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mercoledì 31 luglio 2013

CARTELLI BILINGUI PER "NEGATI": TRE ESEMPI PRATICI PER CAPIRE

Visto che mi hanno scritto in tanti per avere delucidazioni sull'interpretazione della missiva del Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche, ho predisposto un piccolo vademecum per "negati" per spiegare con esempi pratici cosa prevede il Codice della Strada e il suo regolamento d'attuazione che la missiva ha cercato di chiarire.

Intanto un po' di definizioni semplificate:

- Per "centro abitato" si intende dove ci sono le case. È indicato con cartelli bianchi;

- Per "territorio comunale" si intende quel territorio che non comprende solo il centro abitato, ma anche le campagne. È sinonimo di "località" che è indicata con i cartelli marroni;

Ora vediamo alcuni esempi:

Esempio 1

Se questo cartello che vedete qui sotto si trova a ridosso del centro abitato è regolare e può continuare a stare dove sta perché appunto indica l'inizio del centro abitato.



Se invece il cartello è posizionato su una strada che attraversa il territorio comunale ma si trova fuori dal centro abitato deve essere rimosso e sostituito con uno simile a questo qui sotto, perché indica l'inizio di località.




Esempio 2

Quest'altro cartello che vedete qui sotto, se si trova a ridosso del centro abitato non deve essere rimosso, ma ad esso deve essere aggiunto un cartello in lingua italiana. Se invece si trova nel territorio comunale, ma fuori dal centro abitato, deve essere rimosso e sostituito con il doppio cartello sardo/italiano, ma simile a quello dell'immagine precedente.



Esempio 3

Questo cartello che vedete qui sotto è corretto perché l'emiliano non è una lingua ufficialmente riconosciuta dallo Stato e dall'Unione Europea. Ma un cartello del genere in sardo (o in catalano, ma, attenzione, non in gallurese, in sassarese e in tabarchino) rappresenta un chiaro esempio di errata interpretazione del Codice della strada, perché, essendo il sardo una lingua ufficialmente riconosciuta, il colore del cartello non dipende in alcun modo dalla lingua in cui è scritto ma dal luogo in cui viene posizionato.

In Sardegna, per quanto riguarda la lingua sarda (o catalana), se questo cartello è posizionato a ridosso del centro abitato, entrambi i cartelli devono essere bianchi. Se invece il cartello si trova in territorio comunale ma fuori dal centro abitato, entrambi i cartelli devono essere marroni.

Per il gallurese, il sassarese e il tabarchino, vale la regola che vale a Sassuolo.



Questo è ciò che prescrive il Codice della strada e il suo Regolamento d'attuazione, questo è ciò che chiarisce la famosa missiva, e questo è ciò che ho scritto nel mio post.
Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

16 commenti:

  1. Non seu de acòrdiu cun tui cun sa definitzioni de "località".
    Su Regulamentu de atuatzioni de su C.d.S. a s'art.131 "1.I segnali che localizzano il territorio ai fini della circolazione stradale sono del tipo: a) segnali di località e fine località; b) localizzazione di punti di pubblico interesse - 2. I segnali di località si dividono in: a) obbligatori, che sono disposti all'inizio del centro abitato e devono essere a fondo bianco con cornice e lettere nere..."
    Saludus

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    1. Innanzi tutto devi tener conto che la mia è una semplificazione per cercare di essere chiaro, in ogni caso mi pare di evere detto molto chiaramente che "località" è sinonimo di "territorio comunale" o comunque la "località" è compresa nel "territorio comunale". In ogni caso, il "territorio comunale" comprende anche (ma non solo) il "centro abitato".

      E infatti la lettera a) del comma dell'articolo che citi dice chiaramente che i cartelli «disposti all'inizio del centro abitato [...] devono essere a fondo bianco con cornice e lettere nere». Specifica "del centro abitato".

      È importante sottolineare che il Codice della strada all'articolo 3 al comma 8 definisce così il centro abitato:

      «insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada»

      Se non ci sono queste caratteristiche, in fatto di cartellonistica interviene l'articolo 134 del Regolamento d'attuazione che al comma 4 dice chiaramente:

      «I segnali di indicazione turistica e territoriale sono a fondo marrone con cornici ed iscrizioni di colore bianco [...] L'inizio del territorio comunale o di località entro il territorio comunale di particolare interesse può essere indicato con segnali rettangolari a fondo marrone di dimensioni ridotte.» Sottolineo il "territoriale".

