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lunedì 12 dicembre 2011

I SIKITIKIS SONO ROCK, GIUSEPPE PORCU È LENTO

All’inizio del Novembre scorso, nell’Aula Magna delle Facoltà Umanistiche dell’Università di Cagliari, ho assistito alla proiezione di due documentari molto diversi tra di loro (soprattutto nella forma, oltre che nelle finalità), ma con forti affinità sotto alcuni profili contenutistici.

Il primo, Bella e dìnnia" di Antioco Floris, un mediometraggio realizzato con la tecnica dell'intervista narrativa; il secondo, “Note visive sul chjama è rispondi”, di Felice Tiragallo, Francesco Bachis e Antonio Maria Pusceddu, un cortometraggio di taglio strettamente antropologico.

La protagonista di Bella e dìnnia", a cui il titolo fa riferimento, è la lingua sarda (vista attraverso gli occhi e soprattutto le parole dei più importanti protagonisti della poesia sarda) e il rischio della sua estinzione. Il tema trattato dal secondo film è invece il “chjama è rispondi” che per semplificare in maniera estrema, non è nient’altro che l’equivalente còrso, dell’improvvisazione della poesia sarda.

Tra le persone chiamate a dibattere nel post visione, c’era l’antropologo Giulio Angioni. Il professor Angioni faceva ironicamente notare la differenza tra i còrsi sorridenti, divertiti e impegnati a comunicare la poesia anche gesticolando (tra l'altro anche in contesti di socializzazione della vita quotidiana, come il ristorante) e i sardi, austeri, seri, rigidi, quasi immobili anche quando ad esibirsi è un giovane che viene considerato un innovatore come Giuseppe Porcu.

Professor Angioni spiegava che, se si dovesse giudicare dalle immagini, potrebbe sembrare che la poesia còrsa abbia un futuro, mentre quella sarda sia destinata a scomparire, ma poi sottolineava che in verità lo stato di salute delle poesie di queste due realtà molto vicine, è pressoché lo stesso: moribondo.

In merito alla necessità di innovazione necessaria alla sopravvivenza, il Professore ha fatto anche una battuta, forse rivelatrice della sua opinione, e logicamente provocatoria, quando ha detto che la poesia sarda ha una possibilità di salvezza se la si comincia a praticare in italiano.

E qui veniamo alla cosa che mi ha colpito parecchio e che secondo me è emblematica di come i peggiori "nemici" della lingua, ma anche della cultura tradizionale sarda (naturalmente “nemici” in buona fede e sottolineo le virgolette, ma lo uso perché è un termine molto caro a quelli che ritengono di essere gli "amici" della Sardegna), sono proprio quelli che dichiarano di amarla e volerla divulgare e salvaguardare. Giuseppe Porcu compreso.

Porcu, giovane sveglio, intelligente, talentuoso e istruito, nel documentario di Antioco Floris dichiara che non avrebbe mai rilasciato quell'intervista se gli fosse stato chiesto di farla in italiano. Ma se Porcu conoscesse il francese, sarebbe disposto a rilasciare interviste sul sardo in francese? Il suo collega e coetaneo còrso del corto antropoligico, conoscendo l'italiano, non ha avuto alcun problema a rilasciare l'intervista in quella lingua. La domanda in questo caso è: il ragazzo còrso avrebbe avuto qualche problema a rilasciare l'intervista in francese?

Il punto della questione è però che Porcu, che nel film accusa gli "italianisti" di snobismo, è in realtà ugualmente uno snob, ma di segno contrario e contrapposto. Con le aggravanti del purismo, del settarismo, dell’elitarismo e anche di un briciolo di becero nazionalismo ottocentesco, che se fossimo nella Sardegna sotto la dominazione piemontese potrebbe avere pure un senso, ma che nel XXI secolo lo fa apparire distante dalle realtà. Lo dico da indipendentista.

Il suo coetaneo còrso canta le poesie vestito di jeans e t-shirt. Porcu no. Porcu nelle sue performance indossa un costume, che non è quello sardo, ma una maschera fatta di velluto, orbace e berrìtta, che lo fanno chiaramente apparire goffo e innaturale. Soprattutto perché nella vita di tutti i giorni Porcu, allevatore e studente universitario, veste come tutti i giovani della sua età. Qualsiasi ventenne occidentale riuscirebbe facilmente ad identificarsi col ragazzo còrso. Con Porcu nemmeno i ragazzi sardi ci riuscirebbero, compresi i giovani di Irgoli che è il suo paese. Per lo meno la stragrande maggioranza.

Se le cose stanno così, ovvero, se la cultura di una comunità, che sia essa una classe sociale o un popolo o una nazione, non è nient’altro che lo specchio in cui quella comunità si riflette e si riconosce, significa che ciò che Porcu rappresenta non è più la cultura sarda, ma soltanto folklore allo stato puro. Al limite cultura tradizionale, importante e interessante, soprattutto per i turisti, ma che spesso rende noi sardi "Turisti di noi stessi", come recita il titolo di un ottimo articolo di Marcello Fois, apparso qualche mese fa su Sardegna 24, «appassionati di orride trasmissioni in cui ci guardiamo mentre balliamo anziché andare a ballare noi stessi».

La verità è che in questo momento in Sardegna, in ambito musicale, non c'è nulla come il rap e l'hip hop che salvaguardi, divulghi, promuova e mantenga viva la lingua sarda. E anche la cultura sarda, attraverso un linguaggio musicale che proviene dall'altra parte del mondo, ma che è straordinariamente simile alla poesia sarda, se non altro in ciò che i rapper chiamano free style.

Può darsi che mi sbagli, ma ho come la sensazione che non sia affatto un caso che i più importanti gruppi hip hop sardi, quelli che hanno delle cose da dire (che poi sono gli stessi che valicano facilmente il mar Mediterraneo, non solo in direzione Italia), cantino tutti in campidanese. Di rapper logudoresi neanche l'ombra. Se si guardano le cose da questo punto di vista, allora il campidanese gode di ottima salute e il logudorese è moribondo. Da qui forse scaturisce la tentazione di alcuni di voler imporre per legge, ciò che non riesce ad imporsi naturalmente nella società.

Sfida tra Giuseppe Porcu e Alessio Mura dei Balentia

E la verità è anche che i gruppi rap come i Balentia esprimono la vera cultura sarda contemporanea e non certo, o comunque non soltanto, perché cantano in sardo. I Sikitikis per esempio sono un gruppo sardo, esattamente come gli U2 sono irlandesi (pur cantando in inglese e non in gaelico e pur suonando chitarre elettriche e non violini) e come Battisti era italiano (pur non suonando mandolini). I Sikitikis sono un gruppo sardo perché esprimono parte della cultura sarda, per lo meno quella di tantissimi giovani. E’ forse anche per questo che nei concerti in Sardegna i Sikitikis fanno 4.000 spettatori e nella Penisola 400 (che comunque è una cifra di tutto rispetto per il rock indipendente della Penisola).

Tutto il resto è soltanto folklore, archeologia culturale di una mondo che non esiste più e nella quale si riconoscono soltanto uno sparuto gruppo di irriducibili nostalgici e conservatori che nel mondo globale del XXI secolo, in maniera non tanto dissimile dai fondamentalisti islamici, individuano erroneamente assimilazione e subalternità dove in realtà non ci sono nient’altro che naturali manifestazioni di contaminazione e innovazione, dovuti ad altrettanto naturali processi storici. Archeologia culturale tenuta in vita artificialmente, spesso attraverso l’elargizione di quantità spropositate di denaro pubblico, di soldi nostri, a scapito di realtà culturali, come per esempio il rock ‘n’ roll, che è sardissimo ma si barcamena tra mille difficoltà.

Ma si sa, tutte le cose che si conservano artificialmente hanno comunque una data di scadenza.


76 commenti:

  1. Condivido il ragionamento,è anni che sostengo che (purtroppo) oramai si confonde folklore con tradizione,ed è una demenziale gara al "ritorno sull'albero" alla faccia di millenni di evoluzione!LOL.
    Però un appunto va fatto,esistono tanti gruppi che cantano in altri dialetti Sardi,sopratutto non è possibile scordare i Menhir di Nuoro che ovviamente non cantano in Campidanese!

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  2. Si K. Wild, ce ne sono tanti e i Kenze Neke hanno fatto scuola. Mi riferivo però al caso specifico dell'hip hop. Il sardo si sposa meravigliosamente con quel genere al punto che tutti i gruppi hip hop sardi, sono conosciuti fuori dai confini dell'Isola. Non si può dire lo stesso dei gruppi rock, anche di quelli che cantano in campidanese.

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  3. Esistono rappers che cantano con la parlata di Nuoro o del logudoro, eh.
    Non credo sia lì il punto. Non credo che ci sia una linea geografica di demarcazione fra cultura contemporanea e cultura tradizionale.

    La poesia sarda è diventata un'elemento di cultura tradizionale ed è per questo che viene rappresentata anche con un'immagine stereotipata di noi stessi. Forse, come il ballo, il suo relegarsi negli ambiti della tradizione ne garantirà una sorta di sopravvivenza. Forse.

    Poi, secondo me le influenze che la cultura sarda ha ricevuto per poi tradursi in qualcosa di nuovo sono tutt'altro che naturali. Il sardismo prima e l'autonomismo poi hanno generato una fuga da noi stessi e una ricerca di ciò che viene da fuori che ha molto di innaturale perchè è accompagnata da quell'autorazzismo e da quei concetti di finta emancipazione che ci volevano avvicinare a tutti i costi all'italia. Poi oggi hanno generato una cultura nuova che è quello che siamo oggi. Ne prendiamo atto e in virtù di un principio non nazionalista ci riconosciamo in questo essere sardi oggi. Ma dobbiamo prendere atto anche che il conflitto fra "folklorismo" e cultura sarda contemporanea va risolto. E sicuramente non lo si fa catalogando una cosa come lenta e un'altra come rock.

    Va risolto, secondo me, riconoscendo l'innaturalità delle contaminazioni che abbiamo ricevuto, ma al contempo accettandone i risultati. In questo modo non ci sarà chi misura col "sardometro" la sardità delle cose che si fannno e non ci sarà chi contrappone modernità e tradizione come rock e lente. Così la cultura sarda futura sarà finalmente composta da gente che fa il poeta in jeans, gente che fa rap in abito tradizionale, gente che balla su ballu tundu in "canadese" con la dubstep in sottofondo (why not?) parlando sardo italiano inglese o francese o un misto delle quattro senza problemi. Senza paura di essere meno sardi o piu' sardi a seconda di quel che si fa.

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  4. Estremista non nazionalista, io non ho detto che la poesia sarda tradizionale è lenta. Ho detto che Giuseppe Porcu è lento. Lo è per le ragioni che mi pare di avere chiaramente e sufficientemente spiegato e che non rendono un buon servizio, né alla lingua sarda, né alla poesia tradizionale stessa.
    Poi non metto in dubbio che esistano rappers che cantano in logudorese, ma questo non basta. E' necessario che sia anche di qualità come quello dei Balentìa, dei Sa Razza e di Dr. Drer. Per farlo bisogna essere aperti, curiosi e recettivi, tanto da poter essere alla pari con il resto dell'hip hop europeo. E' per questa ragione che i gruppi citati dividono spesso il palco con rapper di altri luoghi, anche in giro per l'Europa.

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  5. Completamente d'accordo!
    Il folklore in Sardegna ha invaso il campo della storia della cultura e della tradizione, finendo per offuscare una cultura Sarda la quale è, utilizzando un termine di abuso quotidiano, importantissima sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
    Purtroppo chi "fa cultura" in Sardegna deve prendere atto che la cultura, in auge, è quella che richiama il passato e non quella che vorrebbe sentirsi moderna.
    Si può ben dire che esista una cultura sarda "underground" o per gli addetti ai lavori, e una non-cultura folkloristica scambiata per cultura riprodotta nelle piazze e trasmessa dalle emittenti locali.

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  6. Infatti i Menhir fanno hip hop e non sono certo inferiori ai Balentia (della quale tra l'altro faccio parte,LOL).

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  7. K. Wild, buono a sapersi, non lo sapevo.

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  8. Ma dai, è come paragonare Beethoven ai Rammstein...

