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martedì 23 luglio 2013

L'UNICO "INDIPENDENTISMO" CREDIBILE È QUELLO BASATO SUL FEDERALISMO EUROPEO, NON SULLA "NAZIONE SARDA"

A seguito dell'uso disinvolto che si fa in questi giorni del termine "sovranismo", Adriano Bomboi ha stilato nel suo blog un breve dizionario dei termini: sovranismo, indipendentismo, federalismo, ecc.

A prescindere dal punto di vista (che sia esso politologico, giuridico, sociologico o storico), perfino in ambito accademico tali definizioni hanno delle differenze sensibili, per cui, considerato anche l'intento "didattico", è inutile stare a disquisire su dettagli insignificanti, almeno in questa circostanza. Tutto è opinabile, ma diciamo che le definizioni di Adriano Bomboi, ad un primo livello superficiale ad uso e consumo sardo, sono tutto sommato accettabili.

Tuttavia, senza entrare qui nel dettaglio capzioso che richiederebbe un inutile quanto noioso spreco di tempo e di spazio, trovo che siano imprescindibili una precisazione e una distinzione anche perché le definizioni sono per loro stessa natura puramente toriche e non trovano mai un riscontro pedissequo nella realtà.

La precisazione riguarda il fatto che tali definizioni "classiche" accusano i segni del tempo e alcune sono addirittura obsolete e inutilizzabili nel contesto in cui stiamo vivendo (in particolar modo quella di "indipendentismo" e di "nazionalismo") se non come sovrastrutture politiche strumentali al "sovranismo".

La distinzione è sul termine "federalismo" in quanto, immagino per semplificare, Adriano Bomboi ha utilizzato un'accezione particolarmente lasca del termine, inserendo il "regionalismo" all'interno del federalismo. Più di un giuscostituzionalista avrebbe parecchio da ridire sul fatto che il Regno Unito sia uno Stato federale, figuriamoci l'Italia, soprattutto se si pensa che alcuni contestano addirittura che lo sia la Germania, mentre la Svizzera è quasi universalmente riconosciuto come tale.

Inoltre, definire gli Stati Uniti d'America come uno Stato mono-nazionale è quanto meno sbrigativo, se non altro perché il concetto di "nazione americana" è significativamente diverso da quello di qualsiasi altra nazione del continente europeo.

Allo scopo di chiarificare sia la precisazione che la distinzione (quest'ultima soprattutto per quanto riguarda la parte relativa agli Usa), ci tengo a riportare un brano di Gustavo Gozzi, professore ordinario di Storia delle dottrine politiche all'università di Bologna che, riassumendo la questione della crisi dello Stato nazionale in relazione allo Stato contemporaneo e a una sua evoluzione futura, scrive:

«[...] il dibattito odierno sullo Stato contemporaneo accentua la progressiva obsolescenza delle due categorie fondamentali di «sovranità» e «cittadinanza» come conseguenza della crisi del concetto di Stato-nazione (Ferrajoli, 1997).
La trasformazione profonda della società contemporanea verso una crescente compresenza di etnie e di culture (Raz, 1994) comporta la fine della nazione come fondamento dello Stato. L'età dello Stato nazionale di diritto del secolo XIX appare ormai definitivamente tramontata, giacché alla base dello Stato, non vi può più essere l'idea di «nazione», bensì la realtà della «costituzione» come insieme di principi che pongono l'ordinamento dello Stato e fissano i limiti e le competenze dei suoi organi. L'età contemporanea appare così segnata dalla transizione dallo «Stato nazionale» allo «Stato costituzionale».

[...]

Infine la crisi dello Stato nazionale comporta anche la fine del concetto di cittadinanza intesa come «nazionalità». L'improponibilità della nazione come fondamento dello Stato determina infatti anche la crisi dell'idea di cittadinanza concepita come appartenenza alla comunità nazionale. Sempre più dovrà imporsi, invece del concetto di «cittadino dello Stato», il concetto di «cittadino della società» nella quale il soggetto opera e lavora come membro di gruppi connotati in senso culturale, religioso, etnico. Così il problema dello stato costituzionale contemporaneo sarà quello della tutela delle differenti identità dei gruppi di cui si compone la società multiculturale [...], mentre lo status di cittadino non dovrà più dipendere dal criterio dello jus sanguinis, bensì da quello dell'appartenenza ad una società di cittadini che cercano soluzioni comuni per problemi comuni (Preuss, 1994)». [grassetti miei]

Questo discorso, come ho già cercato di spiegare per la Catalogna, si inserisce nella necessità di uno Stato federale europeo, perché il termine "federalismo", a differenza del regionalismo, non indica soltanto una «teoria dello Stato federale», ma anche e soprattutto «una visione globale della società», una «negazione dello Stato nazionale» per usare le parole di Lucio Levi, presidente del Movimento Federalista Europeo.