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  2. Immui ses istètiu unu pagheddu prus craru! Asuba narast ca: -Per "territorio comunale" si intende quel territorio che non comprende solo il centro abitato, ma anche le campagne. E' sinonimo di "località" che è indicata con i cartelli marroni.-
    E no est aici:
    is sinnalis de localidadi (obrigatòrius) chi funt a s'intrada de su centru abitau/bidda depint essi a isfundu biancu.
    In ònnia manera ligendi sa lìtera e is allegaus chi ant mandau in comunu deu ddi giau àtera interpretatzioni est a nai cussa de ndi fai bogai totu is cartellus a isfundu biancu e a poni feti cussu a isfundu colori de cafei candu boleus poni su nòmini in sardu. Incapas iat a essi bellu meda a mandai a su Proveditori tziu Donato Carlea sa semprificatzioni chi tui as fatu e de si fai nai comenti funt deaveras is cosas (a craru! Cun unu "eja est aici" o "nossi no est aici" e non comenti at fatu issu in sa lìtera fùrria fùrria arremonendi artìculus de lei chi iscotzant s'unu cun s'àteru!).
    Giustu po arriri (po no prangi!) su Dirigenti Francesco Mazziotta arremonat (po giustificai su pensu suu) sa primu diretiva chi est de su 2000! E deu mi naru: ma poita morigat cosa bècia e istrabècia chi su comma 2bis de s'art.37 CdS dd'ant aciuntu in su 2003?
    Deu m'abarru ispantada de custa genti!
    E sigu a mi nai ca funt pista pista contras a sa lìngua sarda!
    Is leis non funt fatas beni, intamis de iscriri a craru "lingue comprese nella legge 482/1999" nci ponint "lingue regionali o idiomi locali" aici forma comenti a unu si ndi pesat de antena mala o bella, fait e isciait: immui ballit ca su sardu est lìngua, immui ballit ca su sardu no est lìngua!
    Saludus

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    1. Ti ripeto che ho fatto una distinzione semplificativa per spiegare la questione a tutti.

      Tu dici: «is sinnalis de localidadi (obrigatòrius) chi funt a s'intrada de su centru abitau/bidda depint essi a isfundu biancu». È esatto.

      Ma ripeto che c'è una distinzione da fare: il centro abitato è parte del territorio, ma il territorio non va confuso col centro abitato.

      La missiva, facendo riferimento all'art.134, comma 4, del regolamento di esecuzione del codice della Strada, dice chiaramente che ad essere «a sfondo marrone e di dimensioni ridotte» sono i «segnali di localizzazione territoriale del confine del Comune» sottolineo la parola "territoriale" e la locuzione "confine di comune" che sono cosa diversa dalla localizzazione del "centro abitato".

      La lettera tra l'altro dice che i cartelli in sardo delle stesse dimensioni di quelli in italiano sono consentiti, perché parla chiaramente di «lingue ufficialmente riconosciute». Per lo Stato italiano, il sardo rientra tra queste.

      Qualsiasi applicazione derivante da un'interpretazione diversa da questa, autorizza i Comuni a ricorrere al Tar, che gli darà senza dubbio ragione.

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    2. Ita làstima perou ca s'istadu italianu ponit a craru ca sa lìngua ufitziali de s'istadu est s'italianu e non finas is àteras chi arremonat in sa lei 482/99 chi funt feti in arrègimi de tutela! Po s'arrecursu deu sa manu in su fogu non nci dda pòngiu! Ant a fai a sa trassa de Monti: lìnguas de minoria de sèrie A e de sèrie B, C, Promotzioni, Ecellenza...
      s'ant a atacai a su fatu ca no est lìngua chi dda tutelant acòrdius internatzionalis...
      càstia sa lìtera prot.3857 "Infatti, l'art.125 del Regolamento di Esecuzione del CdS e gli accordi internazionali ammettono solo nelle zone bilingue la possibilità di riportare le iscritzioni in massimo due lingue ufficialmente riconosciute e le forme dialettali non hanno questo riconoscimento." Mi dda fragu chi non ddi iaus a binci...
      Saludus

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    3. La parte della lettera che citi, non esclude il sardo, perché è lingua ufficialmente riconosciuta.
      A mio avviso la lettera fa quel tipo di precisazione per fare presente che gallurese, sassarese e tabarchino non rientrano nella tutela.

