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giovedì 1 agosto 2013

CARTELLI BILINGUI PER BUROCRATI: ECCO COSA DICE LA LETTERA DEL PROVVEDITORATO

Avevo giurato che quello precedente era l'ultimo capitolo della "saga dei cartelli", ma visto il dibattito "tecnico-amministrativo" che è nato nei commenti al post intitolato CARTELLI BILINGUI PER "NEGATI": TRE ESEMPI PRATICI PER CAPIRE, sperando di fare cosa utile e gradita, ho deciso di cimentarmi nella interpretazione in "burocratese" della lettera del Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche, per mettere in evidenza, se ancora non fosse bastato, che tale lettera non è in alcun modo un «atto di arroganza e ignoranza» contro la Sardegna e la lingua sarda come qualcuno ha voluto far credere e che la medesima lettera non è una lettera di obbligo di rimozione dei cartelli in lingua sarda.


Anzi, la strumentalizzazione politica ha verosimilmente indotto i comuni sardi a una intrpretazione autopenalizzante dei cartelli in lingua sarda, cosa che in realtà non è affatto.

La lettera ha come oggetto: "segnali di inizio e fine centro abitato in dialetto/bilingue. CHIARIMENTI."

Vediamo di interpretare la lettera paragrafo per paragrafo:

“Lo scrivente ufficio durante i numerosi sopraluoghi che svolge all’interno del territorio regionale ha riscontrato l’utilizzo diffuso della segnaletica di delimitazione di centro abitato in doppia lingua. Sebbene la prima e la secondo direzione sulla corretta e uniforme applicazione delle norme del Codice della Strada avessero già fornito chiarimenti all’utilizzo di tale segnaletica, lo scrivente, con l’obiettivo di rappresentare la peculiarità della regione Sardegna in materia toponomastica, ha formulato il quesito alla competente direzione Generale della Sicurezza Stradale”

Intanto la lettera parla esplicitamente di «doppia lingua» e non di «dialetto» o «idioma locale». E non lo fa per niente a caso. Più avanti vedremo perché.

La lettera fa riferimento alla "segnaletica di delimitazione di centro abitato".
Questi cartelli (come richiamati nella'oggetto della lettera) vengono denominati «segnale di INIZIO CENTRO ABITATO» e «segnale di FINE CENTRO ABITATO» dai commi 4 e 6 dell'art. 131 del Regolamento di attuazione del CdS.

La loro presenza è obbligatoria e «devono essere a fondo bianco con cornice e lettere nere» secondo quanto stabilito dalla lettera a) del comma 2 dello stesso articolo.

Trattandosi di "centro abitato" l'apposizione e la manutenzione di questi cartelli è di competenza dei comuni anche quando essi siano posti in strade di proprietà di altri enti, come stabilito dalla lettera b) del comma 1 dell'art. 37 del CdS.

Il Codice della strada all'articolo 3 al comma 8 definisce così il "centro abitato": «insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada».

Il successivo articolo 4 al comma 1 obbligava le giunte dei comuni a deliberare la delimitazione del centro abitato entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del CdS. Chi non lo ha fatto non è in regola e non può stabilire con diritto dove posizionare i cartelli in oggetto.

In secondo luogo la lettera fa riferimento alle direttive (la lettera le chiama direzioni) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che avevano chiarito l'utilizzo di questi cartelli. In particolare la prima di queste direttive, al paragrafo 5.3.2 Difformità nell'impiego dei segnali rispetto alle prescrizioni regolamentari, dice:

"Di recente si è anche verificato un abuso nell'impiego, specie nei segnali di inizio e fine dei centri abitati, di iscrizioni in forma dialettale. Va segnalato, al riguardo, che il Regolamento (art. 125 reg.) e gli accordi internazionali ammettono solo nelle zone bilingue la possibilità di riportare le iscrizioni in massimo due «lingue» ufficialmente riconosciute, per essi la forma dialettale non è consentita".

Questa questione la riporta la stessa lettera nel paragrafo successivo:

"Nella nota ministeriale, allegata, la D.G. ha precisato come tale utilizzo sia ammesso esclusivamente ai sensi dell’art.125 c.6 del Regolamento e dove gli accordi internazionali ammettono la possibilità di riportare un massimo di due lingue ufficialmente riconosciute per facilitare l’utenza stradale di altre nazioni, non ammettendo tale deroga per forme dialettali"

La lettera fa questo tipo di precisazione, non per trattare il sardo alla stregua di dialetto, ma proprio per precisare che la lingua sarda non è colpita, perché essa «in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali» è ufficialmente tutelata dal comma 1 dell'art. 2 della Legge 15 dicembre 1999, n. 482.

Per giunta, il Regolamento di attuazione di questa legge, emanato con D.P.R. 2 maggio 2001, n. 345, nel comma 2 dell'art. 9 stabilisce che «Nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del codice della strada, con pari dignità grafica delle due lingue».

Questa pari dignità grafica è riconosciuta anche al catalano, ma non è riconosciuta al gallurese, al sassarese e al tabarchino perché, seppur tutelati dalla Legge Regionale n. 26 del 15 ottobre 1997, essi non sono compresi nell'elenco della suddetta Legge 15 dicembre 1999, n. 482.

