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mercoledì 31 agosto 2016

La storia dei Doors: una storia per tutte le stagioni (all'inferno)*

Los Angeles (L.A.) e` la capitale del consumismo, e agli inizi degli anni '60 è in pieno boom economico. Il tenore di vita è altissimo, i giovani hanno molti soldi e vogliono soprattutto divertirsi, e in California divertimento significa sole, spiaggia, auto e ragazze. […] La prima invenzione locale [dal punto di vista musicale] è uno stile ritmato ed eccitante, prevalentemente vocale, progettato per accompagnare le follie dello sport da spiaggia più in voga: la musica surf. Questo genere stupidino è importante perché cattura e codifica una volta per tutte l'umore musicale del giovane californiano. […] I massimi esponenti della musica surf, e il primo dei complessi storici della California, furono i Beach Boys.1
Già sulla cresta dell’onda da diversi anni, per i “ragazzi della spiaggia” il 1966 è l’anno dell’album Pet Sounds, il loro capolavoro artistico, che diversi anni dopo verrà considerato da Rolling Stone il secondo migliore album di tutti i tempi2 dopo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, uscito l’anno successivo. L’album si apre con il brano Wouldn't It Be Nice. «Nel documentario Endless Harmony, Brian Wilson [leader della band] descrive la canzone come "ciò che tutti i bambini pensano prima o poi... non sarebbe bello essere più grandi, per poter così fuggire via di casa e sposarsi?"»3. Il ’66 è anche l’anno di uno dei loro singoli più famosi, Good Vibrations, che raggiunge rapidamente il primo posto incontrastato delle classifiche sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. Ma l’anno dopo le “buone vibrazioni” per i “ragazzi della spiaggia” sembrano già finite e il bad trip è alle porte: è infatti in questo contesto – fatto di band losangeline che cantano di pace e amore e che rispondono a nomi semplici come Love, Byrds, Turtles, Monkees – che quasi inspiegabilmente emergono i Doors. Il loro primo album è il contrario di Pet Sounds: si apre con un brano sporco e arrabbiato che invita energicamente ad “aprirsi una breccia dall’altra parte”4 e si chiude con uno cupo e allucinato in cui si parla di “cavalcare il serpente”, di “scene assurde nella miniera d’oro”, e di “uccidere il padre e fottere la madre”5. In mezzo al disco c’è Light My Fire, un’insolita canzone romantica in cui l’amore per una ragazza “potrebbe diventare una pira funebre”6 e che, in piena Summer of love7, resta per tre settimane di fila in vetta alla classifica americana Bilboard Hot 100, mentre l’album raggiunge il secondo posto. Smiley Smile, il nuovo album dei Beach Boys uscito qualche mese più tardi, raggiunge soltanto il quarantunesimo8.
È evidente che c’è qualcosa che sta cambiando molto rapidamente in California e nel resto degli States e i Doors se ne accorgono prima di altri: «I tuoi giorni nelle sale da ballo sono finiti / La notte si sta avvicinando / Le ombre della sera / Strisciano attraverso gli anni», canta una loro canzone9. L’anno successivo Martin Luther King e Robert Kennedy verranno assassinati mentre Richard Nixon verrà eletto alla presidenza degli Stati Uniti e promuoverà l’escalation del conflitto in Vietnam. Il 3 gennaio del 1967, il giorno precedente l’uscita negli Stati Uniti del primo album dei Doors, Ronald Reagan, Repubblicano, ex attore hollywoodiano di film western, assume per la prima volta la carica di Governatore della California. Quello stesso Ronald Reagan verrà eletto alla Casa Bianca nel gennaio del 1980, l’anno in cui verrà pubblicato Nessuno uscirà vivo di qui, dopo che l’anno precedente Francis Ford Coppola (collega di università di Morrison) aveva usato il brano The End per firmare il suo capolavoro Apocalypse Now. Agli albori degli anni ottanta nasce quindi un rinnovato interesse per la musica dei Doors che andrà in crescendo lungo tutto il decennio, in cui verranno pubblicati due live inediti e tre antologie10. Andrà in crescendo di pari passo con il cosiddetto Reaganismo che non sarà solamente una dottrina politica ultraliberista in politica interna e militarmente aggressiva in politica estera ma sarà anche un way of life, una dottrina socio-culturale: in Italia si parlerà di Edonismo Reaganiano11.
