i
i
i

venerdì 14 febbraio 2014

IL MIO VOTO DISGIUNTO A MICHELA MURGIA E AL PARTITO DEI SARDI

«Intanto, per quello che vale, credo che anche alle prossime elezioni regionali non andrò a votare». Parole mie in un post dell'11 luglio 2013. E invece ho cambiato idea. Ho cambiato idea perché il voto, a differenza dell'astensione (che, sia chiaro, è legittima e ha valenza politica) è un gesto partecipativo e in questo delicatissimo momento storico, la partecipazione è fondamentale. E io ho voglia di partecipare.

Ho deciso quindi, di approfittare dell'opportunità che offre il voto disgiunto per votare Michela Murgia presidente e il Partito dei Sardi di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda.

Lo faccio ben consapevole delle loro responsabilità politiche passate e ben conscio di tutti i limiti della loro offerta politica attuale. I pochi che mi leggono abitualmente sanno dove andare a cercare nel mio blog le critiche, anche pesanti, rivolte in passato ai destinatari del mio voto.

Ho scelto però di accantonare limiti e responsabilità e di focalizzare l'attenzione sui meriti - anche questi, se pur forse in maniera minore, evidenziati nel mio blog. Perché i limiti possono essere superati mentre i meriti restano.

Invece le responsabilità politiche bisogna sapersele prendere ogni giorno, anche esprimendo un voto. Perché non c'è nessun sardo che non sia responsabile della situazione socio-politico-economica che stiamo vivendo. Bisogna avere il coraggio di ammettere che noi sardi siamo corresponsabili di questo disastro. Quindi anche io, nel mio infinitamente piccolo, non sono meno responsabile di Murgia, Maninchedda e Sedda.

Dire che il voto è un gesto politico è dire un'ovvietà. Ma ogni gesto politico, per sua natura, è carico di significati simbolici. Il mio voto disgiunto a Michela Murgia presidente e al Partito dei Sardi ne ha almeno tre:

- è un incoraggiamento a proseguire nella strada giusta intrapresa da entrambi (seppur in modalità e forme differenti) di contaminare il territorio politico del centrosinistra sardo-italiano con il sovranismo/indipendentismo e di lasciarsi contaminare dalla parte sana della cultura del centrosinistra sardo-italiano;

- è un invito a trovare modalità e forme condivise per contribuire a costruire insieme (anche a quelle parti sane del centrosinistra sardo-italiano) un partito sardo, moderno, socialdemocratico, liberale, riformista, federalista europeo e, ovviamente, sovranista/indipendentista;

- è quindi un modo per fondere idealmente due anime gemelle in un unico progetto politico - due anime sovrapponibili, complementari, compatibili - e al tempo stesso un segnale rivolto alla parte sana del centrosinistra sardo-italiano: un segnale di desiderio di cambiamento del baricentro politico in direzione del sovranismo/indipendentismo.

Perché se nell'era della globalizzazione il sovranismo/indipendentismo non può che essere di centrosinistra (altrimenti è banale leghismo o, ancor peggio, becero nazionalismo reazionario), in questa stessa era il centrosinistra, ovunque in Europa, non può che essere sovranista/indipendentista. Altrimenti è centrodestra. O, ancor peggio, destra.

P.S. Il mio voto di preferenza andrà al cagliaritano Daouda Sene, noto Davide.

Nessun commento:

Contribuisci al dibattito in modo sereno e costruttivo.