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  9. Egregio signore le scrivo durante un incontro fra talebani a cui piace la poesia improvvisata sarda: ci piace ascoltarla, ci piacciono, e molto le persone che la fanno. Siamo messi male, vero? Non abbiamo speranze, vero? Eppure, pensi un po' , non ci sentiamo affatto "nostalgici e conservatori": siamo proprio senza speranza!!! Forse ci converrà espatriare .... E debbo dirle che la tentazione a leggere il suo testo, viene proprio di espatriare.
    Scusi ma perché Giuseppe Porcu non può fare quello che vuole? perché deve per forza fare Rap e Hip-Hop? Perché non può vestirsi come vuole? Perché la gente non si può ritrovare a fare/ sentire poesia improvvisata ? Con che diritto lei paragona queste persone a fondamentalisti islamici ? ma lo sa che significa fondamentalista islamico o usa semplicemente delle parole in libertà ?
    Se lei girasse per i paesi della Sardegna in estate vedrebbe tanta gente che va a sentire i poeti in piazza - spesso pagando di tasca propria perché le gare si finanziano con il meccanismo della questua dei comitati, altro che denaro pubblico ... - vedrebbe ed ascolterebbe diversi poeti impegnati in performance complesse, con significati assai raffinati, ben lontani dai riferimenti culturali da lei evocati - che tristezza il titolo del suo intervento con il tristissimo riferimento al Celentano, alla banalità della cultura televisiva, anzi del folklorismo televisivo ....
    Poeti e appassionati sono oggi un numero ristretto di persone: e allora? Cos'è sono buone solo le espressioni di massa? "Tutto il resto" come dice lei, non ha diritto di esistenza? Per estensione immagino che lei sia anche un gran appassionato della cucina di McDonald: povero lei, a noi piacciono invece pani 'e s'aba, lorighittas: si tratta forse di cibi da talebani? Di archeologia gastronomica?

    Seriamente adesso: è molto triste questo suo approccio manicheistico e soprattutto molto triste questo suo disprezzo per tutto ciò che a lei non piace o che lei non capisce: triste davvero! ma è un suo problema. Esiste tanta altra musica al mondo rispetto a quella che a lei piace che ha diritto di esistenza: lei dovrà farsene una ragione.

    Sempre seriamente : lei afferma che la poesia è tenuta in " vita artificialmente attraverso l'elargizione di quantità spropositate di denaro pubblico" - chi gliel'ha detto? Dia i dati se li ha, dimostri quello che dice: altrimenti la sua è una frase diffamatoria e di ciò lei si assumerà le responsabilità

    P.s. Sono il professore di etnomusicologia dell'università di Cagliari: ai miei corsi, forse lo saprà , si parla di poesia improvvisata sarda di canto a tenores ma anche di Hip-Hop , di Rap, di rock , di tante musiche diverse - abbiamo ospitato sia Giuseppe Porcu, sia i Sikitikis, i Maloscantores... Venga anche lei qualche volta: forse conoscendo le cose meglio i giudizi cambiano....
    P.s. L'espressione "Bella e dinnia" del titolo del film non si riferisce alla lingua sarda ... Riveda il film senza pregiudizi, per piacere!

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  10. Dimenticavo: il film che ha visto rientrano nell'ambito di un progetto di ricerca e studio sulla attualità della poesia improvvisata: visiti il sito
    http://www.incontrotransfrontaliero.com/

    Forse potrà trovare materiali che le interessano e rendersi conto che la questione è ben più complicata che una semplice opposizione rock/lento
    Saluti.

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  11. @Macchiarella,non conosco l'autore dell'articolo,ma credo che il senso dell'articolo non sia quello che hai inteso tu.Non mi pare che dica che i poeti Sardi devono mettersi a fare hip hop (genere tra l'altro in crisi a sua volta e un pò troppo bimbominkiesco,attualmente).Doce il cotrario che si possono portare avanti tradizioni guardando al mondo,senza chiudersi a riccio,o in una auto-riserva culturale.

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  12. Errata Corrige : Doce = Dice ; cotrario = contrario.

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  13. Sono proprio daccordo con il contenuto di questo articolo.
    La nostra cultura è fenicia ,romanica, spagnola ecc, ora i giovani rappresentano l'hip hop , giocano la capoeira , e ballano il tango , tutto questo è SARDEGNA.

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  14. Si potrebbe anche essere d'accordo, ma il punto fondamentale è un altro.
    Chi scrive l'articolo e tanti altri giovani "modernisti" non hanno la minima idea di cosa sia la cultura popolare sarda.
    Come un bambino che preferisce un lecca lecca a una fetta di pecorino, perchè non l'ha mai assaggiato nè visto in televisione, così tanti, che oltretutto si fregiano di titoli quali "indipendentista", "sardista", "progressista", preferiscono la facile cultura di stile anglosassone alla millenaria cultura Sarda. Non si può criticare quello che non si conosce

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  15. Caro Cagliarifornia, come non ci stanchiamo mai di dire, le letture dei film sono sempre corrette se nei film si legge ciò che c'è dentro. Perciò non voglio correggere le interpretazioni semplicemente contestualizzare per capire meglio.
    1 - Giuseppe Porcu nel documentario dice quella frase sulla intervista in sardo perché è convinto, e lo dice esplicitamente, che il modo migliore per mantenere la lingua sarda sia parlarla. Lui sostiene che se le discussioni sulla tutela del sardo si fanno in italiano si ammazza ciò che si vorrebbe far vivere. Come si fa a non essere d'accordo con questa banale constatazione?
    2 - Giuseppe Porcu sul palco veste esattamente come veste Renato Soru: completo in vellutino e camicia chiara. A questo aggiunge nel taschino una penna Montblanc (molto poco sarda, molto poco pastorale ed evidente segno di un'apertura all'esterno) e un berretto (non una berrita che è un'altra cosa).

    L'altro aspetto a cui volevo accennare riguarda il mantenimento della cultura di provenienza. Il mio caro amico Dr. Drer usa modelli canori americani e li adatta al contesto sardo. La sua musica, che ha valore politico da diversi punti di vista, si propone di utilizzare forme non sarde per veicolare tematiche sociali legate in buona parte alla Sardegna (ma non solo). Quindi porta dall'esterno per rielaborare in chiave locale. E' un modo per non essere schiavi della globalizzazione. I Sikitikis, che apprezzo, invece usano modelli italiani che rielaborano secondo modelli italiani, al limite europei. Di sardo hanno poco, se non i cognomi di alcuni di loro e il fatto che sono nati (anche anagraficamente parlando) e operano a Cagliari. Non ho niente contro di loro, sono più vicini al mio modo di produrre cultura degli altri, però il fatto che in Sardegna abbiano più spettatori mi sembra un'argomentazione piuttosto debole. Ricordiamoci che in Sardegna abbiamo eletto come nostri rappresentanti al parlamento personaggi come Vittorio Sgarbi e Luca Barbareschi, e che il nostro presidente regionale è Ugo Cappellacci: i numeri molto spesso non sono espressione di una reale identità popolare. Giusepe Porcu, e gli altri protagonisti del documentario, si rifanno a un modello tradizionale rielaborandolo dall'interno e crecando di renderlo attuale. In fondo è una forma di resistenza alla globalizzazione (e questo dicono nel film): vogliono avere il diritto di mantenere viva una forma di cultura tradizionale, non di renderla unica. Sono modi diversi di vivere il rapporto con la cultura musicale, dire che uno è migliore di un altro non mi piace per niente. Affermare che la cultura sarda può essere veicolata da "questi" Sikitikis è come dire che una parte importante della storia della Sardegna è bella e sepolta e che ormai siamo italiani e basta, al limite europei. Magari è proprio vero anche se io spero che non sia così.

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  16. @ Macchiarella: Mi perdoni, ma Lei ha letto un testo che non ho scritto, visto che mi attribuisce cose che non penso affatto.

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  17. Ciao ragazz* giusto per precisare gruppi rap che cantano in Sardo oltre i Balentia ci sono i Menhir e i Limbudos di Nuoro e noi (Stranos Elementos) che cantiamo in Portotorrese e logudorese e portiamo avanti anche un discorso sulla tecnica del canto gutturale presente nella nostra cultura il che dimostra che questo genere è l'evoluzione natuarale di quello che facevano i cantori ;)

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  18. @ Brabudu: non esiste nessuna scuola dove si rilascia il diploma di indipendentista. Io sono indipendentista. Punto.

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  19. Grande Machiarella, anche se in altre occasioni mi ha fatto incazzare (hehe) stavolta condivido e sottoscrivo praticamente tutto. La maggior parte (non tutti ovvio) dei gruppi hip hop si esprimono in un sardo storpio (non lo conoscono) e sono deboli e banali nei contenuti e nelle forme. Alessio Mura (un amico e non tra i più scarsi) nei confronti di Porcu figura realmente come un allievo, i maestri del rap li conosco anche se non sardi... i rappers per crescere realmente dovrebbero attingere da e conoscere la poesia tradizionale, magari praticarla anche se in modo dilettantesco (come umilmente ho visto fare a Dr. Drer) per crescere come rapper, allora si... ma siamo ben lontani da ciò. Non dissertiamo sterilmente su ciò che non conosciamo a fondo, al bar passa, ma le cose scritte rimangono.

    RPittau

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  20. Mi è piaciuto il titolo dell'articolo, gioca sull'ambiguità dell'argomento. I Sikitikis sono rock in tutti i sensi, e qui nessun dubbio.... Giuseppe Porcu è lento perchè è portatore di una cultura poetica appunto lenta, quasi immobile. Infinitamente bella, però. Chi ama la poesia a bolu non vede altro che l'immensa abilità stilistica degli improvvisatori, senza badare a molte altre cose. Porcu è molto giovane, con ciò rappresenta un caso ancora più stra-ordinario.
    E' troppo comodo dire che io vorrei poter usufruire il più a lungo possibile di entrambe le cose...? E anzi, poichè le sfacettature grazie al cielo non si limitano ad essere due soltanto, vorrei poter godere di tutti i prodotti della creatività culturale della nostra terra. Seguire realtà attuali come quella dei Sikitikis e dei Balentia, Nur o Kna, coi loro modi differenti di interpretare la sardità, in linea con i miei gusti per una questione in primo luogo generazionale. Ma anche continuare a godere dell'autenticità della tradizione, anche quando può essere pericolosamente conservatrice. Con una lentezza che per me, in questo caso, è tutta da preservare, perchè è la lentezza del respiro della mia terra, che ancora racconta di storie che non mi stanco mai di sentire, soprattutto nella bolgia e nella velocità inquietante in cui oggi tutte le cose mi cambiano continuamente intorno.
    Ma se ciò significasse favorire tra i giovani la diffusione della pratica o anche solo della passione verso la poesia improvvisata, guarderei con apertura anche verso forme sperimentali, in antitesi col purismo conservatore di alcuni, che oggi non ha un senso. Il purismo spegne la vita, nel vero senso della parola. L'unico atteggiamento davvero da condannare è quello di chi si erge a paladino della verità e a detentore del Sapere, Unico e Indeclinabile. Che, riguardo ai fatti della cultura soprattutto, non esiste.

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  21. @ 15 a:

    1) Non sono d'accordo che si tratti di una banale constatazione. Credo che sia l'opinione di Porcu, rispettabilissima come tutte le opinioni, ma come tale, per definizione opinabile. Tra l'altro degli "odiatissimi" linguisti cattedratici dell'Università di Sassari, pensano il contrario di Porcu. Se il dibattito sulla lingua sarda lo si fa in sardo, continueranno a farlo solamente una ristretta elite. Tutti gli altri, ovvero quei sardi che hanno come lingua madre l'italiano e verso i quali si vorrebbe diffondere la lingua sarda, ne restano inevitabilmente esclusi. Per loro il sardo è alla stregua di una lingua straniera e le lingue straniere, quando si parte da zero, si inizia ad insegnarle partendo dalla lingua madre.

    2) Renato Soru, ma anche Ugo Cappellacci, vestono così in campagna elettorale per strappare qualche voto in più. Insomma, si travestono come Porcu.

    Ma che cosa è sardo e cosa non lo è? Se i Sikitikis sono italiani, allora gli U2 sono inglesi e Battisti è americano? Niente Launeddas, niente violini, niente mandolini. E Ernest Hemingway e Vladimir Nabokov, siccome scrivevano in inglese, erano esponenti della letteratura inglese? La letteratura americana non esiste? E la cultura e l'identità di un popolo non sono fatte da ciò che quel popolo esprime e da ciò in cui quel popolo si identifica ma c'è qualcuno che lo stabilisce a priori per decreto? Quindi io sono italiano e non sardo? E non posso essere entrambe le cose? Non posso sentirmi sia sardo che italiano e nonostante cìò essere un convinto indipendentista?

