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giovedì 11 luglio 2013

QUELLI DELLA "NEOLIMBA" L'AUTONOMIA LA CHIAMANO SOVRANISMO - IL "NEOVOCABOLARIO" CONTINUA...

I pochi lettori affezionati si ricorderanno di un mio post di poco più di due anni fa, intitolato "NELLA "NEOLIMBA" LA DIPENDENZA È AUTONOMIA" che poi era un mio commento scritto per Sardegna Quotidiano. Per riassumere brevemente, in questo commento dicevo che per quasi settant'anni abbiamo chiamato (e continuiamo a chiamare) "autonomia"  un qualcosa che, per la quasi totale inapplicazione dello Statuto, di autonomia non aveva un bel nulla.

Ora pare che si stia aggregando una coalizione politica che intende presentarsi alle prossime elezioni regionali con lo scopo di «esercitare con una nuova classe dirigente le prerogative che ai sardi sono state riconosciute dallo Statuto speciale di autonomia» per usare le parole di Vito Biolchini nel suo post. In altri termini, questa coalizione intende esprimere la volontà politica di applicare lo Statuto d’Autonomia vigente con settant’anni di ritardo. Statuto che era già inadeguato nel 1948, figuriamoci nel terzo millennio...

Insomma, autonomismo a scoppio ritardato. E indovinate un po' come chiamano l'autonomismo? Sovranismo! Sempre Biolchini ci dice infatti che «sovranismo significa autogoverno. Cioè il diritto dei sardi ad estendere il più possibile e ad esercitare con una nuova classe dirigente le prerogative che ai sardi sono state riconosciute dallo Statuto speciale di autonomia». Praticamente il sovranismo è l'autonomia! L'applicazione dello Statuto d'Autonomia da parte di una nuova classe dirigente!

Gesuino Muledda dei Rossomori (nuovissimo esponente di questa nuovissima classe dirigente sovranista) si vanta addirittura di aver coniato il neologismo. Bugia. Al limite lo ha importato dalla Catalogna e dalla Scozia. Infatti il termine "sovranismo", che nel vocabolario della lingua italiana ancora non è stato inserito, attualmente esiste solo in due lingue degli Stati membri della Ue: non a caso lo spagnolo e l'inglese. Peccato che in queste duel lingue abbiano tutto un altro significato rispetto a quello dato da Biolchini (e del quale si vanta Gesuino Muledda che per la Sardegna propone «la forma statuale della regione associata in Europa»: praticamente la variante supercazzola del modello portoricano, solo un po' più sfigato):

- Soberanismo: defensa de la indipendencia de una zona respecto del estado en el que està integrada;

- Sovereignism: the defence of the sovereignty of individual countries in the face of broader European integration.

Muledda, non pago, si spinge addirittura a complicare ulteriormente l'astrusa "neolimba" sostenendo che «soverania est indipendentzia»! Sarebbe vero se i termini "sovranismo" e "sovranità" fossero usati nel significato con cui lo usano i catalani e gli scozzesi. Invece in questo caso, tradotto in italiano dalla "neolimba", la vera affermazione è questa: «l'autonomia è indipendenza»! Sembra il gioco delle tre carte...

Eppure il sovranismo, quello vero, in questo contesto geo-politico è una cosa seria ed importante anche per un "indipendentista" (termine che non mi piace più in quanto fuorviante e inadeguato ai tempi). Perché un indipendentista riformista è per forza di cose un sovranista. Anzi: un sovranista non è nient’altro che un indipendentista riformista. Perché in fondo il sovranismo non è nient'altro che un processo attraverso il quale si acquisiscono gradualmente pezzi di sovranità nell'ambito del contesto di cui sopra.

Nel margine operativo che la Costituzione italiana ci consente, un atto sovranista, un primo passo sovranista,  il passo di avvio del processo, sarebbe scrivere (e applicare!) un nuovo Statuto d’Autonomia adeguato al contesto globale in cui stiamo vivendo, non certo applicarne uno scritto in un mondo che non esiste più.

L’uscita infelice di Michela Murgia sul sovranismo è indice di inesperienza politica. Invece di liquidarlo frettolosamente con una battuta ad effetto, in quanto indipendentista riformista (ammesso che lo sia), avrebbe al limite dovuto rivendicare l’identità di portatrice di vero sovranismo, contro quello falso di Muledda. Esattamente come è indice di inesperienza politica, l'attacco di Biolchini alla Murgia.

In una condizione di normalità in cui si chiamano le cose con il loro nome, invece che punzecchiarsi, Biolchini e la Murgia starebbero flirtando, per trovare un’accordo di alleanza politico-elettorale, perché la loro sarebbe l’alleanza naturale. Invece fanno come gli italianissimi capponi di Renzo.

Insomma, in Sardegna, come anche in altre occasioni ho fatto notare, abbiamo un serio problema, un altro tra i tanti: la "neolimba"! Il grande fratello di Orwell a noi sardi ci fa una pippa! (A proposito: non ho mai capito che cazzo vorrà mai dire "nazionalitario").

Scherzi a parte, finché non cominciamo a chiamare le cose con il loro nome, continueremo a vivere in questo Stato confusionale. Stato, non a caso con la S maiuscola.

