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martedì 11 febbraio 2014

E SE NON FOSSE MICHELA MURGIA AD ARRIVARE TERZA?


«Non sarei nemmeno così precipitoso anche nel sostenere, come hanno fatto alcuni, che la candidatura della Murgia favorisca Cappellacci: anzi, rischia di metterlo definitivamente fuorigioco in una competizione a due tra centrosinistra e la Murgia, soprattutto se il M5S dovesse appoggiare la scrittrice».

Concludevo così un mio (fortunato) post intitolato MICHELA MURGIA E LO STORYTELLING POLITICO: DALLA TEORIA ALLA PRATICA PER UN INDIPENDENTISMO POSTMODERNO e pubblicato mercoledì 3 luglio 2013. In tempi non sospetti, quindi.

Questa ipotesi sta in piedi? Secondo i sondaggi e gli opinionisti, manco per idea: entrambi danno Michela Murgia irrimediabilmente terza. Ma se entrambi invece si sbagliassero?

I sondaggi potrebbero sbagliarsi perché, ormai, come le ultime elezioni politiche hanno definitivamente dimostrato, sono totalmente inaffidabili. Gli opinionisti (che poi basano la loro opinione prevalentemente sui sondaggi) potrebbero sbagliarsi perché, o ostentano conformistica prudenza, figlia di una presunta reputazione da preservare; o perché la loro opinione non è del tutto disinteressata.

Le previsioni, però, non hanno il coraggio di essere "conformiste" fino in fondo, altrimenti verosimilmente ipotizzerebbero la vittoria di Francesco Pigliaru. Se non altro perché la Sardegna subisce facilmente le tendenze della Penisola, dove ultimamente spira forte la brezza di Matteo Renzi. Ciò nonostante la scarsa capacità di leadership e lo scarso appeal mediatico e comunicativo di Pigliaru. Fu così anche per l'anonimo Ugo Cappellacci del 2009, quando spirava forte il vento berlusconiano.

E invece, sia i sondaggi che gli opinionisti, non si spingono oltre e non osano azzardare il nome del vincitore. Infatti, a voler essere onesti fino in fondo, «non è facile fare delle previsioni perché, in un clima da fine regime, non possiamo prevedere che ruolo giocheranno i media sardi, ma, considerata la popolarità della Murgia, soprattutto quelli italiani», come già scrivevo nel luglio scorso nel post succitato.

In altri termini, se la vittoria della Murgia è altamente improbabile - ma, si badi bene, non impossibile, per come si sono messe le cose - non è nemmeno scontato che la medaglia di bronzo sia già destinata a lei. È bene infatti ricordare che la legge elettorale prevede che solo i primi due candidati classificati accedono in Consiglio regionale.

Intanto vediamo "come si sono messe le cose". Il Movimento Cinque Stelle, che alle ultime politiche era risultato essere la prima forza della Sardegna, non si presenta alle elezioni lasciando uno spazio che difficilmente verrà colmato dal centrodestra e centrosinistra.

Se si fosse presentato, è verosimile ipotizzare che avrebbe ottenuto un risultato non dissimile da quello ottenuto nelle elezioni comunali romane e in quelle regionali lombarde e friulane (intorno al 13%) o al massimo a quelle lucane (intorno al 19%) nelle quali si è sempre piazzato al terzo posto. Questo perché, a livello territoriale, l'immagine di Beppe Grillo è risultata essere inutile nel sopperire all'anonimato e alla debolezza dei candidati pentastellati. Inoltre, se si fossero presentati, è altresì verosimile ipotizzare che Michela Murgia, in termini percentuali, sarebbe valsa più o meno quanto il M5S.

Ora, l'assenza dei Cinque Stelle non equivale a un appoggio alla scrittrice, come nello scenario ipotizzato a luglio scorso, ma, verosimilmente, buona parte del vuoto lasciato dal M5S verrà occupato da Michela Murgia. Che però, a differenza dei pentastellati, è un candidato forte, anzi fortissimo; per lo meno in termini mediatici, comunicativi e di popolarità. Non sarebbe quindi poi così azzardato affermare che il quasi 22% attribuitogli dall'ultimo sondaggio, possa essere, in definitiva, un dato sottostimato.

Alcune considerazioni vanno poi fatte sul voto disgiunto: se il voto al partito è abbastanza rigido, sia per affezione "ideologica" degli elettori, sia per via del voto clientelare legato alle preferenze, il voto al candidato presidente è invece molto più libero e influenzato anche dalla simpatia che l'elettore nutre nei suoi confronti. «Sono costretto a dare la preferenza a Tizio perché mi ha promesso un lavoro, ma almeno lasciatemi votare liberamente Michela Murgia che L'accabadora mi è piaciuto tantissimo», per esempio.

Bisogna poi ricordare la discesa in campo di Mauro Pili che certamente sottrae consensi a Cappellacci. L'ipotesi che circola, secondo la quale anche il dato di Pili sarebbe sottostimato, è altrettanto verosimile. Infine, anche se pochi spiccioli (un massimo del 2,5% secondo i sondaggi, ma è possibile che il dato sia sovrastimato) anche Gigi Sanna potrebbe sottrarre consensi a Cappellacci sul tema della zona franca.

Potrebbe essere quindi quest'ultimo a occupare la terza posizione e restare «definitivamente fuorigioco» e quindi fuori dal Consiglio, come nell'ipotesi iniziale dell'estate scorsa.

Ipotesi in cui si prefigurava, appunto, «una competizione a due tra centrosinistra e la Murgia». Competizione che, senza voler eccedere in previsioni esageratamente non "conformiste", si aggiudicherebbe Pigliaru per il vento Renziano di cui sopra.




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