    Amartya Sen, premio nobel per l'economia e docente ad Harvard, nel suo celebre saggio intitolato Identità e violenza, scrive:

    «La stessa persona potrebbe essere, senza la minima contraddizione, di cittadinanza americana, di origine ebraica, con ascendenze africane, cristiana, progressista, donna, vegetariana, maratoneta, storica, insegnante, romanziera, femminista, eterosessuale, sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, amante del teatro, militante ambientalista, appassionata di tennis, musicista jazz, e profondamente convinta che esistano esseri intelligenti nello spazio con cui dobbiamo cercare di comunicare al più presto (preferibilmente in inglese). Ognuna di queste collettività, a cui questa persona appartiene simultaneamente, le conferisce una determinata identità. Nessuna di esse può essere considerata l'unica identità o l'unica categoria di appartenza della persona. L'inaggirabile natura plurale delle nostre identità ci costringe a prendere delle decisioni sull'importanza relativa delle nostre diverse associazioni e affiliazioni in ogni contesto specifico».

    Io lo condivido.

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  22. Lasciamo perdere i non rispettabili linguisti di Sassari. Lasciamo perdere perché non hai idea di cosa ci sia dietro la loro posizione. Per il resto, va be' Mario, semo tutti cittadini der monno, ce volemo bene, famo er rock pe' questo, al limite una chitarra, una ragazza, uno spinello e ce sentimo frateli. An vedi!

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  23. È curioso come il sig. Garzia (autore dell’articolo), forse intimorito dagli interventi di due docenti universitari, reagisca proponendoci la citazione di un illustre accademico che è una sorta di “inno alla molteplicità delle identità” quando il suo articolo è proprio la negazione della molteplicità! L’articolo, che parrebbe volerci insegnare quali sia il modo migliore (o l’unico secondo l’autore?!) per essere un “buon indipendentista” e un “buon sardo dei tempi moderni” sembra piuttosto un “inno alla banalità e all’ignoranza”!
    Si parla di poesia improvvisata in Sardegna e di rap. Ma è palese che l’autore non si è mai preso la briga di assistere ad una gara poetica (se ne fanno più di 150 ogni anno in giro per l’Isola, probabilmente più dei concerti rap e sicuramente più dei concerti dei Sikitikis) e altrettanto poco conosce la scena rap in lingua sarda (già altri hanno risposto al suo “di rapper logudoresi neanche l’ombra” elencando i diversi gruppi che utilizzano il logudorese e le sue varianti).
    È quella stessa ignoranza lo porta ad utilizzare come esempio della superiorità del rap rispetto alla poesia sarda il video del “contest” tra Porcu e Su Maistu. Ero li quel giorno, e ho parlato diverse volte con Alessio di quella serata in cui, per sua stessa ammissione, è stato letteralmente “annientato” da Giuseppe.
    Trovo tremendamente banali frasi come “il rap è straordinariamente simile alla poesia sarda” e da grande ignorante sostenere che le pratiche musicali e poetiche tradizionali della Sardegna vivono grazie all’ “elargizione di quantità spropositate di denaro pubblico” (Ma quando? Ma dove? Ma chi? Capirei al massimo se parlasse di Enti Lirici o di Festival Jazz!).
    Speriamo che a scadere per prime siano la banalità e l’ignoranza, e non la poesia improvvisata, il rap, il rock è le molteplici musiche (tutte degne dello stesso rispetto) attraverso le quali i giovani sardi si esprimono!

    Marco Lutzu

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  24. @ Marco Lutzu: è curioso come anche Lei, come Macchiarella ha letto un testo che non ho scritto, visto che anche Lei mi attribuisce cose che, non solo non ho scritto, ma che non penso affatto. Anzi, addirittura su alcuni temi, nel post ho scritto l'esatto contrario di quanto mi si attribuisce. Ma tant'è.

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  25. Come al solito quando viene "toccata" la sarditá o la presunta tale, si alzano le barriccate. Cosa vuol dire essere sardi, vivere in Sardegna? Parlare il sardo? Mettere l´abituccio in velluto? Certo tutto questo ma anche no. Ci sono piú sardi NON sardi che sardi in Sardegna. Conosco uno scrittore tedesco che scrive libri sulla Sardegna, che si definisce patriota sardo, che é stato in Sardegna almeno 80 volte e che continua a contarle, conosce usi costumi e li racconta nei suoi libri. Ecco lui é un sardo, molto piú sardo di altri sardi che nonostante siano di entrambi genitori sardi prendono all´estero il cognome della moglie perché si vergognano del loro Porceddu (giusto per dire un cognome a caso). Ho apprezzato molto l´articolo e ho colto in pieno quello che l´autore voleva rimarcare. L´improvvisatore poetico corso con un jeans e una maglietta di certo avrá piú possibilitá di calamitare "simpatie" e sentimenti di emulazione da parte dei suoi coetani (come hanno fatto i rappers americani catturando l´attenzione prima di tutto apparente, dei loro coetanei in tutto il mondo) e conseguentemente ha una possibilitá in piú di far innamorare qualcuno di questi alla poesia corsa improvvisata. Diversamente il nostro Porcu dentro il suo abituccio, rappresenta solo se stesso e quello che di folcloristico il resto del mondo si aspetta da noi, conseguentemente le possibilitá attrattive e "riproduttive" verso i suoi coetanei si riducono a zero. Ho lavorato negli alberghi e a ogni apertura di stagione era lo stesso spettacolino, facevamo trovare il gruppo folcloristico in abito tradizionale che si esibiva a suon di launeddas, malloreddus, maialetto arrosto, vino e mirto convinti piú di quanto lo fossero i turisti che questo era quello che loro volessero da noi, nel 80% dei casi non era cosí. Chi decide di venire in Sardegna sa benissimo che nel centro storico di Cagliari o di Nuoro sará difficile trovare sardi col costume tradizionale, in parole povere riconoscono benissimo qual é la realtá attuale da tutto quello che é "finzione" folcloristica, quest´ultima non é cosí scontatamente apprezzata, ma noi continuamo a credere di si. Un´ultima cosa riguardo il rock e tutti gli altri generi non prettamente tradizionali. Ho avuto la fortuna di lavorare con produttori musicali internazionali, tutti mi hanno sempre detto la stessa cosa, non c´é bisogno di rimarcare la vostra provvenienza, si vede che siete sardi dalla rabbia nei vostri occhi e dalle storie che raccontate soprattutto quando vi esibite nel continente (europeo Italia compresa) a prescindere dal fatto che cantiate in sardo, italiano, inglese, francese o tedesco. Questo mi pare abbastanza.

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  26. Articolo interessante. La sardità, l'appartenenza alla nostra amata/odiata isola non è relegabile sicuramente all'uso di un capo in velluto, al parlare in sardo o suonare le launeddas. Ognuno di noi ha una sensibilità diversa verso le proprie tradizioni. Sono del parere che è sempre meglio poter scegliere, personalmente scelgo chi è genuino e chi mi trasmette qualcosa, chi si adopera a forzare e creare sovrastrutture per evidenziare la propria sardità risulta dozzinale, stereotipato e poco sincero. Il panorama musicale sardo offre tantissime possibilità di avvicinarsi alla sardegna in modo differente, il genere musicale è solo un vestito, perché se c'è sostanza 'made in sardegna' la si percepisce.

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  27. Non entro nello specifico dei contenuti e del senso profondo della poesia improvvisata perché ci vorrebbe un sacco di tempo (io inizio ad assaporare qualche aspetto di questa pratica solo dopo alcuni anni di ascolto, studio, partecipazione alle gare poetiche e discorsi con esperti e poeti ed è evidente che lei, Cagliarifornia, è alquanto digiuno in questo senso).
    Visto che chi crede che Giuseppe Porcu sia lento si è fermato molto superficialmente all'abbigliamento mi concentro su questo aspetto (solo uno tra tutti quelli che fanno parte della gara poetica):

    1) l'abbigliamento di Giuseppe non è un costume, né tantomeno un travestimento (il definire il suo abbigliamento un travestimento è sintomo davvero di una mancanza di conoscenze al riguardo): le sarebbe bastato andare ad una gara poetica per capire che ciò che ha detto è una sciocchezza. La gara poetica è una performance molto complessa, costituita da una serie di fasi ben definite e da elementi che non sono una mera "buccia" ma costituiscono insieme allo scontro tra i poeti e all'interazione col pubblico parte integrante della performance. Ecco, uno di questi, insieme ad esempio alla postura, al modo di rivolgersi al pubblico, è l'abbigliamento e PER FORTUNA ogni poeta è libero di vestirsi nel modo che preferisce, perché chi fa la gara non è né "nostalgico né conservatore"! L'abbigliamento di Giuseppe non è assolutamente il vestito tradizionale. Se lei si recasse nei paesi centrali della Sardegna vedrebbe tanti giovani che per le occasioni di festa (es. le sagre) si vestono come lui. E se riuscisse ad intuire almeno un decimo dell'importanza de sa gara per gli appassionati e i poeti non avrebbe alcun dubbio sul fatto che quel tipo di abbigliamento è assolutamente consono (ma se non lo fosse non sarebbe di certo un suo problema, ripeto ognuno si può vestire come meglio crede). Inoltre Giuseppe si veste così quando è invitato da qualche parte a parlare di poesia, quindi in quanto poeta, perché dovrebbe vestirsi così tutti i giorni? Lei si veste allo stesso modo tutti i giorni?

    2) Sempre a proposito dell'abbigliamento: anche Soru non si "traveste", l'ho visto diverse volte in giro per i fatti suoi, e non in campagna elettorale, vestito nello stesso identico modo che secondo lei usa per chiedere i voti.

    Ci sono degli studi scientifici anche sull'abbigliamento, se vuole posso inviarle un po’ di bibliografia al riguardo.

    Saluti
    Daniela Mereu

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  28. Caro Mario, di certi argomenti abbiamo parlato diverse volte e so come la pensi, ma ti garantisco che in quest'articolo hai fatto di tutto per non essere capito. Non puoi correggere il tiro dicendo che una cosa non l'hai scritta. E' vero ci sono cose che testualmente non scrivi, ma per le quali le cose che scrivi ci girano intorno "pericolosamente". Io non credo che un testo giornalistico debba esser letto come i dottori della legge leggono il Corano o la Torah, discutendo di testualità, virgole, lettera e spirito etc. Un testo giornalistico è quello che è e se certi argomenti li sfiori con apparente non-chalance puoi non essere compreso, ma non è scemo chi legge. Secondo me questa volta non sei stato chiaro, o forse lo sei stato e allora è vero quanto dicono Macchiarella e Lutzu, ai quali però rispondi dicendo che non c'è scritto quello che loro hanno inteso.
    Ciao
    Graziano

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  29. @ Daniela Mereu. Il tema del mio post non è la poesia sarda e a dirla tutta, dal mio personale punto di vista, non mi è parso nemmeno che fosse il tema del film di Antioco Floris, dove tutt'al più era un ottimo pretesto per parlare di lingua sarda. Infatti, per stessa ammissione del regista (che ringrazio pubblicamente per essere intervenuto in questo blog ), "Bella e dìnnia" è un film (anche) politico.

    Ergo, da un film politico è scaturito un mio commento che esprime la mia opinione politica su una singola dichiarazione di un singolo protagonista del film stesso. Opinione politica che in quanto tale non ha alcuna pretesa di ergersi a valore di verità né ontologica, né tanto meno socio-etno-musico-antropologica.

    Pretesa che per altro non aveva nemmeno il film, considerato che Antioco Floris è per l'appunto un cineasta e non un sociologo o un antropologo o un etnomusicologo.

    A proposito di entnomusicologi, mi dispiace che il prof. Macchiariella non si sia reso conto che nel film del prof. Floris, il poeta Paolo Zedda si rifersice alla lingua sarda definendola "Bella e dìnnia". Da qui il titolo del film che a questo punto, vista la svista, inviterei Macchiariella a rivedere senza pregiudizi. E magari senza pregiudizi provare a (ri)leggere il mio post. Per piacere.

    Per il resto, dopo Amartya Sen, vi regalo un altro brano, questa volta tratto da I morti, il racconto di James Joyce che chiude Gente di Dublino. Buona lettura.