Intanto, per quello che vale, credo che anche alle prossime elezioni regionali non andrò a votare.




6 commenti:

  1. Complimenti, sono quasi totalmente d'accordo. Il termine nazionalitario venne usato negli anni 70 nei testi politici di divulgazione e propaganda da Su populu sardu. Era un termine mutuato dal linguaggio del movimento occitano in Francia, nazionalitaire. Questo perchè allora il termine nazionalismo non era nè in Francia nè in Sardegna utilizzabile perchè tarato su un senso comune negativo come eredità del periodo fascista. Appaiare la battaglia per la lingua sarda al nazionalitarismo era più accettabile, poi negli anni si è sdoganato il termine nazionalismo che ora è comune per le nazionalità senza stato. Nessuno si immagina quanto fosse difficile allora portare avanti idee che oggi sembra natural

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  2. In diversi passaggi mi ha ricordato quel detto di Wittgenstein "Non temer mai di dire cose insensate. Ma ascoltale bene, quando le dici"...
    Insomma, per farla breve, molto di questo dibattito sui concetti e le etichette nasconda una sedimentazione di problemi che vanno oltre le personali aspirazioni di chi le sbandiera. Che si chiami autonomia, sovranismo, vattelappesca... niente potrà ostacolare la granitica difficoltà della classe politica ad elaborare fecondi progetti di sviluppo socio-economico. Semplicemente perché nel tempo si è prodotta una sopravvalutazione del ruolo della sfera politica rispetto a quella sociale e, soprattutto, a quella dell'economia. Non solo non è possibile pensare ad una classe politica locale capace di individuare sentieri di sviluppo generatori di rotture epocali rispetto agli (dis)equilibri del passato, causa pochezza espserenziale, sinaptica o etica (o tutte le cose insieme capaci di contaminarsi a vicenda..), ma anche perché la storia dello sviluppo di diversi pezzi di questo pianeta ha raccontato quanto complesso è il network tra i diversi nodi del vivere socio-economico-politico affinché, in modo più o meno spontaneo, questo possa accadere nel senso virtuoso.
    Pensare che alimentare la conoscenza della lingua possa - automaticamente - ispessire le dimensioni dell'identità, capace di generare fiducia e capitale sociale tra le persone al fine di accrescere le possibilità di accumulazione economica attraverso l'investimento .. è come pensare che basti riscrivere la carta di statuto della nostra autonomia per poter vedere - nel giro di poco tempo - fiorire mille possibilità di benessere collettivo. Idiozie, in entrambi i casi..
    La faccenda è molto, ma molto, più complessa...

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  3. GUFETTO SOVRANISTA11 luglio, 2013 19:13

    N0N SI TRATTA SOLAMENTE DI NUOVO TERMINE MA ANCHE DI NUOVO PROGETTO POLITICO. LA SOVRANITA' IMPLICA UN SOVRANO: IN SARDEGNA I SOVRANI SONO I PARTITI SE HANNO CUORE, TESTA E GAMBE. PARTITI SARDI. TUTTI. DI DESTRA DI SINISTRA E DI CENTRO. SENZA NULLA CHIEDERE AI PARTITI ITALIANI. QUESTO E' IL PROGETTO POLITICO SOVRANISTA. CHIARO!!! TUTTO L'ALTRO SONO CHIACCHIERA DA BAR. CIAO
    PAOLO

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  4. Esattamente: il 'sovranismo' attualmente proposto in salsa sarda è puro 'neo-autonomismo'.

    Quando la Sardegna sarà uno Stato indipendente, allora avrà pieno senso definire se stessi indipendentisti e sovranisti. Per far valere la propria sovranità in seno all'Unione Europea oppure, nel caso questa si spaccasse, farlo all'interno di una nuova Unione Euromediterranea.

    Occorre dunque mettersi al lavoro, affinché il senso di cui sopra trovi la sua pienezza nel giro di 10-15 anni. Mi pare un tempo ragionevole.

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  5. Quando non capisci qualcosa e meglio tacere che dire idiozie . E tu a dire il vero non hai capito granche' di cosa sta dietro i termine "sovranismo", e pertanto attribuisci al significato di quella parola , non quello che realmente significhi, ma cio che tu aborri : l'Idipendenza.Cerco di spiegartelo in poche parole il significato di sovranismo : essere padroni del modello di sviluppo, quindi del credito dei mezzi di produzione, dei beni comuni,del territorio , primo passo per costruire una economia sarda ad immagine della peculiarita' sarda , fatta dai Sardi, con i Sardi e per i Sardi, che convinca il popolo sardo che l'indipendenza e' economicamente vantaggiosa per i sardi.

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  6. Attenzione alla storia dietro alcune parole.
    Nelle colonie del centroamerica, venivano chiamati sovranistas i mercenari rinnegati che al soldo dei re francesi o spagnoli (o dei pirati corsari autorizzati da entrambe le corone) erano pronti a sgozzare i loro conterranei per sottrarre i territori all'una o all'altra parte.

    Non vorrei che i ffrequenti ambi di fronte politico e la corsa continua alle poltrone di vecchi e nuovi sovranistas alla Manichedda/Sedda nasconda solo questo genere di bramosia tipica del mercenario al soldo del miglior padrone.

    Con Franza o Spagna purché se magna?

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