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martedì 4 ottobre 2011

INDIPENDENTISMO DI GOVERNO E NON DI LOTTA

Scritto per Sardegna Quotidiano del 04/10/2011

L'indipendentismo sardo viene spesso paragonato a un fiume carsico che di tanto in tanto riaffiora in superfice, per poi scomparire nel sottosuolo così come è apparso.
In questo tratto di storia il fiume è alla luce del sole, ma a dispetto della sua crescente portata, rischia di tornare a breve nelle viscere della terra, a meno di una repentina e definitiva deviazione del suo corso.
Da compiere attraverso un rinnovamento dei movimenti indipendentisti tradizionali che, da qui alle prossime elezioni regionali, li renda politicamente credibili agli occhi di un'ampia fetta di opinione pubblica.
Rinnovamento che richiede la democratizzazione delle loro organizzazioni; l'azzeramento del leaderismo; l'archiviazione di un linguaggio obsoleto che ceda il passo ad una comunicazione moderna, rivolta anche ai ceti medi urbani non necessariamente indipendentisti; l'abbandono di atteggiamenti puristi e settari, nonché di alcune forme di nazionalismo ottocentesco e di posizioni antagoniste, ideologiche, conservatrici e di chiusura nei confronti di forze politiche "italiane" e autonomiste.
Invece, mentre a livello globale tramonta l'era del sogno politico e fa capolino quella del nuovo realismo, i movimenti indipendentisti sardi si attardano alla ricerca di un'unità che, anche concretizzandosi (fuori tempo massimo?), risulterebbe inefficace senza il rinnovamento. Le ultime elezioni comunali cagliaritane sono lì a dimostrarlo.
Capiamoci, i movimenti indipendentisti tradizionali, fin qui hanno svolto un opera meritoria, sia dal punto di vista della partecipazione attiva, che del dibattito politico, civile e culturale, ma in questa fase storica il modello movimentista è superato.
E' giunto il momento di abbandonare l'indipendentismo di lotta e abbracciare quello di governo, inteso come l'assunzione di responsabilità nel compiere una scelta di campo che comporti alleanze politiche, programmatiche e elettorali, finalizzate a ricoprire incarichi e a contribuire alla determinazione di scelte politiche all'interno di una maggioranza di governo composita.
Alle elezioni del 2009 i movimenti indipendentisti declinarono l'invito di alleanze per il timore di perdere la verginità politica, ma la Storia richiede prestazioni alla sua altezza, tali da non potersi permettere di andare a quell'appuntamento senza il coraggio di concedersi.



11 commenti:

  1. Condivido questa riflessione in parte. Senza dubbio è necessario un cambio di passo in direzione di una politica di governo che possa convincere nuove fette di popolazione della validità dell'opzione indipendentista, ma d'altra parte credo che un'eventuale alleanza con formazioni politiche italiane non sia praticabile nell'immediato, e non per questioni di purezza, piuttosto per rapporti di forza: oggi nessuna formazione politica indipendentista ha un peso elettorale tale da permetterle di sedersi ad un tavolo di trattative con qualche possibilità di incidere sul programma di governo.

    Antonio

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  2. Analisi politica quanto mai campata in aria. Non so di chi sia l'articolo ma avrei tutto da obbiettare.

    Partiamo dall'assunzione che i partiti indipendentisti debbano lasciare la lotta per approcciarsi al governo. Si dice che la nuova sfida adesso sia quella della democratizzazione e dell'entrata in "politica" intesa solo come livello elettorale/governativo.
    Non sono d'accordo con questa visione e ce lo dicono gli ultimi tre anni a livello sardo/italiano/europeo/mediterraneo. E' in atto una crisi delle rappresentanza senza precedenti, afflussi alle urne dimezzati ma nonostante questo maggiore partecipazione delle piazze. Cosa vuol dire questo? vuol dire che la gente non si sta disaffezionando dalla politica bensì dai partiti e dalla delega.
    Indignati - per la democrazia reale.