    "Gabriel si trovò per compagna Miss Ivors, una giovane spiccia di modi, loquace, dal viso lentigginoso e gli occhi bruni e sporgenti. Non portava scollatura e il largo fermaglio appuntato sul colletto recava un emblema irlandese con relativo motto.
    Non appena ebbero preso posizione, ella disse all'improvviso:
    «Ho da sistemare una faccenda con voi.»
    «Con me?» disse Gabriel.
    Annuì in modo grave.
    «E di che si tratta?» chiese Gabriel sorridendo dei suoi modi solenni.
    «Chi sarebbe questo G.C.?» rispose Miss Ivors, fissandogli gli occhi addosso.
    Gabriel diventò rosso e stava per aggrottare le sopraciglia quasi a far intendere che non capiva, allorché lei disse senza mezzi termini:
    «Non fate finta di cadere dalle nuvole! Ho scoperto che scrivete per il Daily Express. Non ve ne vergognate?»
    «E perché dovrei vergognarmene?» domandò Gabriel, sbattendo le palpebre e sforzandosi di sorridere.
    «Be', allora dovrò vergognarmene io per voi» disse Miss Ivors con franchezza. «Pensare di scrivere per un giornale come quello. Non vi facevo un simpatizzante degli inglesi.» [...]
    «A proposito, Mr Conroy, perché non ci venite anche voi quest'estate alle isole Aran? Ci staremo un mese intero. Sarà stupendo trovarsi in pieno Atlantico. Dovreste proprio venirci. Verranno Mr Claney, Mr Kirkelly e Kathleen Kearny. Anche a Gretta piacerebbe venire. È di Connacht, vero?»
    «La sua famiglia, sì» tagliò corto Gabriel.
    «Ma voi verrete comunque, non è vero?» chiese Miss Ivors, posandogli eccitata la mano calda sul braccio.
    «Il fatto è» disse Gabriel «che avrei l'idea di andare...»
    «E dove?» chiese Miss Ivors.
    «Be', vedete, tutti gli anni facciamo un giro in bicicletta con degli amici e così...»
    «Ma dove?» insistette Miss Ivors.
    «Be', in genere si va in Francia o in Belgio o anche in Germania» rispose Gabriel impacciato.
    «E perché andate in Francia o in Belgio?» domandò Miss Ivors «invece di visitare il vostro paese?»
    «Mah, un po' per la lingua e un po' per cambiare ambiente.»
    «E non avete la vostra lingua da coltivare... voglio dire l'irlandese?» domandò Miss Ivors.
    «Be'» disse Gabriel «se è a questo che dobbiamo giungere, sapete bene che l'irlandese non è la mia lingua.»"

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  30. Graziano, consentimi di cominciare con una precisazione: è importante fare la distinzione tra un articolo giornalistico, scritto da un giornalista su una testata giornalistica, da uno scritto (come il post in questione) che esprime l'opinione personale di una persona qualunque (come io sono) espressa nel suo blog personale (come CAGLIARIFORNIA è).

    La mia è un'opinione senza alcun valore aggiunto, per il quale rivendico il sacrosanto diritto di esprimerla in maniera provocatoria, come è sempre stato nel mio stile in questo blog. Opinione nei confronti della quale si può tranquillamente e democraticamente non essere d'accordo a patto di averne il rispetto e al netto naturalmente delle feroci critiche che sono disposto volentieri a subire da parte di chi accetta di raccogliere la provocazione.

    Detto ciò, è vero che non è mai scemo chi legge e che al limite non ci si è spiegati. Inutile dire che ciò vale se un testo lo si è davvero letto. Ma d'altro canto è pure vero che secondo una rilevazione dell'OCSE il 71% della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Sto imparando a tenerne sempre conto quando scrivo.

    Perché tutto il ragionamento del mio post si basa sul confronto iniziale tra le differenze di look e di atteggiamento tra Porcu e il ragazzo còrso, limitatamente a quanto visto nei due film. Differenze che sono una semplice constatazione. Per altro un confronto più generale la sera della proiezione, lo ha fatto per primo Giulio Angioni, del quale tutto si può dire, ma non certo che sia l'ultimo dei coglioni. Le conclusioni invece sono tutte mie, sono opinabili e me ne assumo la responsabilità, purché non vengano stravolte fino ad alterarne il senso ed il significato.

    Infatti Graziano, dove ti pare che io abbia mai scritto nel mio post che «la poesia è tenuta in vita artificialmente attraverso l'elargizione di quantità spropositate di denaro pubblico»? Tu mi insegni che in italiano corretto il soggetto di quella frase non è la poesia ma "Tutto il resto", o sbaglio?

    Poi Graziano, dove trovi scritto nel mio post che la poesia sarda a me «non piace» e che non «ha diritto di esistenza»? Graziano, in quali passaggi il mio post ti è sembrato «la negazione della molteplicità»? E ancora, dove ti è sembrato che con il mio post io voglia «insegnare quale sia il modo migliore per essere un “buon indipendentista” e un “buon sardo dei tempi moderni”»? Dove ho scritto della «superiorità del rap rispetto alla poesia sarda»?

    Continua…

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  31. …segue.

    Aiò Graziano non giochiamo, non prendiamoci in giro, posso anche non essere stato chiaro in alcuni passaggi, ma quando dico che hanno letto cose che non ho scritto e delle quali quindi non devo rispondere, non mi riferisco certo a sottigliezze linguistiche di quella che tra l'altro è la mia lingua madre (l'italiano, per molti è una colpa imperdonabile), ma alle cose che ti ho elencato, che sono cose semplici, chiare e banali con un basso indice di fraintendimento.

    E sai benissimo anche tu che tipo di atteggiamento è quello di attribuire all'interlocutore delle cose che non ha detto (ma per fortuna scripta manent) e quanto sia diffusa questa pratica in certi ambienti. Pratica della quale sono davvero stanco e che trovo inaccettabile, infatti sono amaramente pentito di essere ritornato dopo tanto tempo sul blog a scrivere di questi argomenti, anche perché mi ero ripromesso di non farlo mai più. E giuro solennemente che nel mio blog non parlerò mai più di indipendentismo, lingua sarda e annessi e connessi a costo di togliere all'argomento visibilità.

    Tanto il dibattito è fermo al palo da decenni e tale rimarrà e non sarò certo io quello in grado di fargli fare passi avanti. Lascio parlare quelli che sono sempre pronti a dirti "non parlare se non sai le cose". E infatti a parlare di certi argomenti sono sempre i soliti quattro gatti che "si fanno i pompini a vicenda" per citare Quentin Tarantino.

    Intanto nei bar di Cagliari, la gente, quella “che le cose non le sa”, quella che invece dovrebbe essere coinvolta in certi discorsi, quella gente che poi va a votare, quella gente che, quando non è disprezzata, da certi linguisti e/o certi indipendentisti è considerata più o meno apertamente “venduta” o “italianista” o “bue”, quella gente della quale invece servirebbe il consenso, perché senza di essa la lingua e l’indipendentismo non vanno da nessuna parte, ha cose ben più importanti che parlare di indipendentismo e lingua sarda. E se il clima ogni volta è questo ne ha ben donde.

    Perdona lo sfogo ma questo è pure il mio ultimo commento di risposta ai commenti di questo post, anche perché ho davvero altro di molto più importante da fare.

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  32. Caro Mario, quello che scrivi è giusto, lo condivido. Però partiamo nello specifico:
    - non scrivi che la poesia sarda «non ti piace»; è vero, confermo :)
    - che non «ha diritto di esistenza» non lo scrivi, ma dal contesto sembra una conseguenza. Attenzione, è vero, testualmente non lo scrivi.
    «la negazione della molteplicità»: non lo scrivi, ma sembra. Cosa voglio dire con "sembra"? Che scrivi delle cose di cui uno che legge pensa "se dice così allora sotto sta dicendo questo". E siamo al punto. Su una cosa hai ragione: l'argomento scotta. Se io scrivessi che non sopporto la politica di Israele, oggi come oggi sono costretto a scrivere, a specificare, a sottolineare, a ricordare a tutti che Israele non rappresenta gli ebrei; Israele è uno stato ebraico, ma non rappresenta il popolo ebraico e comunque in quanto stato con una politica propria non può -come fa- trovare alibi morali nello sterminio degli ebrei. Ma lo dovrei sottolineare perché è argomento sensibile e molto predisposto ad essere frainteso.
    «insegnare quale sia il modo migliore per essere un “buon indipendentista”: questo proprio non aleggia nemmeno, questo non "sembra" proprio :) Assolutamente.
    «superiorità del rap rispetto alla poesia sarda»: a me sembra che tu volessi dire che era più adatto alla modernità della Sardegna.
    E infine una cosa: essere provocatori (e sai quanto lo sono io) ha l'inconveniente, per fortuna e purtroppo, di ... provocare, cercare, stuzzicando, una reazione che uno spera debba essere riflessiva e invece a volte è - e fa parte del "gioco" della provocazione - istintiva. Nel parlato probabilmente la cosa si chiarirebbe subito.
    Infine rivendico anch'io per te il diritto di poter esprimere qualsiasi opinione in quanto blog personale. Il valore aggiunto c'è però perché scrivi e argomenti, ti sembra poco? Continua a scrivere su questo argomento, quando lo riterrai necessario. Attacchi? Sempre meglio che una finanziaria di Monti :) :)

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  33. Caro Mario, credo di aver visto con attenzione il film di Floris visto che sono il co-autore del soggetto (non è stato molto attento durante la presentazione e forse non ha letto la locandina). Per il resto i lettori del suo blog hanno abbastanza elementi,per giudicare. Mi consenta, da molto piu anziano di lei, di consigliarle di usare con più attenzione le parole e gli aggettivi: non c'è bisogno di parolone ad effetto (tipo fondamentalista islamico) : usando toni più pacati credo si discute meglio, non trova? E soprattutto quando si fanno delle affermazioni gravi - come ha fatto lei parlando di ingenti finanziamenti pubblici per la sopravvivenza della cultura tradizionale - bisogna documentare ciò che si dice: è d'accordo? Le rinnovo l'invito: venga a trovarmi a lezione - e venga chiunque - troverà la massima disponibilità a discutere su tutto : a discutere confrontando opinioni argomentate non contrapponendo slogan. La saluto e le faccio i i miei migliori auguri. Macchiarella

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  34. Davvero mi riesce difficile capire tutto questo accanimento gratuito su cose non scritte! Da osservatore dell´ONU quale sono (in quanto non mi interesso di lingua sarda e non sono un intellettuale) penso di aver capito perfettamente quello che l´autore dell´articolo, ovvero Mario Garzia, volesse dire. Davvero ha ragione quando in un commento scrive che il 70% delle persone ha problemi di comprensione di un testo scritto in lingua italiana almeno che non sia carico di pregiudizi. Tutti a tirare su le barricate! Io non ho letto per esempio che la poesia improvvisata tradizionale sarda non merita di esistere, ho letto semplicemente che puó essere rappresentata benissimo fuori dagli schemi tradizionali e forse risultare piú accattivante nei confronti delle nuove leve e generazioni (Alessio "su maistru" docet) in modo da poterle anche attrarre e perché no coinvolgerle, magari dal rap si puó passare alla poesia tradizionale, questo puó avvenire anche in un secondo momento l´importante é non lasciarla morire. Ma gli "illustri" professori e maestrine dalla penna rossa che popolano questo post l´hanno visto il video allegato all´articolo? Pensate davvero che il quindicenne di Orgosolo vedendolo si possa identificare con Porcu rispetto ad Alessio "su maistru"? Io non ho dubbi sulla sua scelta. Questo i corsi con un jeans e una maglietta l´hanno capito prima, meglio e perfettamente, ecco perché probabilmente la loro poesia spontanea continuerá a vivere. Non é piacevole leggere i commenti di alcune persone dal loro piedistallo e dall´alto della loro conoscienza e delle loro convinzioni i veneti direbbero: "so tutto mí!", a volte sarebbe meglio scendere dal piedistallo.
    Firmato uno della gente nei bar di Cagliari.

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  35. a prescindere dagli interventi su questo blog, non entro nel merito visto che la mia idea è stata già ampiamente espressa da persone più competenti di me, vorrei fare una domanda all'autore dell'articolo, come mai questo suo intervento non l'ha fatto il giorno della proiezione dei film? Non avrebbe corso il rischio di essere frainteso e avrebbe anche lei contribuito in maniera "costruttiva" a sviluppare un discorso su un problema che sta a cuore a tutti e magari avrebbe scoperto la disponibilità delle persone che lei accusa a volersi confrontare con chiunque e soprattutto a coinvolgere sull'argomento più persone possibile. Segua il consiglio di prof Macchiarella, scoprirà al contrario di ciò che crede che queste persone tutto vogliono fare meno che rinchiudersi nella loro nicchia. Le idee possono essere diverse e si possono confrontare per trovare punti di incontro e non scontro, buttando fango su Giuseppe Porcu,o su, a questo punto non ho capito bene su chi, mi riferisco alla suo chiamare in causa Tarantino. Anche io ho "frainteso" il suo discorso, chissa forse rientro in quel 71% che non capisce un testo scritto.Si faccia vivo e venga per discutere di persona,civilmente senza offendere nessuno, su ciò che tutti noi, penso lei compreso,vogliamo difendere e proteggere.

