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lunedì 10 ottobre 2011

STEVE JOBS E BERLUSCONI ICONE POP ACCOMUNATE DALL'ARTE DI RACCONTARE STORIE

Scritto per Sardegna Quotidiano del 10/10/2011 e pubblicato col titolo:
"Quel segreto dell'icona pop da Jobs a Silvio"

C'è una cosa che accomuna due uomini così distanti come Silvio Berlusconi e il compianto Steve Jobs e che ha contribuito, anche se in modi diversi, a renderli delle icone pop. Si tratta dell'uso che entrambi hanno fatto delle tecniche narrative, il cosiddetto storytelling.

«[…] Questa capacità narrativa è stata trasformata dai meccanismi dell'industria dei media e dal capitalismo globalizzato», come recita la sinossi del saggio di Christian Salmon intitolato “Storytelling – La fabbrica delle storie”, «[in] una potentissima arma di persuasione nelle mani dei guru del marketing, del management, della comunicazione politica per plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini».

C'è un caso esemplare di storytelling sia per Jobs che per Berlusconi dove entrambi hanno usato la storia della loro vita. Il primo è il celebre discorso che il fondatore della Apple, tenne nel 2005 ai neolaureati di Stanford. Nell'incipit annunciava: «Oggi vi racconterò tre storie della mia vita».

Il secondo è invece il volume di 125 pagine a colori e in carta patinata, intitolato “Una storia italiana”, che Berlusconi fece recapitare a 12 milioni di famiglie, durante la campagna elettorale del 2001.

Il fenomeno dello storytelling ha trovato terreno fertile nel relativismo e nel consumismo tipici della postmodernità, dove «non ci sono fatti, solo interpretazioni» e dove «non c'è niente di più necessario del superfluo», per dirla con le parole di Nietzsche e Oscar Wilde.

Dell'aforisma di Wilde, Steve Jobs aveva fatto tesoro, riuscendo a trasformare degli oggetti di consumo in «un totem su cui si proiettano immaginari che intrecciano futuro e passato, sogni e tecnologia», come ha scritto l'antropologo Marco Aime. Jobs è «così bravo a vendere le sue visioni che quando pronuncia la parola business tutti sentono la parola amore», ha scritto in copertina il magazine Wired.

Invece, sulla provocazione di Nietzsche, Berlusconi ha fondato tutta la sua vicenda politica, che lo ha visto impegnato in una “battaglia di realtà”, tra controstorie dal «pensiero debole», per dirla alla Vattimo.

Ogni storia deve però avere un requisito fondamentale e cioè la capacità di attivare nel fruitore, quella che il poeta Samuel Taylor Coleridge chiamava «sospensione dell'incredulità».

Che gli elettori di Berlusconi non sembrano più disposti a concedergli.


1 commento:

  1. Finalmente qualcuno che riconosce che Jobs non era un genio dell'informatica, come da moltissimi pensato! Se proprio doveva essere un genio lo era del marketing!

    Interessante articolo, cerco subito il saggio di Salmon.

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