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venerdì 11 gennaio 2013

BERLUSCONI VS SANTORO, DAVANTI ALLA TV UNO SPETTACOLO FANTASCIENTIFICO. E IO C'ERO!

Tra tutti i commenti che ho letto sul web relativi alla puntata di Sevizio Pubblico che ha ospitato l'incontro epocale tra Silvio Berlusconi e Michele Santoro, il più efficace è stato sicuramente quello di Gianni Zanata. Lo scrittore e giornalista ha centrato in pieno il nocciolo della questione, prendendo la definizione che Wikipedia dà del wrestling e applicandola al programma de La 7.

Nella fattispecie la metafora del wrestling è straordinariamente azzeccata, ma in realtà si adatta tranquillamente alla televisione nel suo complesso. Il talk show, in quanto genere televisivo, viene annoverato nella categoria non fiction, non certo perché è privo di finzione, ma solo per distinguerlo dalla fiction propriamente detta, ovvero dalle soap, dalle serie e dai serial.

Un talk show è fiction almeno quanto lo sono un romanzo, un film o una rappresentazione teatrale. Solo che guardando la tv non è necessario «sospendere la credulità» come si fa per le altre opere di finzione, perché, proprio come per il wrestling, esiste un interesse diffuso a far si che la tv mantenga «un alone di verosimiglianza», per ragioni che non sono difficili da comprendere.

Nella finzione del wrestling c'è sempre un vincitore e uno sconfitto, ma nella realtà di quel mondo ci sono due attori-atleti che vincono entrambi il cachet. Nella finzione televisiva di ieri non saprei dire chi abbia vinto, ma nella realtà di quel mondo hanno vinto sia Santoro che Berlusconi:

- Santoro, il più grande storyteller che la neotelevisone abbia mai conosciuto, è riuscito a fare 8.670.000 spettatori con il 33,58% di share in una tv minore qual è La 7, trasformando quasi in evento mediale una delle sue tante puntate e scrivendo un pezzo di storia della televisione che resterà indelebile nella memoria di molti e nell'enciclopedia di Aldo Grasso;

- Berlusconi, la più grande pop star del mondo di tutti i tempi che nemmeno Michael Jackson e Madonna messi insieme (trasformare un Paese in una Gesamtkunstwerk di wagneriana memoria, un'opera d'arte totale, lo show più grande mai visto, è roba da genio incommensurabile), è riuscito ad ottenere un'insperata attenzione dei media come nei cari bei vecchi tempi, proprio mentre sembrava destinato a percorrere la campagna elettorale sul viale del tramonto.

Per questo è ingenuo credere che «Santoro si è ingenuamente prestato a questo gioco», come ha scritto il giornalista e autore Vito Biolchini nel suo blog. Se Biolchini riguardasse la puntata di ieri sera e, invece che con gli strumenti del notista politico, la giudicasse utilizzando quelli del buon critico teatrale quale è, scoprirebbe improvvisamente di essere anche un buon critico televisivo.

Perché Santoro il gioco lo ha scritto, diretto e interpretato, assegnando a se stesso la parte di "spalla" del "personaggio principale" e lasciando a quest'ultimo la facoltà di "improvvisare" e andare "a braccio" su un "canovaccio" scritto per lui da altri. Insomma, un incontro sullo stesso palcoscenico di due testi concepiti separatamente: esperimento perfettamente riuscito.

Riuscito, perché entrambi non hanno ceduto alla tentazione di dare al pubblico quello che ci si sarebbe aspettati da loro in una circostanza come quella, mantenendo però, come in un racconto di Raymond Carver, sempre alta la tensione come se da un momento all'altro qualcosa potesse succedere o dovesse succedere o stesse per succedere. E invece, proprio come in un racconto di Carver, non è successo nulla. Anzi, è successo l'incredibile: Santoro ha fatto una "marchetta" a Berlusconi. Fantascienza: chapeau!

Che altro aggiungere? Che in futuro potrò raccontare ai miei nipoti che, quel giorno, d'avanti alla tv, io c'ero.


1 commento:

  1. Ancora più semplice: era dai tempi di Berlusconi in carica che Santoro non faceva ascolti così!

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