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  36. Un rocker incazzato14 dicembre, 2011 11:57

    Ma vogliamo parlare dei soldi della Regione buttati nell'editoria sarda per stampare libri che non legge nessuno? E dei cachet fuori mercato che prendono certi "musicisti sardi" dalle pro loco per tristi esibizioni seguite da quattro gatti? Ma per piacere che non siamo professori ma non siamo stupidi...
    Garzia sei tutti noi!

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  37. Rocker incazzato ha ragione! Allo stesso tempo ci sono molti libri che i sardi dovrebbero e vorrebbero leggere che rimangono negli armadi dei comuni nonostante siano stati commissionati e pagati. Senza parlare sei finanziamenti pubblici alle associazioni "no profit" che in realtá sono veri e propri gruppi musicali a cui basta fare un concerto in una piazza X del paese Y per poterne usuffruire anche l´anno successivo. Ovviamente solo se si canta in lingua sarda!!!! Mentre i Sikitikis citati nell´articolo di Garzia per esempio, solamente per il fatto che fanno rock e cantano in italiano, si sono dovuti trasferire bagagli e burattini a Torino non potendo essere competitivi sul mercato a causa dei costi dei trasporti. Meno soldi ai furbetti del quartierino e del paese in berritta e in limba e piú continuitá territoriale per esempio, per far piú liberamente circolare l´arte, la musica e la cultura sarda qualunque connotati essa abbia!!!

    P.S. Per chi fa parte del 71% famoso, NON HO SCRITTO che tutto quello che é in limba NON debba esistere.

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  38. io suono negli End., e usiamo la lingua inglese, e non c'è praticamente niente di "folk" nel nostro genere. Siamo tagliati fuori? Eppure siamo tutti sardi, io sono di Sestu e sono nato in casa e sono uno dei pochi che ancora parla in dialetto sestese dalle mie parti..

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  39. Salude a tottus.
    duas dies faxet soe istada in su tzirculu sardu de Stoccarda.

    apo acatau una trumixedda de Fonni chi ant cantadu in sardu chena problemas, in jeans e sa die apustis cun su costumene.

    http://www.youtube.com/watch?v=C_miLmWM8Mo&feature=related

    in custu video si podit bider su babbu de su piciocu chi cantat, est sezidu in sa cratea. su babbu cantat sa matessi boxe. franco mureddu si tzerriat. isse at dadu su numene a su tenore de su fillu suo. "Su connottu". e dd'at puru nadu pro ita.

    est, ca su connottu passat dae una pessone a s'atera. isse dd'at imparadu totu de babbu suo, e isse de su jaju e custu de babbu suo...

    e custos piciocos imparant sa poesia sarda dae minoreddos. no est de importu si sunt in jeans. est de importu chi mantennint sa raixina in is coros de su babbu. o de mammai in ateras cosas.

    De ddu faxer su show pro is turistas mi parrit puru unu pagu unu scimproriu, peroe, si sa gente ddu cherret bider... e tando fintzas cando pagant. non faxet male a nisciunu...(non seus allegande de is toros in ispannia!)craru, sa gente bollit bider ita non tenit in domu, pro custu andat in ateros logos...

    peroe, sa veritade est chi sos sardos faxent su folkglore ca est parte de sa curtura cosa nostra! e ca lis agradat! e ca sa gente dd'at imparadu de babbu e de mammai...

    e si soe portande sa bestimenta de jaja mea, sceti pro un ora o duas, pro ballare... non andat bene? de intender prus forte su sambene meu, sas raixinas meas...?!

    comente sa limba. fortzis pro carchi d'unu non ddu est prus de importu, peroe pro atera gente ellu. pro mene est de importu ca fit sa limba chi apo intesu dae minoredda cada annu chi soe andada in bidda.

    ispero de aberu chi non ap a connoscher is superintellettuales sardos comente Angioni e Fois chi m'ant de aberu segau is callonis. su problema de issos est chi non riessint a iscrier in limba sarda e chi non ant intesu nudda de ita est sa sarditade.

    @su rocker incazzato
    non est beru chi sa gente non lexet in sardu. deo tengiu libros meda in domu in sardu e tengiu puru amigos chi lexent in sardu. e non est nimancu dinare ghettau. antzis, sa regione dat pagu dinari pro sa limba sarda(custu ddu sciu ca apo istudiau linguistica).

    deo soe naschida e creschida in germania de una mammai sarda e unu babbu tedescu, tengiu 33 annos e mi piaxet sa terra nostra, sa limba nostra, sa coxina nostra e puru sas berritas...e sa musica contemporanea in ingresu, italianu e ita siat...istimu claudia aru e bentesoe pro esempru...

    e bos depo narrer chi unu omine in custumene est sexy meda!

    su folkglore andat bene. puru in germania esistit. su carnevale in colonia, su ballu tundu in baviera e is sorbos in sa Lausitz faxent festas mannas... (e si ponint puru is gambales...musica traditzionale. e ita? depint acabare custu? pro ita, ca seus lompidos in tempos de postmodernismu? mi parrit puru guasi guasi unu postmodernismu isfortzadu e istericu cuddu de carchi iscridore comente Angioni e Fois... e carchi truma de indipendentistas...chi s'ant dadu su numene addirittura ingresu... bho...

    donnia sardu tenet su deretu de viver sa sarditade comente bollit. e deo, chi tengiu sa mammai de biddeputzi e su protziu chi si tzerriat Aurelio Porcu, sonadore de Launeddas, vivo in sa tzittade prus bella e aberta in Europa, e mi piaxet meda su folkglore e puru s'arte contemporanea... sunt duas cosas chi podint viver in paris chena problemas!

    adiosu dae Berlinu, Alexandra Porcu,
    presidente del Circolo Sardo di Berlino.

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  40. @Angelo Argiolas e rocker incazzato

    Sapete qual'è uno dei concetti più interessanti che emergono nel documentario di A.Floris citato da Mario Garzia?
    Quello espresso da P.Zedda ad un certo punto della sua intervista che suona più o meno così: se a Cagliari non danno più opere liriche, la musica lirica va avanti lo stesso. Se in Campidano non si fanno più gare poetiche, la poesia campidanese sparisce per sempre.

    Se quindi neanche a voi interessa un futuro rock, coca-cola e hamburger dovreste rifletterci un po', magari dopo aver visto il documentario citato ed esservi documentati sulla poesia estemporanea sarda .. almeno.

    PS Chi vi scrive ha suonato, come il 99% dei suoi coetanei, heavy metal e rock per anni. Ma a una certa età si è guardato intorno e ha cercato, considerandosi Sardo e progressista, di agire con più coerenza rispetto alle proprie idee

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  41. Rocker incazzato14 dicembre, 2011 16:13

    Se a Cagliari scompare il rock scompaiono anche i giovani.

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  42. Brabudu io penso di aver capito che Garzia nell'articolo abbia detto esattamente quello che ha detto P. Zedda nel film che ammetto di non aver visto, in più si è sbilanciato in un consiglio (per quanto mi riguarda per niente stupido) ovvero di rendere la poesia sarda più accattivante nei confronti delle nuove generazioni. Come si può renderla più accattivante? Ha preso per esempio il poeta corso dicendo che lui era vestito in maniera più riconducibile alle nuove generazioni (un jeans e una maglietta). Non c'è niente di male nel dire che vedere Porcu fa ricordare più al nonno che al coetaneo da emulare. Il fatto poi che tu abbia suonato rock ed heavy metal non si vede proprio da quello che scrivi, più che proporti un orizzonte più ampio sembra che te l'abbia ristretto. Hai fatto semplicemente delle scelte non sei più coerente rispetto niente, si può essere sardi, progressisti e continuare a suonare rock ed heavy.

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  43. Brabudu, sono scelte tue. Ed è anche probabile che, vedendo che non hai combinato nulla con rock e metal, hai scelto altro. Normale, basta solo ammetterlo.... quello che hai fatto non ti rende più coerente di niente e più sardo di altri. Non confondiamo il folk, che è una parte della cultura sarda, con LA cultura sarda, che è quella fatta da sardi. Il protezionismo nazionalista non mi piace, ognuno può esprimersi come preferisce ma queste classifiche di "sardus pater" e "sardus DOC" sono fastidiose. Detto da un indipendentista.. ciao

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  44. Posso anche essere d'accordo con la questione dell'abbigliamento; sono riflessioni che anche io ho fatto, a suo tempo (sui suonatori di launeddas), anche se la questione è più complessa e andrebbe approfondita.

    L'orizzonte più ristretto invece mi sembra invece quello di chi conosce solo la cultura di massa e, addirittura, "milita" in tal senso ergendosi a sua difesa.

    Ma tant'è, inutile continuare a ribattere, tanto torniamo sempre lì:
    Non posso discutere su un argomento se il mio interlocutore non lo conosce.
    (E non stiamo parlando del rock, che volenti o nolenti lo conosciamo tutti)

    PS Mi chiamo Francesco Capuzzi.

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  45. Cun bestes noas si faghent a bortas arrèjonos betzos. Su modernismu, pro chi parfat gai, non est pro nudda modernu. Est antigu e totu. "Folklore" est una de sas paràulas prus impitadas pro nche collocare sa limba sarda e sas pràtigas de traditzione orale de sos sardos in su museu de sos trastes betzos; de ammentare mancari cun tonos nostàlgicos o fintzas pro si nde rìere.
    Ma su chi est biu non si nche lassat isserrare in intro de su baule.
    Azis a tenner passèntzia ma galu semus zente bia, cantu a bois e a totu sos àteros. Zente chi arrèjonat, sonat e cantat comente prus l'agradat. Su "folklore", si bi dazis cara, s'agatat in cada espressione culturale, fintzas in su rock (pro non faeddare de bestes curiosas de zente foras de tinu). Acurtziade-bos a custu mundu e azis a bider chi b'at meda de prus de su chi a bortas si pessat. No apedas timòria! semus semper cuddos sardos ospitales, ja bos atzetamus mancari faeddedas in italianu (sa limba de su mere), mi' chi nois semus bilìngues e ischimus cussu puru.
    Mi faghet piaghere chi siat bessidu custu arrèjonu! A ite nos-lu de abarrare cada unu tancadu in sos tretos suos. Petzi dae sa connoschèntzia e dae s'aboju de sas bideas bi podent nascher cosas de cabale.
    Pro bos saludare e pro chircare de fagher cumprender a su nessi azigu ite siat sa gara de poesia, bos intrego cust'otada cantada dae tiu Antoni Cubeddu a unu zòvanu chi si naraiat Remundu Piras:

    Non ti nd'abizas chi ancora ses
    puzoneddu ispilidu 'e paga ispera,
    non potes ferrer bolos in s'aera
    ca reu a mala pena istas in pes
    si campas chi in pumas benner tes
    fortzis bolas che un'ae lizera
    ma oe ses de pumas ispilidu
    si ti moves nche rues dae su nidu.

    Cun istima e cun rispetu,
    Bustianu

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  46. Quando ho finito il documentario Bella e dìnnia speravo che potesse sollevare un dibattito. In realtà come capita in questi casi le discussioni in occasione delle proiezioni pubbliche sono state schiacciate dal poco tempo a disposizione, o da "autorevoli" commenti - come quello di Angioni a cui si fa riferimento nell'articolo - che non permettono un reale confronto. Per questo ringrazio Mario Garzia per aver aperto un dibattito a partire dal film. Certo che parlarne dopo averlo visto sarebbe meglio per tutti, anche per quelli che a partire dall'articolo parlano del costume di Giuseppe Porcu che lui non usa. Ed era questa la cosa che mi colpiva di Giuseppe Porcu quando l'ho conosciuto ed era ancora ragazzino e si avvicinava alla poesia improvvisata, era una persona "normale", come tutti i suoi coetanei e la sua passione non lo rendeva diverso. Il fatto è che ci sono molti modi di essere "normali" da sardi. E quello che mi sembra emerga dall'articolo di Mario è che invece alcuni modi di essere "normali" non vanno bene. L'essere sardi ha molte sfaccettature possibli, una è quella di Porcu, una è quella di Spedicati, un'altra ancora è la mia. Io che provengo da un paese dell'interno ricordo ancora quando a scuola gli insegnanti prendevano a bastonate (alla lettera, usavano proprio il bastone) chi osava proferire parole in sardo. Quasi che esprimersi nella propria lingua madre fosse reato. Le cosa ora sono cambiate però il rischio di considerare la tradizione sarda come subalterna rispetto a quella che viene dall'esterno è ancora grosso (archeologia, folclore è scritto nell'articolo). Allora io penso che chi si occupa di cultura, come stiamo facendo noi in questo blog, e non ha voglia di stare solo a cazzeggiare guardando la la TV di berlusconi, deve porsi il problema di una cultura sarda che sappia coniugare la lentezza di Porcu con la velocità dei Skitikis, perché, al di là dei gusti su cui, come dicevano i latini, non si discute, lentezza o velocità in questo caso non possono essere considerati sinonimi di positivo o negativo, sono solo le facce di un poligono con molti lati. Questa è la nostra richezza e questo dobbiamo saper valorizzare. Perché, se chi si propone di valorizzare le proprie peculiarità tanto da essere indipendentista auspica per la produzione culturale solo modelli unicamente provenienti dall'esterno, come per esempio il rock o il rap, allora si sarà anche sardi perché nati in Sardegna, ma sardi molto globalizzati.