Anche l’Europa riscoprirà (o forse sarebbe meglio dire scoprirà) i Doors che, se non nella forma almeno nei contenuti, sono una band fortemente anticipatrice di alcuni filoni della new wave britannica che prenderà piede a cavallo tra il finale degli anni settanta e i primissimi anni ottanta e caratterizzerà tutto il decennio. Il filone più “doorsiano” sarà certamente il gothic rock (quello che in Italia verrà chiamato dark) dei Joy Division, dei Bauhaus e dei Cure – questi ultimi faranno la cover di Hello I Love You12. Ma per alcuni versi – almeno per quanto riguarda certe canzoni d’amore malinconiche e introspettive –, sarà “doorsiano” anche il new romantic rappresentato dai Visage, dagli Spandau Ballet e dei Duran Duran – questi ultimi faranno una cover di The Cristal Ship13. Per non parlare dei Depeche Mode, un gruppo al confine tra i due filoni. Anche in questo caso è interessante rilevare come l’avvento della new wave coincida con quello del Thatcherismo, la versione british del Reaganismo. Margaret Thatcher, The Iron Lady, resterà in sella dal 1979, anno di uscita del primo disco dei Joy Divison, al 1990, anno di pubblicazione dell’album che segna inesorabilmente il declino dei Duran Duran. L’anno dopo i successori di Reagan e Thatcher guideranno la Guerra del Golfo e nei cinema uscirà il biopic di Stone: è l’inizio del boom della produzione biografica su Morrison.
Infatti, se negli anni ottanta c’è un rinnovato interesse per la musica dei Doors, è negli anni novanta che si esprime la quasi totalità della produzione biografica su Morrison. Certo, il film di Stone ha catalizzato l’attenzione sull’artista ma ciò non basta a spiegare la “reazione a catena” di pubblicazioni, non solo librarie ma anche audiovisive e fumettistiche14. Dopo avere scoperto la musica dei Doors, le nuove generazioni vogliono sapere di più sulla vita del loro idolo il cui legame con la sua produzione artistica è indissolubile: la vita dell’artista e quella dell’uomo coincidono ed entrambe prendono spunto e ispirazione dai riferimenti culturali di Morrison.
Molti ragazzi, quando frequentano le scuole superiori, si sforzano di trovare una propria identità. Morrison voleva di più: voleva plasmarla. Che studiasse al Clearwater Junior College, alla Florida State University o alla UCLA, c’era quello al centro dei suoi interessi: continuare a modellare se stesso.15
E il modo in cui modella se stesso è attraverso le opere di Blake, Huxley, Kerouak, Rimbaud (esiste una biografia comparata tra il poeta francese e Morrison16), Céline (la canzone End of the night17 è liberamente ispirata al famoso romanzo dello scrittore transalpino18), Nietzsche (soprattutto La nascita della tragedia19), Brecht (la cover di Alabama Song20 e tratta dall’opera del drammaturgo tedesco Ascesa e rovina della città di Mahagonny21), solo per citare gli autori i cui richiami sono evidenti nella sua opera e nel suo stile di vita.
Oliver Stone è stato molto abile a fare propri i riferimenti culturali di Morrison nella costruzione dell’estetica e del contenuto del suo film, forse ispirandosi più a questi che all’opera dello stesso Morrison. Per esempio, è interessante notare come la pellicola di Stone sia strutturata quasi come una tragedia greca22, con tanto di prologo (l’incidente nel deserto), episodi (ogni singola scena o sequenza è un episodio della vita di Morrison), stasimi (in cui i cori sono sostituiti dalle canzoni dei Doors) e esodo (il viaggio a Parigi e la morte) con Morrison nel ruolo di Dioniso. Probabilmente è questo il segreto dell’inossidabilità della storia della vita del cantante dei Doors, buona per tutte le stagioni, soprattutto quelle buie. In ogni caso, se per girare il biopic su Jim Morrison si è “scomodato” niente meno che un regista del calibro di Stone ed è stata investita una cifra pari a 38 milioni di dollari del 199123, qualcuno a Hollywood deve aver pensato che raccontare la storia del cantante americano dovesse valerne davvero la pena: né prima né dopo, fino a ora, c’è stato nulla di paragonabile24. D’altronde non è un caso che Nessuno uscirà vivo di qui continui a essere la biografia su Jim Morrison più venduta di sempre con oltre due milioni di copie stampate solo negli Stati Uniti25.
E d’altronde dovrà pur significare qualcosa il fatto che Wouldn't It Be Nice dei Beach Boys è diventata il jingle della pubblicità di un’automobile26 e Light my fire, mai. Per la rabbiosa opposizione di Morrison.


