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mercoledì 12 giugno 2013

A BENEFICIO DEI SARDI CHIARIAMO UNA VOLTA PER TUTTE IL SIGNIFICATO ATTUALE DI "INDIPENDENZA" E "SOVRANITÀ". UNA RISPOSTA A FRANCO MELONI

In un intervento intitolato «La Sardegna e l’Europa si salvano insieme. Ma bisogna cambiare la legge elettorale che penalizza l’isola» e pubblicato in diversi blog, tra i quali quello di Vito Biolchini, Franco Meloni, tra le altre cose, scrive:

«dobbiamo impegnarci a costruire una Sardegna indipendente e sovrana, radicata nell’appartenenza europea, di un’Europa che evidentemente vogliamo diversa, per missione e contenuti (l’Europa dei popoli) e per gli aspetti istituzionali, attraverso la realizzazione degli “Stati Uniti d’Europa”, con un modello originale che faccia tesoro delle migliori esperienze storicamente attuate e/o in atto. [...] Quest’Europa e questa Sardegna, nella visione delineata – che richiede studio, negoziazioni, sperimentazioni, correzioni in itinere, etc. e soprattutto partecipazione dei cittadini europei (per quanto ci riguarda sardo-europei) [...]. Dobbiamo nel dibattito per la costruzione dei programmi e per la designazione dei candidati intrecciare fortemente queste due tematiche, che sintetizziamo nello slogan: Sardegna e Europa si salvano insieme».

È vero, Sardegna e Europa si salvano insieme.
Però se si vuole realmente la «partecipazione dei cittadini sardo-europei» è necessario fare chiarezza su alcune questioni terminologiche che sono tutt'altro che irrilevanti.
Parlare di «Sardegna indipendente e sovrana» nell'ambito degli «“Stati Uniti d’Europa”» è un non senso giuridico e politico se si utilizzano le categorie otto-novecentesche che definiscono il concetto di "indipendenza" e "sovranità".

In quest'ottica, se per "Stati Uniti d'Europa" si intende uno Stato federale sul modello americano (ma, come ricorda Adriano Bomboi, anche sul modello elvetico per fare «tesoro delle migliori esperienze storicamente attuate e/o in atto» ), un eventuale Stato sardo federato degli "Stati Uniti d'Europa", non sarebbe affatto indipendente e avrebbe un grado di sovranità più o meno ampia a seconda del modello federale costituito.

Per intenderci: la California (o il Canton Ticino) non è uno Stato indipendente. Gode di un ampissima sovranità che però finisce dove comincia quella degli Stati Uniti d'America, per i quali si può (forse e al limite) ancora parlare di Stato «indipendente e sovrano» nell'accezione classica.

Ma se per «Sardegna indipendente e sovrana» si intende uno Stato che si è reso "indipendente" dalla Repubblica italiana per farsi Stato federato di uno Stato federale che superi la confederazione dell'Unione Europea per dar vita agli "Stati Uniti d'Europa", Stato federale che garantisce alla Sardegna un grado di "sovranità" di gran lunga superiore a quello previsto (e non applicato) dall'attuale Autonomia regionale (ma comunque inferiore alla "sovranità" di cui hanno goduto gli Stati membri della UE fino ad oggi), allora il ragionamento ha senso.

Ora, si deve decidere se è il caso di operare una chiara e rigorosa ridefinizione in chiave contemporanea dei termini "indipendenza" e "sovranità" nel senso che ho descritto o se forse non sarebbe meglio consegnarli alla Storia e cominciare a parlare all'opinione pubblica sarda di "Stato sardo" federato agli "Stati Uniti d'Europa" dove si spiega cosa si intende per l'uno e per l'altro in relazione al contesto Storico in cui stiamo vivendo.

In relazione alla vicenda catalana, ho già approfondito l'argomento in un altro post del quale, per chiarire ancor più la questione, vorrei riportare un passaggio importante:

«termini ed espressioni come «indipendentismo», «indipendenza nazionale», «stato indipendente» non hanno più il significato che avevano nell' '800 e nel '900 e la Catalogna non può diventare come la Spagna o la Scozia come il Regno Unito.

Lo Stato federale avrà competenza sui «grandi problemi globali» come per esempio la politica energetica, il clima, la politica estera, quella monetaria e finanziaria, l'esercito e la difesa, i diritti umani, le risorse alimentari, i dazi doganali, eccetera.

Gli Stati federati come la Catalogna (e come l'eventuale Stato federato Spagna, se esisterà ancora) si occuperanno invece di «piccoli problemi locali» (che poi piccoli non sono affatto) come per esempio servizi e infrastrutture, sanità, istruzione, trasporti, fiscalità, diritto privato, polizia, diritti civili, etica, gestione e controllo del territorio e via dicendo. Non mancheranno certamente le materie concorrenti (e non mancheranno nemmeno i trasferimenti fiscali allo Stato centrale federale, quelli che la Catalogna non vorrebbe più girare a Madrid, che serviranno anche ad aiutare i Paesi svantaggiati attraverso trasferimenti dal centro alla periferia), ma questo sarà lo schema generale su cui verranno organizzate le interdipendenze tra gli Stati membri. Un po' come avviene già negli Stati Uniti d'America, ma con le ovvie specificità di cui necessita uno Stato federale europeo».

Sembrerà un ragionamento di lana caprina, ma non lo è affatto. Anzi, la questione è tutt'altro che secondaria se si vuole coinvolgere l'opinione pubblica nel dibattito e far passare diffusamente un messaggio che risulti politicamente credibile in termini di necessità Storica ed economica. Lo dico perché l'opinione pubblica sarda, non per colpa sua, attribuisce a "indipendenza" e "sovranità" dei significati ben precisi che richiamano ancora le categorie classiche oramai superate e che evocano nell'immaginario collettivo modelli anacronistici che sarebbero pericolosi se non apparissero così ridicoli.


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