      Per ulteriore chiarezza ho modificato il testo originale aggiungendo una precisazione importante nell'ultimo esempio. Si tratta di una precisazione che non modifica la sostanza delle cose.

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    4. Eja, ma non de acòrdius internatzionalis comenti àteras chi la lei 482/99 tutelat (is lìnguas de is logus aciuntus a s'Italia apustis de is gherras mondialis chi fadiant parti de àterus istadus, giustu po si cumprendi mellus). Sa lìtera non pertocat po nudda su gadduresu, sassaresu e tabarchinu ca cussas ddas arremonat sa lei regionali e no istatali, o incapat ddas bolit arremonai in manera non dereta asuta sa boxi de "idioma locale".
      Saludus

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    5. Il sardo è tutelato dalla legge che citi:

      LEGGE 15 dicembre 1999, n. 482

      Art. 2.
      1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo.

      L'articolo in questione dice molto chiaramente che tale legge è adottata "in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali" che sono esattamente quelli a cui fa riferimento la lettera.

      Purtroppo il gallurese, il sassarese e il tabarchino, anche se tutelati dalla legge regionale, vengono invece toccati dalla lettera, perché, a differenza del sardo non sono elencati nella legge 482/99.

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    6. Eja, dda podis arremonai cantu bolis sa lei 482/99... ma s'istadu italianu no at ancora ratificau sa carta europea! E duncas:totu fueddus bellus ma in sa pràtica sigheus a imbrunchinai! E segundu tui comenti est chi Monti at acorpau a pari diretzionis didàticas? Narendi: eja su sardu si tutelat comenti a lìngua de minoria ma non dda tocant acòrdius internatzionalis (es. tedescu in Bolzano) duncas sigu a nai (e totu custus fatus: giùixis, Monti, Ministeru Infrastuturas, megant de mi donai arraxoni) ca po s'istadu su sardu=lìngua de sèrie B, antzis C. Duncas circularis chi bogant a pillu, comenti a cussa mandada a is comunus lunis (e apu iscobertu ca non totus dd'ant arricida!), non funt de seguru de pigai a sa lìgera, s'ammostat giustu giustu ca non seus in logu bilìngui ma in logu de diglossia, sa normativa est tzopa meda e ònnia borta sa lìngua sarda s'intregat a su sentidu de unu giùixi!
      E deu non biu araxis bella comenti a tui...

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    7. Ti rispondo con una domanda:

      Ma secondo te, se nelle scuole sarde non si insegna il sardo, è colpa dello Stato italiano che con una sua legge riconosce civilmente questo diritto a una minoranza presente all'interno del suo territorio, o e colpa della classe politica sarda che di applicare questa legge per garantire questo diritto sacrosanto ai propri cittadini non gliene mai sbattuto un cazzo?

      È ora di finirla di dare sempre tutte le colpe allo Stato italiano per qualsiasi cosa: è una scusa bella e buona per ogni circostanza che i politici come Pili ci raccontano per affrancarsi dalle loro gravissime mancanze e responsabilità e che usano come arma per acquisire consenso dalle persone meno consapevoli, ma non per questo meno responsabili della mancata applicazione di diritti riconosciuti e garantiti.

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    8. In iscola funtzionat aici (ma custu est in ònnia logu de traballu!): a chi bolit traballai po su sardu traballat e si fait in cuatru, a chini non ndi ddi frigat nudda fait de totu po ddi istruncai is cambas!
      Deu càstiu sa realidadi e naru su chi biu e su chi tocu ònnia dii e chi Pili istrumentalizat sa cosa po chistionis polìticas o de poltrona, fatus suus! Nci adòbuat is murrus a solu a solu candu ponit fueddus in prus (comenti a custa chistioni) chi no abarrant ni in celu ni in terra! Istadu, Regioni e nosu sardus etotu seus sa nexi de totu custu! Ma beni benida siat ònnia arragionada fata intra de genti futa chi si ligit e isprìculat beni totu is cosas e ndi bogat pensus chi podint essi diferentis s'unu cun s'àteru, comenti seus fadendi deu e tui immui innoi!
      Saludus

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    9. Grazie per il contributo e per avermi dato la possibilità di fornire ulteriori chiarimenti sulla questione!