    Antioco Floris

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  47. Caru Antiogu,
    no aia su corazu de narrer tzertas cosas a custos zòvanos sardos, pro non cumparrer su sòlitu vitimista (una medàllia chi tenimus apicada dae semper), mi faghet piaghere meda chi l'apas nadu tue de cantos corfos de fuste at retzidu sa limba sarda (e non solu metaforicamente). Prus a prestu, est cussu "le cose ora sono cambiate" chi non mi paret beru 'e su totu, pares nende "cambiate in meglio" imbetzes a mie paret chi cussos corfos de fuste apant fatu s'efetu isperadu dae sa cultura dominante de tando. E s'efetu sunt custos zòvanos, Mario cun sos àteros, chi pro esister si depent omologare a totu su restu, si nono sunt corfos de fuste (como petzi metafòricos ca de cuddos beros non bi nd'at prus bisonzu). E a chie sighit a faeddare cussa limba "obsoleta", a chie non s'arrendet? galu corfos de fuste.
    Corfos de fuste sunt pro me sas paràulas e su modu de las narrer de custos zòvanos. Corfos de fuste chi mi dolent prus de cuddos beros, ca mi los dant frades meos e fizos meos.

    Ma semus acolzados e pagu nos lamentamus e no nos cherimus mancu lastimandos. Antzis a bortas carchi corfu lu torramus puru (metaforicamente), ja l'ant a bajulare!

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  48. CALLONIS DE CRABU.
    Ciao ragazzi, un carissimo amico mi ha chiesto di leggere l'articolo, vedere il filmato, leggere i commenti e magari intervenire da rocker e non da intellettuale. Non sono intellettuale e neanche rocker, quindi me la scappotto stavolta.
    Quando leggo molte parole mi stanco e non riesco più a seguire, colpa mia. Non mi capita invece se guardo negli occhi la persona, sento il suo fiato e il suo odore.
    Sono un animale.
    Un altro sardo amico mio anni e anni fa ha rifatto in Sardo pezzi r'n'r e rockabilly anni 50, oltre a fare in Italiano pezzi storici (Led Zeppelin, Creedence, Clash, Animals, Stray Cats, Sonics...). A volte compone in Sardo pezzi suoi. Vende dischi qui da noi, in Penisola, in Europa e Giappone e lo mandano in radio "all over the world".
    Una cosa però gliela rimprovero, nelle sue storielline non compaiono mai parole come "gonfiu" e "cumpetente"... forse perché gli piace pensare in Sardo...
    E' un animale.

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  49. Caro Mauro,
    è vero, probabilmente il tuo obbiettivo non era demolire la poesia sarda improvvisata ma enfatizzare il rap e rock isolano e, a modo tuo, cercare una maniera più moderna per far opera di divulgazione della lingua sarda. 
    Hai usato però dei giudizi troppo forti, una sentenza inascoltabile dettate dalla scarsa conoscenza dell'argomento.
    C'ero alla presentazione dei film, c'ero la sera a San Sperate, dove 'il lento ' Giuseppe si è prestato (e questo è perchè è fermo coi tempi?!) a una sfida nuova e originale, che ha dimostrato cosa sia la potenza della cultura sarda, ancora viva, vegeta e pulsante. Che poi siano pochi quelli che la seguono è vero se fai il paragone con il passato, ma non ha i tempi contati. Anch'essa è in via di evoluzione, ci sono delle trasformazioni all'interno come in tutte le cose vive. Ti stupirà sapere che ci sono parecchi giovani che pur ascoltando la musica che segui tu e facciano parte del mondo 'civilizzato' seguono questo tipo d'arte e si adoperano per diventare poeti. Ci sono scuole di poesia sarda improvvisata. Questo perchè non è in accordo con i tempi...dovresti informarti meglio (e mi riferisco a 'Tutto il resto è soltanto folklore, archeologia culturale di una mondo che non esiste più')
    Non vorrei ripetere quello che ti hanno già scritto, ma anch'io ho pensato per prima cosa se tu ti fossi mai fatto un giro per i paesi per notare che l'abbigliamento di Giuseppe, se proprio vogliamo usare il tuo linguaggio, è anch'esso una moda. Una moda tutta sarda. Ma, in particolare, devi sapere che per andare a cantare sui palchi ci si veste in quel modo. Non puoi proprio andarci in jeans qui in Sardegna. Tutti i poeti si vestono così sui palchi. E nessuno di loro si sente goffo o innaturale, mi spiace. Questo non lo sapevi?
    Ti lamenti di venir frainteso e del fatto che il tuo oggetto non fosse la poesia sarda, ma scrivi che il nostro giovane poeta è 'uno snob, ma di segno contrario e contrapposto. Con le aggravanti del purismo, del settarismo, dell’elitarismo e anche di un briciolo dibecero nazionalismo ottocentesco'. Non lamentarti poi.
    Ma quello che non sono proprio riuscita a capire è cosa tu intenda per 'lento'. A cosa ti riferisci? Forse al fatto che riesce a improvvisare un'ottava in endecasillabi nel giro di poco più di un minuto circa nel frattempo che ha la mente occupata anche ad ascoltare la risposta del collega? Forse perchè lavora, studia all'università, porta avanti progetti per la divulgazione della lingua e cultura sarda anche nelle scuole (giusto perchè è indietro con i tempi)
    E non riesco a capirlo anche perchè fai riferimento alla spiegazione del filmato. Quei commenti erano in un contesto antropologico, e come tali andavano interpretati. Non puoi prendere delle frasi, toglierle dal resto e utilizzarle per fare pubblicità al tuo 'partito'!
    Volevo poi aggiungere che nei film e documentari esistono i sottotitoli, e vengono ampiamente usati fuori dall'Italia. Hai mai visto altri film di carattere antropologico su qualche regione del Suditalia o qualche altra nazione? Non mi sembra che si sforzino di parlare italiano o farsi capire da te, parlano come parlano quotidianamente e tu hai la possibilità di vederli come sono. Quel film era interessante anche per via del fatto che Giuseppe parlava in sardo!

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  50. Una cosa però penso di averla capita. Quando tu parli della differenza tra i corsi che hanno interiorizzato la loro cultura e i sardi che hanno spesso necessità di esplicitarla si, puoi avere ragione. Ma non ti chiedi il perchè?
    Ci sarà un motivo alla base se l'identità collettiva è così minata alle radici (e il tuo intervento è un valido esempio).
    Certo, il confronto tra la Sardegna e la Corsica o la Catalogna in ambiti di identità e culturale nazionale non è fattibile, incominciando solo dal fatto che loro hanno un legame viscerale con le proprie tradizioni e per esse lottano. Tutti, o quasi.
    La cristallizzazione - non è direttamente questo il caso, ma rientriamo nell'ambito di questo discorso - dell'identità di un popolo è dovuta da molteplici aspetti, uno dei quali il rischio della perdita. Tu vuoi costruire un mondo giovane nuovo e al passo con i tempi togliendo ogni forma di arcaicità (che ripeto lo è per te ma per tante altre persone è quotidianità) ma così togli le radici. E non venirmi a dire che noi abbiamo la cultura introiettata naturalmente perchè, tu testimone, della cultura (vera) sarda i giovani ne sanno poco e niente.
    Poi, la questione del perchè siamo arrivati a questo punto è lunga e legata soprattutto a fattori esterni prima, passività globalizzata oggi.
    Quindi, tu vorresti che i sardi vadano in giro a portare una cultura che non sanno, una lingua che parlano poco e male e che seguano la moda rock cosicchè il mondo esterno possa capirli. Ma capire cosa?
    Se poi per te la cultura sarda è solo il maialetto e due strofe in qualche brano in sardo (con due scampallenate ogni tanto), bè, questa è un'altra questione.

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  51. @ antioco floris

    a me quello che sembra emergere dall'articolo di garzia è il contrario di quello che sembra a te.
    quello che garzia vuole dire secondo me è proprio che al giorno d'oggi ci sono molti modi di essere "normali" da sardi e che per molti invece alcuni modi di essere "normali" non vanno bene.
    si è sardi "normali" se si parla in sardo, si beve ichnusa, mirto e fil'è ferru, ci si veste in velluto, si mangia maialetto e culurgiones.
    se non si fanno queste cose non si è sardi "normali", anzi non si è proprio sardi.
    io credo che il senso di ciò che vuole dire garzia è che l'identità dei sardi non è fatta di luoghi comuni e soprattutto non è statica e che i sikitikis sono sardi perché sono rappresentativi di moltissimi giovani sardi e anche perché sono rappresentativi del modo di fare rock in sardegna.
    nel mio piccolo quello che posso dire da persona che segue il rock indipendente italiano di questi tempi è che i sikitikis non sono certo rappresentativi di questo rock indipendente che ha altri suoni e nei testi parla d'altro, infatti a me i sikitikis non piacciono.
    poi qualcuno nei commenti diceva che i sikitikis al limite sono europei ma non sardi, quindi mi chiedo ma i sardi non sono europei? i sardi sono solo sardi e nient'altro?
    io non ho visto il film però quello che posso dire è che in questo blog si sta parlando di porcu e della poesia e della lingua sarda in italiano e c'è gente come me che in sardo non avrebbe potuto capire niente.
    io vivo a perugia insieme a ragazzi che vengono un po' da tutto il mondo ed ho imparato che quando si sta tutti insieme che si fa conversazione è maleducazione parlare in italiano con un'amico se gli altri non lo capiscono e parlano solo inglese.
    va bene parlare il sardo se serve a comunicare ma qui ho avuto la sensazione che qualcuno abbia usato il sardo proprio per non comunicare e magari parla l'italiano benissimo.
    se porcu studia all'università presumo parli l'italiano e quindi sarebbe nel suo interesse rilasciare interviste in italiano per far conoscere al più alto numero di gente possibile la poesia sarda.
    e se parla l'inglese dovrebbe rilasciare le interviste in inglese se qualcuno glielo chiede.
    la globalizzazione non è detto che sia un pericolo per la poesia sarda magari può essere un'opportunità.

    saluti a tutti

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  52. Io sono stato due volte nel Paese Basco e li' il problema non si pone.Ci sono i bertsolaris(cantadores),i gruppi rock reggae che cantano in euskara e i gruppi che mischiano a sonorita' esterne la musica basca(vedi Fermin Muguruza che utilizza l'organetto,la txalaparta e spezzoni di canti tradizionali su basi reggae).Credo che si possa ascoltare di tutto senza doversi fossilizzare in un compartimento stagno. A me piaciono i canti e i balli sardi e ascolto crc posse, balentia,mraxai,train to roots ecc. Sul fatto di usare il costume,va bene nelle feste religiose ma per coinvolgere gente piu' giovane a riscoprire la nostra musica nazionale penso se ne possa fare anche a meno per togliere l'equazione ballu tundu=folklore.Bella l'iniziativa di arrogalla con "sa discuteca"dove mischia il ballo tondo con basi musicali moderne.Sulla lingua sarda si vedono troppi commenti in cui si dichiara:"non la so";ok, imparala allora!Chiedi ai tuoi di parlarti in sardo,leggi i libri in sardo(ne trovi gratis nella sardegna digital library in rete),se puoi segui i corsi che in tanti paesi vengono fatti.Io sono nato e cresciuto in continente,mi sono trasferito da poco in Sardegna e cerco in ogni modo di imparare la nostra lingua, le nostre tradizioni e sopratutto la nostra storia perche' se ci trattano cosi'(basi militari,abbandono scolastico, vertenza entrate,disoccupazione ecc..)e' perche' non conosciamo il nostro passato e inevitabilmente siamo condannati a ripeterlo

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  53. Rocker incazzato15 dicembre, 2011 16:12

    Quoto Chiara Catalano al 100%!!!

