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mercoledì 28 agosto 2013

IS MIRRIONIS E QUEL GIORNALISMO TOSSICO CHE AVVELENA LE COSCIENZE

Sull'Unione Sarda di oggi leggo questo titolo: "Eroina, è di nuovo emergenza". Sono interessato all'argomento e inizio a leggere l'articolo. Mi aspetto di trovare informazioni sul ritorno del fenomeno e sulle sue ragioni, sull'emarginazione, sul degrado e sul disagio sociale nelle periferie dimenticate dagli amministratori della cosa pubblica, sulla ripresa del traffico internazionale controllato dalle mafie di ogni risma e sul crollo del prezzo al dettaglio nei quartieri popolari d'occidente dopo che, a seguito della guerra in Afghanistan, la cacciata dei talebani da Kabul  - che proibivano la coltivazione del papavero da oppio - ne ha consentito la ripresa su scala industriale.

Mi aspettavo tutto questo e invece cosa scopro? Che l'emergenza di cui si parla non è soprattutto un'emergenza sociale che devasta le vite di chi fa uso di eroina e dei loro familiari ma solo un'emergenza di ordine pubblico, con tanto di riunione in Prefettura del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Chiedete a una madre o a una moglie o a una figlia di un eroinomane se per loro l'eroina è un problema di ordine pubblico. Chiedete a padre Morittu.

Invece no: a Is Mirrionis il problema sono «i troppi tossici in giro per il quartiere». «Tossici», l'articolo li chiama proprio così, col gergo dispregiativo di strada che equivale a chiamare "negro" una persona di pelle nera.

Sia chiaro: non è solo l'articolo dell'Unione Sarda a fare un uso vergognoso del termine e a derubricare a problema di ordine pubblico una questione ben più complessa (giornale al quale bisogna riconoscere un positivo cambio di linea editoriale con l'arrivo del nuovo direttore). Anche Casteddu Online esattamente un mese fa in questo e in altri articoli ha chiamato "tossici" degli esseri umani.

Per questi articoli gli eroinomani non sono persone tossicodipendenti, cioè esseri umani con gravi problemi di dipendenza patologica da una sostanza psicotropa tossica: sono loro ad essere "tossici" e non la merda che gli avvelena. Sono "tossici" perché si vedono e perché vivono nelle periferie degradate. Sono persone "tossiche" per la società.

I cocainomani in questa città sono almeno dieci volte di più, ma nessuno li definirebbe mai "tossici". Perché spesso sono persone rispettabili e "per bene" dei quartieri del centro, sono puliti e ordinati, sono discreti e invisibili. Anche perché guadagnano abbastanza da potersi permettere di non chiedere monete ai semafori o di non fare i borseggiatori sugli autobus per comprarsi la loro dose di droga dalla quale dipendono. E a volte siedono insospettabilmente dietro le scrivanie delle redazioni dei giornali e delle amministrazioni pubbliche. Eppure hanno anche loro un problema e anche loro sono socialmente pericolosi.

Al di là del termine gergale e dispregiativo, per il vocabolario Treccani la parola "tossico" significa «veleno, sostanza velenosa, dotato di tossicità». Se le parole e il linguaggio contano ancora qualcosa e se c'è qualcosa di tossico che impesta la nostra società, allora  questa cosa è la politica di infimo livello che per inettitudine, populismo e pigrizia, invece che capire, affrontare e risolvere le questioni, riduce tutto a un problema di ordine pubblico (vedi l'immigrazione o il fenomeno ultrà, per citarne solo due). Se c'è qualcosa di tossico che impesta la nostra società è questo modo cinico di fare giornalismo che avvelena le coscienze.


* * *

P.S.: Lo dico prima che qualche minus habens si scateni con qualche commento isterico per darmi del «ricco comunista ipocrita snob che vive nei quartieri alti e fa il frocio col culo degli altri» (per usare un mix di espressioni oxfordiane di qualche commentatore di questo post di Vito Biolchini): vivo e abito a Is Mirrionis a poche decine di metri dal "quadrilatero" di cui parlano gli articoli dell'Unione e di Casteddu Online, per cui conosco bene il problema e la sacrosanta esasperazione della gente del quartiere. 

Il problema di ordine pubblico è innegabile ma se si evita di vedere che è la conseguenza di problemi ben più gravi di ordine sociale presenti nel quartiere, Is Mirrionis non ha speranza di poter migliorare. Intanto, caro mio sindaco Zedda, col cazzo che rivedi il mio voto e il sostegno del mio blog alle prossime elezioni.


3 commenti:

  1. Condivido completamente quanto da te affermato e sottolineo la particolare gravità dell utilizzo della parola "tossico" per indicare un essere umano fatto da "un giornalista" (regolarmente iscritto a un ordine professionale che sempre piu' spesso ci si chiede a cosa serva) e passato senza un fiato anche dal suo Direttore! Complimenti all'US

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  2. Si dice pignegne, ignoranti!

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  3. io quando leggo tossico capisco la forma abbreviata di "intossicato"... ma capisco anche che ognuno interpreta come vuole le parole che vuole.
    Per esempio dopo vent'anni di londra ho incontrato dei sardi ed essendo io nato e cresciuto in sardegna ero entusiasta e ho detto di essere contento e che sono anche io un sardignolo, e mai lo avessi fatto.. quella gente mi odia per lo sbaglio, e mi odiera' per tutta la vita. A niente e' valso il mio dire ma scusa se e' romagnolo uno della romagna come fai tu ad odiare me se dico sardignolo a me che sono nato in sardegna, invece no, odio del piu' becero. Alla fine la morale e' che non importano molto le parole, importa quello che si intente far capire e quello che si vuole capire, quindi analizzare le parole e i termini conta proprio poco a volte.

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