      Saluti!

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  3. Per essere ancora più chiari faccio un altro esempio con le distanze che è sempre una semplificazione:

    I cartelli che si trovano, diciamo, 150 metri prima del centro abitato devono essere con sfondo bianco e scritta nera.
    Questi cartelli sono di esclusiva competenza del comune.

    I cartelli che si trovano, diciamo, 500 metri o un chilometro prima del centro abitato devono essere con sfondo marrone e scritta bianca.
    Questi cartelli sono di esclusiva competenza dell'ente gestore della strada (Provincia o Anas) anche se essa si trova già all'interno del territorio comunale.

    Molti comuni sardi mettono i cartelli nelle aree che non sono di loro competenza, per giunta li mettono di colore sbagliato. La lettera nasce anche da questo. Ed è per questa ragione che la lettera si conclude dicendo:

    “Si invitano, pertanto, i suddetti enti ad intervenire nel proprio ambito di competenza ai fini di una corretta applicazione del regolamento di esecuzione del Codice della strada e successive modifiche”

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  4. Questa è la sua interpretazione (corretta) del codice della strada e della legge 482. Non è però quanto scritto nella circolare del ministero che equipara il sardo a un dialetto come il milanese e il napoletano. Invece (per la scienza linguistica, per la legge italiana e perchè i sardi non la considerano tale), non è un dialetto italiano (= italoromanzo) ma una lingua a sè (= sardoromanzo). Questo è il testo della circolare: "Oggetto: Segnali di inizio e fine centro abitato in dialetto/bilingue: CHIARIMENTI. Lo scrivente ufficio durante i numerosi sopraluoghi che svolge all'interno del territorio regionale ha riscontrato l'utilizzo diffuso della segnaletica di delimitazione del centro abitato in doppia lingua. Sebbene la 1° e la 12° Direttiva "sulla corretta e uniforme applicazione delle norme del Codice della Strada" avessero già fornito chiarimenti sull'utilizzo di tale segnaletica, lo Scrivente, con l'obbiettivo di rappresentare le peculiarità della Regione sarda in tema di toponomastica, ha formulato il quesito alla competente Direzione Generale della Sicurezza Stradale. Nella nota Ministeriale allegata la D.G. ha precisato come tale utilizzo sia ammesso esclusivamente ai sensi dell'art. 125 c. 6 del Regolamento e dove gli accordi internazionali ammettono la possibilità di riportare in massimo due lingue ufficialmente riconosciute per facilitare l'utenza stradale di altre nazioni, non ammettendo tale deroga per le forme dialettali. L'unica eccezione prevista dall' art. 37 comma 2 bis del Codice della Strada e successive modifiche da la possibilità agli enti a cui spetta l'apposizione e la manutenzione della segnaletica stradale , nei segnali di localizzazione territoriale del confine del comune di utilizzare lingue regionali o idiomi locali in aggiunta alla lingua italiana. Tali segnali (art. 134, comma 4, del Regolamento di Esecuzione del Codice della Strada) sono segnali a sfondo marrone e di dimensioni ridotte. Si invitano pertanto i suddetti Enti in indirizzo ad intervenire nel proprio ambito di competenza ai fini della corretta applicazione del Regolamento di Esecuzione del Codice della Strada e successive modifiche. Si rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento." https://www.facebook.com/photo.php?fbid=573305676041670&set=a.459586317413607.98948.245523445486563&type=1&ref=notif&notif_t=like&theater

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    1. La saga continua... CARTELLI BILINGUI PER BUROCRATI: ECCO COSA DICE LA LETTERA DEL PROVVEDITORATO http://www.cagliarifornia.eu/2013/08/cartelli-bilingui-per-burocrati-ecco.html

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    2. per la verità neanche il milanese o il napoletano sono dialetti dell'italiano: il primo è un dialetto del lombardo occidentale (lingua gallo-italica), il secondo è una lingua italo-dalmata.

      In particolare nel caso del milanese è facile fare confusione perché a Milano è pressoché scomparso, sostituito dall'Italiano (pur in una varietà con influenze regionali), ed è vitale quasi solo nel canton Ticino della Svizzera.

      http://www.unesco.org/culture/languages-atlas/index.php?hl=en&page=atlasmap

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