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  54. Mario scrive nel suo articolo che Giuseppe indossa una “maschera fatta di velluto, orbace e berrìtta, che lo fanno chiaramente apparire goffo e innaturale”.
    K.Wild (11) dice che “si possono portare avanti tradizioni guardando al mondo, senza chiudersi a riccio, o in una auto-riserva culturale.”
    Fabio (26) scrive che “chi si adopera a forzare e creare sovrastrutture per evidenziare la propria sardità risulta dozzinale, stereotipato e poco sincero”
    Maurzio (34) ci chiede “Pensate davvero che il quindicenne di Orgosolo vedendolo si possa identificare con Porcu rispetto ad Alessio "su maistru"? Io non ho dubbi sulla sua scelta.”
    Chiara (51) commenta dicendo che “l'identità dei sardi non è fatta di luoghi comuni e soprattutto non è statica”
    Ignazio (52) parla di “fossilizzare in un compartimento stagno”.
    Credo che il centro della questione sia proprio questo! Da queste vostre parole emerge chiaramente che parlate “per sentito dire” di una Sardegna che in realtà non conoscete veramente! Io e diversi amici che sono intervenuti in questo blog, gente che per lavoro, per motivi di studio o per piacere sta quotidianamente in mezzo a poeti e musicisti di tradizione orale della Sardegna, abbiamo un immagine molto diversa. Le persone che frequentiamo non sono affatto fuori dal tempo, rimasugli folklorici del passato, ma sono persone di oggi, vive, con le loro passioni.
    Per esempio c’è Omar, basso di uno dei più noti gruppi di canto a tenore di Bitti, diplomato in pianoforte e musica elettronica al conservatorio di Cagliari e che nel tempo libero suona con gli amici in una cover band dei Beatles; c’è Diego, leader dei The Giannies e dei King Howl, tra le band più apprezzate dai giovani in questi anni, che a carnevale non vede l’ora di tornare nella sua Santu Lussurgiu per cantare a istudiantina nelle cantine del paese; c’è Ivo, che d’estate non si perde una cantada campidanesa per nessun motivo al mondo, traduce García Márquez in sardo ed è il più grande ascoltatore di blues che abbia mai conosciuto; c’è Riccardo, l’improvvisatore; con una tromba in mano ti può suonare tutti gli standard jazz del mondo, senza la tromba, improvvisa con grande facilità con tutte le forme metriche delle quattro tradizioni poetiche della Sardegna; c’è Antioco, che canta come bassu nel cuncordu di Scano Montiferro, ascolta world music e suona la chitarra rock; c’è Giovanni, che canta la Settimana Santa ad Abbasanta e suona in una cover band dei Pink Floyd; c’è Paolo (uno dei protagonisti di Bella e Dìnnia), poeta improvvisatore e un pianista jazz…queste sono le persone che noi conosciamo.
    Sento criticare l’abbigliamento di Giuseppe, che definite “maschera” e “costume”, ignorando (o facendo finta di ignorare) che ogni genere musicale si porta dietro anche posture, modi di comportarsi durante la performance, stili d’abbigliamento. I poeti sardi salgono sul palco con l’abito, di velluto o meno a seconda del gusto e del clima…esattamente come la metà di quelli che vanno a un concerto metal indossano la camicia in flanella a quadrettoni neri e blu, gli Iron Maiden indossavano la calzamaglia, i rapper e il loro pubblico usano jeans di 4 taglie più grandi, scarpe da basket e cappellini da baseball, alla stagione concertistica gli orchestrali vestono di nero e le signore delle prime file indossano la pelliccia per evidenziare il loro status. Non sono i poeti sardi fuori dal mondo, è il mondo tutto che funziona così!
    continua...

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  55. ...segue
    Sia Mario che Maurizio Rocca parlano più volte della necessità di cambiare per attrarre i giovani e le masse. Ma perché siete convinti che sia questo l’obiettivo? Credete lo sia necessariamente? Ci sono tante cose che sono come sono, e piacciono così alle persone a cui piacciono, e certamente se cambiassero in una certa direzione piacerebbero a più persone. Ma ci sono dei casi in cui piacere a tutti non è la cosa più importante, e invece è più importante essere come si è, e piacere a coloro a cui si piace!
    Se il lardo di colonnata fosse dietetico, forse lo mangerebbero anche le modelle anoressiche; se la musica dodecafonica fosse più orecchiabile forse la ascolterebbe più gente; se la solista dei Sikitikis fosse una pivellona coscialonga come Shakira e non il barbuto Diablo, forse venderebbero più dischi; se il formaggio con i vermi non avesse i vermi forse lo mangerebbero anche le ragazzine schizzinose, se la poesia basca fosse in inglese, o meglio ancora in cinese, forse la capirebbero più persone, se le opere del teatro del No giapponese durassero quando uno sketch di Zelig, forse avrebbero più pubblico…Cambiare per piacere alle masse e scontentare il proprio pubblico, magari poco numeroso, ma esperto e appassionato, non sono sicuro sia sempre la cosa migliore!
    Negli ultimi anni mi capita sempre più spesso di incontrare la figura dell’intellettualoide borghesuccio cagliaritano che si riempie la bocca di un fantomatico indipendentismo sardo moderno e aperto all’Europa e al mondo, e a volte, se non ho di meglio da fare, mi fermo a parlare con loro. Caro Mario, non dico affatto che tu si tra questi (non conosco per niente la tua storia personale e il tuo pensiero), ma molte delle loro posizioni sono simili a quelle che tu proponi (o lasci trapelare) dal tuo articolo. E nella maggior parte dei casi mi accorgo in un minuto che si tratta di persone che gran parte della Sardegna non la conoscono affatto! Gente che, superato il doppio curvone di Macomer, si sentono già all’estero! Gente che non ha capito che quel grande edificio arancione al km 104 della 131 è solo un innocuo Autogrill, e non un Stargate superato il quale si varca una barriera spazio temporale che ti porta indietro di 200 anni! Gente che immagina che tutti i quindicenni di Orgosolo preferirebbero Su Maistu a Giuseppe Porcu, che vorrebbero che la poesia sarda fosse cantata in italiano per attrarre i giovani cagliaritani (e non che i giovani cagliaritani imparassero il sardo!), che ignorano completamente l’esistenza di persone come Omar, Diego, Ivo, Riccardo, Antioco, Giovanni e Paolo, e che scrivono che gli amici della cultura sarda sono i rapper e i rocker sardi e i nemici sono quelli che vorrebbero divulgarla.
    Credo solo che se certi amici conoscessero un po’ meglio certi nemici, piuttosto che considerarli “fossili viventi di un passato lontano”, sarebbe tutto più facile, e più sensato!
    M.

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  56. * il doppio curvone, ovviamente, è quello di Monastir!! ;)

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  57. Caro Marco Lutzu,
    tutto molto bello e molto giusto quello che scrivi ma il problema é, cosa c´entra? Non dimostrami che fai parte di quel famoso 71% di cui sopra, ovvero coloro i quali leggono ma non capiscono i testi che leggono. Mario Garzia ha forse detto che si dovrebbe cambiare componendo in italiano per allargare gli orizzonti? A me non sembra, io ho capito che il problema é "socialismo o barbarie" ovvero, salviamo la lingua sarda in primis con annesse e conesse le proprie peculiaritá com´é la poesia improvvisata o questa muore. L´errore di Garzia forse é stato quello di proporre una ricetta. E´stato molto chiaro, o ci si "inventa" qualcosa per farla soppravvivere o questa finita la sorte dei tuoi amici "veri sardi" che hai elencato non ha destino. Forse i corsi ce la faranno proprio per questo modo piú mitteleuropeo che hanno di proporsi, i sardi non si sa. Per ultimo mi permetto di darti un consiglio, cerca di essere meno prevenuto e rancoroso, cosí come é falso il pensiero che attribuisci a me e Garzia e altresí vero che tu usi frasi come: "parlate “per sentito dire” di una Sardegna che in realtà non conoscete veramente!", "la figura dell’intellettualoide borghesuccio cagliaritano che si riempie la bocca di un fantomatico indipendentismo sardo moderno e aperto all’Europa e al mondo", "che vorrebbero che la poesia sarda fosse cantata in italiano per attrarre i giovani cagliaritani (e non che i giovani cagliaritani imparassero il sardo!)". Primo non sai nemmeno con chi stai parlando, non che se lo sapessi dal tuo punto di vista cambi qualcosa e secondo, che ti piaccia o no, Cagliari fa parte della Sardegna, il cagliaritano é una variante del campidanese che oltre essere geograficamente piú esteso lo é anche come numero di parlanti, la matematica non é una opinione, l´evoluzione (se questo é quello che alludi) di una lingua é anche sinonimo che quella lingua é viva e non fossile. Per la cronaca, sono orgogliosamente cagliaritano ma mia nonna era di Sindia (dietro il tuo caro edificio arancione hai presente?) dove ho passato parte della mia infanzia, non sono borghesuccio ne tanto meno in prima battuta un´indipendentista, mi reputo semplicemente uno che capisce quello che legge e che non sopporta le persone supponenti, pseudo-intellettualoidi, bacatamente nazionaliste (nel senso peggiore del termine) e che reputano Cagliari non facente parte della Sardegna, i cagliaritani non sardi e il cagliaritano inteso come variante pure. Se vuoi ti porto come me per parlare un po´ con la gente nei vicoletti di Marina, Stampace, Villanova e Castello sono sicuro che ti ricrederesti.
    Buona giornata.

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  58. @ marco lutzu

    con l’elenco delle persone che fai, stai dando ragione a mario garzia perché sono ragazzi moderni di oggi che in certe occasioni si “travestono da sardi veri” proprio come i componenti delle tribute band dei beatles si travestono da john, paul, george e ringo facendo così del folcklore.
    chi come me il rock non solo lo ascolta e lo fa, ma anche lo vive, spesso da dietro le quinte, sa bene che i musicisti rock non si travestono per salire sul palco, vestono così anche nella vita di tutti i giorni.
    non c'è differenza di abbigliamento tra il frontman di una band e i suoi fan e immagino che anche i poeti sardi 40 anni fa vestivano allo stesso modo sia on stage che off stage e il pubblico allo stesso modo del poeta.
    il punto è proprio che tom york sul palco non si veste come mick jagger 40 anni fa, mentre porcu si veste come vestiva il mick jagger della poesia sarda, il che fa pensare che la poesia sarda sia ferma a 40 anni fa e non appartenga al presente e che per questo sia a rischio di estinzione.
    l’estinzione c’è quando non c’è innovazione, perché la sopravvivenza dipende molto dall’innovazione, soprattutto nella musica dove l’innovazione passa anche attraverso l’immagine.
    se l’obiettivo è la sopravvivenza, non si può pretendere come fai tu che ci sia sopravvivenza senza innovazione e lamentarsi che certe cose stanno morendo, sembra per colpa dei cagliaritani “finti sardi” che non è certo disprezzandoli che riuscirai ad appassionarli di lingua e poesia sarda.
    ma anche dare la colpa agli altri delle proprie disgrazie è tipico dei “veri sardi” ed è una delle ragioni per cui me ne sono andata dalla sardegna.

    ancora saluti

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  59. Ho la sensazione che la discussione stia degenerando e che ci stiamo allontanando dal nocciolo del problema che mi pare stia a cuore alla maggior parte delle persone che scrivono in questo blog. Probabilmente molti interventi sono stati fraintesi da una parte e dall'altra, anche da chi è fortunato e appartiene a quel 29% che comprende un testo scritto.Non facciamo il gioco di chi la nostra terra ce la vuole rubare, dividendoci e cancellando prima di tutto un passato ricco di tradizioni ancora molto vivo (n.b non mi riferiscosco a chi scrive in questo blog). Lancio una proposta, organizziamo un'incontro parliamone di persona sono certa che troveremo molti più punti d'incontro di ciò che appare . E' vero forse sono nel famoso 71% ma di una cosa sono certa, se ne parleremo di persona voleranno molti meno insulti e forse riusciremo a capirci tutti meglio nel reciproco rispetto delle proprie idee, per costruire e non distruggere una realtà o l'altra che a mio parere possono tranquillamente convivere. Non facciamo una lotta "fra poveri" e non facciamo gli interessi di politicanti che hanno come unico fine quello di affossare la cultura sotto qualsiasi aspetto essa si presenti, utilizzando fondi per arricchire solo se stessi

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  60. Hanno ragione i sostenitori di Porcu. Ma come si fa a dire che i Sikitikis fanno parte della cultura sarda? Bisogna finalmente avere il coraggio di dire una volta per tutte che i pomodori della cooperativa di Santa Margherita di Pula non sono sardi perché il pomodoro e un ortaggio portato in Europa dall'America da Cristoforo Colombo. E anche le pesche di San Sperate non sono sarde perché le pesche le ha portate in Europa dalla Persia Alessandro Magno. Per non parlare poi delle arance di Villacidro visto che non è sardo nemmeno il paese perché lo sanno tutti che il cedro non è un frutto sardo. Ma po prexeri...

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  61. Rocker incazzato16 dicembre, 2011 16:24

    Ahahah! Quoto Gigi e riquoto Chiara Catalano!

