienza necessaria a costruire un'Autonomia vera.
Gli indipendentisti non rifiutino ideologicamente il termine, ma soprattutto non abbiano paura di dare il loro contributo alla sua costruzione, perché una vera Autonomia è il passaggio obbligato per l'indipendenza.
E' infatti improcrastinabile il traghettamento della Sardegna, al di fuori di questa sorta di Socing in salsa sardista, che ci ha reso la Cuba del Mediterraneo, non nel senso utopico di Giangiacomo Feltrinelli, ma in quello “congelante” castrista che ha fermato Cuba al 1959.


3 commenti:

  1. Il problema non sono i termini della neolimba. La neolimba, le ideologie o visioni politiche di parte sono solo un pretesto per non fare nulla. In questo autonomisti o indipendentisti nonsono diversi da tutti gli altri politici. Non sono per nulla diversi dalla maggioranza dei Sardi chemli vota espirmendoli come loro rappresentanti.

    Il problema sono quindi, innanzitutto, le persone che dovrebbero intendersi nell'uso di tali termini.
    E in seguito anche poter trovare altre persone in grado di fare i loro interessi per passare seriamente dalle parole ai fatti. Come se non bastasse, spiegami, anche dove sarebbero oggi ma anche domani quei cinquecentomila sardi (credo che solo una mole di questo tipo sarebbe sufficiente per dichiarare e non chiedere o supplicare) una reale autonomia economica e fiscale. Cosa che come dici giustamente tu dovrebbe essere indipendenza decisionale e di peso sociale o economico prima ancora che istituzionale, territoriale e politica.

    Dimmi dove sarebbero o dove speri di trovarli non solo quei 500mila Sardi adulti culturalmente in grado di capire le differenze e poter decidere in tal senso. Ma dove sono quei politici nuovi.
    Le attuali dirigenze di tutti i partiti o movimenti, nessuno escluso, sono penose e ridicole.
    Autonomisti e indipendentisti sono più ridicoli degli altri, dato che scimmiottano i meccanismi del potere politico contando quanto il due di picche dal punto di vista del peso elettorale.
    Non si tratta di avere poca visione del futuro da parte loro. Si tratta di non averne nessuna. E di non avere nemmeno nessun presente.
    E molti indipendentisti, Sedda o Sale per primi, sono figli illegittimi di gran lunga peggiori dei padri che cercano o credono di poter uccidere.
    Forse, l'unica possibilità per il futuro di questa Sardegna sarebbe una estinzione di massa, dell'intera scena politica locale. Per poterla ripopolare di persone nuove.

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  2. @ Anonimo: nella sostanza non la penso molto diversamente da te.

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  3. Direi che anche io sono d'accordo con l'analisi impietosa del commento.

    E 3 Sardi insieme, di comune accordo, su un tema del genere sono una media ottima di questi tempi.

    Visto lo scenario intorno a noi, si potrebbe quasi fondare un nuovo movimento politico... :-)

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