    Inoltre i partiti indipendentisti hanno avuto un livello elettorale e non di lotta negli ultimi anni. Di lotta vuol dire non che fai un corteo ogni tot mesi/anni, vuol dire aprire realmente una campagna contro equitalia nella specificità sarda (specificità in quanto la nostra situazione economica e' aggravvata dalla condizione coloniale che ci veniamo a trovare e che vedono le crisi di settore colpa dello stato italiano che pagano le singole famiglie con gli sfratti); campagna contro le servitù militari e quindi per la sovranita' del popolo sardo, dove queste anziche' diminuire stanno aumentando con la costruzione dei radar; per campagne sul lavoro e sulla lingua.

    La discussione sull'articolo qui sopra potrebbe essere lunga ma poi il mio contributo rischierebbe di non essere letto. Quindi proseguo dando alcuni spunti:

    IRS ha fatto un lavoro encomiabile dal punto di vista dell'egemonia culturale, della costruzione di immaginario (partendo da zero e facendo assumere un nuovo simbolo a molti sardi... cosa non facile) e della comunicazione. Quando si e' sciolta ha formato un vuoto e molti militanti penso che abbiano lasciato perche' non piu' interessati al progetto che ritornava ad essere minoritario. Inoltre penso che IRS sbagliasse nel presentarsi come partito X che aveva una linea politica su determinati temi (vedi lingua ma soprattutto LAVORO) errata. Sono legato a determinati temi e per me il fatto di non aver mai sentito la parola UGUAGLIANZA crea uno steccato difficilmente superabile.

    A Manca e' stata segnata dagli ingiusti arresti e non e' piu' riuscita a risollevarsi nel senso che e' rimasta agli stessi livelli di 5 anni cosa che per un partito deve ritenersi una sconfitta.

    Gli altri partiti si sentono solo quando c'e' da candidarsi alle elezioni, sfruttano la voglia di unita' che si sente nell'aria ma poi muoiono subito dopo, facendo cadere nella depressione chi li ha votati.


    Se mai vi dovesse essere un'unita' indipendentista con il Partito Democratico a livello elettorale riderei soltanto se voi fosse contenti di questo evento. Un partito dove al suo interno ha massoni tali e quali il CD, un partito (sempre il PD) pesantemente attestato su posizioni di destra, senza un'analisi politica/economica della societa' sarda che plaude all'ampliamento della base di quirra perche' l'unico settore che porta lavoro (evidentemente non sono stati abbastanza bravi da creare qualcosa quando LORO governavano) beh... io personalmente preferirei vederlo morto e sepolto (ma non dalle mie mani... si stanno ammazzando da soli in Sardegna ma anche in Italia)

    Cordiali saluti.

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  3. alla fine mi sono dilungato comunque, chiedo venia.

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  4. Io credo che qualcosa stia cambiando. Credo ci sia l'assoluto bisogno di un progetto, prima che di un programma e delle alleanze. Un vero progetto concreto e realizzabile di Repubblica Sarda, da portare in giro con la giusta comunicazione, senza comunque abbandonare le lotte storiche.

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  5. Ma hai capito di chi parli? Guarda che molti indipendentisti fanno tanto le verginelle ma poi sono pronti a concedersi. Per fortuna nessuno li vota. Aspetta le regionali e vedrai.

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  6. l'ultimo anonimo mi ha illuminato, grazie, stavo rischiando di diventare indipendentista, poi sei arrivato tu -_-

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  7. ma perchè non andate a cagare! e informatevi bene prima di parlare, senza fare un minestrone di articoli ritagliati quà e là in preda alla più totale confusione!

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  8. Totalmente in disaccordo. L'indipendentismo è l'ultima chance prima che la Sardegna cada in un stato di omologazione irreversibile e che si presenta per affrancarsi definitivamente dal colonialismo italiano: non verrà mortificata riproponendo ai sardi improbabili inciucci con le le stesse forze politiche che ad esso sono organiche.O noi o loro: non ci sarà spazio per entrambi ne adesso ne mai.

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  9. unirsi è il primo passo,una classe politica sarda esiste uniamola partorirà un futuro migliore (quando ci uniremo e ci uniremo CA NO SEUSU CALLOISI ,ci seguiranno a valanga )

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  10. Togli irs dagli indipendentisti.Sono sardisti italici.

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  11. Caro ultimo anonimo,come fai a dire che Irs è un movimento di sardisti italici? attendo risposta.
    E.

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