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  62. @ Mario Garzia
    mi spiace per te ma qui gli unici che non capiscono un testo scritto sono i tuoi sostenitori, speriamo che facciano la fine di Chiara Catalano

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  63. @ Mario Garzia
    mi spiace per te ma qui è pieno di utenti anonimi che non hanno il coraggio di firmarsi con nome e cognome, che credono che la comprensione di un testo scritto sia una partita di pallone e coloro i quali esprimono la loro opinione siano divisi in fazioni e sostenitori...

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  64. sembra di essere a una trasmissione di bonolis: veri sardi mastruccati contro finti sardi rappettari.la situazione e' molto piu' complicata.esempio:mio padre e' sardofono(1lingua) gli piace il canto a tenore ma detesta il ballo tondo.mia madre idem per la lingua ma all'inverso per i gusti musicali.sono mezzi sardi?altra cosa:io parlo il sardo sufficientemente e voto indipendentista,loro lo potrebbero insegnare a scuola ma gli hanno inculcato in testa che e' un dialetto,inoltre votano partiti italiani.faccio piu' danni io o loro per la nostra terra?loro sono sicuramente piu' sardi di me ma dando il voto ai cagnolini di berluska o bersani fanno piu' danni sicuro.sulla questione della musica e' possibile che se mi ascolto favata con il suo jazz unito al canto a tenore demolisco la cultura sarda?o se per avvicinare alla lingua sarda mio nipote gli faccio sentire i crc o i balentia sto' andando contro la mia cultura o sto' creando la possibilita' di farla vivere in futuro?

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  65. Frantziscu Medda17 dicembre, 2011 14:19

    Saludi a totus.

    Penso che ci si metta in generale troppi problemi.
    Il nostro vero grande problema è questo, creare infiniti giudizi sul mondo che ci circonda farciti di preconcetti creati partendo da un ristretto numero di dati reali.

    Viviamo la nostra arte senza farci troppi problemi, viviamo da Sardi senza neanche chiedercelo, con la consapevolezza di chi si è dimenticato di esserlo.
    Basta con i Safari.

    Per quanto mi riguarda tutti possono continuare a fare tutto, l'importante è che si abbia consapevolezza.

    Sembrerà Marzulliano ma questo è il mio pensiero.

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  66. Una premessa. Stando alle categorie richiamente da Garzia, io finirei per essere collocato fra i lentissimi, se non fra gli immobili. Infatti come diceva una canzone di tanti anni fa, “chiusa la porta, do sfogo alla mia turpe voglia. Ascolto Bach”, ma devo ammettere che quanto scritto da gente stramorta da qualche manciata di secoli coe Machaut, Desprez, Palestrina, Beethoven mi danno ancora una qualche emozione.
    Infatti questa musica, nonostante sia “fissata” su una pagina scritta, nel momento in cui si viene eseguita torna ad essere un qualcosa di totalmente nuovo, perché è fatta qui ed ora, da uomini che vivono nella contemporaneità e nel rifare quella musica “vecchia”, mettono le loro ansie, le loro tensioni, che sono di questo tempo non di quello in cui il compositore ha deciso di lasciare un segno sulla carta.
    A riprova di ciò basterebbe ascoltare una registrazione dei primi del Novecento e confrontarla con la stessa eseguita oggi per notare differenze spesso abissali, nonostante il testo sia il medesimo.
    Queste musiche sono riconosciuti come “modelli” di eccellenza – al pari dell’opera letteraria di Dante in Italia, di Goethe in Germania, di Puskin in Russia etc. – per esse si scomoda il concetto di “classico”.
    Ma quanto detto non è una costante del mondo Occidentale. Anzi, gli stessi concetti vanno debitamente estesi a grandi tradizioni musicali millenarie come quella persiana, indiana, cinese, giapponese tc.
    E’vero, nel panorama contemporaneo, queste musiche ancorché “classiche” sono diventate una parte delle tante musiche possibili eppure le diverse culture ad esse ancora riconoscono un posto centrale nel definire la propria identità.
    Certo, pensando alla musica classica occidentale, possiamo vederla oggi come un fenomeno minoritario rispetto al pop mainstream o ad altri generi di largo consumo eppure, un numero elevatissimo di giovani e giovanissimi in tutto il mondo studiano Mozart nelle Accademie e nei Conservatori, cantano Verdi e Wagner nei teatri etc. ed un pubblico, non così esiguo se considerato a livello mondiale si reca ai concerti con la stessa foga e passione di quanti possono seguire un concerto rock.
    Tutto questo per dire che non mi sento affatto lento – in senso celentanesco – che mi sento sardo e che reputo che noi sardi una nostra musica classica, al pari di quella europea, di quella indiana o persiana ce l’abbiamo anche noi.
    E credo, così come tante altre persone, di reputare la poesia improvvisata - sia essa logudorese, sia sa mutetada campidanese o a sa repentina - con i suoi riti e i suoi codici, come una delle espressioni più alte e complesse in cui la potenza espressiva della lingua nelle sue varianti è esaltata in tutte le sue possibilità.
    Il fatto che il pubblico della poesia si sia assottigliato negli ultimi decenni – oddìo, parafrasando Gaber si potrebbe anche dire “la qualità è richiesta. Non è il numero che conta – non decreta di certo l’obsolescenza del genere. E nemmeno l’atteggiamento di un poeta ancora giovane come G. Porcu, ancorché provocatorio, possa equivalere a bollare tutto un mondo come residuale e folcloristico.
    Proprio perché alla poesia improvvisata noi sardi riconosciamo un statuto “alto” dobbiamo fare in modo che i suoi codici, il suo linguaggio venga conosciuto affinché sia apprezzato dalle nuove generazioni per tanto, come dicono tanti poeti e tanti appassionati, è bene che la scuola – sul come bisognerebbe aprire un nuovo forum – apra le porte alla nostra lingua -in tutte le sue varianti - e alla cultura della Sardegna, insegnando la lingua dei poeti e le tecniche da loro impiegate nella loro “arte sottile”.
    Nel mondo di oggi solo attraverso la conoscenza – e non certo contrapponendo generi musicali o banalizzando le problematiche – si potrà formare un nuovo pubblico, consapevole, per la poesia improvvisata, magari che ascolti anche Bach, dott.Drer, John Coltrane e il rev. Jones.

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  67. al commentatore anonimo dico che anche io auguro a tutti i ragazzi sardi di fare la mia fine e di andare via dalla sardegna se l'alternativa è essere disoccupati e credimi che la mia è proprio una bella fine.

    @ roberto

    a me non sembra che garzia ha scritto che la poesia sarda è lenta. garzia ha scritto che porcu è lento perché è un conservatore. non ha scritto neanche che la quantità è sinonimo di qualità ma che è indice di identificazione. se fosse stato un problema di quantità sarebbe stato più facile il confronto con marco carta che con il rock indipendente sardo che resta un genere di nicchia.

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  68. Adriano Celerano18 dicembre, 2011 21:12

    Vediamo il lato positivo, un post celentanesco ha suscitato gli interventi di persone competenti che hanno trattato l'argomento in maniera interessante. E questo è stato sicuramente utile anche a Garzia che adesso è più preparato :)

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  69. Sarebbe bello se i docenti universitari usassero il congiuntivo..."usando toni più pacati credo si discute meglio, non trova?" Si discuta...

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  70. Ieri ho partecipato a un incontro sulle musiche di tradizione orale in Sardegna e ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con il musicista Giuseppe Orrù
    Diplomato al conservatorio è un polistrumentista e costruttore di strumenti della tradizione orale in Sardegna, per non dilungarmi troppo tralascio le descrizioni e innovazioni che ha portato nel campo sia musicale che organologica.
    In particolare mi ha fatto riflettere per il nostro argomento la risposta che ha dato alla mia domanda su quale metodologia di apprendimento utilizzerebbe se dovesse insegnare, a dei suoi ipotetici allievi, a suonare strumenti musicali della tradizione orale in Sardegna.
    Non ha avuto dubbi, una conoscenza della lettura musicale è di grande aiuto senza tralasciare e trascurare comunque le tecniche di trasmissione orale.
    E proprio qui che sta il nocciolo del problema, dire che i Corsi riescano a mantenere maggiormente in vita la propria poesia grazie a maglietta e gins mi appare in realtà una svista.
    Mi sembra più giusto magari puntare l’attenzione sul fatto che i Corsi oggi come nel passato sono molto più combattivi nel proteggere le loro tradizioni culturali e i loro territori.
    Per quanto riguarda l’abbigliamento di Giuseppe Porcu mi sembra che non si presti la giusta attenzione alle tecniche di trasmissione orale. E’ un discorso molto lungo e non voglio annoiare nessuno ma vorrei richiamare l’attenzione su un fatto:
    - di fronte a questo nostro sistema sociale rissoso guerrafondaio, che, cosciente del grande potere delle immagini sulla memoria individuale e di conseguenza su quella collettiva, per abituarci, ci bombarda con flah “veloci” carichi di violenza e distruzione e tanto altro, la figura di Giuseppe Porcu, abbigliamento compreso nella sua, non so e non mi interessa , “arcaica” eleganza , non può che essere un valore...segue

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  71. ...Pazienza se non si piange o ci si strappa i cappelli vanno bene anche, semplici giovani in maglietta e gins che lo ascoltano con attenzione e imparano e cercano di capire la sua lingua e il suo linguaggio seguendo severe e rigorose tecniche di trasmissione orale che la scuola ormai ritiene obsolete, fino a sentire proposte dove si vuole insegnare la Lngua come se fosse straniera E’ vero Giuseppe Porcu è rigoroso nell’utilizzo della sua sua lingua e non cede un millimetro, ma se lo si osserva con attenzione, la sua mimica durante la perfomance e in altri contesti e la sua espressività corporea a volte quasi impercettibile, ci aprono la via per la comprensione di una lingua, che per essere capita nelle sue espressioni più profonde deve necessariamente passare attraverso tecniche di trasmissione orale. Non desta un senso di distanza l’abbigliamento di Giuseppe. Ho sentito a volte commentare i giovani sull’abbigliamento dei loro coetanei, anche pesantemente, ma non ho mai sentito alcun giovane nel bene o nel male commentare spontaneamente l’abbigliamento di Giuseppe, quasi fosse dato per scontato. Non ho sentito distanza da parte dei miei alunni quando ho descritto loro l’abbigliamento del loro compagno poeta di Poesia Campidanese in determinati contesti. Non ho sentito distanza al contrario ha stimolato interesse per le loro tradizioni. Mi sembra un po’ facile ricercare qui una delle cause della sofferenza della nostra poesia
    L’immagine è molto potente e penso che Giuseppe Porcu, anche per come si veste, aiuti a conservare e tramandare e non spegnere la memoria individuale e collettiva a lungo termine, con tutte le sue varietà ed evoluzioni culturali alle quali tutti facciamo riferimento in questo blog. Perché alla fine penso che sia questo che realmente ci interessi, non velocissime meteore che si spengono nel mare del nulla.

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  72. Caro Maurizio Rocca (57), 
    mi pare di aver detto chiaramente che non mi riferivo al buon Mario, che non conosco, e ovviamente lo stesso vale per te...e non ho niente contro Cagliari, città in cui sono cresciuto e vivo. Visto che pare che giochiamo a fare finta di no capirci a vicenda, provi a fare sintesi estrema:

    L'articolo di Mario si conclude con un ben chiaro "Ma si sa, tutte le cose che si conservano artificialmente hanno comunque una data di scadenza."

    La mia immediata reazione a questa frase è, e continua ad essere: "non conosci quei mondi, del canto a tenore, della poesia improvvisata, delle launeddas ecc" perchè se li conscessi (invece che averlo visto in un documentario proiettato nell'aula magna dell'università di Ca) sapresti che non sono affatto artficiali, ma che per tante persone (in effetti oggi una minoranza, ma meritevole di tutto il rispetto) sono parte integrante delle loro vite, cose per loro vive, importanti e quotidiane.

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  73. "Non mi piacciono i film in bianco e nero"
    Per chi abbia un minimo di cultura cinematografica è chiaro che si tratta di un giudizio assurdo.
    Per chi avesse invece un minimo di cultura musicale apparirebbero altrettanto inconsistenti molti dei commenti "modernisti" qui presenti.
    Basta citare l'espertissimo Gigi, che da profondo conoscitore della musica saprà certamente che i Goccius sono di origine spagnola, che l'ottava logudorese è di importazione toscana e via discorrendo ..

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  74. che pena l'etichetta "lento" e "rock".
    Ognuno e' diverso e fa cose diverse

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  75. Per me siete tutti fuori di testa.

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