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martedì 11 settembre 2012

STAMPA ISOLANA, FIGLI DI... UN DIO MINORE

Immaginiamo che un blog pubblichi la testimonianza di un ex bagnino stagionale di un hotel extra lusso. Immaginiamo che in questa testimonianza l'ex bagnino faccia delle rivelazioni inquietanti sul trattamento riservato ai dipendenti di quell'hotel; trattamento moralmente ed economicamente, oltre che legalmente a dir poco discutibile.

di Mario Garzia

Immaginiamo anche che l'hotel extra lusso sia di proprietà del Gruppo Marcegaglia: uno dei primi dieci gruppi industriali italiani; un gruppo con più di 7000 dipendenti sparsi nel mondo e 6 miliardi di euro di fatturato.

Ancora, immaginiamo che, casualmente, nei giorni successivi alla pubblicazione sul blog, Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria e capo dell'omonimo gruppo industriale di cui sopra, in un meeting dell'Udc di Pierferdinando Casini, venga indicata per acclamazione come futuro leader di una coalizione che ambisce a governare il Paese.
Immaginiamo pure che al meeting partecipino importanti esponenti del Governo Monti, come per esempio Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti.

Con un ulteriore sforzo di immaginazione, poniamo che questo hotel extra lusso, tra i primi cinque della categoria in Italia e con un fatturato annuo di quasi 63 milioni di euro, si trovi in un'isola che, guarda caso, ha un disperato bisogno sia di sviluppo economico che di infrastrutture e trasporti.
Un'isola, la Sardegna, in profonda crisi; con l'Alcoa che chiude, con la miniera di Nuraxi Figus in coma irreversibile tenuta in vita dall'accanimento terapeutico, con la Vynils e Ottana  e la Legler e tutto il resto chettelodicoaffare...

In questo contesto, infine, immaginiamo che l'ex bagnino sia sardo e abbia pubblicato la sua testimonianza su un blog sardo. Se tutto quanto immaginato dovesse accadere, la testimonianza dell'ex bagnino sarebbe una notizia. Una notizia importante per la Sardegna, ma anche di rilievo extra locale.

E i giornali sardi? Sordi. Come i figli di un dio minore. Anzi, sordi, ciechi e muti, come le tre scimmiette, hanno ignorato il post dell'ex bagnino. Compresi quelli online, che hanno perso una buona occasione per fare il salto di qualità rispetto al duopolio della carta stampata sarda, ormai utile solamente come fondo per la lettiera del gatto. Solo Michela Murgia, che giornalistà non è, ha linkato il post sul suo blog.

Ora, di questi tempi in Italia, ma soprattutto in Sardegna, a tutti noi ci viene da pensare che Monia Melis, sarda, sia una giornalista brava e coraggiosa. Ma in realtà, non me ne voglia, lei ha semplicemente fatto bene il suo lavoro. Lo ha fatto approfondendo le questioni sollevate da un post che non a caso ha superato le 30 mila visualizzazioni e i 240 commenti in pochi giorni, all'interno di un blog che al massimo riesce a farne 16 mila in un mese. Numeri da "Repubblica".

Perché in realtà sono gli altri giornalisti, una buona parte di quelli che scrivono sulla stampa sarda, ad essere incapaci e pavidi. E, nel caso in questione, temo, più incapaci che pavidi, il ché è tutto dire.
Incapaci di comprendere che quello che in Sardegna viene dato per acquisito, normale, ineluttabile al punto da non fare più notizia, in realtà normale non lo è affatto. Incapaci e timorosi di pestare i piedi a un grande gruppo industriale che fa enormi profitti nel nostro territorio, lasciando agli indigeni le briciole per le quali scannarsi.

Ma al di là di tutto ciò, il nocciolo della questione è che abbiamo un problema, un altro: in Sardegna il Contratto colletivo del turismo è carta straccia e le condizioni dei lavoratori del settore sono da Paese del terzo mondo. E infatti i risultati si vedono. Non c'è male per un'isola che avrebbe l'ambizione di far diventare il turismo la prima voce del proprio Pil. Chissà se, ora che ne ha parlato un quotidiano italiano, la stampa sarda riprenderà la notizia.


2 commenti:

  1. Ho notato questa mancanza anche io e proprio per questo oggi ho scritto ad un amico che per professione fa il giornalista all'Unione Sarda, per fargli notare questo problema (la stampa isolana non ha dedicato neanche il più piccolo dei trafiletti). Più che amico, lo definirei un Compagno, con la C maiuscola.
    Spero che riesca a far qualcosa, anche se ovviamente, l'evelntuale decisione di pubblicare o meno l'articolo, non spetterà, ahimè, a lui.

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  2. forse non siete a conoscenza che i dirigente di quel Hotel extra lusso da voi Immaginato, sono delle potenze, si vocifera che molti giornalisti abbiano casa in quei paraggi, a buon intenditore

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