Come ovviare al problema, a questi idiomi, lo suggerisce la stessa lettera:

"L’unica eccezione prevista dall’art.37 comma 2 bis del codice della Strada e successive modifiche e la possibilità agli enti a cui spetta l’apposizione e la manutenzione della segnaletica stradale, nei segnali di localizzazione territoriale del confine del Comune, di utilizzare lingue regionali o idiomi locali in aggiunta alla lingua italiana. Tali segnali ( art.134, comma 4, del regolamento di esecuzione del codice della Strada) sono segnali a sfondo marrone e di dimensioni ridotte”.

Attenzione: qui la lettera parla di "localizzazione territoriale del confine del Comune" che non va in alcun modo confuso con la "delimitazione di centro abitato". Il confine del comune può essere a diversi chilometri di distanza dal "centro abitato" e se la strada non è di proprietà comunale, la competenza di apposizione e manutenzione di tali cartelli spetta all'ente proprietario della strada (Provincia o Anas), come previsto dalla lettera a del comma 1 dell'art. 37 del CdS.

Ma a differenza dei cartelli di "delimitazione di centro abitato", essi non sono cartelli «obbligatori», ma «facoltativi» come sancito dalla lettera b) del comma 2 dell'art. 131 del Regolamento di attuazione del CdS. In altre parole, la provincia e l'Anas possono non metterli.

I comuni possono ovviare adottando una soluzione simile a quella del terzo esempio del post CARTELLI BILINGUI PER "NEGATI": TRE ESEMPI PRATICI PER CAPIRE (ovvero mettendo un cartello marrone ridotto sotto il cartello bianco all'inizio del centro abitato), ma nulla vieta ai comuni di porre il cartello del tipo della seconda foto del primo esempio dove non hanno competenza, purché a norma di CdS (colore marrone in doppia lingua e non bianco monolingua), con la speranza che l'ente competente non lo rimuova.

L'unico interesse alla rimozione da parte degli enti competenti può infatti venire soltanto dal fatto che il cartello posizionato non è a norma. Norma che molti comuni sardi non hanno rispettato come capitò nel caso di Posada.. Da qui l'ultimo paragrafo della lettera:

“Si invitano, pertanto, i suddetti enti ad intervenire nel proprio ambito di competenza ai fini di una corretta applicazione del regolamento di esecuzione del Codice della strada e successive modifiche”.

Il che significa semplicemente che vanno rimossi e/o sostituiti i cartelli non a norma. 

9 commenti:

  1. Ses tropu fiduciosu, tui!
    Ti fatzu isciri ca t'amancant àteras lìteras aunidas a custa chi tui cumentas, est a nai su cuesitu chi fait sa sede coordinada de Casteddu a sa Diretzioni Generali de Roma e s'isceda chi custu ddi torrat.
    Provau as a tzerriai a s'Ingennieri Carlea po ddi pregontai chi su cartellu de Bolotana/Golothene est a norma?
    Torra-mì isceda de su chi ti narat.
    Saludus

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    1. L'opinione di Carlea è autorevole e rispettabile, ma in sede amministrativa non ha alcun valore legale. Invece gli atti amministrativi da lui firmati (e che per prassi non è detto che abbia scritto di suo pugno), sì.

      Se nei prossimi mesi qualche amministrazione comunale sarda ritenesse che l'interpretazione della lettera abbia portato a un'applicazione errata del Codice della strada, può molto serenamente rivolgersi al Tar. Ho la convinzione che otterrebbe ragione.

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  2. Aciungiendi a cussa de prima,
    giustu po ti ddu iscoviai su cuesitu incummentzat aici:
    "Dai diversi sopraluoghi effettuati dallo Scrivente lungo tutto il territorio regionale è emerso l'utilizzo diffuso di una segnaletica stradale, in particolare di inizio e fine centro abitato (fig. II 273 e Fig. 274 art. 131 del Regolamento di esecuzione del CdS) che riporta l'indicazione della località nell'idioma dialettale insieme a quello nazionale...", duncas su cartellu de Posada non nci intrat unu benemeritu a nudda ma est chistionendi de totu cussus cartellus a tipu cussu de Casteddu/Cagliari e antzis creu siat pròpiu po cussu biu ca nci mandat a sa Diretzioni Generali finas sa motzioni de su comunu de Casteddu! Duncas a ndi pesai totu custu burdellu no est poita unu est grai de cumprendoniu ca non cumprendit una lìtera burocratesa ma poita a palas ddui est deaveras su perìgulu chi cussus cartellus (chi tui naras a norma!) po su Ministeru funt de iscollocai! Ligi-tì totu la procedura e biis ca tèngiu arraxoni.
    Saludus

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    1. Io mi rifaccio al testo della lettera che ho commentato e che è l'atto amministrativo conclusivo dell'iter di chiarimento; lettera che dice:

      «Lo scrivente ufficio durante i numerosi sopraluoghi che svolge all’interno del territorio regionale ha riscontrato l’utilizzo diffuso della segnaletica di delimitazione di centro abitato in doppia lingua».