Se degli Stati-nazione oramai, per dirla con le parole del sociologo Anthony Giddens, «rimane solo l'involucro esteriore, ma dentro sono mutati», ossia rientrano nel novero di quelle istituzioni che il sociologo inglese chiama «istituzione-guscio», è del tutto evidente che uno Stato sardo nell'ambito della Federazione degli Stati Uniti d'Europa, sarà uno Stato profondamente diverso dallo Stato italiano dal quale si vuole staccare e da qualsiasi altro Stato che fino ad ora ha vissuto all'interno dell'Unione confederata Europea.

Lo Stato sardo non potrà essere un vecchio «Stato nazionale» basato sulla nazione sarda, ma un nuovo «Stato costituzionale» basato su una moderna carta costituzionale. 

In altre parole, termini ed espressioni come «indipendentismo», «indipendenza nazionale», «stato indipendente» non hanno più il significato che avevano nell' '800 e nel '900 e lo Stato sardo del futuro non può aspirare a diventare come lo Stato italiano attuale. Anzi, è legittimo chiedersi se sia ancora il caso di utilizzare questi termini o se forse non sia giunta l'ora di mandarli in pensione.

Se li si vuole ancora usare, come ho già scritto altrove, l'unico significato credibile dell'espressione «Sardegna indipendente e sovrana» è quella che identifica uno Stato che si è reso indipendente dalla Repubblica italiana per farsi Stato federato di uno Stato federale che superi la confederazione dell'Unione Europea per dar vita agli "Stati Uniti d'Europa".

Questo Stato federale garantirà alla Sardegna un grado di sovranità di gran lunga superiore a quello previsto (e non applicato) dall'attuale Autonomia regionale, ma comunque inferiore alla "sovranità" di cui hanno goduto gli Stati membri della UE fino ad oggi.

È dunque in questo quadro che si inserisce l'unico uso credibile del termine "sovranismo". In questo senso, se il sovranismo è un processo attraverso il quale si acquisiscono gradualmente pezzi di sovranità, allora per forza di cose l'indipendentismo contiene il sovranismo e il sovranismo contiene l'autonomia, ma c'è un'espressione che contiene tutti e tre i termini: federalismo europeo. E se mandassimo in pensione i tre termini precedenti e cominciassimo a dirci tutti federalisti europei?

Perché non c'è Sardegna "indipendente e sovrana" senza "Stati uniti d'Europa" e non ci sono "Stati uniti d'Europa" fino a quando la nazione sarà a fondamento dello Stato, visto e considerato che il processo di globalizzazione non è soltanto un processo di cessione di pezzi di sovranità verso entità sovranazionali da parte degli Stati-nazione, ma anche verso enti territoriali a essi subordinati.

Voler costruire uno Stato sardo basato sulla "nazione sarda" è una scelta perdente in partenza, non solo perché è una scelta esclusiva ed escludente oltre che anacronistica, ma perché, a prescindere dall'immigrazione attuale, la Sardegna è già terra storicamente multiculturale e plurilinguistica. Bisogna stare anche attenti a non trasformare il sacrosanto diritto dei sardofoni a ricevere un'istruzione nella loro lingua madre in un pericoloso nazionalismo linguistico. Si correrebbe anche il rischio che manifestazioni simpatiche come quella di Gaddura Nazioni possano trasformarsi in qualcosa di un po' più serio. Per non parlare poi degli italiani di Sardegna... Ulster docet.

Si tratta invece di garantire i diritti di tutti e di risolvere i problemi dei cittadini partendo dalla scrittura di un nuovo Statuto di autonomia dove, tra le altre cose, cominci a trovare posto il concetto di "cittadinanza sarda", piuttosto che quello di "nazione sarda". A meno che questo concetto non sia identico a quello di "nazione americana" nella quale non si riconoscono solamente gli wasp, i bianchi anglo-sassoni protestanti, ma anche gli italo-americani, gli afro-americani, gli irlando-americani, gli ispano-americani, i cattolici, i musulmani, gli ispanofoni eccetera, che per quanto legati alle loro origini, si sentono profondamente americani. I sardi musulmani italofoni e indipendentisti esistono già e non da oggi!

E poi fateci caso: tutte le decine di partitini più o meno autonomisti/sovranisti/indipendentisti sono nazionalisti (compresi quelli sedicenti non-nazionalisti) eppure tutti insieme raccolgano a mala pena il 4%, mentre il 40% dei sardi si dichiara indipendentista. Un motivo ci dovrà pur essere... O no?







4 commenti:

  1. Una replica: http://www.sanatzione.eu/2013/07/una-replica-a-mario-garzia-sul-futuro-federale-delleuropa-ed-ecco-il-lavoro-melis-nonne/

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    1. IL NAZIONALISMO È COME LA NITROGLICERINA - UNA RISPOSTA ALLA REPLICA DI ADRIANO BOMBOI http://www.cagliarifornia.eu/2013/07/il-nazionalismo-e-come-la.html

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Peccato che per essere veramente liberi dovremmo uscire definitivamente dall'europa. Altro che stato federale schiavo della BCE.
    Soltando essendo una Nazione libera ed indipendente avremo la svranità politica e monetaria sogno dei VERI indipendentisti, non certo quelli di oggi!

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