1 P. Scaruffi, Dal surf al folk-rock in Storia del Rock Volume 1

http://www.scaruffi.com/vol1/cpt10.html

2 J. Levy (a cura di), Rolling Stone. I 500 migliori album di ogni tempo. White Star, Vercelli 2006 [2005], p. 13.

3 Wouldn't It Be Nice in InfoRapid. Portale della conoscenza:

http://it.inforapid.org/index.php?search=Wouldn%27t%20It%20Be%20Nice

4 Cfr. Break on through (To the other side) in https://www.thedoors.com/discography/songs/break-through-other-side-586

5 Cfr. The End in https://www.thedoors.com/discography/songs/end-602

6 Cfr. Light my fire in https://www.thedoors.com/discography/songs/light-my-fire-584

7 Quella del 1967 fu battezzata L’Estate dell’amore. Cfr. B. Miles, Hippy. Miti, musica, cultura e grafica della generazione dei figli dei fiori, Logos, Modena 2006 [2005].

8 Per i dati relativi alle uscite degli album e alle posizioni in classifica cfr. M. C. Strong (a cura di) The great rock discography, Giunti, Firenze 1998 [1994].

9 Si tratta di Five To One, traduzione mia. Il testo è disponibile a questo link: https://www.thedoors.com/discography/songs/five-one-613

10 Alive, She Cried (1983) e Live at the Hollywood Bowl (1987) per i live e The Doors Greatest Hits (1980), The Doors Classics (1985) e The Best of The Doors (1985) per le antologie.

11 Cfr. R. D’agostino, Gli anni dell’Edonismo Reaganiano in La Stampa

http://www.lastampa.it/2011/02/06/cultura/opinioni/editoriali/gli-anni-delledonismo-reaganiano-nyTjF8TIXFob2xzg8sP8gM/pagina.html

12 The Cure - Hello i love you in https://www.youtube.com/watch?v=BFd4ecQpP00

13 Duran Duran-Crystal Ship in https://www.youtube.com/watch?v=mn826wPnO9Q

14 Cfr. S. Alghisi, Storia del rock a fumetti, Morrison Hotel, Kaos, Milano 1995.

15 J. Hopkins, op. cit., p. 190.

16 Cfr. W. Fowlie, Rimbaud e Jim Morrison. Il poeta come ribelle, Il Saggiatore, Milano 1997 [1994].

17 The Doors - End Of The Night (2006 Remastered) in

https://www.youtube.com/watch?v=OjY3nfvkJ0Y

18 Cfr. L. F. Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio, Milano 1933 [1932].

19 «Guardo alla storia del rock come alle origini del dramma greco. Nacque sulle aie nella cruciale stagione del raccolto. In origine c’era una tribù di adoratori che danzavano e cantavano. Poi, un giorno, un uomo posseduto uscì dalla folla e cominciò a imitare un dio. Dapprima era pura canzone e movimento. Man mano che le città si svilupparono, sempre più gente cominciò ad accumulare denaro, ma in qualche modo dovevano mantenere il contatto con la natura, e lo fecero mediante gli attori, che assolvevano a quel ruolo. Penso che il rock abbia la stessa funzione». Cfr. F. Guadalupi, Light my fire. Versi poetici e dichiarazioni di guerra di Jim Morrison, Aliberti, Reggio Emilia 2008.

20 The Doors - Alabama Song (Whisky Bar) [2006 Remastered] in The Doors REMASTERED YT Channel https://www.youtube.com/watch?v=DX42_3ZKv8c

21 Cfr. B. Brecht, Ascesa e rovina della città di Mahagonny, Einaudi, Torino 1965 [1995] (L’opera è del 1929)

22 Cfr. A. Rodighiero, La tragedia greca, Il Mulino, Bologna 2013.

23 The Doors, Box office /Business,

http://www.imdb.com/title/tt0101761/business?ref_=tt_dt_bus

24 Per il film Ray, fortunato biopic di Taylor Hackford su Ray Charles, sono stati spesi 40 milioni di sollari ma nel 2004, http://www.imdb.com/title/tt0350258/business?ref_=tt_dt_bus

25 No one here gets out alive in Plexus Books,

http://www.plexusbooks.com/index.php/music/product/77-no-one-here-gets-out-alive-jerry-hopkins-and-danny-sugerman

26 Volkswagen - Think Blue. Symphony. - TV Spot 2011 in Spotvisor YT Channel,

https://www.youtube.com/watch?v=713dKVgKKug


*Questo scritto, originariamente intitolato "Una storia per tutte le stagioni (all'inferno)" è in realtà il paragrafo conclusivo della mia tesi di laurea intitolata "«Il medium è il messaggio e il messaggio sono io». Relazioni transemdiali nelle biografie su Jim Morrison tra realtà, finzione e rimediazione." Può essere scaricata qui.

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