      La lettera parla esplicitamente di «doppia lingua». E non lo fa per niente a caso.

      Adesso modifico il testo del post per mettere in evidenza questo fatto.

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    2. Abarra a s'avèrtia ca sa lìtera chi tui tenis e chi ammostas no est s'àutu chi serrat sa pràtica ma est un'arresumu de s'isceda chi sa Diretzioni Generali at torrau! Custa ùrtima est sa chi depis pigai a cunsideru!
      Saludus

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  3. Custu artìculu non faeddat de sa Circolare, ma de cosas chi in sa circolare non bi sunt... Si su chi at iscritu sa circolare fit faeddende de sa lege italiana 482 o de sa lege regionale 26, che las aiat mentovadas chene duda peruna, ca no esistit in su mundu unu documentu de sas amministratziones pùblicas in ue faeddan de una lege chene la mentovare, si non las ant mentovadas cheret nàrrere chi non las ant leadas in cunsideru perunu (pro ignoràntzia o pro sa mala idea, o pro ambas duas sas cosas). Sa circolare non faeddat in perunu logu de sas leges 26 e 482, dimostrende chi non fiant faeddende de sos cartellos in sardu comente cartellos in una limba uffitziale riconnota, ma in manera confusa de cartellos "in dialetto/bilingue". Sa circolare est indiritzada petzi e indistintamente a totu sos comunos sardos e narat chi (segundu s'interpretatzione de sa lege de su buròcrate chi at iscritu sa lìtera), sa toponomàstica bilìngue in sardigna cheriat fata in cartellos turìsticos de colore de tabacu.

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    1. Se è per questo, la lettera non parla nemmeno di rimuovere i cartelli in lingua sarda. Anzi, non parla proprio mai di lingua sarda.

      La lettera da una chiarificazione di carattere generale su quali sono le norme previste dal CdS per l'apposizione dei cartelli bilingui, non entra nel particolare della fattispecie sarda. Per questo la lingua sarda non viene mai citata.

      La lettera dice (appunto a carattere generale)che il CdS consente i cartelli bilingui solo alle lingue ufficialmente riconosciute.

      La domanda da porsi era semplice semplice, invece che montare tutto questo casino a fini di strumentalizzazione politica: la lingua sarda è ufficialmente riconosciuta? Risposta: sì. Allora pace.

      La legge 482 è implicita e la lettera, essendo un atto amministrativo, è una norma di grado inferiore a essa, quindi ad essa subordinato.

      La lettera non ne parla perché non è una lettera di chiarimenti di quella legge, ma della corretta applicazione delle norme del Codice della Strada.

      Tra l'altro il Regolamento di applicazione della 482 è entrato in vigore dopo il Regolamento di applicazione del CdS, quindi le sue norme sui cartelli bilingui sono pienamente vigenti.

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    2. Deu creu invècias ca in manera non dereta sa L.R. 26 e sa Lei 482/99 dda craculat e ti naru su poita:
      in su cuesitu si ponit a craru ca cussus cartellus ddus ant postus gràtzias a sa L.R. 26, s'arremonat finas su Progetu "Implementazione dell'Atlante Toponomastico Sardo e segnaletica stradale bilingue" e acabbat narendi: "Sulla base di quanto rappresentato al fine di una corretta applicazione del Codice della Strada e Regolamento di Esecuzione sulla segnaletica in questione, si chiede Codesta Direzione Generale di volersi eprimere in merito fornendo a quest'ufficio un'esauriente Direttiva, tenendo presente oltre all'ordinamento a Statuto Speciale della Regione Sardegna il livello di tutela della lingua locale il cui uso è ufficialmente riconosciuto dalla normativa nazionale (Art. 2 Legge 482/1999). Si rimane in attesa di sollecito riscontro. In allegato: Documentazione fotografica; Estratto Legge Regionale 26/1997; Estratto Legge Nazionale 15/12/1999, n.482; Mozione Comune di Cagliari Nuovi indirizzi per la toponomastica".
      Sa Diretzione incummentzat s'isceda sua cun "In relazione a quanto richiesto con nota del...." e sighit a isboddiai sa chistioni e giustu po si ddu nai mancu in s'isceda non figurant mai is fueddus "lingua sarda" o "in sardo".
      Custa est sa "esaudiente Direttiva"... mi iat a praxi a isciri ita totu at cumprèndiu su Proveditori Carlea, ca in sa lìtera inditzada a is Comunus (e chi in pagus dd'ant arricida!), provìntzias, ANAS e Prefeturas, pagu craru est istètiu!
      Saludus

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    3. Credo che stiamo dicendo la stessa cosa, tu in sardo e io in italiano: io ho detto che nella lettera «la legge 482 è implicita», tu hai detto che la legge «in manera non dereta dda craculat».

      La direttiva non solo non è esauriente, ma non è nemmeno una direttiva! Le direttive in genere sono molto dettagliate e specifiche e hanno anche una trentina di pagine. Questa è una lettera che cita giusto gli articoli del CdS che bastano a dare l'interpretazione che ho fornito io.

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